La scorsa settimana i Trevigiani e gli appassionati d’arte hanno potuto deliziarsi con due conferenze sull’Arte organizzate da due associazioni diverse
TREVISO. La prima Conferenza è stata organizzata dall’Osservatorio Antelao ed ha avuto come relatrice d’eccezione, Natalina Botter, la famosa figlia del celeberrimo restauratore Mario Botter e sorella di Memi,
definito il “rabdomante degli affreschi” per la sua abilità nel recupero artistico.
In ricordo del fratello possiamo apprezzare collocazione della scultura in rete “Ombra di Memi” dello scultore Mario Martinelli su una parete del Liceo Artistico di Treviso, come del padre abbiamo sempre un’opera simile del medesimo scultore del padre Mario, situata nella piazzetta a lui dedicata, di fronte al museo di Santa Caterina.
Natalina Botter è nata a Treviso, città dove vive.
Laureata in Lingue e Letterature Straniere, ha insegnato nelle scuole superiori.
È stata a lungo collaboratrice di Giuseppe Mazzotti nell’allestimento di mostre e nella promozione del patrimonio storico-artistico della Marca Trevigiana e del Veneto.
Da molti anni lavora anche nel settore del turismo come guida e interprete.
È autrice dei testi dei libri fotografici “Angoli di Treviso” e “Treviso città gioiosa” del marito Franco Vivian, purtroppo recentemente scomparso. Ultimamente ha scritto un libro, intitolato “Sara” sulla biografia di sua madre.
La conferenza,che ha tenuto in questa opportunità datagli dall’Osservatorio Antelao, era intitolata” “Dettagli della pittura veneta” e prendeva spunto da la visione di un quadro di Carlo Crivelli, il famosissimo pittore veneto, ma per vicende personali trasferitosi prima nella Croazia e poi nelle Marche e che vanta una sala a lui interamente dedicata alla National Gallery di Londra, L’Annunciazione di Ascoli, ora conservata proprio in quel tempio della cultura inglese ed internazionale.
Natalina ha quasi scannerizzato l’opera, svelandone tutti i particolari più segreti e confessandoci che la prima volta che l’ha vista all’Ermitage di San Pietroburgo in un’esposizione straordinaria vi si è inginocchiata davanti in un inginocchiatoio che era lì predisposto per più di una mezz’ora incantata dalla sua bellezza e ricchezza di particolari.
In un tam tam da un simbolo all’altro, ha fatto un excursus di varie opere, particolarmente Madonne dei Crivelli (erano due fratelli, Carlo e Vittorio) e di altri autori e di alcune Maddalene; è arrivata poi ad esaminare la nostra Annunciazione, quella del Tiziano, conservata nella Cappella Malchiostro del Duomo di Treviso.
Continuando con le corrispondenze, ha analizzato l’Annunciazione del Lotto, quella famosa per il gatto spaventato dall’evento che si sta svolgendo in quella stanza. Altri dettagli ci sono stati svelati in un dipinto del Carpaccio, che ritrae San Girolamo nel suo studio.
Dagli interni siamo passati poi agli esterni, che sia Veronese che Cima di Conegliano hanno saputo inserire nei loro quadri, e che sono stati oggetto di studio di uno studio comparato di una geografa e di una storia dell’arte, per vedere se c’erano delle permanenze nel territorio attuale e che effettivamente sono state trovate. Sono stati esaminati in questo senso anche dei quadri del Lotto e del Giorgione.
Partendo poi dalla famosa armatura che si trova nel dipinto del Giorgione a Castelfranco, ha esaminato abbigliamenti maschili, femminili, di bambini, evidenziandone stoffe e particolari, nonché la preziosità dei gioielli indossati dai personaggi ritratti.
E’ stata insomma una carrellata di bellezza che ha incantato il numeroso pubblico presente e che ancora una volta ha dimostrato come sia necessario farsi guidare da un occhio di un esperto per capire approfonditamente un’opera d’arte.
L’altra conferenza invece è stata organizzata dalla Società Iconografica Trevigiana, sia in un appuntamento serale che in uno pomeridiano, per comunicare gli esiti del restauro della colonna del pulpito del tempio di San Nicolò a Treviso e presentarne la relativa pubblicazione.
