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Il vincitore sarà proclamato a Mestre il prossimo 25 ottobre 

 

La giuria tecnica del Premio “Regione del Veneto – Leonilde e Arnaldo Settembrini”, presieduta da Giancarlo Marinelli, si è riunita oggi a Mestre per indicare la terna dei finalisti della 56.a edizione del concorso letterario.

 

Sono stati scelti: 

Patrizia Cavalli, Con passi giapponesi, Einaudi

Marco Marrucci, Ovunque sulla terra gli uomini, Racconti Editore

Beatrici Masini, Più grande la paura, Marsilio.

 

Le tre opere saranno ora valutate dalla Giuria Giovani, composta da studenti dei licei di Venezia e Mestre, a cui spetterà la scelta del vincitore. Il suo nome sarà reso noto in occasione della cerimonia finale in programma venerdì 25 ottobre 2019, alle ore 18, al Teatro Toniolo di Mestre.

 

 

“Il premio Settembrini – afferma l’assessore alla Cultura della Regione del Veneto, Cristiano Corazzari – è un appuntamento atteso e di prestigio nell’ambito delle attività letterarie nazionali. La Regione è impegnata ad assicurare la continuità, l’alto livello qualitativo e la più ampia risonanza di questo concorso, che in passato ha visto la partecipazione di celebri autori quali Italo Calvino, Aldo Palazzeschi, Diego Valeri e Dino Buzzati”.

 

Lo scorso anno il Premio Settembrini, originale riconoscimento assegnato annualmente a un’opera di novelle o racconti editi nei due anni che precedono l’edizione di riferimento, venne assegnato al torinese Enrico Remmert con La guerra dei murazzi.

Si è svolta ieri a Villa Cordellina di Montecchio Maggiore (VI) la finale della nona edizione del Festival triveneto del Baccalà.
Il Trofeo Tagliapietra – da cui l’omonima azienda di Mestre tra le leader in Italia nell’importazione, lavorazione e commercio di prodotti ittici e in particolare del merluzzo – è stato assegnato allo chef Renato Rizzardi de La Locanda di Piero di Montecchio Precalcino.

 

 

 

A conquistare sia la giuria tecnica, coordinata da Franco Favaretto, che la critica gastronomica è stato il suo piatto “100%Stoccafisso: Tortelli allo stoccafisso, brodetto e trippa di baccalà, alga wakame e cappuccio viola”.

 

 

Con questa kermesse è andato in scena un vero e proprio tributo allo stoccafisso, ovvero al merluzzo nordico conservato per essicazione, che nel nord Italia, e in particolare nelle aree a dominazione veneziana, viene chiamato bacalà o baccalà.

 

 

Il Trofeo Tagliapietra, consegnato ieri nelle mani dello chef Rizzardi, rimarrà suo per un anno intero. Rizzardi avrà inoltre la possibilità di viaggiare, accompagnato, in Norvegia per scoprire le Isole Lofoten, patria dello stoccafisso.

 

 

 

 

 

 

Come è organizzato il Festival

La meccanica di selezione delle ricette presentate dagli chef al Festival si articola su diversi step che rendono ancor più entusiasmante la competizione: i ristoratori (massimo cinque per ogni provincia del Triveneto) che hanno regolarmente presentato la propria candidatura hanno, in accordo con il comitato organizzatore, dato vita a una serata, nel proprio ristorante e dal 1 ottobre 2018 al 28 febbraio 2019, nella quale hanno proposto ai clienti e a una delegazione della giuria tre piatti (un antipasto, un primo e un secondo) a base di stoccafisso. I clienti hanno votato il piatto preferito della serata, mentre la delegazione ha preso atto della scelta.

 

Tutte le ricette più votate sono state così valutate, il 4 marzo 2019 e unicamente sulla carta, da una giuria tecnica, composta da soli chef, che ne ha selezionati dieci. Queste dieci sono state realizzate dagli stessi autori lunedì 11 marzo al Baccalàdivino di Mestre e una giuria, questa volta mista e composta da chef e membri del comitato esecutivo, ha portato a cinque il numero dei finalisti. Questi hanno partecipato alla serata del galà finale andata in scena a Montecchio Maggiore (VI): qui i piatti sono stati nuovamente presentati e valutati, sulla base di ben cinque parametri, da una giuria tecnica composta da 7 membri coordinati dallo chef Franco Favaretto, che ne ha decretato il vincitore assoluto.

