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Al Teatro Verdi di Padova uno dei drammi più controversi di Shakespeare

5 minuti di lettura

Franco Branciaroli è Shylock nel Mercante di Venezia firmato da Paolo Valerio.

Vendetta, tradimento, emarginazione e continui scontri culturali e religiosi, tra senso di giustizia e bramosia di potere. Shakespeare non smentisce la sua capacità di valicare il limite temporale offrendo uno sguardo sui mali della società. Mercoledì 30 novembre, alle 20.30, va in scena al Teatro Verdi di Padova Il mercante di Venezia, nel nuovo e raffinato allestimento firmato da Paolo Valerio. Ad interpretarlo una compagnia d’attori di altissimo livello capeggiata da Franco Branciaroli, pronto a regalare al pubblico una prova magistrale nel ruolo di Shylock. Ossessionato dalla carne e dal sangue. Figura sfaccettata, misteriosa, crudele nella sua sete di vendetta, ma, allo stesso tempo, in grado di spiazzare gli spettatori suscitando anche la loro compassione.

Lo spettacolo, prodotto dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia assieme al Centro Teatrale Bresciano e al Teatro de Gli Incamminati, sarà in replica fino a domenica 4 dicembre. Sul palcoscenico, insieme a Branciaroli, gli attori Piergiorgio Fasolo, Francesco Migliaccio, Emanuele Fortunati, Stefano Scandaletti, Lorenzo Guadalupi, Giulio Cancelli, Valentina Violo, Dalila Reas, Mauro Malinverno, Mersila Sokoli. Drammaturgia, regia e interpretazione si fonderanno con le magnifiche e maestose scenografie firmate da Marta Crisolini Malatesta, i costumi di Stefano Nicolao e le musiche di Antonio Di Pofi. E creeranno quadri in grado di tenere il pubblico con il fiato sospeso per 150 minuti di grande teatro.

Sullo sfondo la vicenda di Antonio, ricco mercante veneziano, che, pur avendo impegnato i suoi beni in traffici rischiosi, non esita a farsi garante per l’amico Bassanio, che ha bisogno di tremila ducati per armare una nave e raggiungere Belmonte. È lì, infatti, che spera di cambiare il proprio destino chiedendo la mano di Portia. Shylock, ebreo, usuraio che ha livore verso i gentili e sete di vendetta per il disprezzo che gli mostrano, impone però una spietata obbligazione. Se la somma non sarà restituita, egli pretenderà una libbra della carne di Antonio, tagliata vicino al cuore. Una situazione, destinata a precipitare, salvata dall’astuzia di una dama. “Una celebrazione di un universo femminile, luminoso, intuitivo e salvifico” afferma il regista Paolo Valerio, come spesso accade nella drammaturgia del Bardo.

Con i suoi potenti temi universali, Il mercante di Venezia di William Shakespeare, rappresentato per la prima volta a Londra nel 1598, pone al pubblico contemporaneo questioni di assoluta necessità: scontri etici, rapporti sociali e interreligiosi mai pacificati. Così come l’amore, il valore dell’amicizia e della lealtà che si trovano a fare i conti con l’odio, l’avidità e il ruolo del denaro. Un mondo mutevole e vibrante di personaggi che incarnano inquietudini, chiaroscuri e complessità di assoluta modernità.

Lo spettacolo – È un testo fondamentale che il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia assieme al Centro Teatrale Bresciano e al Teatro de Gli Incamminati producono in un nuovo, raffinato allestimento firmato da Paolo Valerio: lo interpreta una notevole compagnia d’attori capeggiata da Franco Branciaroli, che offrirà una prova magistrale nel ruolo di Shylock, figura sfaccettata, misteriosa, crudele nella sua sete di vendetta, ma che spiazza gli spettatori suscitando anche la loro compassione. A lui, ebreo, usuraio, si rivolge Antonio, ricco mercante veneziano, che pur avendo impegnato i suoi beni in traffici rischiosi non esita a farsi garante per l’amico Bassanio che ha bisogno di tremila ducati per armare una nave e raggiungere Belmonte, dove spera di cambiare il proprio destino. Shylock che ha livore verso i gentili e sete di vendetta per il disprezzo che gli mostrano, impone una spietata obbligazione. Se la somma non sarà restituita, egli pretenderà una libbra della carne di Antonio, tagliata vicino al cuore. Parallelamente allo scellerato patto che Antonio sottoscrive, evolvono altre linee del plot creando un’architettura drammaturgica di simmetrie e specularità dense di senso. C’è la dimensione di Belmonte, una sorta di Arcadia dove la nobile Porzia, obbedendo al volere del padre, si concederà in sposa solo al pretendente che risolverà un enigma scegliendo quello giusto fra tre scrigni: a ciò ambisce Bassanio che vince optando per lo scrigno più povero. Specularmente agisce Jessica, bellissima figlia di Shylock, che invece tradendo le aspirazioni paterne, si unisce a un cristiano e fugge rubando un anello appartenuto alla madre. E se Porzia e Bassanio declinano il loro amore in modo “alto” più popolare ma simmetrico appare il rapporto fra l’amico di lui – Graziano – e Nerissa, fidata cameriera di Porzia. Sarà l’intelligentissima dama “en travesti” ad intervenire come avvocato in difesa di Antonio, quando questi – perdute le sue navi – si troverà nella drammatica condizione di pagare la cruenta obbligazione a Shylock. Con argute argomentazioni salverà la vita ad Antonio, punirà la furia vendicativa dell’usuraio, assicurerà sostanze e futuro a Jessica riuscendo anche a rimproverare al marito Bassanio la sua scarsa costanza.

