Il regista transalpino è abile nel far incontrare gradevolmente la Parigi impressionista e la Francia di oggi, pur anteponendo il passato
É la storia di un gruppo di sconosciuti e lontani cugini, che viene giocoforza riunito in Normandia per ereditare una casa in quanto ultimi discendenti di un personaggio misterioso che di nome fa Adéle, loro antenata vissuta a fine ottocento, quando scartabellando lettere, foto e documenti, riscoprono la trama del passato con le esplorazioni del presente. Questo il pretesto narrativo, l’intreccio garbato e volitivo che, pur essendo parente di insidie e ricostruzioni, evita il parallelismo banale, regalando senso di appartenenza storico culturale. La regia di Klapisch agguanta la macchina del tempo senza essere didascalica, con Vincent Mascaigne e Suzannne Lindon attori credibili che rincorrono epoche e stati di grazia. Il viaggio, che non può prescindere dall’assunzione di un trip di ayahuasca è una perfetta rievocazione, ça va sans dire, della grande trasformazione artistica e non solo pittorica del periodo storico, con l’avanguardia eretica dell’impressionismo del primo salone, ma non perde l’occasione per sottolineare gli albori della rivoluzione della fotografia, che si pensava avrebbe insidiato la pittura, come la televisione con la radio, tanto per citare un parallelismo. moderno. Anche se la storia ribellandosi decise poi altro. Il film approda ai titoli di coda con il passato che sormonta il futuro, con la scelta del regista che sembra aver avuto commercialmente ragione, visto il successo al botteghino in Francia. Piaccia o non piaccia.
Intravisti per voi di Mauro Lama
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