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La fuga dei giovani vera emergenza nazionale

2 minuti di lettura

Un vuoto di capitale umano nel settentrione del Belpaese

Viene definito Expat chi abbandona il Paese di origine per trasferirsi all’estero per un periodo temporaneo o per sempre. Un termine neutro, non emotivamente coinvolgente, mentre la realtà ci parla di un avvenimento epocale in cui i giovani italiani cercano un futuro al di là dei confini nazionali.

Questa volta non è la fame o la povertà come è stato nei secoli il problema dell’emigrazione. Ma una vera e propria fuga di cervelli dalle ricche regioni settentrionali, dopo che la famiglia, lo Stato attraverso la scuola, i ragazzi stessi con il loro impegno, hanno investito tempo e risorse sul futuro.

Il Report della Fondazione Nord-Est

La situazione e le motivazioni di questa scelta sono descritte in un Report della Fondazione NordEst: “I giovani e la scelta di trasferirsi all’estero. Propensione e motivazione”, realizzato grazie al supporto della Regione del Veneto.

“Dopo tanto ragionare di giovani e della loro diaspora, finalmente sono loro stessi a raccontare motivazioni, valutazioni, aspirazioni, prospettive, lavori e speranze. La Fondazione Nord Est, sulla base delle loro risposte, traccia due identikit e raccoglie le loro indicazioni per lo sviluppo italiano”.

I numeri

Dal 2011 al 2021 451mila giovani italiani (18-34 anni) hanno lasciato il Paese. Al netto dei rimpatri, il saldo migratorio è stato negativo per oltre 300mila persone (-317.042). Un’uscita che è ripresa nel 2022 e nel 2023. L’immigrazione di giovani da paesi extra UE non è sufficiente a compensare la perdita di capitale umano, per via del differente livello di istruzione.

Perché se ne vanno? 

Spiega il Report: “Il Nord Italia – solitamente lodato per attrattività rispetto al Mezzogiorno – si presenta come una bottiglia senza tappo, orientata verso il basso. In dieci anni è infatti raddoppiata la quota di laureati sul totale – da 20% a 41% – di chi va via ed è aumentata di 17 punti quella dei diplomati, da 26% a 43%.”

Confrontando i flussi nei confronti dei principali sei Paesi di destinazione: Belgio, Francia, Germania, Paesi Bassi, Svizzera e Regno Unito, risulta per ogni giovane cittadino di queste nazioni che sceglie di trasferirsi nel Nord Italia, più di 7 giovani italiani residenti nel Settentrione fanno la scelta inversa.

Le motivazioni

Le motivazioni alla base di questa scelta vanno da un’atmosfera di lavoro piacevole e ad un “buon equilibrio fra vita lavorativa e vita privata”..

Più di un giovane su tre residente nel Nord Italia immagina il proprio orizzonte di tre anni al di fuori dello stivale; egli indica le occasioni di crescita professionale come prima motivazione per l’espatrio, anche se una porzione consistente sarebbe disposta ad accettare un impiego non in linea con la propria formazione, pur non accettando uno stipendio basso.

Tra le conclusioni del Report emerge che “la tanto decantata qualità della vita del Bel Paese – pur con parziali eccezioni riguardanti il servizio sanitario e il sistema universitario – non sembra essere percepita come tale dalle giovani generazioni di italiani, le quali sono alla ricerca di migliori opportunità economiche e di lavoro e si sono dimostrate pronte alla scelta più drastica: espatriare. Così creando nel Settentrione un vuoto di capitale umano, potenziale innovativo, di crescita e di sviluppo economico e sociale difficilmente colmabile”.

Cambiare prospettiva

Per trattenere giovani, laureati e non, è necessario un impegno a 360°, vista l’aumentata sensibilità anche verso aspetti un tempo più marginali come l’equilibrio tra vita e lavoro, la sicurezza e la sostenibilità.

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