Il Coordinamento Docenti dei Diritti Umani denuncia il caso di Federica alla Camerata Musicale Barese: un doppio fallimento, normativo e culturale, che viola il principio di uguaglianza e l’accesso alla vita culturale sanciti da Costituzione e Convenzione ONU
BARI – Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime sdegno e profonda preoccupazione per quanto accaduto a Bari in occasione di uno spettacolo organizzato dalla Camerata Musicale Barese, dove a una giovane donna con disabilità motoria, Federica, sarebbe stato di fatto impedito l’accesso per l’assenza di posti riservati, nonostante la disponibilità dichiarata sui canali ufficiali.
La vicenda, resa pubblica dalla diretta interessata, non rappresenta un semplice “incidente di percorso”, ma il sintomo di una patologia ben più grave: la persistente violazione del diritto all’accessibilità e alla partecipazione alla vita culturale, sancito dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (art. 30) e dal principio costituzionale di uguaglianza sostanziale (art. 3).
Negare a una persona in carrozzina la possibilità di fruire di un evento culturale insieme a un accompagnatore non è una svista organizzativa: è una discriminazione. È la riduzione di un cittadino a “problema logistico”, anziché il riconoscimento di un diritto inalienabile. È il segno che, nel 2025, troppo spesso l’accesso alla cultura non è ancora un diritto per tutti, ma un privilegio riservato a chi non presenta “complicazioni” per il sistema.
Il caso di Bari mostra un doppio fallimento:
- Fallimento normativo – perché esistono leggi e regolamenti che impongono posti riservati e accessibilità, ma la loro applicazione rimane lacunosa.
- Fallimento culturale – perché la cultura dell’inclusione non si misura nelle dichiarazioni d’intenti, ma nella prassi quotidiana, nell’organizzazione concreta, nella formazione del personale.
Come CNDDU, chiediamo che:
- ogni evento pubblico preveda e rispetti rigorosamente la quota di posti riservati alle persone con disabilità e ai loro accompagnatori;
- vengano predisposti controlli preventivi e sanzioni effettive per chi non rispetta tali obblighi;
- si attivino percorsi formativi per il personale delle strutture e degli enti organizzatori, affinché la parola “accessibilità” non resti un termine astratto o un fastidioso obbligo burocratico, ma diventi pratica naturale e inderogabile.
La cultura è un diritto, non un premio. E un Paese che discrimina all’ingresso di un teatro o di un concerto non è un Paese civile, ma un Paese che ancora non ha compreso il senso profondo della parola “umanità”.
A Federica e a tutte le persone che subiscono simili esclusioni, esprimiamo solidarietà e vicinanza. Ma la solidarietà non basta: serve l’azione, serve la vigilanza, serve la volontà collettiva di rendere inaccettabile ogni episodio come questo.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui
