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Giacomo della Marca

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Da pastorello spaventato a missionario e predicatore, la vita di Giacomo della Marca illumina le strade d’Italia e d’Europa con il Nome di Gesù

ITALIA – Nacque tra le aspre colline marchigiane, a Monteprandone, nell’anno del Signore 1394, come un germoglio destinato a piegare i venti, non a spezzarsi. Al fonte battesimale ricevette il nome di Domenico, ma già allora pareva portare scritto nella pupilla un destino di luce.

L’infanzia lo mise presto alla prova: tolto al conforto del padre, affidato ai pascoli come un piccolo Davide, tremava davanti ai lupi e veniva accusato di viltà. Eppure, proprio quella paura divenne il primo strumento della Provvidenza, perché lo condusse a Offida, presso uno zio sacerdote. Lì il fragile pastorello scoprì l’alfabeto dei santi e la disciplina dell’intelletto.

Il ragazzo che fuggiva i lupi imparò a leggere la Scrittura come si legge una stella nel cielo d’inverno. I fratelli, vedendo il suo talento, rinunciarono a riportarlo ai campi. Così completò gli studi ad Ascoli Piceno, preparandosi senza saperlo a un cammino che lo avrebbe portato ben oltre i confini della Marca.

A Perugia, nella casa d’un nobile, fu precettore e studente, ma la mano divina vigila sulle sue creature come un custode notturno, e lo mosse fino a Firenze, dove la Verna di san Francesco gli trafisse l’anima più profondamente di quanto le stimmate avessero trafitto il Poverello.

Quel Venerdì Santo del 1415, mentre la Chiesa riviveva la Passione, Domenico comprese che la sua vita non poteva che essere un calice offerto. Si avvicinò prima alla Certosa di Firenze, poi raggiunse Santa Maria degli Angeli, dove prese l’abito minoritico. Il 1º agosto 1416, pronunciando la professione, prese il nome di Giacomo, come un nuovo pellegrino pronto ad attraversare i deserti del mondo.

Il giovane frate studiò con zelo e mitezza francescana. Sulle colline fiorentine cantò la sua prima messa e dall’altare proruppe il suo primo sermone: la Parola, uscita dalla sua bocca, pareva incendiare l’aria con la forza dei profeti antichi.

La Chiesa, riconoscendo in lui un predicatore di tempra apostolica, lo inviò attraverso città e popoli. E Giacomo, figlio delle Marche, divenne voce d’Italia e d’Europa. Le sue peregrinazioni furono come un secondo libro degli Atti: piazze, cattedrali, strade polverose, folle riunite attorno a un frate che portava sul petto il dolce Nome di Gesù.

I papi stessi gli affidarono missioni difficili, certi che dove Giacomo giungeva, l’odio si stemperava, le coscienze si ridestavano, e il Nome santo brillava come un sigillo sopra le discordie. Dopo dodici anni di viaggi, rientrò stabilmente in Italia nel 1458. Rifiutò la dignità arcivescovile di Milano, come un uomo che non vuole salire sul trono quando il suo cuore è già inginocchiato davanti all’Altissimo.

Accanto a lui camminò frate Venanzio, futuro cantore delle sue virtù. Il 28 novembre 1476, quando il cielo autunnale già profumava di Avvento, Giacomo consegnò la sua anima al Signore. Per quattordici giorni il suo corpo dovette attendere la sepoltura: i fedeli giungevano in massa, come se volessero essere testimoni di quel passaggio dalla terra all’eternità.

L’anno seguente papa Sisto IV volle la sua traslazione a Santa Maria la Nova, in Napoli, e là riposa come un faro di pietà. Molti anni dopo, la Chiesa riconobbe ciò che il popolo aveva già intuito nella polvere delle strade: Urbano VIII lo proclamò beato nel 1624 e Benedetto XIII santo nel 1726.

Così Giacomo della Marca rimane figura luminosa: pastorello spaventato divenuto araldo di Cristo, studioso umile e maestro ardente, uomo che portò il Nome di Gesù come un sigillo di pace nei secoli inquieti della sua epoca. La sua vita ricorda che la grazia ama le creature timide, perché in esse la misericordia costruisce montagne dove ieri c’erano valli. La storia di Giacomo continua a respirare in chi cerca Dio non tra i troni, ma sulle strade dove soffia il vento della missione.

Mons. Luigi Mistò, presidente della Fondazione Spe Salvi facti sumus. La Fondazione è iscritta al Registro del 5 per mille: puoi sostenerne le attività indicando il C.F. 96612120582.

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