ROMA. — Mons. Gianni Fusco, assistente spirituale dei giovani UCID, ha partecipato al 3° Festival dell’Umano Tutto Intero svoltosi il 16-17 giugno 2026 al Pio Sodalizio dei Piceni. A margine dei lavori, lo abbiamo incontrato per un bilancio dell’edizione.
Monsignor Fusco, ci può fare un commento di questa edizione? Che aria si è respirata?
Come lei ha detto, siamo al terzo anno di questo festival. In genere, quando si organizza un festival, il primo anno è l’entusiasmo del momento, il secondo anno è per confermare quanto già fatto, il terzo anno è l’anno della svolta — quello che guarda al futuro.
Da questo si comprende che le cose sono andate veramente bene. L’espressione che San Giovanni Paolo II ha coniato — «l’umano tutto intero» — ha trovato quest’anno una definizione molto più particolareggiata e consistente in tutti gli ambiti nei quali si è voluto vedere l’uomo come persona: nella sua realtà relazionale, protagonista di tutti gli ambiti della vita sociale e familiare.
C’è un documento ecclesiale che ha accompagnato questa edizione?
È stata una grazia di Dio che, quasi venti giorni fa, Papa Leone XIV abbia pubblicato la sua prima enciclica — la Magnifica Humanitas — mettendosi sulla stessa lunghezza d’onda di Giovanni Paolo II. Il titolo riprende, con parole diverse, esattamente lo stesso contenuto dell’affermazione dell’«umano tutto intero»: nella Magnifica Humanitas si ripercorre, nelle circostanze del momento presente, l’identità della persona umana e il suo impegno per il bene comune.
Tutto questo anche alla luce delle prospettive che l’intelligenza artificiale porta con sé, con il cosiddetto transumanesimo o addirittura postumanesimo. Il Papa con questa enciclica ci riporta alla nostra realtà di protagonisti della storia, ma protagonisti come persone umane nel senso più ampio e più completo del termine.
3° Festival dell’Umano Tutto Intero — 16-17 giugno 2026, Pio Sodalizio dei Piceni, Roma — suitetti.org
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