Lo sguardo sui poveri è la scelta prioritaria che rinnova ogni giorno la società e la Chiesa. Il grido dei poveri interpella tutti. Le risposte restano insufficienti. Ci sono ancora troppe disuguaglianze. Questi alcuni elementi che sono contenuti nell’Esortazione Apostolica “Dilexi te” di Leone XIV. Per Papa Prevost si tratta della prima esortazione apostolica.
In continuità. Un lavoro iniziato da papa Francesco sul tema del servizio ai poveri nel cui volto troviamo “la sofferenza degli innocenti”. A tal proposito all’inizio del documento Papa Leone spiega che “in continuità con l’Enciclica Dilexit nos, papa Francesco stava preparando, negli ultimi mesi della sua vita, un’Esortazione apostolica sulla cura della Chiesa per i poveri e con i poveri, intitolata Dilexi te, immaginando che Cristo si rivolga ad ognuno di loro dicendo: Hai poca forza, poco potere, ma «io ti ho amato»”.
Con i poveri. Papa Prevost, denuncia l’economia che uccide, la mancanza di equità, le violenze contro le donne, la malnutrizione, l’emergenza educativa. Fa suo e ribadisce l’appello di Francesco per i migranti e ai credenti chiede di far sentire “una voce che denunci perché le strutture d’ingiustizia vanno distrutte con la forza del bene”. La dittatura di un’economia che uccide, la cultura dello scarto, il fatto che i diritti umani non sono uguali per tutti, il diritto all’educazione che “non è un favore, ma un dovere”. L’invito a superare quell’idea delle politiche sociali concepite come una politica verso i poveri, “ma mai con i poveri, mai dei poveri”.
Il Magistero della Chiesa per i poveri. Il documento è stato firmato il 4 ottobre, festa di San Francesco d’Assisi. Il titolo “Dilexi te” (Ti ho amato) è tratto dal Libro dell’Apocalisse (Ap 3,9). Il testo composto da 121 punti rilancia il magistero della Chiesa sui poveri negli ultimi centocinquant’anni. I media vaticani lo hanno ricordato citando alcuni documenti dei suoi predecessori: Giovanni XXIII con l’appello ai Paesi ricchi nella “Mater et Magistra” a non rimanere indifferenti davanti ai Paesi oppressi da fame e miseria; Paolo VI con la “Populorum progressio” e l’intervento all’Onu in soccorso dei popoli poveri; Giovanni Paolo II che consolidò “il rapporto preferenziale della Chiesa con i poveri”; Benedetto XVI e la “Caritas in Veritate” con la sua lettura più “politica” delle crisi del terzo millennio. Infine, Francesco che della cura “per i poveri” e “con i poveri” ha fatto lo stile del pontificato.
L’eredità ideale. “Avendo ricevuto come in eredità questo progetto, sono felice di farlo mio – aggiungendo alcune riflessioni – e di proporlo ancora all’inizio del mio pontificato, condividendo il desiderio dell’amato Predecessore che tutti i cristiani possano percepire il forte nesso che esiste tra l’amore di Cristo e la sua chiamata a farci vicini ai poveri”, scrive Papa Leone.
Una scelta di vita profonda. “Anch’io infatti ritengo necessario insistere su questo cammino di santificazione, perché nel richiamo a riconoscerlo nei poveri e nei sofferenti si rivela il cuore stesso di Cristo, i suoi sentimenti e le sue scelte più profonde, alle quali ogni santo cerca di conformarsi”.
Quel grido che chiede ascolto. “La condizione dei poveri – scrive papa Prevost – rappresenta un grido che nella storia dell’umanità interpella costantemente la nostra vita, le nostre società, i sistemi politici ed economici e, non da ultimo, anche la Chiesa. Sul volto ferito dei poveri troviamo impressa la sofferenza degli innocenti e, perciò, la stessa sofferenza del Cristo. Allo stesso tempo, dovremmo parlare forse più correttamente dei numerosi volti dei poveri e della povertà, poiché si tratta di un fenomeno variegato; infatti, esistono molte forme di povertà: quella di chi non ha mezzi di sostentamento materiale, la povertà di chi è emarginato socialmente e non ha strumenti per dare voce alla propria dignità e alle proprie capacità, la povertà morale e spirituale, la povertà culturale, quella di chi si trova in una condizione di debolezza o fragilità personale o sociale, la povertà di chi non ha diritti, non ha spazio, non ha libertà. In questo senso, si può dire che l’impegno a favore dei poveri e per rimuovere le cause sociali e strutturali della povertà, pur essendo diventato importante negli ultimi decenni, rimane sempre insufficiente”.
