“Si svolgono oggi i test d’accesso nelle università. Il
numero chiuso è un paradosso sempre più evidente. Specie dopo l’emergenza
Covid, un tema centrale è l’investimento in risorse umane e strumentali che
risollevino i servizi sanitari pubblici, dopo anni di contrazioni e tagli” dichiara
Daniele Giordano Segretario Cgil Venezia.
“Un trend di calo del lavoro in sanità che ci pone tra i paesi con il più basso
rapporto tra cittadini e numero di operatori. Nel pubblico lavorano oggi circa 45
mila addetti, l’età media supera i 50 anni. Per quanto riguarda la nostra area
metropolitana parliamo di oltre 9.500 lavoratori tra Ulss 3 e Ulss 4 con un’età media
vicina ai 49 anni, tra i quali circa 1400 medici con 51 anni di età media ed oltre
4.200 infermieri con età media di circa 46 anni”.
“Ciò vuol dire che in 10 anni poco meno della metà di loro sarà in pensione.
L’impoverimento del sistema, a partire dalle figure professionali, e la carenza di
professioni sanitarie, segue anche la scelta ormai anacronistica di limitare gli
accessi all’istruzione” – spiega Giordano.
Per il Segretario della Cgil “Per risanare il sistema dei servizi sanitari e immettere
nuove professionalità nel sistema pubblico dei servizi alla salute, a partire dall’area
medica, è necessario operare sinergicamente e fare scelte politiche lungimiranti,
a partire dal primo accesso alla formazione”.
“Come Cgil sono anni che chiediamo investimenti straordinari per immettere
nuove risorse nel sistema e fare un piani serio di rinnovamento e di assunzioni”.
“Con la giornata di oggi si mortificano ancora una volta moltissime aspettative dei
giovani che vorrebbero accedere al nostro sistema universitario e poi sentiremo
ancora una volta chi sostiene che non si trovano medici e infermieri .
“La Regione Veneto – conclude Giordano – dovrebbe chiedere al Governo di
cambiare linea su questo tema e auspichiamo che le forze politiche che si
candidano a governare la nostra Regione assumano impegni precisi su questo
punto per il futuro della salute dei cittadini”.
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