Dalla regia di Elisa Amoroso, scritto con Ilaria Bernardini e interpretato da Miriam Leone e Stefano Accorsi, narra della maternità attraverso due donne
Amata, cosa c’è di più bello di questa parola? Poi una culla, due donne e un fatto accaduto realmente a Milano. Nunzia, 19 anni, è una giovanissima studentessa fuori sede, che si trova al cospetto di una gravidanza improvvisa, indesiderata e segreta, prima di una lacerante decisone, diventare mamma custodendo il bambino o affidarsi alla culla per la vita? E con una lettera struggente è quest’ultima scelta a materializzarsi. Maddalena e Luca sono al contempo una coppia che insegue un concepimento che sembra rivelarsi un utopia, costellato da un lungo itinere dove le aspettative e delusioni hanno sempre recitato un ruolo padrone ed elusivo. Poi un giorno il sentiero lastricato di buche diventa all’improvviso lucente e amorevole, libero e materno. Margherita, la bambina sospesa continuerà ad essere amata, da una famiglia nuova appunto, quella di Maddalena e Luca, che non potrà prescindere da Nunzia, la mamma che alla finestra non vorrà mai rinunciare in fondo al suo bene più prezioso. Amata sospende il giudizio per diffondere amore al di là dell’istinto, scevro dalle convenzioni, aprendo per l’ennesima volta i nostri scenari a temi epocali. Con sullo sfondo la dicotomia esistenziale di chi potrebbe ma non vuole e di chi desidera immensamente ma non può, immersa in un racconto, intimo ed esistenziale che prevede fin dall’inizio la riflessione ampia e profonda della rinuncia.
Intravisti per voi di Mauro Lama
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