Accoglienza dei migranti. Il Papa nell’esortazione rilancia l’attenzione per i migranti che ha segnato tutto il pontificato di Bergoglio. “La Chiesa, come una madre, cammina con coloro che camminano. Dove il mondo vede minacce, lei vede figli; dove si costruiscono muri, lei costruisce ponti. Sa che il suo annuncio del Vangelo è credibile solo quando si traduce in gesti di vicinanza e accoglienza. E sa che in ogni migrante respinto è Cristo stesso che bussa alle porte della comunità”.
Contro la violenza sulle donne. Leone XIV sottolinea anche la difficile condizione delle donne: “doppiamente povere sono le donne che soffrono situazioni di esclusione, maltrattamento e violenza, perché spesso si trovano con minori possibilità di difendere i loro diritti” ed anche se “in alcuni Paesi si osservino importanti cambiamenti, l’organizzazione delle società in tutto il mondo è ancora lontana dal rispecchiare con chiarezza che le donne hanno esattamente la stessa dignità e identici diritti degli uomini. A parole si affermano certe cose, ma le decisioni e la realtà gridano un altro messaggio, soprattutto se pensiamo alle donne più povere”.
Cardinale Matteo Zuppi: “Da Papa Leone l’invito a una scelta di campo e a un cambio di prospettiva”. Così il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana in nota diffusa appena presentato il testo dell’Esortazione Apostolica. Zuppi ha sottolineato che “in un tempo dove nuove fragilità si aggiungono a quelle profondamente radicate in una società sempre più disuguale e ingiusta, questo documento mette al centro gli ultimi, gli scartati, coloro che non hanno voce e volto, i dimenticati, gli emarginati, invitando la Chiesa e i cristiani a una scelta di campo, oltre che a un cambio deciso di prospettiva”.
“Papa Leone, che si pone in piena continuità con il magistero di Francesco, facendo proprio e proponendo il progetto del testo, ricorda che “la questione dei poveri riconduce all’essenziale della nostra fede” (n. 110) e che, pertanto, non può essere ridotta solo a “problema sociale” (n. 104). I poveri sono “dei nostri” (n. 104) in cui riconoscere il volto di Cristo. Senza paura, senza paternalismi, senza distacco, ma con autenticità e verità”. Aggiunge il Cardinale Zuppi, il quale ha richiamato anche al fatto di quanto “questo testo ci accompagna a riscoprire l’insegnamento di alcuni Padri della Chiesa. Ci indica l’esempio luminoso di Santi e testimoni che, nella storia, hanno incarnato la povertà evangelica. Ci consegna l’eredità preziosa di un cammino che dal Concilio Vaticano II conduce alla Chiesa di oggi passando per l’esperienza ecclesiale latino-americana e i movimenti popolari. Papa Leone incoraggia a essere “chiesa madre dei poveri” (cf. n. 84), rinnovando l’appello del Cardinale Lercaro, al cui pensiero la Chiesa italiana continua a essere debitrice”.
È arrivato il tempo di “passare dalle analisi alle azioni, dall’indifferenza alla cura, dalla speculazione teorica alla concretezza dell’impegno: solo così potremo rimuovere le cause sociali e strutturali della povertà, diffondere attraverso i valori radicati nel Vangelo la custodia dell’umanità, ascoltare il grido di interi popoli, denunciare ciò che non va”. È tempo di esporsi: se il rischio è quello “di sembrare degli ‘stupidi’” (n. 97) vogliamo correrlo; se il sogno è quello di “una Chiesa che non mette limiti all’amore, che non conosce nemici da combattere, ma solo uomini e donne da amare” (n. 120) vogliamo realizzarlo. Perché, come ricorda Papa Leone, questa “è la Chiesa di cui oggi il mondo ha bisogno” (n. 120). Ha concluso Zuppi.
Foto da Pixabay
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