Facciamo che aprite la vostra piattaforma televisiva preferita, che finisca con ix o prime poco importa e vi spaccate di puntate ad una ad una come trangugiare ciliege in un pomeriggio di giugno. Si, tutte e 20 le tracce di una nuova serie televisiva.
Siete nel pieno tormento del “Binge Watching”,ossia la tendenza a visionare tutti gli episodi senza fare una sosta tra uno e l’altro, gettandosi il mondo dietro, scuola, genitori, mogli, mariti, amici e parenti di terzo grado. Nada, non ci siete più per nessuno.Anche perché al termine di ogni episodio irrompe assassino il “cliffhanger” finale, un espediente per staccare il biglietto per la prossima visione, tanto ti lascia smanioso di assistere alla nuova.
La ricetta è semplice, puntate snelle di 50 minuti per 15 volte e via andare,c’è tempo solo per bere e cibarsi.
Dopamina a raffica che il cervello produce ma anche pseudo dipendenza, tanto coinvolgenti da farti desiderare di non staccare mai.
Da tempo il dibattito è aperto, studiosi e psicologi che avvertono dei rischi di apatia e di allontanamento dalla realtà e altri che rammentano come le maratone contengano una sollecitazione ad una comprensione profonda e complessa dell’opera per poterne comprendere gli anfratti più reconditi.
Attendere o bruciare, divorare o degustare?
Il dilemma si dilegua nell’aria.
Zero Biscuit di Mauro Lama.
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