Note di regia di Paolo Valerio – «For Sport», per sport. Shylock dice così, nel momento cruciale del primo atto de Il Mercante di Venezia, rivolgendosi ad Antonio: «(…) firmatemi il vostro contratto, con la clausola (è solo per sport) che se non mi rimborsate nel tale giorno e nel tale luogo la tale somma, la penale sarà stabilita in una libbra precisa della vostra bianca carne (…)» Quindi è un gioco, uno scherzo, una bagatella… Tutta questa storia di una libbra di carne è solo il divertimento di un ricco ebreo che vuole farsi beffa di un mercante tanto arrogante quanto malinconico. «Bisognerebbe essere ciechi, sordi e ottusi – scrive il grande critico letterario Harold Bloom – per non accorgersi che la grandiosa ed equivoca commedia shakespeariana Il mercante di Venezia è un’opera profondamente antisemita». Uno scherzo… Dietro a questo “sport”, a questa ignobile beffa, c’è una storia di vendetta, di denaro, di tradimenti, di emarginazione. E carne e sangue: Shylock ne è ossessionato. C’è sempre qualcosa di potentemente fisico a caratterizzare la figura di Shylock: un forte rapporto con la materia, con il corpo, con ciò che è divorabile… «sazierò l’antico rancore» è una delle prime asserzioni dell’ebreo. Un verbo non scelto a caso, in una battuta che pone subito in luce il tema fondante della vendetta contro una società che esclude chi le è estraneo. «Sono infatti odio e spirito di vendetta – per gli sputi subiti, per gli insulti di Antonio che lo paragona a un cane rabbioso, per il suo opporsi all’usura – a suggerire a Shylock la crudele obbligazione per il prestito al mercante, la famosa libbra di carne: «Lui odia il nostro sacro popolo e inveisce contro di noi e io odio lui perché è un cristiano» dice infatti l’ebreo, dichiarando chiaramente lo scenario di un’aperta lotta fra religioni, fra culture. Di contro, ogni battuta di Antonio adduce ad una vocazione al martirio. Nell’iconografia dello spettacolo abbiamo accolto quest’ispirazione ed Antonio durante il processo appare in effetti “crocifisso”, a petto nudo e braccia aperte, in attesa della lama di Shylock. Appena l’intervento del giovane avvocato salva la vita di Antonio e condanna Shylock, il mercante però rovescia la violenza dell’ebreo in una violenza altrettanto brutale chiedendo per lui la forzata conversione al cristianesimo. Da una parte, allora, c’è il cruento cannibalismo di Shylock, e dall’altra, apparentemente, un martire cristiano: però questo cristiano, appena scende dalla sua croce, come prima azione obbliga l’ebreo alla conversione, imponendogli di fatto il corpo di Cristo. Shylock, davanti ad un simile atto, avrebbe potuto a propria volta immolarsi, dire «no, uccidetemi». Invece per sopravvivere dice «accetto»:questa è la sua vera sconfitta. Rimane un escluso, un violento e diviene un perdente, privato non solo della sua orribile obbligazione, e del denaro, ma soprattutto della sua dignità. Ma la figura dell’ebreo e la sua dialettica con il mercante sono così centrali, così potenti e universali, che abbiamo scelto di evidenziarlo, aprendo e chiudendo il nostro spettacolo con un’apparizione di Shylock, che nell’ultima scena vive davanti ai nostri occhi la brutalità di una conversione imposta.

30 NOVEMBRE ® 4 DICEMBRE 2022

TEATRO VERDI – PADOVA

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