Il ritratto di un uomo libero e fiero della sua vita al di fuori della mera esistenza
Che Gigi Miracol nato a Fregona in provincia di Treviso all’anagrafe Luigi Antonioli, sia un uomo avulso da schemi e “dittature esistenziali“ è fuori discussione, vignaiolo per devozione, saltimbanco, mangiafuoco, poeta dialettale.
Da più di vent’anni la sua esistenza è nomade, da quando un incendio gli ha devastato abitazione e azienda e il suo camper oltre a diventare la sua dimora in itinere è diventato un vero e proprio fratello, con cui si divide tutto.
Il film di Dimitri Feltrin ci consegna un grande personaggio che riesce a portare la sua dotta conoscenza delle viti e dell’uva in mezza Italia, dispensando alacri consigli su quel magico mondo che vibra intorno a bacco. Tra vendemmie, giochi di fuoco e performance da perfetto saltimbanco. Recitando poesie in dialetto, schiette e imperiture, attento a narrare un mondo che sembra non appartenergli più, con il sano merito di smarcarsi da facili e stucchevoli nostalgie.
Settant’anni passati non certamente invano quelli di Gigi, dissacranti, istrionici e desueti, lontanissimi dal facile mainstream odierno e proprio per questo da incastonare dolcemente in un mondo che forse oggi è intento a specchiarsi senza guardarsi dentro.
“Voglio pensare quel che voglio, e della mia vita voglio fare quello che voglio io“, questo il Gigi pensiero che condensa anarchia e quella voglia di sana ribellione empatica, difficilmente catalogabile, ma sarebbe banale e fuorviante recintare e omologare un uomo come Gigi Miracol, libero e dannatamente diverso.
Photo Credit by Gigimiracolfilm.tv
Intravisti per voi di Mauro Lama
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