Dai social alle chiacchiere, davvero si può gioire per la scomparsa del Cavaliere?
A poco più di ventiquattro ore dall’annuncio della scomparsa di Silvio Berlusconi, il mondo ne ha ricordato la personalità, la capacità imprenditoriale e la vita politica.
Proclamato il Lutto Nazionale e programmati i funerali di Stato per oggi, mercoledì 14 giugno, presso il Duomo di Milano.
Per la prima volta il decesso di un ex Presidente del Consiglio è accompagnato da una giornata di lutto nazionale e dalla chiusura delle Camere per una settimana.
Non sono mancate le polemiche politiche a riguardo, con Rosy Bindi (PD) che approva i funerali di Stato ma reputa inopportuno il Lutto Nazionale.
Timidi risentimenti, rispetto e cordoglio da ogni forza ed esponente politico, ricordi ed aneddoti fervidi e celebrativi, veri, anche da parte di chi lo ha combattuto politicamente e contestato.
La morte di un uomo non ferma però i commenti più aspri. Come ha ricordato Guido Bertolaso questa sera, intervistato da Nicola Porro a Canale5, Silvio Berlusconi reputava avversari politici gli antagonisti elettorali, mentre gli stessi lo consideravano un nemico.
Da qui, con la non educazione all’avverso ed all’avversario, leggiamo di feste organizzate per osannare la morte di Berlusconi, di qualcun che arriva a scrivere d’oltraggio al cadavere, chi più ne ha, più ne metta. Sicuramente, Silvio Berlusconi è stato un personaggio, controverso, contestato, irriverente, ma anche ironico e capace. Imprenditore creatosi dal nulla, con l’aiuto modesto del padre, ha dato lavoro a migliaia ci persone. Cinquantaseimila dipendenti, nelle sue aziende, quando, nel 1994, decise di scendere in politica.
Processato più volte, un’accusa confermata definitivamente, relativa ai diritti televisivi. Supposti conflitti di interesse, capi d’accusa infiniti, storie che, di fatto, non reggevano, vedi “la nipote di Mubarak” ma che poi, “stringi, stringi”, servivano più a noi media ed alla politica che al Popolo, all’Italia.
Non c’è un senso logico, non c’è un nesso perché oggi, nel 2023, si inneggi all’allegria ed alla gioia perché sia mancato un uomo. Sia egli Silvio Berlusconi o un onesto cittadino, solo perché non nelle nostre grazie e a mezze nozioni a riguardo delle vicissitudini tecnico-politiche.
Ci battiamo da decenni per la difesa dei diritti dell’uomo, ci proclamiamo antifascisti, esponiamo bandiere arcobaleno per la Pace ed i diritti di chiunque.
Poi, dinnanzi alla morte, ci scopriamo capaci di gioire per l’ultimo respiro di un padre di famiglia, di un nonno, di un marito. Di un uomo, insomma.
C’è qualcosa che non torna, nei conti che facciamo con la libertà e la democrazia.
Par lecito aver opinioni contrastanti o agire per conto di una maggioranza.
Nel momento in cui questa maggioranza si presenta, però, così evidente e contraria a come la vorremmo, ogni principio di libertà e di espressione della stessa precipita nel burrone ed esce l’odio di chi ha perso.
Ha perso dentro, ha perso le staffe, ha perso il rispetto.
Poco male, c’è chi vede avversari, chi vede nemici.
Creidit fotografici: European People’s Party
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