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Fim Cisl Veneto. “Sostenibilità e Innovazione: determinante nella transizione ruolo dei lavoratori”

3 minuti di lettura

Sindacato e imprese metalmeccaniche del Veneto lavorano insieme

per favorire una “giusta transizione” e garantire adeguate competenze.

La transizione sostenibile e digitale non potrà avvenire se non si investe da subito nella formazione dei lavoratori e delle lavoratrici, che nel darle declinazione e concretezza ricoprono un ruolo imprescindibile. 

È stato questo il messaggio centrale su cui si è concentrato il consiglio generale di FIM Cisl Veneto svoltosi stamattina. Un tema intorno al quale la categoria regionale dei metalmeccanici ha sviluppato il progetto “Per una giusta transizione”, con l’obiettivo di mettere a fuoco i bisogni delle imprese su tale versante ed elaborare insieme una proposta formativa mirata. Punto di avvio un percorso di confronto – proposto nei mesi di giugno e luglio, con l’accompagnamento e il supporto dell’Osservatorio Professioni digitali e Lavori ibridi dell’Università degli studi di Padova, e presentato oggi nei suoi risultati –, che ha visto coinvolti un gruppo di dirigenti sindacali e i responsabili di alcune imprese metalmeccaniche venete, medie e grandi.

Il presupposto è che la sostenibilità nei processi di lavorazione delle aziende metalmeccaniche – a partire dalla riduzione dell’inquinamento e dello spreco delle risorse – non è fatta solo di vincoli e regole, né solo di risorse da destinare a investimenti per nuove tecnologie, ma anche di competenze specifiche e di cultura nuova. E passa spesso attraverso la digitalizzazione, che questi processi contribuisce a favorire e innovare.

Sullo sfondo anche la consapevolezza che una transizione in direzione digitale e sostenibile renderà le aziende più competitive e adattive ai cambiamenti e alle crisi, come la pandemia stessa ha dimostrato. Serve dunque mettere in campo iniziative formative grazie alle quali i lavoratori stessi potranno rivestire un ruolo di attori protagonisti nel costruire il cambiamento. E serve farlo al più presto, per consentire alle imprese metalmeccaniche del territorio di cogliere le sfide e insieme le opportunità offerte alla manifattura italiana, e a quella regionale, dal Piano nazionale di Ripresa e Resilienza, che sollecita a investire nell’innovazione, nella ricerca e nella transizione ecologica.

 «Le nuove sfide della giusta transizione verso lo sviluppo sostenibile devono accomunare e vedere alleati sindacato e imprese – ha sottolineato il segretario generale di Fim Cisl Veneto Nicola Panarella –: Proprio per questo cominciamo dal progettare in modo congiunto, tra rappresentanti territoriali del sindacato e aziende, la proposta formativa». «Un modo concreto anche per gestire alcuni degli elementi innovativi introdotti dal contratto nazionale, come il diritto soggettivo alla formazione. Rendere i lavoratori consapevoli dei percorsi di digitalizzazione e sostenibilità dell’azienda significa anche rendere più sostenibile il lavoro e favorire percorsi di coinvolgimento e partecipazione. Perciò la contrattazione aziendale potrà svolgere un ruolo fondamentale, per inglobare i temi della sostenibilità in maniera trasversale nella formazione. Perché si tratta di competenze che toccano tutti i prodotti e tutti i processi e devono essere previste per ogni livello e in ogni ambito del produrre».

A guidare l’intero percorso di confronto e progettazione, articolato in più focus group, è stato Paolo Gubitta, direttore scientifico dell’Osservatorio Professioni digitali e Lavori ibridi: «Il lavoro sarà la risorsa chiave per lo sviluppo sostenibile delle nostre imprese nei prossimi anni – ha sottolineato –. Lo hanno ben chiaro Fim Cisl Veneto e le aziende che hanno accolto l’invito a sedersi attorno a un tavolo per definire i contenuti della formazione che serve ai lavoratori delle aziende metalmeccaniche, perché è solo con un aggiornamento diffuso delle skill digitali e delle competenze per la sostenibilità che raggiungeremo obiettivi comuni rilevanti».

«Per il lavoro e i lavoratori l’aggiornamento delle competenze è sempre in sé uno strumento di tutela e protezione – ha sottolineato Gianfranco Refosco, segretario generale regionale di Cisl Veneto –, e oggi risulta fondamentale e centrale più che mai per garantire che nessuno rimanga escluso dai profondi processi trasformativi in atto. Se la transizione green e digital non prevede azioni a sostegno delle persone, rischierà di essere vissuta come un pericolo anziché come un’opportunità».

Concetti evidenziati anche da Massimiliano Nobis, della segreteria nazionale di Fim Cisl: «La velocità che caratterizza i cambiamenti in atto sta provocando diseguaglianze nel mondo del lavoro, come ad esempio l’accentuarsi della polarizzazione delle competenze (professionalità di alto e basso profilo) e il perdurare dell’analfabetismo digitale. È necessario dunque governare queste transizioni per un lavoro più equo e inclusivo. Come Fim crediamo necessario definire uno “statuto delle transizioni lavorative”, dove l’apprendimento continuo dovrà costituire uno dei pilastri portanti».

Intervenuta all’assemblea anche l’assessore all’Istruzione, la Formazione il Lavoro della Regione del Veneto Elena Donazzan, che ha detto: «Mi piace che il sindacato abbia voluto definire come “giusta” la transizione a cui siamo chiamati, che significa anche etica (nelle produzioni, nelle relazioni industriali, nei rapporti di lavoro,…) e rispettosa di una storia, di un’identità, di obiettivi. Compito della nostra regione, che ha una vocazione manifatturiera internazionale, è far passare la transizione attraverso le competenze dei lavoratori. Tenendo conto che la sostenibilità è a tutto tondo, non solo ecologia ma anche e soprattutto sociale ed economica».

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