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Giudice di Pace di Venezia al collasso, l’appello di Adico al neo ministro Nordio

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Sei udienze fissate per novembre e per dicembre 2022, rinviate al 2023. Tre giudici, di cui uno a mezzo servizio, chiamati a gestire quest’anno più di 6 mila pratiche. Personale ridotto all’osso e sentenze che, inevitabilmente, giungono in tempi biblici con il paradosso di fascicoli del 2013 che devono ancora ottenere un giudizio definitivo. Il tutto, mentre i contenziosi si impennano intasando sempre più gli uffici, in particolare con cause e decreti ingiuntivi che riguardano in primis i rimborsi di biglietti aerei per voli in ritardo o cancellati. E’ questo il grande marasma che caratterizza un servizio indispensabile per la cittadinanza, come già denunciato più volte anche dagli stessi avvocati alle prese con un contesto che fa emergere una certezza preoccupante: quello che succede a Venezia non succede praticamente in nessuna parte d’Italia o comunque non certo in Veneto. 

Parte da queste considerazioni l’appello di Adico al Ministro della Giustizia Carlo Nordio affinché intervenga a tamponare una situazione ormai al collasso. “Abbiamo cercato di fare il punto coinvolgendo alcuni utenti abituali e consultando il sito Giustizia.it – commenta Carlo Garofolini, presidente dell’associazione – e il quadro che ne scaturisce è da una parte desolante ma dall’altra allarmante. Crediamo che il Ministro conosca molto bene la realtà degli uffici giudiziari di Venezia, per questo ci auguriamo che intervenga in modo deciso per invertire la rotta, in primis rafforzando l’organico e aumentando il numero di giudici di pace allo stato attuale del tutto insufficiente”. 

Udienze rinviate. La gravità del contesto balza subito agli occhi guardando la semplice comunicazione affissa sulla porta di ingresso dell’ufficio del Giudice di Pace in questi giorni: nel foglio si comunica il rinvio di sei date di udienze di uno dei tre giudici per motivi di salute. Di fatto le discussioni sono fissate a partire dal prossimo aprile e ciò si traduce in decine di cause rinviate (fra le 120 e le 180 in tutto), dato che ogni udienza contempla la discussione di molteplici pratiche. “La responsabilità non è minimamente imputabile al giudice che ha proceduto con il rinvio – sottolinea Garofolini -. Alla base ci sono ben noti problemi di salute, è dunque un problema organizzativo che non può essere più ignorato”. 

Organico. Prima dell’accorpamento fra gli uffici del Centro Storico e della terraferma di Venezia, avvenuto nel 2013/2014, la situazione dell’Ufficio di Mestre era molto diversa, 8 giudici di Pace, 1 Funzionario, 3 Cancellieri, 3 Assistenti Giudiziari, 3 operatori e 3 ausiliari. Dopo l’accorpamento la pianta organica dell’ Ufficio del Giudice di Pace di Venezia unificato prevederebbe 1 direttore, 2 funzionari, 1 cancelliere, 5 assistenti, 2 operatori, 1 ausiliario.  Nel periodo iniziale dell’accorpamento, a Venezia si contavano 8 giudici, ridottisi nel tempo agli attuali tre, di cui uno a mezzo servizio per problemi personali. La consistenza reale di personale dell’ufficio è, se possibile, ancora più ridotta: il direttore, non presente per tempo immemore, è arrivato da circa un anno e mezzo. Solo da pochi mesi è giunto un funzionario, dopo circa 7 anni di assenza di un titolare. Il cancelliere di ruolo non c’è almeno dal 2015, mentre l’assistente è solo uno perché altri due sono attualmente in aspettativa avendo vinto il concorso per funzionari presso altre sedi. Completano il quadro 1 operatore ed 1 ausiliario. Per comprendere meglio la situazione ante e post accorpamento è utile sapere che, prima dell’accorpamento, la proporzione tra il numero di pratiche gestite a Venezia Centro Storico e quelle gestite a Mestre era di 1 a 5. Insomma, dire che oggi gli uffici del Giudice di Pace sono sotto-organico può rappresentare uno spudorato eufemismo.  