I relatori chiamati in causa erano il professor Cagnin, che ha sovvenzionato il restauro in memoria della moglie Anna, restauratrice che ha collaborato anche con l’Istituto delle pietre dure di Firenze, e la restauratrice Benedetta Lopez Bani, ormai conosciuta per la sua competenza e per i risultati che ha saputo ottenere in vari siti trevigiani e non.
Il Professor Cagnin ha fatto un excursus storico sul Tempio di san Nicolò, dal momento in cui si è sentita la necessità di erigere un edificio religioso di tale dimensioni, fino ai lasciti che ne hanno permesso la costruzione, fino ad arrivare al momento in cui Tomaso da Modena e la sua scuola hanno operato a Treviso, per l’appunto per dipingere anche le colonne della chiesa in questione.
Interessanti molti aspetti che ha preso in considerazione, tra cui la controversia della quarta dei funerali, un aspetto di tipo economico relativo alla parte delle offerte da spartire tra le parrocchie interessate al funerale di una persona proveniente da altra parrocchia; mentre i frati in cui si celebrava il rito funebre avrebbero ceduto solo metà della questua a quella d’origine, l’altra pretendeva un quarto dei beni del lascito testamentario.
E’ stato poi il momento dell’intervento di Benedetta Lopez Bani, che ha subito ricordato con affetto e nostalgia le visite che faceva con la nonna Artemide e con la mamma nella chiesa di San Nicolò per ammirane e le opere d’arte e durante queste passeggiate artistiche ha avuto modo di vedere i restauratori all’opera, forse anche il famoso Memi Botter di cui abbiamo parlato prima.
Ha saputo poi coinvolgere il pubblico nelle fasi del suo intervento di restauro, cercando di far comprendere che il suo non è solo un lavoro di tipo tecnico, ma che deve prima contestualizzare l’opera, il tempo per cui è stata pensata e come è stata fruita dal pubblico.
Per esempio ci ha parlato come nel restauro delle opere precedenti presenti nella chiesa ha dovuto fare i conti con le mani che toccavano il dipinto della Madonna del parto per auspicare o proteggere una futura gravidanza e come il diavolo colpito con punteruoli o altri oggetti contundenti dopo le celebrazioni sia stato quasi cancellato da questi interventi. Per non parlare delle calendelabre con fiamma accesa troppo vicino agli affreschi che li hanno deteriorati o degli inserti lignei o metallici in altri affreschi per appenderci qualcosa.
Il restauro finanziato in questo caso riguarda il complesso del pulpito e gli affreschi sulla colonna che lo sorregge. La prima parte della ricognizione è stata nelle fonti fotografiche del Seminario.
Poi è stato necessario prendere in considerazione le modifiche effettuate dai restauri precedenti.
Inoltre in questo caso è stato necessario studiare la materia lapidea del pulpito.
L’operazione di restauro è continuato con gli esami diagnostici e con la rimozione della pedana lignea , che ha fatto scoprire una parte di affresco con due testine.
Questa è stata una sorpresa molto emozionante, per i volti raffinatissimi con taglio degli occhi giotteschi che si sono presentati alla restauratrice.
E’ stato necessario fare poi una campionatura dei colori e la loro pulitura con la tecnica dell’impacco e con la rifinitura ad acquerello. I colori originari sono venuti allora alla luce con la loro lucentezza, come nel caso dell’abito giallo ocra di san Cristoforo o della trasparenza dell’acqua in cui cammina il santo tra i pesci che guizzano tra i suoi piedi.
Come si può ben comprendere dagli esiti di questo restauro, ancora una volta Benedetta Lopez Bani è riuscita a far rinascere un’opera d’arte e dare la possibilità al pubblico di oggi di fruirla come per i fedeli per cui era stata commissionata.
Concludendo, i Trevigiani hanno avuto due belle opportunità per implementare la loro conoscenza storico ed artistica sulle opere che abbelliscono il nostro territorio e che attirano migliaia di turisti a visitarle e così hanno avuto anche il modo di apprezzarle ancora maggiormente.
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