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Nuovi ordini di evacuazione in Libano, tensione nel Golfo

2 minuti di lettura

La crisi in Medio Oriente segna un nuovo e pericoloso salto di intensità. L’esercito israeliano ha emesso nuovi ordini di evacuazione forzata nel sud del Libano, mentre nel Golfo Persico si registrano attacchi incrociati tra Stati Uniti e Iran che riportano la regione sull’orlo di un conflitto su larga scala

BEIRUT. Nelle ultime ore, l’esercito israeliano ha ordinato ai residenti delle località di Jabsheet e Sarafand di abbandonare immediatamente le proprie abitazioni e spostarsi ad almeno un chilometro di distanza, verso aree aperte.

A diffondere il messaggio è stato Avichay Adraee, portavoce in lingua araba delle Forze di difesa israeliane (IDF), che ha motivato la decisione con la necessità di colpire obiettivi legati a Hezbollah.

Secondo Israele, il gruppo sciita avrebbe violato il cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti ed entrato in vigore a metà aprile. Hezbollah, dal canto suo, respinge le accuse e ribadisce che continuerà le operazioni militari contro le truppe israeliane presenti in Libano e contro le città del nord di Israele finché – sostiene – le violazioni israeliane non cesseranno.

Il fragile equilibrio del cessate il fuoco

Il cessate il fuoco tra Israele e Libano si conferma sempre più instabile. Da settimane, fonti locali e organizzazioni internazionali denunciano raid che avrebbero colpito anche aree civili, con vittime tra la popolazione e distruzioni diffuse di abitazioni.

Israele sostiene di colpire esclusivamente infrastrutture militari di Hezbollah, ma il quadro sul terreno appare più complesso. L’accordo, infatti, prevede una clausola controversa: il diritto di Israele di intervenire militarmente “in autodifesa” contro minacce ritenute imminenti o in corso. Una formulazione che, secondo diversi osservatori, lascia ampi margini di interpretazione e contribuisce all’instabilità attuale.

Le immagini provenienti da villaggi come Kfar Tibnit mostrano colonne di fumo dopo gli ultimi raid aerei, confermando un’intensificazione delle operazioni.

Il fronte del Golfo: Hormuz torna al centro dello scontro

Parallelamente, la tensione si è estesa al Golfo Persico, dove Stati Uniti e Iran si confrontano per il controllo dello strategico stretto di Stretto di Hormuz, arteria fondamentale per il commercio energetico globale.

Nelle ultime 48 ore si sono registrati attacchi con droni e missili, esplosioni su navi commerciali e operazioni militari dirette. Il comando centrale statunitense, US Central Command, ha dichiarato di aver distrutto sei imbarcazioni militari iraniane – circostanza smentita da Teheran.

Nel frattempo, due navi mercantili battenti bandiera statunitense sono riuscite ad attraversare lo stretto sotto scorta militare, segnale di un tentativo americano di ristabilire la sicurezza della rotta.

Attacco negli Emirati: colpito il porto di Fujairah

La crisi ha coinvolto anche gli Emirati Arabi Uniti. Un attacco con droni – attribuito a Teheran da fonti locali – ha colpito la zona industriale petrolifera di Fujairah, provocando un incendio e il ferimento di tre cittadini indiani.

Il governo indiano ha definito l’attacco “inaccettabile”, chiedendo la cessazione immediata delle azioni contro infrastrutture civili. Le autorità locali hanno confermato che le squadre di emergenza sono intervenute rapidamente per contenere i danni.

Il rischio di una guerra regionale

Il quadro complessivo evidenzia una pericolosa convergenza di crisi: il fronte israelo-libanese, il confronto diretto tra Stati Uniti e Iran e il coinvolgimento di attori regionali.

La simultaneità degli eventi aumenta il rischio di un’escalation incontrollata, con possibili ripercussioni globali, soprattutto sul piano energetico ed economico.

La comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione, mentre gli appelli alla de-escalation si moltiplicano. Tuttavia, sul terreno, i segnali vanno nella direzione opposta: evacuazioni, attacchi mirati e operazioni militari che, giorno dopo giorno, avvicinano lo scenario a un conflitto aperto su scala regionale.

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