Crescita degli utenti, laboratori innovativi e percorsi di inclusione: il CEIS di Treviso racconta l’impegno ventennale per la salute mentale
TREVISO- Venerdì 10 ottobre si celebra la Giornata Mondiale della Salute Mentale, nata per sensibilizzare sul disagio psichico, combattere stigma e coinvolgere le istituzioni nella prevenzione e nel sostegno ai servizi. In questa occasione il CEIS di Treviso, storica cooperativa sociale attiva da oltre 20 anni nell’ambito delle dipendenze e della salute mentale, fotografa la situazione nel territorio confermando l’aumento delle persone in carico, in linea con le medie nazionali.
Dal 2001 il CEIS opera per conto del Dipartimento di Salute Mentale dell’Ulss 2 Marca Trevigiana offrendo cura, assistenza, formazione al lavoro, accoglienza e riabilitazione. Gestisce il progetto IESA, i Centri di Promozione per la Salute Mentale (CPSM) LIBERAmente di Treviso, Dosson e Villorba, i Progetti Terapeutico Riabilitativi Specifici (PTRS) e due comunità alloggio (Villa Alma a Preganziol e Il Ponte a Cessalto).
Nei CPSM, dedicati a persone con disagio psichico spesso isolate, vengono proposti laboratori, uscite culturali, attività di gruppo e momenti di socializzazione. Gli utenti dei tre centri gestiti da CEIS sono passati da 54 nel 2022 a 72 nei primi nove mesi del 2025, con ulteriori 17 coinvolti in attività esterne. I dati anagrafici mostrano un’utenza matura: età media generale 47,6 anni, ma nei centri CEIS si supera spesso i 50. La fascia più presente è 55-59 anni.
Anche i PTRS sono in forte crescita: nel 2025 sono stati attivati 31 laboratori (cucina, ginnastica dolce, scrittura, arteterapia, musicoterapia, teatro, fumetto, ecc.) per 955 ore e 275 iscrizioni nei primi nove mesi (+19% rispetto al 2024). Nei PTRI, invece, sono seguiti quattro pazienti in percorsi individualizzati. Nelle comunità alloggio si registrano 10 residenti stabili a Villa Alma e 15 a Il Ponte.
«Parlare di salute mentale è fondamentale per superare stigma e isolamento – sottolinea il presidente CEIS, Luca Sartorato –. Abbiamo visto crescere il numero di persone che frequentano i nostri centri: età, diagnosi e storie diverse, ma un bisogno comune di relazione e riattivazione delle proprie capacità. Da oltre 20 anni lavoriamo per costruire percorsi di inclusione personalizzati, in una comunità che deve essere parte attiva del cambiamento».
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