Il prof. Roberto Rigoli ha spiegato con un esempio semplice quello che invece è una sofisticata ricerca di microbiologia: “Se dobbiamo prendere uno squalo potremo usare una rete a maglie larghe perché il pesce è di grandi dimensioni, se invece usiamo una rete a maglie strette, dentro ci troveremo anche i pesci piccoli. Con il virus si fa lo stesso.
Quando processiamo un tampone facciamo diversi passaggi per trovare il virus, restringendo ogni volta le maglie: la velocità di reazione è direttamente proporzionale alla quantità di virus – ha spiegato oggi il microbiologo Rigoli ospite della consueta conferenza stampa del governatore Zaia – Dal 1 giugno presi abbiamo preso in esame 60mila tamponi provenienti da quattro Microbiologie del Veneto; se le reazioni avvengono alle prime amplificazioni, il virus c’è ed è tanto. Di questi 60mila abbiamo visto 210 positivi: 199 sono diventati positivi tardi e quindi non sono infettanti e solo 11 a pochi cicli e quindi infettanti. Di questi undici, 7 sono asintomatici e 4 sintomatici.
Quindi su 60mila solo 3 sintomatici sono preoccupanti dal punto di vista microbiologico e nessuno degli 11 è finito in cura intensiva. Posti in coltura, la percentuale di replicazione è bassissima. Dobbiamo capire quali e quanti sono i realmente positivi e potenzialmente infettanti. Finora nei virus respiratori non abbiamo mai studiato le cose in questo modo ed è per questo che stiamo studiando il fenomeno Covid”.
Il professore Roberto Rigoli, primario di Microbiologia e Virologia del Ca’ Foncello di Treviso, è considerato “l’uomo dei tamponi del Veneto” in quanto è stato scelto dal governatore Zaia per coordinare le attività delle microbiologie del Veneto durante l’emergenza Covid. “Oggi il virus è meno virulento, non abbiamo nuovi pazienti ricoverati. In futuro potrebbe succedere che il virus torni virulento, oppure rimanga poco pericoloso e quindi possiamo conviverci, oppure che non torni affatto. Io sono fiducioso che si verifichi la terza ipotesi” ha concluso Rigoli.
Silvia Moscati
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