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Biden autorizza l’Ucraina a colpire in Russia con missili a lungo raggio

2 minuti di lettura

L’autorizzazione di Biden all’uso dei missili a lunga gittata in territorio russo segna un cambio di passo nella guerra in Ucraina

UCRAINA. Joe Biden, in una delle sue ultime mosse presidenziali, ha finalmente rotto il sigillo del tabù: sì, l’Ucraina può usare i missili a lungo raggio americani (ATACMS) contro il territorio russo. È un passaggio storico, un po’ come se l’arbitro avesse finalmente deciso di far entrare i fuoriclasse dopo averli tenuti in panchina per mesi. Ma attenzione: non è il gol della vittoria, e Mariia Ionova, parlamentare ucraina, ce lo ricorda con precisione chirurgica.

L’idea di Biden non nasce dal nulla. La pressione si è accumulata come neve su un tetto fragile: da un lato, l’intensificazione degli attacchi russi, tra cui il coinvolgimento dei soldati nordcoreani nella regione di Kursk; dall’altro, il clima teso di un’Europa che non può più ignorare i missili cadere sulle città ucraine. Per non parlare del “tic-tac” presidenziale: con Donald Trump già pronto a sedersi di nuovo nello Studio Ovale, Biden ha deciso di non lasciare nulla di intentato.

Qui entra in gioco il mito – e il rischio – della “pallottola d’argento”. Gli ATACMS non sono un cheat code per vincere la guerra. Al massimo, possono cambiare il ritmo di una partita estenuante, ma non risolvono le questioni fondamentali: l’unità dell’Occidente, la mancanza di un piano strategico e, soprattutto, la tempesta geopolitica che potrebbe scatenarsi se Putin decidesse di alzare ulteriormente la posta.

Missili sì, ma con il manuale di istruzioni

Biden ha dato luce verde, certo, ma con un manuale di istruzioni più rigido di un contratto telefonico. Gli attacchi autorizzati sembrano limitati e calibrati, quasi a voler dire a Putin: “Guarda che possiamo, ma non esageriamo.” È un gioco pericoloso, un tentativo di camminare su una fune sopra un burrone diplomatico. La Francia e il Regno Unito, da parte loro, non vogliono essere da meno e hanno dato il via libera ai loro missili a lunga gittata, forse per non essere esclusi dalla “gara della solidarietà”.

Torniamo all’Ucraina. Mariia Ionova, con la sua dichiarazione tagliente, riporta l’attenzione su ciò che realmente conta: non bastano i missili per vincere una guerra. Senza uno scudo aereo adeguato, senza più istruttori sul campo e senza sanzioni davvero efficaci (le “secondarie” sembrano essere il nuovo mantra), l’Ucraina rischia di restare invischiata in un conflitto infinito, combattendo non solo contro i soldati russi ma contro la stanchezza degli alleati.

Tempo e vite

La vera lezione che emerge da tutto questo, come sottolinea Ionova, è che il tempo è una risorsa più preziosa dei missili stessi. Ogni ritardo nelle decisioni occidentali, ogni esitazione, si traduce in vite umane perse. Mentre le democrazie occidentali ponderano con cura ogni passo, la Russia non si ferma: ammassare 50mila soldati a Kursk (con un improbabile supporto nordcoreano) non è solo una mossa militare, è un messaggio politico.

Biden ha scelto di essere audace, forse un po’ tardi, ma audace. Tuttavia, se gli alleati dell’Ucraina non trovano il coraggio di sviluppare una strategia coesa e, come suggerisce Ionova, creativa, gli ATACMS rischiano di essere un altro strumento utile ma insufficiente. Alla fine, non si vince con una pallottola d’argento, ma con una visione chiara e con la capacità di agire in modo deciso. E su questo, per l’Ucraina, il tempo stringe.

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