Dolore e indignazione per l’uccisione del giornalista di Al Jazeera a Gaza. Tra accuse, smentite e ombre, il CNDDU ribadisce: “La protezione dei reporter è un principio inderogabile, anche in guerra”
ITALIA – Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime dolore e indignazione per l’uccisione del giornalista ventottenne di Al Jazeera, Anas Al-Sharif, insieme ai colleghi Mohammed Qreiqeh, Ibrahim Zaher, Mohammed Noufal e Moamen Aliwa, colpiti mentre documentavano la realtà davanti a un ospedale di Gaza.
Il testamento di Anas, scritto non in tarda età, ma nella consapevolezza che ogni giorno potesse essere l’ultimo, è un atto di resistenza morale e una denuncia alla nostra epoca: un’epoca che archivia tragedie alla velocità di uno scroll sullo schermo, dove l’indignazione dura quanto un titolo di apertura e l’oblio è questione di ore.
A seguito della sua morte, sono riemerse accuse mosse dall’IDF (Forze di Difesa Israeliane) secondo cui Anas Al-Sharif sarebbe stato “vicino ad Hamas” e, pertanto, da considerarsi un “terrorista”. Al centro delle contestazioni, uno screenshot di un presunto post Telegram del 7 ottobre 2023, in cui Al-Sharif avrebbe definito “eroi” i miliziani di Hamas impegnati negli attacchi di quella giornata. Il post, in lingua inglese e attribuito al canale ufficiale del giornalista, recitava: «9 hours and the heroes are still roaming the country killing and capturing… God, God, how great you are».
Secondo i suoi sostenitori, tra cui il giornalista e attivista Muhammad Shehada, si tratterebbe di un falso. Shehada ha esaminato tutti i messaggi di Al-Sharif pubblicati il 7 ottobre, senza trovare traccia del testo incriminato, evidenziando che Telegram non indica la data nei messaggi e che lo screenshot mostrerebbe una foto profilo diversa dall’originale. Anche quando un salvataggio del post su Web.Archive.org è stato portato come “prova” della sua esistenza, Shehada ne ha messo in dubbio l’autenticità e la coerenza con la cronologia abituale del giornalista, definendola per lo più “fattuale e giornalistica”.
Tuttavia, altre analisi online hanno evidenziato che il post archiviato possiede un ID coerente con la sequenza temporale e che la sua successiva rimozione potrebbe essere indicativa di una cancellazione volontaria. Inoltre, sono ancora reperibili nel canale Telegram di Al-Sharif altri messaggi controversi, come un post del 26 ottobre 2023 che fa riferimento a colpi inferti “nel mezzo dei loro siti militari” accompagnato dalla foto di un miliziano che schiaccia la testa di un israeliano morto, nonché contenuti di elogio a Yahya Sinwar, leader di Hamas, corredati anche da selfie insieme a lui.
Il CNDDU ribadisce che, pur nella complessità e ambiguità del contesto, la protezione dei giornalisti e il rispetto del diritto internazionale umanitario rimangono principi inderogabili. Anche l’eventuale adesione a una narrativa militante, se provata, non può mai essere usata come pretesto automatico per giustificare l’eliminazione mirata di un reporter senza processo. La distinzione tra legittima difesa e attacco deliberato contro chi documenta rimane un pilastro della tutela dei diritti umani.
Come docenti, ricordiamo che il primo dovere educativo è formare cittadini capaci di analisi critica, in grado di valutare le fonti, riconoscere la propaganda e distinguere tra fatti, interpretazioni e manipolazioni. La verità, soprattutto in guerra, è fragile e preziosa: per questo va cercata, verificata e difesa, non piegata alle convenienze politiche.
Non dimenticare Gaza significa non dimenticare Anas, con tutte le luci e le ombre della sua figura. E non dimenticare Anas significa ricordare che la dignità della persona e il valore della vita non possono essere sacrificati sull’altare della disinformazione e della guerra.
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