Francia, Canada e Regno Unito annunciano che presto riconosceranno lo Stato di Palestina alle Nazioni Unite. Nelle capitali occidentali la notizia viene presentata come un gesto di alto profilo morale, un passo verso la pace. A Gaza, invece, il messaggio viene letto in tutt’altro modo: come una vittoria ottenuta con il sangue del 7 ottobre
GAZA. Non è un’interpretazione da “falchi” israeliani, ma la stessa narrazione di Hamas. Ghazi Hamad, membro del Politburo, ha ringraziato implicitamente i tre Paesi, parlando ad Al Jazeera: “Il potente colpo inferto a Israele il 7 ottobre ha riportato in auge la causa palestinese. Perché tutti questi Paesi riconoscono la Palestina ora?”. Una domanda retorica, con la risposta già scritta nelle macerie: la violenza paga.
Israele, nel frattempo, ha già accettato un cessate il fuoco. Hamas no. Preferisce mantenere il conflitto acceso, respingere ogni trattativa e ostacolare persino la distribuzione degli aiuti umanitari, così da alimentare immagini di sofferenza utili alla propaganda internazionale. Il calcolo è cinico: più fame a Gaza, più indignazione in Europa e Nord America, più pressione su Israele.
Il paradosso diplomatico è lampante. I governi occidentali chiedono ad Hamas di smilitarizzare, ma Hamad liquida l’idea come un’eresia: “Le armi costituiscono la causa palestinese. Consegnarle significherebbe la fine della resistenza e della causa stessa”. È lo stesso dirigente che, poche settimane dopo il massacro, aveva promesso: “Lo faremo ancora e ancora”.
Come se non bastasse, Hamad rivendica una licenza morale illimitata: “Siamo noi le vittime, pertanto nessuno dovrebbe biasimarci. Il 7 ottobre, il 10 ottobre, il mille ottobre: tutto ciò che facciamo sarà giustificato”.
Eppure, nell’Occidente che applaude al riconoscimento, queste parole passano quasi inosservate. Forse perché ammettere che il gesto “di pace” rischia di essere percepito come una ricompensa al terrorismo non è un pensiero gradevole. Ma è esattamente la lettura che a Gaza, a microfoni accesi, non si vergognano di fare.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui
