Trovare una soluzione che salvi le frontiere e i diritti umanitari è impresa difficile. Firmato un memorandum d’intesa a Tunisi, dalla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, la Premier Giorgia Meloni e il Presidente tunisino Saied
Continuano gli sbarchi dei migranti sulle coste italiane, mentre la situazione a Sfax, in Tunisia, è caratterizzata da continui scontri tra i residenti locali e i migranti provenienti dal Sub-Sahara, desiderosi di imbarcarsi per fuggire dai conflitti nei loro paesi d’origine. I centri di accoglienza in Italia si trovano al limite del collasso.
Secondo i dati forniti dall’Unicef, nel corso dei primi sei mesi di quest’anno, ben 289 bambini hanno perso la vita nel Mediterraneo.
Per la prima volta è stato firmato un protocollo che rappresenta la volontà di coordinare i flussi migratori intervenendo a monte delle partenze, lì dove ha origine il problema, bloccando così i viaggi in mare che nella maggior parte dei casi diventa una tomba. Con la chiusura dei porti e l’apertura degli aeroporti, verrebbero così intraprese azioni per regolare l’arrivo di migranti in Italia attraverso canali legali. Questo sforzo è parte di una strategia volta a contrastare l’immigrazione illegale nei Paesi di partenza, favorendo un approccio basato sul rispetto delle norme e delle leggi.
Nei prossimi giorni, la Tunisia condividerà la propria collaborazione con altri Paesi del Nord Africa, dell’Africa centrale, alcuni Paesi arabi e del Medio Oriente in chiave innovativa. Questo approccio porrà questi Stati sullo stesso livello dell’Europa per quanto riguarda la difesa dei confini esterni dell’Unione Europea. L’UE coordinerà con il Governo tunisino l’avvio delle operazioni di ricerca e soccorso, con l’obiettivo imminente di sostenere la Tunisia nel far rientrare i migranti che sono arrivati sulle coste italiane. Inoltre, si prevede che le procedure di richiesta d’asilo vengano condotte direttamente nel Paese africano.
In tema di ridistribuzione interna, rimane fondamentale che i Comuni abbiano le risorse, le strutture e gli strumenti per gestire un’accoglienza diffusa; condizioni, queste, che non paiono esserci allo stato attuale, almeno dalle prime interviste fatte ai sindaci coinvolti nelle operazioni di redistribuzione dei migranti giunti nel suolo italiano.
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