La possibile “Lista Zaia” alle prossime regionali in Veneto agita il centrodestra e riapre il dibattito sulla leadership del Governatore uscente. Tra consensi trasversali e tensioni interne alla coalizione, si profila uno scenario tutt’altro che scontato
TREVISO. Nel centrodestra veneto si è aperto un fronte che, più che politico, è simbolico. La richiesta — ormai sempre meno sussurrata — di una “Lista Zaia” alle prossime elezioni regionali, pur in assenza della ricandidatura del governatore, rappresenta un bivio netto: da una parte l’adesione formale a un perimetro di coalizione che ha garantito stabilità; dall’altra, il segnale potente di un’identità che rivendica autonomia politica, culturale e – non da ultimo – elettorale.
Luca Zaia, da Roncade, ha mostrato ancora una volta l’abilità del leader che conosce i tempi della politica e sa quando lanciare il sasso senza scatenare lo tsunami. Ha parlato di rispetto, di “strumento di adesione”, ha ripetuto che è prematuro aprire un nuovo partito. Ma poi ha lasciato sul tavolo un dato: 40-45% di potenziale consenso. Non è una provocazione, è un messaggio.
Questa lista civica — che civica non è più da tempo, se mai lo è stata — è la rappresentazione plastica di un consenso personale che travalica le insegne partitiche e che la Lega, per quanto cerchi di capitalizzarlo, fatica sempre più a contenere nei suoi schemi tradizionali. È anche un avvertimento: il centrodestra può decidere di valorizzare l’eredità zaiana oppure rischia di lasciarsela sfuggire, con conseguenze imprevedibili sull’assetto del potere regionale e, a cascata, nazionale.
Le frizioni interne dimostrano che le tensioni non sono solo tra alleati, ma anche dentro i partiti stessi. Zaia non ha partecipato alla convention leghista e il silenzio – in politica – pesa più delle parole.
Nel frattempo, al di fuori del Veneto, il campo progressista cerca faticosamente l’unità tra alleanze variabili e candidati incerti, come Conte che si muove in Puglia, Marche e Campania con un equilibrio da funambolo. Ma è proprio il caso veneto a rivelare un paradosso: mentre il centrosinistra litiga su candidati e veti incrociati, nel centrodestra — solitamente compatto — si rischia una frattura provocata non da uno scontro ideologico, bensì da un eccesso di carisma.
Zaia oggi è in uscita da Palazzo Balbi, ma la sua stagione politica è tutt’altro che al tramonto. Anzi: il vero dilemma non è se la lista ci sarà, ma se sarà ancora una lista “dentro” o “oltre” la coalizione. La Lega e il centrodestra tutto dovranno decidere se Zaia è ancora una risorsa da tenere vicina o una forza troppo ingombrante da contenere. E come spesso accade, la scelta tra valorizzare o ridimensionare una leadership rischia di trasformarsi in un errore strategico da cui non si torna indietro.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui
