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Associazioni e circoli culturali: la Pro Loco

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Continuiamo con la pubblicazione a puntate del libro scritto dal nostro concittadino, Nuccio Sapuppo. In questa raccolta l’autore ha voluto raccontare – in forma di monografie – luoghi, avvenimenti e personaggi figli di Mogliano che si sono distinti per le opere che hanno compiuto nella loro vita

 

L’attuale Presidente della Pro Loco è con pieno merito il signor Giovanni Cesetti, il quale ha ricevuto il testimone dal Presidente uscente signor Fiorenzo Ciccioli, dopo aver riassunto e analizzato i risultati realizzati durante il periodo della sua carica. Il neo Presidente, invece, dopo aver ringraziato quello uscente ha tracciato brevemente quale sarà la linea programmatica della sua gestione, per il periodo 2020-2023, dando la precedenza all’organizzazione del Carnevale che ormai è diventata a Mogliano una nobile tradizione. Manifestazione che però non è stato possibile organizzare a causa del Coronavirus e della quarantena imposta dalle Autorità competenti.

 

Ma a Mogliano non si può parlare di Pro Loco senza esprimere un concetto di valutazione ed estimazione del signor Oliviero Schiavon, la cui abilità organizzativa gli rende ampio merito. È stato Presidente emerito della Pro Loco a Mogliano per diversi decenni. Oltre alle manifestazioni folcloristiche, quali gare ciclistiche e di vario genere, a lui si deve il ripristino di alcune usanze provenienti dalla tradizione e dalla cultura della civiltà contadina instauratasi in Italia alla fine del Feudo, verso la seconda metà dell’800 e l’inizio della mezzadria, che hanno reso la sua figura veramente prestigiosa. Un popolo deve accettare e sfruttare il cambiamento imposto dai tempi, ma nel limite del possibile, sfruttando le tradizioni e le usanze lasciateci in consegna e tramandateci dai nostri nonni e padri.
Il signor Schiavon ha tralasciato le meno importanti e significative, ed ha invece valorizzato e ripristinato quelle maggiormente pregne di significato educativo, spettacolare e folcloristico. Il poterle realizzare certamente gli è costato sacrificio e parecchia fatica, e di questo noi gli rendiamo merito, ma alla fine è riuscito nell’intento regalando a Mogliano un’eredità di ricordi e significati indelebili anche nella memoria delle generazioni più giovani.

 

Una di queste, molto significativa oltre che istruttiva ed educativa per le giovani generazioni è quella che ripropone “il Panain” con le cui fiamme si bruciava la Befana. Il significato è evidente e chiaro: buttarsi dietro le spalle le cose vecchie e negative e guardare in avanti con ottimismo. Era un giorno che i contadini si concedevano di riposo ed offrivano ai parenti, gli amici e soprattutto ai ragazzi “pane e vino”.

 

Un’altra usanza che si praticava prima che cominciasse il lungo periodo della Quaresima era il Carnevale. Capitava immediatamente dopo i lavori invernali sui campi con l’aratura del terreno e la semina. Mentre gli esili arbusti del frumento crescevano, i contadini potevano permettersi un discreto periodo di riposo prima di affrontare le pesanti fatiche dell’estate con la mietitura ed il lavoro sull’aia per il raccolto. In tutto quel periodo si organizzavano feste con ballo e la gente si divertiva. Da questa usanza viene il detto “semel in anno licet insanire”.

 

Da attribuire all’inventiva e la capacità organizzativa della Pro Loco sulle direttive lasciate in eredità ai soci dal compianto ed emerito Presidente Schiavon, vi sono parecchie altre iniziative che vengono realizzate sempre dal volontariato dei suoi soci, ecco l’elenco: Pedalata ecologica, Festa di Primavera il 1° maggio, Festa mercato del bricolage in maggio, Sumer Nite Love Festival a fine Luglio, Parchi e ville in carrozza in settembre, la mostra del Radicchio Rosso. Circa l’usanza della sfilata dei carri allegorici mascherati giunta fino a noi per merito della tradizione riguardo alle usanze create in tempi assai remoti dalla civiltà contadina, mi piace fare in queste pagine alcune considerazioni. Voglio ricordare in proposito che parecchie usanze semplici ma ispirate da significato profondo, come profondo era tutto l’insieme di quella cultura, con l’avvento dell’industrializzazione dell’agricoltura, negli anni ’50 ‘60 e ‘70 del secolo scorso, nel periodo appena dopo la fine della seconda guerra mondiale sono finite nel “cestino” e sono sparite.

 

Ne elencherò solo un paio: il doversi lavare il viso con petali di rose il giorno 1° maggio, mangiare il grano cotto (la cuccia) il 13 dicembre giorno in cui si commemora santa Lucia Ma la più emblematica, che denotava la profonda spiritualità di quella generazione di convinti credenti era quella della “novena” di Natale.
Chi economicamente poteva permetterselo allestiva in casa un Presepe e nel pomeriggio-sera passava la banda del paese, si fermava davanti all’ingresso e suonava un paio di nenie natalizie.

 

L’usanza del Carnevale è quella che è sopravvissuto su tutte le altre. Viene ricordato e commemorato in diverse maniere nei vari paesi e città della Penisola. In alcune città, come Venezia con le “maschere” e i “vestiti”, facendo un accoppiamento risultato fantastico e fantasmagorico. Ha abbinato alle maschere, di una varietà pressoché infinita, dei vestiti simbolo della nobiltà di un tempo, molto belli, appariscenti ed alcuni anche preziosi. Mentre in parecchie altre città dell’Italia si privilegiano ancora oggi i “carri allegorici e mascherati”, fantastici e imponenti.

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