Era una giornata di sole anche il 7 aprile del 1944, un venerdì santo che la città di Treviso non dimenticherà mai.
I giornali del tempo la chiamarono “passione di Cristo e di Treviso”: 159 fortezze volanti americane in sette minuti, poco prima dell’una e mezza del pomeriggio, oscurarono il sole e ferirono a morte Treviso.
Il piano “Strangle” era un’importante campagna di interdizione aerea progettata per forzare il ritiro degli eserciti tedeschi dall’Italia centrale, negando loro le forniture essenziali. Già nel 1943 erano state scattate fotografie della stazione di Treviso e della città dove venivano segnati i luoghi di interesse storico- artistico da non colpire. Ma non fu così. Le duemila bombe che avrebbero dovuto distruggere la stazione, in realtà colpirono la città nel suo cuore pulsante, distruggendo e danneggiando oltre l’80 per cento degli edifici, da interi quartieri residenziali a gran parte del patrimonio artistico e monumentale. Nella loro imprecisione, le bombe distrussero anche dei rifugi, se ne salvarono solo due; le macerie continuarono a fumare per quindici giorni. Le bombe, i crolli, gli incendi costarono la vita a più di un migliaio di persone di tutte le età.
Ogni 7 aprile il bombardamento viene ricordato in piazza dei Signori da autorità civili, religiose e militari alle ore 13.05. Oggi, in quella che non è una guerra ma che ci vede tutti comunque rifugiati nelle nostre case, solo il sindaco di Treviso, Mario Conte, ha commemorato il 76mo anniversario del bombardamento davanti al Palazzo della Prefettura. Ad accompagnarlo, nell’irreale silenzio di questi giorni, il suono delle campane.
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