Italian flag
L'EditorialeMondoPoliticaSlide-main

Israele progetta “città umanitaria” a Rafah per trasferire la popolazione di Gaza

2 minuti di lettura

Israele annuncia un piano per trasferire l’intera popolazione di Gaza in una “città umanitaria” costruita sulle rovine di Rafah. Giuristi e accademici lo definiscono un progetto di deportazione forzata e un possibile crimine contro l’umanità

GERUSALEMME. Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha annunciato un piano per creare una “città umanitaria” sulle rovine della città di Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, dove intende trasferire la popolazione palestinese. Secondo quanto riportato dal quotidiano Haaretz, il progetto prevede la concentrazione iniziale di circa 600.000 persone, già sfollate nella zona di al-Mawasi, con l’obiettivo finale di ospitare l’intera popolazione di Gaza.

La proposta, illustrata da Katz in un briefing con giornalisti israeliani, prevede controlli di sicurezza per ogni palestinese prima dell’ingresso e il divieto di lasciare l’area una volta all’interno. Il perimetro sarà gestito dalle forze armate israeliane. Il ministro ha affermato che l’operazione si inserisce in un piano più ampio per l’“emigrazione” dei palestinesi da Gaza, da lui definita inevitabile.

L’annuncio ha suscitato forti reazioni tra giuristi, storici e attivisti per i diritti umani, che lo hanno definito un piano di deportazione forzata su larga scala. Michael Sfard, uno dei principali avvocati israeliani per i diritti umani, ha dichiarato: “Katz ha presentato un piano operativo che costituisce un crimine contro l’umanità. Parliamo di un trasferimento forzato della popolazione verso la punta meridionale della Striscia in preparazione a una deportazione all’estero”.

Sfard ha sottolineato che, sebbene le autorità israeliane parlino di partenze “volontarie”, le condizioni coercitive in cui vive la popolazione di Gaza rendono giuridicamente inapplicabile qualsiasi pretesa di consenso.

Il piano di Katz sembra contraddire quanto dichiarato, poche ore prima, dall’ufficio del capo di stato maggiore delle forze armate israeliane, Eyal Zamir, che in una lettera a un gruppo di riservisti affermava che l’operazione militare in corso non aveva tra i suoi obiettivi la concentrazione o la deportazione dei civili palestinesi.

“Non si tratta di una città,” ha spiegato Goldberg. “Una città ha scuole, ospedali, posti di lavoro, libertà di movimento. Nulla di tutto ciò è previsto in questa struttura. Non sarà un luogo vivibile, come già oggi non lo sono le cosiddette ‘aree sicure’”.

Il piano di Katz è stato reso pubblico poco prima della partenza del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per Washington, dove è atteso per colloqui con il Presidente Donald Trump. Proprio Trump, all’inizio del 2025, aveva proposto che un numero significativo di palestinesi lasciasse Gaza per facilitare la “bonifica” del territorio, posizione che ha trovato eco in vari esponenti del governo israeliano, tra cui il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, sostenitore della costruzione di nuovi insediamenti israeliani a Gaza.

Il piano prevede che i lavori per la “città umanitaria” inizino anche durante un eventuale cessate il fuoco, mentre Netanyahu è attivamente impegnato a cercare Paesi disposti ad accogliere i palestinesi che decidano di “emigrare”. Durante una conferenza stampa alla Casa Bianca, Netanyahu ha dichiarato che Israele e Stati Uniti stanno lavorando con altri Stati per offrire “un futuro migliore” a chi decida di lasciare Gaza.

Tuttavia, l’ambiguità tra volontarietà e coercizione è al centro delle critiche degli esperti di diritto internazionale. La creazione di zone di transito o campi temporanei è stata oggetto anche di documenti presentati nei mesi scorsi all’amministrazione Trump, secondo un’inchiesta di Reuters. Il progetto, dal valore stimato di 2 miliardi di dollari, sarebbe legato a una fondazione denominata Gaza Humanitarian Foundation (GHF), che ha smentito ogni coinvolgimento formale.

Finora, la reazione della comunità internazionale è stata cauta, se non del tutto assente. Ma il tempo per una risposta significativa sembra stringere, mentre la popolazione di Gaza, già stremata da quasi due anni di guerra, si trova ora di fronte a un nuovo bivio.

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER!

Ricevi gli ultimi articoli de Il Nuovo Terraglio via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Newletter Il Nuovo Terraglio

Articoli correlati
AmbienteAttualitàCostume&SocietàEconomia&LavoroItaliaSlide-main

Il giorno più lungo dell'anno

1 minuti di lettura
Torna l’ora solare domani, domenica 25 ottobre. Bisogna portare indietro le lancette dell’orologio di un’ora Sarà il giorno più lungo dell’anno, 24…
AttualitàSlide-mainSportTreviso

Dolomiti Bellunesi a Treviso. Oggi al Tenni sarà una sfida aperta

2 minuti di lettura
Un match molto sentito, un derby che ritrova le due squadre dopo l’incontro di Coppa Italia di serie C, dove i bellunesi…
AttualitàSlide-mainVeneto

Autonomia del Veneto, nove anni dal referendum: la Regione lancia dieci borse di studio per i giovani

3 minuti di lettura
Dal referendum del 2017 all’approvazione delle intese definitive da parte del Consiglio dei ministri: le tappe del percorso dell’autonomia e l’iniziativa di…