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La DAD rappresenta uno strumento utile in situazioni di emergenza ma, dopo oltre un anno, questo non è più accettabile e i ragazzi hanno bisogno di tornare sui banchi

 

Dopo la manifestazione di domenica 14 marzo in Piazza Ferretto a Mestre, oggi (venerdì 26 marzo) altri genitori scenderanno nelle piazze d’Italia a manifestare per una scuola in presenza e in sicurezza.

A lanciare l’iniziativa è il comitato Priorità alla scuola, promotore di un vero e proprio sciopero nazionale che coinvolge le scuole di tutto il Paese.

 

In queste ore sono numerosi i manifestanti (pacifici) che si preparano a raggiungere le piazze d’Italia per chiedere al Governo la sospensione dalla DAD a favore di una riapertura delle scuole e che le risorse del Recovery Fund siano vincolate a rilanciare la Scuola pubblica e i diritti all’istruzione e allo studio, attraverso:

– la riduzione a un massimo di 20 alunni per classe (15 in presenza di alunni speciali);

– la continuità didattica e la sicurezza, assumendo con concorsi per soli titoli i docenti con 3 anni scolastici di servizio e gli Ata con 24 mesi;

– interventi massicci nell’edilizia scolastica per avere spazi idonei a una scuola in presenza e in sicurezza.

 

La manifestazione nazionale che avrà luogo oggi – e che avverrà in sicurezza, con mascherine e distanziamento – intende scongiurare una riforma della scuola fondata sulla didattica digitale a distanza e, di conseguenza, sull’abbandono scolastico.

 

 

“Siamo di fronte ad una catastrofe educativa”

A causa della situazione pandemica in corso, che ha da poco superato il primo anno di vita, la scuola come siamo soliti conoscerla, e viverla, è stata sostituita dalla DAD attraverso le piattaforme educative informatiche con cui viene espletata. Questa modalità di istruzione digitale comincia però a mostrare una marcata disparità delle qualità sia educative che tecnologiche, e anche come – a causa del confinamento tra le mura domestiche – molti bambini e adolescenti siano rimasti indietro nel proprio naturale processo di sviluppo pedagogico.

 

Nel corso del suo intervento al Global Compact on Education dello scorso ottobre, anche Papa Francesco ha messo a fuoco la questione, parlando addirittura di “catastrofe educativa” in riferimento ai circa 10 milioni di bambini che potrebbero trovarsi costretti ad abbandonare la scuola a causa della crisi economica in atto, aumentando un divario già di per sé allarmante (con oltre 250 milioni di bambini in età scolare esclusi da ogni attività formativa)”.

 

 

La lontananza da scuola sta creando sempre più sofferenza

Gli studenti di ogni ordine e grado si trovano infatti a vivere un momento particolarmente difficile, non solo per quanto riguarda l’istruzione, ma anche la socialità, della vita di comunità, delle relazioni e delle passioni, che sono il sale della loro vita, e che sono oggi limitate o impedite.

La scuola è costituita infatti da docenti che giocano un ruolo portante nella didattica e altrettanto fondamentale anche nella formazione degli studenti come persone, e in questo senso le scuole chiuse stanno allontanando bambini e ragazzi da una normalità per loro davvero troppo importante.

 

 

Un sacrificio inutile?

Benché certamente il rischio 0 di contagio non esista in nessun luogo, la scuola è uno degli ambienti più sicuri e protetti. A dirlo sono i dati resi noti negli ultimi giorni sul ruolo effettivo degli studenti in merito alla diffusione del contagio da Covid-19, specialmente dopo la comparsa della variante inglese, che vede proprio i minori potenziali portatori del virus. Lo studio è stato condotto dai ricercatori dello IEO e ha evidenziato che – incrociando i dati del ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca (Miur) con quelli delle Ats e della Protezione civile relativi ad un campione di 7,3 milioni di studenti e 770mila insegnanti – la scuola resta uno dei luoghi più sicuri poiché il tasso di positività tra gli studenti è inferiore all’1%.

 

A questo punto viene spontaneo chiedersi se, con la chiusura delle scuole, non si stia chiedendo a bambini e ragazzi un sacrificio inutile.

 

 

Gli appuntamenti di oggi nelle piazze del Veneto

Padova ore 10.00 Piazza Cavour

Vicenza ore 11.30 Piazza Matteotti e ore 17.30 Piazza San Lorenzo

Treviso ore 11.00 Bastioni San Marco – Mura di Treviso

Venezia ore 9.00 Piazzetta Coin a Mestre

Belluno ore 10.00 Piazza dei Martiri

 

 

Nicole Casagrande

 

 


AGGIORNAMENTO DELLE 13.00

Alcuni scatti dello sciopero in corso a Treviso.

