Damasco si risveglia libera: e ora?
DAMASCO. Una data che entrerà nei libri di storia. Nella notte, la capitale siriana ha visto il collasso di un regime durato più di due decenni. La fuga di Bashar al Assad dalla città sancisce la fine di una dittatura che ha marcato a fuoco il destino della Siria, ma lascia un vuoto che potrebbe essere riempito tanto dalla speranza quanto dal caos.
L’offensiva dei gruppi armati siriani, iniziata appena undici giorni fa, ha raggiunto il cuore di Damasco con una velocità sorprendente. Perfino gli osservatori più esperti delle dinamiche siriane non avevano previsto un epilogo così rapido. È la prova che il regime era più fragile di quanto apparisse? O il segnale di un’opposizione finalmente organizzata? Le risposte arriveranno nei prossimi giorni, insieme a molte altre domande.
Le strade di Damasco sono un misto di festa e cautela. Le immagini di gente che balla e canta per celebrare la fine della dittatura raccontano una storia di speranza. Ma questa euforia nasconde il timore di ciò che verrà. Lo spettro della guerra civile, del vuoto di potere e delle vendette personali è palpabile.
Il primo ministro del regime, Mohammad Ghazi al Jalali, ha chiesto una transizione pacifica e il rispetto delle istituzioni. Ma la storia recente del Medio Oriente insegna che i finali felici sono spesso il preludio a nuove turbolenze.
Di Assad, al momento, non si conosce il destino. Alcuni dicono che sia fuggito verso l’Iran, altri ipotizzano la Russia. Qualunque sia il luogo in cui si rifugia, ciò che resta di lui è l’ombra di un uomo che ha governato con il pugno di ferro e ha lasciato un Paese in macerie.
La Siria è a un bivio. La caduta di Assad è solo l’inizio di un processo che potrebbe portare alla ricostruzione di un Paese devastato o a nuovi conflitti. La comunità internazionale dovrà vigilare e, possibilmente, agire per garantire che il popolo siriano possa finalmente vivere in pace.
Crediti fotografici: By Kremlin.ru, CC BY 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=69213705
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