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Ciao Mestre Bianco Rossa, oggi scrive il Mazzu

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Ore 22.55, giovedì 30 novembre 2023. “Ciao Cri, il pezzo è pronto…”. Interloquire con Andrea Mazzucchelli è puro diletto. Gentile, educato, mai una parola fuori posto. Sempre con il sorriso, anche nella voce quando parla al telefono. Quel sorriso che poi porta in campo trasformato in grinta agonistica buona. “Un capitano, c’è solo un capitano”. E a Mestre si chiama Andrea Mazzucchelli. Per gli amici, semplicemente K.

Ciao Mestre Bianco Rossa, oggi scrive il Mazzu

Palasport Taliercio, tutti in piedi per i colori di questa maglia, bandiere e sciarpe in alto per la squadra della città di Mestre.

La storia ci regala la fortuna di avere ricordi, che siano di lontananza decennale o dei giorni nostri. La storia non si ferma, magari fa delle pause ma non si arresta. I ricordi, la passione e i weekend che si susseguono la tengono viva. Io respiro questo ogni volta che varco i cancelli di Via Vendramin. Questo è ciò che sento e tocco con mano al termine di ogni partita, quando tifose e tifosi, bambini e famiglie ci mostrano la loro passione e il loro amore verso la pallacanestro e verso questa maglia. L’empatia che si crea con il pubblico e la curva è quello che fa marciare in avanti un’intera realtà sportiva e un intero gruppo squadra sia quando le cose vanno per il meglio sia quando le difficoltà sembrano farla da padrone.

Una squadra, un gruppo di atleti, un gruppo di persone che rappresentano una città. Non è banale, non è scontato, è una responsabilità e per me un grande motivo di orgoglio. Chi di voi ha imparato a conoscermi sa che non ragiono per individualità, che mi piace urlare, esultare per ogni piccola cosa utile alla squadra che viene fatta in campo. Credo molto nell’idea di gruppo, che nasce, cresce ed evolve. I gruppi che funzionano non nascono da un giorno all’altro ma sono basati sull’etica del lavoro, sulle responsabilità condivise e sulla connessione emotiva, che implica gioie da condividere ma anche insuccessi da elaborare.

Io, come tutti i miei compagni, abbiamo avuto la fortuna di fare della nostra passione un lavoro vivendo lo sport con l’adeguata pressione fisica e mentale per responsabilità in primis verso noi stessi. Siamo persone ognuna con le propria peculiarità, che provano a costruire una connessione emotiva, che implica preoccupazione e accoglienza costante a prescindere dalla materialità del risultato finale a cui ognuno in cuor proprio ambisce, ma che non ha certezza di esaudire finché non coltiva e alimenta la forza di un gruppo.

La mia personalità ed esperienza di sport e di vita, sono fondate sempre sul concetto per cui non c’è un interruttore per le massime prestazioni che puoi attivare quando vuoi ma è una mentalità che orienta le scelte, che determinano le decisioni e guidano le azioni quotidiane. Io penso ad impegnarmi a dare sempre il massimo che posso, che non significa dover essere sempre al top, ma dare il meglio nonostante il dolore, nonostante un imprevisto o una difficoltà dentro e fuori dal rettangolo di gioco. L’etica del lavoro l’ho sempre interpretata come dedizione e responsabilità verso ciò che faccio nel lavoro quotidiano. Non considero vincente una mentalità solamente sulla base della materialità del traguardo finale, ma bensì sulla costanza e consapevolezza di fare quanto possibile per arrivare a fine giornata e sentirmi grato. In questa società e nel mio concittadino Cece Ciocca, ho sempre trovato la professionalità, la dedizione e la gioia di far fatica, la passione per le sfide e la totale abnegazione per il lavoro.

Ci sono poi tante persone che con piccoli gesti di importanza non calcolabile sono fonte di motivazione e sostegno: un semplice stai bene? Sei felice? di mamma Laura e Manu o i gesti e le parole di papà Piero e Fabio in campo come nella vita sono fonte di supporto imprescindibile. Chiara, mia moglie, in questo è l’emblema. Rappresenta la compagna di Vita simbolo di empatia, amore, comprensione, esaltazione, supporto e accettazione delle fragilità.

Poi ci tengo a citare Don Fabio, una di quelle persone che ho “trovato”, appassionato di pallacanestro a prescindere dai colori di maglia e che in prima fila al palazzetto non manca mai. Con un abbraccio o una parola, anche a tarda notte dopo le partite, trova sempre il modo di far sentire la sua vicinanza.

L’affetto e la disponibilità che si trovano a chilometri di distanza da casa sono quello che rendono il proprio trascorso piacevole. Basket e vita extra cestistica convivono grazie anche ai valori umani che si incontrano strada facendo.

Ps: … per consigli su faccende di casa e arte del casalingo sono un vero professionista, ma detto questo, ho anche dei difetti.

“K”, semplicemente il vostro Mazzu

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