 

 

Saranno nuovamente chiuse, e proseguiranno la didattica a distanza, le scuole superiori e le classi seconda e terza media del Veneto Orientale, dell’Alta Padovana e del distretto di Asolo (VI).

 

Il Presidente del Veneto Luca Zaia ha lasciato che fosse la dottoressa Francesca Russo, Direttore Sanità e Prevenzione Veneto, a spiegare come stesse realmente la situazione epidemiologica. “Abbiamo visto che alcuni distretti hanno incidenza superiore a 250 contagi ogni 100.000 abitanti, questo comporta secondo l’ultimo DPCM, alcune misure restrittive. Tre realtà: l’Alta Padovana, il distretto di Asolo e il Veneto Orientale superano questa soglia dunque le scuole dalla seconda media compresa, fino alle superiori andranno in didattica a distanza, non da domani mattina. Daremo il tempo a scuole e famiglie per organizzarsi. Partiremo all’incirca giovedì. In questa fase le scuole dell’infanzia e le elementari non verranno toccate dal piano di chiusure”.

 

Intanto, secondo il bollettino di oggi, continua, anche se di poco, a salire la pressione sugli ospedali, sia in area non critica che in terapia intensiva.

 

Il Presidente Zaia ha confermato che l’unica soluzione saranno le vaccinazioni di massa.

“Se ci arrivano le dosi noi vacciniamo tutti i veneti entro l’estate” ha promesso il Governatore Zaia.

 

Silvia Moscati

Il Presidente del Veneto Luca Zaia ha ringraziato questa mattina gli studenti delle scuole superiori che ieri si sono recati a scuola in presenza dopo 3 mesi di didattica a distanza. “È stata una giornata positiva – ha detto – per il senso di responsabilità che hanno saputo dimostrare”.

 

Il bollettino di oggi segnala ancora 621 nuovi positivi nelle ultime 24 ore,  con un’incidenza dell’1,58% sui tamponi effettuati ma calano ancora, da 32 giorni consecutivi, i ricoveri nei reparti ospedalieri, critici e non.

 

Il Presidente Zaia ha poi parlato di un progetto “Covid free” per i settori produttivi nel Veneto che necessariamente ha bisogno di un costante approvvigionamento di vaccini.

 

“Questa è una devastazione come in una guerra mondiale ma dobbiamo ripartire. Questa pandemia ha devastato le imprese. Dobbiamo chiudere questo incubo sanitario, cominciare a ragionare sui comparti Covid-free è assolutamente innovativo; dobbiamo essere i primi. Ora stiamo cercando un canale per riuscire a recuperare vaccini nella legalità e nel rispetto delle leggi. In questa fase il Paese deve poter garantire a chi trova i vaccini di poterli comprare e non vi nego che più di qualcuno ci chiama dall’estero dicendo… guardate che ci potrebbe essere… E le nostre imprese hanno bisogno di quei vaccini” ha concluso il Presidente Zaia.

 

Silvia moscati

“Il rischio di una eccessiva licealizzazione del sistema scolastico in Veneto non c’è grazie ad un lavoro di valorizzazione di tutti i percorsi che ha dato pari dignità all’offerta formativa e ha valorizzato tutte quelle scuole che sono in forte relazione con il sistema produttivo del Veneto. Un’azione che da anni portiamo avanti con l’Ufficio Scolastico Regionale e con le realtà della rappresentanza datoriale che in Veneto è particolarmente sensibile al rapporto scuola-lavoro”.

Così Elena Donazzan, assessore regionale all’Istruzione e alla Formazione commenta i primi dati diffusi oggi dal Ministero dell’Istruzione in merito alle scelte per la scuola secondaria di secondo grado da parte degli studenti in uscita dalla terza media.

 

 

Gli istituti più scelti in Veneto

I dati evidenziano che il Veneto è la regione italiana con la maggior adesione agli istituti tecnici (38%), seconda per i professionali (13,8%) mentre ai indirizzi liceali viene riservato il 48,25% delle iscrizioni. Molto positivo anche il dato sulla compilazione online. Il 93,2% degli studenti veneti ha compilato la domanda in autonomia, dato secondo solo al Friuli.

 

“Le azioni di orientamento, le tante iniziative coordinate tra i soggetti istituzionali restituiscono un sistema capace di accogliere e valorizzare i talenti dei nostri studenti, ma di dare loro anche prospettiva di vita che non può non tenere conto della realizzazione professionale e occupazionale. Lo squilibrio verso alcuni percorsi a scapito di altri in Veneto non c’è e anche per questo i risultati qualitativi del sistema corrispondono alle scelte delle famiglie” conclude la Donazzan.