Le performance nelle altre province. Per fare qualche esempio, fino a poche settimane fa, quando abbiamo avviato l’indagine, nel Padovano le pratiche discusse sono arrivate a circa 4.800 con 9 giudici di Pace in servizio, a Vicenza 2.700 con 5 giudici e nel Trevigiano 5.400 pratiche sempre con 5 giudici di Pace. A Venezia, come detto, abbiamo superato ampiamente quota 6 mila. “Le cose andavano decisamente meglio quando le sedi di Mestre e di Venezia erano distinte – continua Garofolini -. C’era un numero maggiore di giudici e non si registrava questa carenza di personale. Si ha la sensazione che la città storica non sia molto attrattiva per chi lavora negli uffici giudiziari di Venezia ma, come detto, le cose non possono andare avanti così perché la situazione non sta per esplodere, è già esplosa”. 

Le cause. A Venezia, fra l’altro, si sono accumulati negli ultimi tempi centinaia se non migliaia di cause per i rimborsi di biglietti aerei, in particolare relativi a cancellazioni e ritardi di voli. Un caso molto “diffuso” visto che nella nostra città hanno sede alcune importanti compagnie lowcost come Volotea e le cause (oltre ai decreti ingiuntivi) si discutono dove ha sede legale il vettore o dove origina od atterra il volo. I contenziosi che intasano gli uffici si stanno impennando in una società sempre più conflittuale e non stupisce che, oltre ai rimborsi per i voli, le principali pratiche portate innanzi al Giudice di Pace riguardino in gran numero liti condominiali e opposizioni a sanzioni amministrative e multe. 

A queste “ordinarie” pratiche si sommano altre gravose ed impegnative incombenze in termini di tempo, soprattutto per i giudici, per la gestione dei procedimenti penali e di espulsione di immigrati, queste ultime ricadenti sul Giudice di Pace di Venezia per l’intero ambito provinciale, così come per la gestione delle pratiche di archiviazione penale. “Per esperienza personale – prosegue Garofolini – sappiamo che la litigiosità aumenta con i periodi di crisi e i problemi economici”.

Spazi di lavoro. A fronte di un sufficiente numero di locali adibiti ad uffici per il personale  di servizio, è cronica anche l’insufficiente dotazione di locali da adibire ad archivi, sia per i fascicoli correnti che per quelli esauriti. Ciò comporta la frequente necessità di una gestione  particolarmente frequente di “maneggio” dei fascicoli esauriti, comunque  da conservare in archivio,  per ridurre il più possibile l’occupazione  del poco spazio disponibile, distraendo il già carente personale  dalla  gestione  dei fascicoli correnti.

Il prossimo futuro.  L’ormai prossima implementazione della gestione telematica delle pratiche anche dal  Giudice di Pace, comporterà da un lato una riduzione di afflussi fisici di utenti negli uffici per incombenze amministrative, ma al tempo stesso, vista l’esperienza pluriennale della stessa procedura presso il Tribunale, si tradurrà per il personale in un ben più consistente aggravio  in termini  temporali  nella gestione “amministrativa” dei procedimenti.

Appello a Nordio. Analizzando il contesto, appare evidente la necessità di un intervento immediato da parte del Ministro. “Solo lui, adesso come adesso, ha i mezzi per mettere una pezza a questa drammatica situazione – conclude il presidente dell’Adico -. Speriamo che il nostro appello  venga rilanciato anche da chi ogni giorno si deve confrontare con questo disagio che si trasforma in palese disservizio. Quando un cittadino deve attendere un anno anche solo per la prima udienza e poi altri anni per la sentenza, viene meno quella fiducia nei confronti della giustizia che è elemento imprescindibile in ogni democrazia che si rispetti”. 

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