 

I finalisti e i loro piatti

La Posa degli Agri di Polverara (PD) | Chef Andrea Bozzato

Crème caramel di stoccafisso, orto e Asiago stravecchio 2015

 

Le Tentazioni di Villatora (PD) | Chef Marco Volpin

Patata fritta ripiena di stoccafisso e tartufo nero

 

La Locanda di Piero di Montecchio Precalcino (VI) | Chef Renato Rizzardi

100%Stoccafisso: Tortelli allo stoccafisso, brodetto e trippa di baccalà, alga wakame e cappuccio viola

 

Ai Tre Canai di Marano Lagunare (UD) | Chef Giorgio da Forno

Lo stocco di fossa

 

La Paterna di Giavera del Montello (TV) | Chef Giovanni Merlo

Cassoeula con trippe di stoccafisso e verza

 

 

 

Francesco Targhetta, con Le vite potenziali (Mondadori) è il vincitore della 26esima edizione del premio letterario Giuseppe Berto, rivolto a scrittori di narrativa esordienti.

 

Nato a Treviso, 38enne, insegna lettere alle scuole superiori. Ha vinto nel 1999 il Premio di scrittura Berto Giovani, da studente dell’ultimo anno del Liceo, nella sezione poesia. Ha pubblicato un libro di poesie (Fiaschi, ExCogita, 2009) e un romanzo in versi (Perciò veniamo bene nelle fotografie, Isbn, 2012). Nel 2014 ha vinto il premio Delfini e il premio Ciampi (da cui la plaquette Le cose sono due, Valigie Rosse, 2014). Con Le vite potenziali fa il suo esordio in prosa, e centra due prestigiosi obiettivi. Oltre a vincere il Premio Berto, infatti, è finalista del Campiello.

 

Targhetta è stato proclamato e premiato, con un assegno di 5 mila euro, nel corso della finale del Premio, svoltasi in Casa Berto, a Capo Vaticano, Ricadi.

 

Nella cinquina di finalisti, che era stata annunciata dalla giuria a Mogliano Veneto nel corso della riunione conclusiva della selezione della sessantina di opere presentate a questa edizione dagli editori, c’erano anche Carlo Carabba con Come un giovane uomo (Marsilio Editori), Oreste Lo Pomo con Malanni di stagione (Cairo), Mirko Sabatino con L’estate muore giovane (Nottetempo) e Matteo Trevisani con Libro dei fulmini (Atlantide).

 

 

Le motivazioni della Giuria

Dopo l’esperienza del racconto in versi, Francesco Targhetta approda definitivamente alla forma romanzo e raggiunge un felice equilibrio tra la narrazione di un tempo quotidiano e il resoconto di un’epoca dove tutto è permanentemente inconcreto, tutto è racchiuso negli spazi di una provincia che si fa periferica rispetto al cuore pulsante dell’Europa e perfino il lavoro, da sempre considerato a fondamento di ogni esperienza umana, diventa una lotta tra avversari evanescenti. Ritratto generazionale, espressione di una contemporaneità problematica, indagine sulle tante lacerazioni di una felicità inseguita e mai definitivamente raggiunta, Le vite potenziali ha il pregio di raccontare il nostro presente con la complessità di un paesaggio senza passato e senza futuro. Ed è il resoconto già maturo di un autore che arriva alla letteratura avendo alle spalle un mondo adulto da raccontare. Così la Giuria ha motivato la decisione di proclamare Francesco Targhetta vincitore di questa XXVI edizione del Premio Berto.

 

 

Il romanzo

Al centro di questo romanzo di esordio di Francesco Targhetta ci sono tre vite, tre visioni del mondo, tre modi diversi e complementari di sopravvivere alla contemporaneità. Il loro spazio è la Albecom, azienda informatica che sorge alla periferia di Marghera; l’ha fondata, ancora giovanissimo, Alberto, “trentaquattro anni, apprezzata abilità nell’assemblare mobili Ikea, una passione per la buona tavola e il culto della chiarezza”. Tra i programmatori che lavorano per lui c’è Luciano, con cui Alberto condivide l’amore per internet fin dai tempi del liceo. Ma, a differenza dell’amico, Luciano si trova a suo agio dietro le quinte: schivo e paralizzato dalla propria scarsa avvenenza, si rifugia nel lavoro e nel rifocillamento dei gatti randagi di Marghera, tormentato solo, di tanto in tanto, dal desiderio di avere qualcuno da rendere felice. A completare il triangolo c’è Giorgio, il pre-sales dell’azienda, procacciatore di nuovi clienti: “percorso da un brivido di elettricità sempre”, tiene nel cruscotto della macchina L’arte della guerra di Sun Tzu, che consulta come un oracolo.

 

E così, mentre Luciano allaccia con Matilde, barista della tavola calda di fronte alla Albecom, un’amicizia presto caricata di nuove speranze e Giorgio riceve una proposta sottobanco da un vecchio collega, le giornate dei tre amici si intrecciano in un groviglio di segreti e tradimenti che si dipana tra la provincia veneta e le città di mezza Europa e che li costringerà, infine, a compiere scelte sofferte e decisive.