Raccontare la memoria attraverso reportage, interviste e approfondimenti. L’identità collettiva diventa attualità nel nuovo progetto promosso dal ministero dell’Istruzione con l’Istituto Levi di Montebelluna e l’agenzia di stampa Dire e diregiovani.it. Avviato nel mese in cui ricorre la giornata della Memoria, il progetto “Storia e identità” intende promuovere e valorizzare le giornate significative dell’identità nazionale. Tra queste anche il 10 febbraio, giorno del Ricordo, particolarmente sentito nel territorio del nord-est italiano, al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe.

 

A raccontare il legame che ancora stringe il presente e il passato di alcuni territori, saranno gli stessi studenti. Circa cinquanta i giovani coinvolti direttamente nel progetto, che avranno il compito di diffondere tra i loro coetanei il senso della storia e l’importanza del ricordo. Per farlo, utilizzeranno gli strumenti del giornalista: articoli, foto, inchieste e racconti che gli studenti e le studentesse realizzeranno con il supporto dei redattori dell’agenzia di stampa Dire.

 

Nel corso del progetto, infatti, verranno create delle vere e proprie redazioni scolastiche, che avranno il compito di raccontare i fatti che hanno segnato la storia del nostro Paese. In occasione del giorno del Ricordo, inoltre, verrà organizzato un evento online che permetterà di coinvolgere tutti gli attori del progetto: le scuole, gli studenti ed esperti del settore per far dialogare i ragazzi con il mondo delle istituzioni e premiare i migliori elaborati realizzati dalle scuole.

Il Movimento “Priorità alla Scuola” di Treviso, con la sua referente Roberta Bruccoli di Mogliano Veneto (che ha due figli studenti presso il Liceo Berto di Mogliano), ha manifestato questa mattina davanti alla sede della Protezione civile a Marghera, insieme a un gruppo di genitori e ragazzi, mentre all’interno si svolgeva la consueta rassegna stampa sul Covid.

 

“Al di là dell’emergenza Covid che è una parentesi, un’emergenza, ci sono problemi che arrivano da molto più lontano, da molto prima dell’emergenza Covid, come le classi pollaio, la carenza di insegnanti, le nomine che arrivano in ritardo e quindi cattedre che rimangano scoperte per uno o due mesi, necessità di riattivare la medicina scolastica che c’era una volta, insomma, un bel decennio di tagli alla scuola che non siamo più disposti ad accettare” ha detto la rappresentante. “Ci sono i ragazzi che vorrebbero ripartire perché riescono ancora a reagire ma mi fanno paura i ragazzi che non vogliono ritornare a scuola perché sanno che ritornare in classe vuol dire confrontarsi con il mondo reale. E sanno benissimo di avere un gap di 10 mesi di assenza da scuola perché la DAD non è scuola, è solo gestione dell’emergenza. Preferiscono rimanere nel limbo della DAD e della loro casa. Ma la scuola deve aprire subito – ha continuato la Bruccoli – perché le scuole sono un luogo normato e sicuro. Il problema sono i trasporti.”

 

Dal canto suo il sindaco di Mogliano Davide Bortolato, anche lui padre di un liceale del Berto, conferma il giudizio espresso dal Presidente Zaia sul fatto che chiudere le scuole sia un fallimento ma che sia necessario agire con molta prudenza: “Noi tutti vorremmo che le scuole fossero aperte ma in questo momento questo non ci sembra prudente perché si creano assembramenti pericolosi. Del resto si tratta di tenere duro ancora pochi giorni e poi, se i dati di contagi in calo saranno confermati,  si potrà ripartire con la scuola in presenza. Il sindaco Bortolato conferma che anche a Mogliano il trend dei contagi è in calo.

 

Silvia Moscati

Questa mattina, durante il consueto punto stampa presso la Protezione Civile di Marghera, dopo aver letto i dati del bollettino Covid delle ultime 24 ore che vede in sensibile calo il numero dei positivi, delle ospedalizzazioni, del rapporto tamponi/casi positivi ora al 5%, il Presidente Luca Zaia ha parlato del mancato invio di dosi di vaccino al Veneto, la regione d’Italia più penalizzata da questo strano “stop” fornitura.

 

“È vergognoso quello che sta accadendo. Non si può dare un piano vaccinale, che vuol dire appuntamenti e programmazione, e poi tagliare il 53% delle dosi. Se poi vado a vedere il taglio a livello nazionale, vedo regioni con tagli zero, altre con tagli moderati, e poi regioni, come la nostra, letteralmente azzoppate. Se venisse messa in discussione la fornitura della prossima settimana, anche solo di un vaccino, noi non riusciremo più a vaccinare. Questa settimana possiamo attutire il grave danno, ma la prossima no, la campagna vaccinale sarebbe sospesa, facendo la seconda dose solo a chi ha già ricevuto il vaccino. Anche i richiami sono a rischio. Noi non abbiamo fatto contratti con Pfizer, quindi siamo parte lesa ma non controparte giuridica: spero che a livello nazionale ci siano ripercussioni legali. Siamo molto arrabbiati, non si può mettere in discussione un servizio vitale per i cittadini. Noi stiamo pensando di tutelarci, non so come ma lo faremo”.

