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Le Giornate Europee del Patrimonio

2 minuti di lettura


Palazzo Da Borso, la nuova gemma trevigiana

Le Giornate europee del patrimonio sono organizzate congiuntamente dall’Unione europea e dal Consiglio d’Europa, che le ha avviate nel 1985. Si tratta di uno degli eventi culturali partecipativi di maggior portata in Europa.

Durante le Giornate europee del patrimonio si aprono le porte di migliaia di monumenti e siti (alcuni dei quali restano di solito chiusi al pubblico per il resto dell’anno), consentendo alla popolazione di effettuare visite gratuite, di conoscere il proprio patrimonio culturale comune e di partecipare attivamente alla salvaguardia del patrimonio culturale dell’Europa per le generazioni presenti e future.

Ogni anno le Giornate europee del patrimonio offrono a più di 20 milioni di persone una rara opportunità di accesso a migliaia di siti ed a eventi unici e si svolgono ogni settembre nei 50 paesi firmatari della Convenzione culturale europea e sono organizzate in stretta collaborazione con i coordinatori nazionali.

In ogni paese una rete composta di enti regionali e locali, gruppi privati e civici e migliaia di volontari si occupa dell’organizzazione di eventi,che ogni anno si articolano a partire da un tema paneuropeo specifico. I paesi possono aderire al tema comune, oppure organizzare eventi basati su un adattamento locale del tema comune o su un tema di loro scelta.

Anche la città di Treviso si è mobilitata in questo senso, aprendo ai cittadini, con visite guidate gratuite, una serie di siti di interesse storico ed artistico, a cura delle varie istituzioni ed associazioni che operano nel territorio.

Tra le novità di quest’anno è stato possibile visitare il Palazzo Da Borso, che in Piazza san Francesco aveva ospitato recentemente prima le scuole medie Giacomelli e poi l’Istituto Musicale Manzato. Il Comune di Treviso ha incaricato lo studio Demogo della riqualificazione dell’edificio e alla presenza dell’Assessore Zampese e dell’architetto Simone Gobbo, stamane si sono riaperte le porte al pubblico per una visita guidata dei locali restaurati.

Le sorprese sono state parecchie. L’architetto ha parlato del restauro filologico , introducendo ai lavori effettuati. Visto che l’edificio si sviluppa in tre piani, quello piano terra era quello dedicato alle carrozze che si apre su un piccola corte retrostante. Il Pavimento è stato lasciato neutro e poiché sia il riscaldamento che il raffreddamento è a pavimento , questo è scostato dalle pareti. Come pure lo sono gli interruttori delle luci, per non interferire sulle pareti restaurate, che hanno rivelato più piani di affreschi.

Quelli più interessanti si trovano nel salone del pianterreno ed è chiamato delle mappe, perché essendo ospitata una scuola nell’edificio, i muri sono diventati un libro di geografia ed astronomia, mentre nel primo piano si può trovare la sala della geometria, salendo sui gradini originali restaurati. Nel secondo piano si apre un grande salone, che per motivi logistici( il palazzo ospiterà o degli uffici comunali o la camera di commercio) è stato separato da delle vetrate, Questo da una luminosità eccezionale al locale, dato anche dalla trifora che si affacia sulla piazza sanFrancesco e a dei lampadari a forma di bolla, della ditta Artemide, che conservano la trasparenza e il passaggio di luce, anche quando sono spenti. Salendo poi le scale in graniglia di marmo che potano al piano aggiunto nel Novecento, si scopre un lucernario che illumina le scale e il piano superiore e il vano dove è stato installato l’ascensore , che sembra una quinta teatrale perché non vuole interferire con il restauro filogico del palazzo. Al termine della visita , l’architetto Gobbo ha affermato che è stato lungo ed impegnativo, ma che ha dato degli ottimi risultati, tanto che auspica che anche se ospiterà degli uffici pubblici, almeno una volta all’anno sia aperto al pubblico, perché questo spazio possa essere restituito a tutta la cittadinanza.

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