 

 

La serata finale

Folto e appassionato il pubblico che, nel giardino della casa che Berto eresse sul promontorio di Capo Vaticano rivolto verso le Eolie e la Sicilia, ha assistito alla serata finale, con alternarsi di reading di brani tratti dalle opere di Giuseppe Berto Il male oscuro e Anonimo veneziano, con gli attori Alessandro Cosentini e Jo Lattari, accompagnati dal musicista Massimo Garritano, realizzata dal Comune di Ricadi con la collaborazione dell’Associazione Avvistamenti Teatrali.

 

Il Comune di Ricadi, assieme a quello di Mogliano Veneto, fa parte del Comitato Promotore del Premio, con l’Associazione Culturale Giuseppe Berto, cui partecipano Emanuela ed Antonia Berto, moglie e figlia dello scrittore, la collaborazione dei Licei Statali “Giuseppe Berto” di Mogliano Veneto e Ricadi e il patrocinio della Regione Calabria.

 

“Giuseppe Berto ha amato la sua terra di origine e quella di adozione, il Veneto e la Calabria, Mogliano Veneto e Capo Vaticano e noi siamo orgogliose di mantenere in vita questo Premio che, oltre ad essere un appuntamento importante per la scoperta di nuovi talenti della letteratura italiana, è un ponte, tra due città, due regioni, due culture, due comunità. Quest’anno ricorre il 40mo anniversario della scomparsa di Berto, che a Capo Vaticano è sepolto, e le sue due città organizzeranno una serie di eventi per celebrarlo e mantenere viva la memoria di uno dei più grandi autori del Novecento italiano e questo legame tra le sue due terre”, hanno dichiarato Giulia Russo e Carola Arena, sindaco rispettivamente di Ricadi e Mogliano Veneto.

Occasione di successo centrata per il velocista Filippo Fortin, che lo scorso 29 aprile si è aggiudicato la vittoria del Red Hook Crit Brooklyn 2018 – la famosa gara su strada a scatto fisso – di fronte a migliaia di spettatori.

 

La lunga giornata di competizione è iniziata sotto un cielo limpido e soleggiato, finché non ha cominciato a soffiare un forte vento, a cui si è aggiunta una pioggia scrosciante che ha inzuppato velocisti e spettatori in una manciata di secondi. La stessa pioggia sotto cui Filippo Fortin ha tagliato il traguardo, dopo uno straordinario sprint, che gli ha permesso di bruciare l’avversario statunitense Justin Williams nel rettilineo finale di gara.

 

“È stato perfetto per me”, ha dichiarato l’atleta 29enne veneziano. “Quando loro [si riferisce agli avversari] hanno iniziato a tirare, ho capito che avevo solo bisogno di mantenere la mia posizione e aspettare il momento giusto. È stato un duro sprint finale, ma sono molto felice di aver vinto qui a Brooklyn”.

 

Storia del Red Hook Crit

Nato nel 2008, il Red Hook Crit è una competizione notturna per bici da pista, che si svolge su un breve circuito tecnico davanti a migliaia di spettatori e che vede in gara atleti da tutto il mondo, pronti ad aggiudicarsi l’ambito titolo di campionato.

Il presidente della Regione del Veneto inaugurerà domani, martedì 1 maggio, a Badoere di Morgano (Treviso), la Mostra dell’Asparago di Badoere IGP in piazza “La Rotonda”.
Dopo essere stato accolto dal sindaco di Morgano, il presidente alle ore 11.00 procederà al taglio del nastro. Al termine della visita agli espositori sotto le arcate dell’emiciclo, sono previsti gli interventi. A seguire è in programma la premiazione dei produttori di asparagi, del vincitore del 6° Concorso fotografico dell’Asparago IGP di Badoere e del vincitore del concorso “Metti in vetrina l’asparago”.

Altro che sorpresa nell’uovo! Quest’anno qualcuno l’ha trovata addirittura in anticipo, in una cartella del Superenalotto del valore di 100 mila euro.

 

Antonio Bertelli, titolare della cartoleria Cartolandia di via Zermanesa in cui è stata acquistata la scheda vincente, dichiara: “Si tratta di un concorso del Superenalotto che mette in palio 100 estrazioni di 100 schede giocate. Il vincitore deve naturalmente controllare la scheda e poi presentarla per incassare la somma riportata. È probabile che il vincitore sia uno del posto, però sabato sono passati molti turisti. Aspettiamo quindi che il vincitore si faccia vivo”.

 

Come Antonio, anche noi speriamo che il vincitore abbia controllato la cartella acquistata e si sia accorto della grandiosa vincita!

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