Schlein senza spinta, Conte senza argomenti: la sconfitta di Tridico segna un punto di svolta nel campo largo
CALABRIA. In Calabria il centrodestra non ha semplicemente vinto: ha stravinto. Con il 57,2% dei voti, Roberto Occhiuto — presidente uscente e volto moderato di Forza Italia — ha travolto il candidato del “campo largo”, Pasquale Tridico, fermo al 41,7%.
Un distacco di quasi 18 punti percentuali, il più ampio mai registrato in una sfida regionale recente, che racconta molto più di una semplice partita locale: fotografa la crisi di senso del centrosinistra italiano.
Il PD torna ai suoi numeri “naturali”
Per il Partito Democratico, il voto calabrese è un bagno di realtà. Con il 13,6% dei consensi (più il 5,2% dei Democratici Progressisti), il PD si ritrova esattamente dove stava tre anni fa.
L’“effetto Schlein” — che nelle prime fasi della segreteria aveva galvanizzato la base e portato un leggero incremento alle europee del 2024 — oggi appare del tutto evaporato.
La linea più identitaria e movimentista della segretaria ha forse ricucito con una parte dell’elettorato di sinistra, ma ha allontanato i moderati e i riformisti. Il saldo è nullo, e il PD resta inchiodato alla sua “zona del 15%”.
Un dato che si ripete con impressionante costanza anche nelle Marche, dove il partito si è fermato al 22,5%, e nelle regioni del Centro-Nord, dove la crescita si è arrestata.
Conte e il M5S, fine di un’illusione
Ancora più pesante, per certi versi, il colpo incassato dal Movimento 5 Stelle.
Tridico, ex presidente dell’INPS e figura vicina a Giuseppe Conte, rappresentava il candidato ideale per il M5S: noto, credibile, identitario. Eppure il partito si è fermato al 6,43%, esattamente quanto quattro anni fa, mentre la lista civica “Tridico Presidente” l’ha addirittura superato con il 7,6%.
È il fallimento di una narrazione che Conte aveva difeso con forza: quella secondo cui il “campo largo” funziona solo quando il candidato è grillino o civico.
Dopo le vittorie di Todde in Sardegna e Proietti in Umbria, la Calabria dimostra il contrario. Anche con un candidato di casa, l’alleanza non sfonda. E il M5S non riesce più a trasformare la notorietà in consenso.
Il trionfo dei moderati e la rinascita di Forza Italia
Sul fronte opposto, il centrodestra esce più unito e più forte.
Forza Italia non solo domina la coalizione con il 17,98%, ma insieme alle liste civiche “Occhiuto Presidente” (12,4%) e “Forza Azzurri” (1%) supera il 30% complessivo.
È un risultato straordinario, come sottolinea Antonio Tajani, che parla di “riscossa del centro moderato” e guarda già con ottimismo alla Toscana.
Fratelli d’Italia, pur arretrando rispetto al 25% delle politiche, si mantiene all’11,6%, mentre la Lega sale al 9,4%, il suo miglior dato regionale recente.
L’immagine che emerge è quella di un centrodestra bilanciato, dove i toni pragmatici di Occhiuto e Tajani prevalgono sulla retorica ideologica: un segnale politico chiaro per il governo Meloni.
La Calabria è l’undicesima regione su quattordici in cui la formula PD–M5S–Verdi–Sinistra fallisce.
Un dato impietoso che mette in discussione la sostenibilità del progetto. L’alleanza nata per necessità non genera entusiasmo, e la somma dei partiti non diventa mai un moltiplicatore di voti.
Lo conferma anche la bassa affluenza, appena 43,2%, segno di un elettorato di centrosinistra disorientato e poco motivato.
L’autunno della verità
Per Schlein e Conte, la Calabria non è un incidente ma un campanello d’allarme nazionale.
Il PD deve capire se vuole essere forza di governo o laboratorio identitario; il M5S deve decidere se restare forza antisistema o partner di coalizione.
Intanto il centrodestra, con una leadership diffusa e una linea moderata, consolida il suo dominio anche nel Sud, dove storicamente le alternanze erano frequenti.
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