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Giorgio Ambrosoli, il coraggio della coerenza: una lezione civile che non va in vacanza

2 minuti di lettura

Nel 46° anniversario della sua uccisione, il Coordinamento Nazionale Docenti dei Diritti Umani rinnova l’impegno a trasmettere la memoria di un uomo che ha servito lo Stato con rigore, anche nella solitudine. La sua figura resta guida per una cittadinanza consapevole, dentro e fuori la scuola

ITALIA – Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, in occasione del 46° anniversario dell’uccisione dell’avvocato Giorgio Ambrosoli, intende rinnovare pubblicamente il proprio impegno nel custodire e trasmettere la memoria di una figura che, con rigore e coscienza, ha saputo servire lo Stato anche quando lo Stato, di fatto, lo aveva lasciato solo.

In un mese come luglio, in cui le attività didattiche sono sospese e le aule scolastiche immerse in un silenzio apparente, può sembrare che anche la memoria pubblica si affievolisca, che il tempo della scuola sia distante da quello delle commemorazioni civili. E invece, proprio in questo tempo sospeso, la figura di Giorgio Ambrosoli ci parla con forza: ci ricorda che i valori dell’educazione civica, della legalità e dell’etica pubblica non si interrompono con il suono dell’ultima campanella, ma vivono nel lavoro quotidiano di tanti docenti e studenti che, durante l’anno, ne fanno esempio e riferimento.

Ambrosoli, nominato nel 1974 commissario liquidatore della Banca Privata Italiana, fu incaricato di far luce sul complesso e opaco intreccio finanziario costruito da Michele Sindona. Lo fece con sobrietà, precisione, fedeltà ai principi costituzionali, rifiutando compromessi, corruzioni, pressioni anche politiche. Fu ucciso l’11 luglio 1979 per aver scelto di restare integro.

Il suo è un nome che, pur privo di clamori, è scolpito nella storia della Repubblica, perché testimone silenzioso di una verità scomoda, ma necessaria. E nella scuola, che è palestra quotidiana di cittadinanza, la sua lezione vive oltre le stagioni, nei percorsi educativi costruiti sul senso del dovere, sul rispetto delle istituzioni e sulla responsabilità individuale.

Il CNDDU invita a considerare il ricordo di Ambrosoli non come una parentesi commemorativa, ma come un punto fermo di riflessione civica, da rilanciare con consapevolezza all’inizio del nuovo anno scolastico. Nonostante la pausa estiva, è proprio ora che occorre ribadire come la memoria di persone come Ambrosoli non abbia bisogno di orari scolastici per continuare a parlare alle coscienze.

In una lettera scritta alla moglie pochi mesi prima della morte, Ambrosoli lasciò parole che dovrebbero far parte del lessico civile di ogni comunità educante: “…sono convinto che, in ogni caso, un uomo prepara sempre il suo destino con il modo di vivere…”

Che il modo di vivere — e morire — di Giorgio Ambrosoli continui a interrogare e ispirare le nuove generazioni. Perché educare alla cittadinanza significa anche insegnare il coraggio della solitudine, la fedeltà alla legge, la coerenza silenziosa dei gesti quotidiani.

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