Siamo a metà degli anni 80, precisamente nell’aprile del 1983 e tutto qui suona in maniera edonistica, da bere recitava qualche slogan.
Flashdance è una pellicola che parte a fari spenti, con una felpa errata figlia di un lavaggio chissà a quanti gradi e diventa cult. Interpretata da un’attrice giovanissima, tale Jennifer Beals, con il riccio che arriva prima dell’approccio, bella e giovane, con la calzamaglia e la danza contagiosa, trainata da una colonna sonora da urlo cantata dalla splendida Irene Cara.
Maniac è il suo pezzo iconico, denso e ammiccante ancora oggi. Maniacale e sudato, imitato quanto basta da adolescenti e dintorni. Diretto da Adrian Lyne il film racconta la storia vera di Maureen Marder, una donna che, durante il giorno, lavorava in una ditta di costruzioni. mentre al calare del sole si infilava con enorme passione in un night club di Toronto facendo la ballerina.
Nella storia Alex Owens salda e lavora tosto per riscattare la vita e guadagnarsi un sogno, che appartiene per forza di cose al ballo, sua grande ragione di vita, sospinta dal suo “capo“ che in fondo è anche il suo ragazzo, Nick. Profondamente diverso da lei per storia ed impatto generazionale.
Una liaison tenera e commovente che fa dell’antitesi sociale il suo plot immersivo, educata ed emozionale.
Forse ancora oggi il collo della felpa e Grugno, il suo splendido cane American Bully con cui Alex divide il loft inseguono un piccolo grande mito partito nell’indifferenza e nelle critiche e poi approdato al successo tra più generazioni.
Tra calzamaglie, amori e musica.
Photo Credit by : BadTaste
Instacult di Mauro Lama
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