Non è più solo una questione di “America First”, ma di un’offensiva geopolitica e commerciale a tutto campo che vede nell’Unione Europea non un alleato, ma un antagonista. Gli ultimi sviluppi della presidenza Trump — dalla questione della Groenlandia al dossier Venezuela, fino ai dazi
Il ricatto artico e la sovranità europea
Il caso della Groenlandia è emblematico della nuova dottrina Trump. Quella che nel 2019 sembrava un’eccentricità è diventata una crisi diplomatica senza precedenti. Trump non si è limitato a rilanciare l’offerta di acquisto, ma ha introdotto una logica punitiva: dal 1° febbraio 2026, ha imposto dazi del 10% a Danimarca, Francia, Germania e altri paesi europei, minacciando di elevarli al 25% entro giugno qualora Copenaghen non cedesse alla vendita del territorio artico.
Questa mossa non è solo un atto ostile verso la Danimarca, ma un attacco diretto alla stabilità dell’Unione. I leader europei — tra cui Macron, Meloni e il cancelliere Merz — hanno risposto con una nota congiunta definendo le pretese americane inaccettabili, ma la realtà è che Washington sta usando il commercio per ridisegnare i confini sovrani del Vecchio Continente.
La guerra dei dazi: numeri di un assalto economico
Se la Groenlandia è la punta dell’iceberg geopolitico, i dazi sono il martello che sta colpendo l’economia reale europea. Ecco i dati che confermano l’ostilità commerciale:
· Automotive: Dal 2 aprile 2025, è in vigore un dazio del 25% sulle auto importate dalla UE. Per la Germania, che esporta circa 500.000 veicoli l’anno negli USA, è un colpo ferale.
· Impatto sul PIL: Le stime della Commissione Europea indicano che l’aggressività di Trump ha già tagliato la crescita dell’Eurozona dello 0,4% nel 2025, con previsioni di un ulteriore rallentamento nel 2026.
· Settori chiave: Acciaio e alluminio sono stati colpiti da tariffe del 25%, mentre un “accordo” forzato nell’estate 2025 ha imposto all’UE acquisti obbligati di energia statunitense per 750 miliardi di dollari.
Venezuela e il “Regime Change” unilaterale
Anche sul fronte latinoamericano, Trump ha agito in contrapposizione della coordinazione con Bruxelles. La cattura e il sequestro di Nicolás Maduro il 3 gennaio del 2026 e la gestione diretta della transizione venezuelana per il controllo delle risorse petrolifere sono stati portati avanti senza consultare gli alleati europei. Mentre l’UE cercava vie diplomatiche, Trump ha optato per l’unilateralismo militare e amministrativo, relegando l’Europa a spettatore irrilevante in un’area di interesse strategico globale.
“L’unico punto in cui prevale l’unanimità nella politica di Trump è l’antagonismo verso l’Europa.” — Analisi LUISS, maggio 2025
Un divorzio forzato?
I dati parlano chiaro: per Trump l’Europa è un “free rider” da disciplinare attraverso la coercizione finanziaria. L’UE si trova oggi stretta tra la dipendenza dalla difesa NATO e un partner commerciale che utilizza i dazi come armi di ricatto territoriale. Stigmatizzare Trump come nemico dell’UE non è più una posizione ideologica, ma una constatazione empirica basata su perdite di PIL miliardarie e minacce alla sovranità territoriale.
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Yari Lepre Marrani, nato nel 1982, è un giornalista pubblicista e analista geopolitico con una duplice formazione in Giurisprudenza e Scienze Storiche conseguita a Milano. La sua carriera professionale si divide tra l’attività di consulente legale e una prolifica produzione editoriale che spazia dalla storia alla geopolitica. Collaboratore di numerose testate nazionali come L’Occidentale e la Voce Repubblicana, si distingue per analisi originali su documenti costituzionali e saggi letterari dedicati a figure come Manzoni e Beccaria. La sua scrittura, nata da una passione infantile, riflette un interesse viscerale per la letteratura e la religione giudaico-cristiana. Oltre all’impegno giornalistico, Marrani è un appassionato scacchista e trae costante ispirazione dall’equilibrio del mondo naturale. Il suo approccio comunicativo punta a interpretare l’attualità politica attraverso il rigore dell’erudizione e dell’analisi storica. Attualmente prosegue la sua collaborazione con quotidiani indipendenti e centri studi, consolidando il suo ruolo di osservatore attento delle dinamiche internazionali.
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