 

E poi, riguardo alla riapertura delle scuole, il Presidente Zaia ha detto: “Noi abbiamo la responsabilità di garantire la salute dei cittadini. Firmare un’ordinanza per chiudere una scuola è una sconfitta, ma davanti alle relazioni che ci ha fatto il CTS abbiamo compiuto questa scelta. Ci adegueremo a pareri o ad ordinanze nazionali solo se la condizione sanitaria sarà coerente a sostenere la riapertura. Mi hanno riferito che oggi hanno fatto un ricorso per la riapertura, mentre molte famiglie e molti studenti sono invece preoccupati e ci scrivono di tener chiuse le scuole. Vogliamo capire se riaprendo le scuole il rischio aumenta o se resta uguale, certo non diminuisce!”, ha concluso.

 

 

Silvia Moscati

Niente più assenze ma solo presenze, sembra preistoria la bruciata o la bigiata per latitare dalla verifica o da quella Prof. che, chissà perché, sembrava avercela con te. Qui comanda il wifi e la distanza è siderale, compagni di scuola con la barba che spunta e chi li vede più, al massimo una storia sull’Insta. Lucia Azzolina, rossetto carminio d’ordinanza, oggi marcia con gli studenti e ammette che l’orizzonte temporale ha fallito. I mesi dovevano essere 3 o poco più e parla di black-out della socialità e di disgregazione, sbalzi d’umore e dispersione scolastica. Tute come divise d’ordinanza, ciabatte che tanto non si vedono e tanta lontananza. Fibra che cade quando serve e giga ad oltranza, ma forse l’intervallo defatigante è quello che manca di più, come la campanella e il bidello amico. Dai che lo zainetto è pronto, come il compagno di banco, chissà come sarà.

 

Instacult di Mauro Lama

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un nuovo intervento a firma di Luigi Giovannini sull’assalto avvenuto pochi giorni fa a Capitol Hill e sull’attuale situazione scolastica italiana

 

E così il 6 gennaio scorso Capitol Hill è stata assalita: non è il caso di entrare in particolari già commentati e documentati da giornali e Tv, ma bisogna prendere atto che il potere economico è oggi talmente prevalente sulla politica, da determinare non solo i risultati elettorali, ma da indurre anche l’eletto di turno a esercitare il proprio potere con decisioni persino arroganti e presuntuose, come se la nomina ottenuta fosse libera da qualsiasi controllo e garantisse una salvifica immunità.

 

Trump non è stato il primo e non sarà certamente l’ultimo politico a perseguire con particolare accanimento determinati traguardi, ma è stato il più scomposto, tanto che l’America è scivolata inevitabilmente ai limiti della democrazia, la cui fisiologica fragilità è stata recentemente documentata anche dalle vicissitudini di Hong Kong, ma in pochi hanno colto l’allarme.

 

Devo dire che non condivido le diffuse ammirazioni per una società legata ai richiami della frontiera e preferisco di gran lunga gli equilibri politici europei che, con tutte le loro contraddizioni, esprimono attenzioni sociali a mio avviso del tutto dovute, ma l’intrinseca debolezza democratica meriterebbe anche da noi continue riflessioni, per evitare di affidare vittorie elettorali e influenze politiche a narcisisti o affaristi che poi, naturalmente, passano all’incasso.

 

Perché è indubbio che forti contraddizioni coinvolgono da anni anche la politica italiana e infatti nasce da dissennate decisioni anche il livello del nostro debito pubblico che al 31 dicembre 2019 (ante Covid quindi) era arrivato a 2.409 miliardi di euro unicamente per soddisfare le spese correnti del vincitore politico di turno, impegnato a far vivere gli elettori al di sopra delle loro possibilità, addossando però – e senza alcuna remora – l’immancabile rimborso alle generazioni future: negli ultimi trent’anni, solo i due governi Prodi si sono distinti per una meritoria assenza in questa dissennata gara.

 

Ma un insistente esercizio di potere si manifesta pure nell’espressioni linguistiche, che identificano le recenti iniziative europee non con il dovuto termine di “next generation eu”, ma con la più disponibile e deviante espressione di “recorery fund”, bersaglio di furiose battaglie politiche proprio perché – in quanto fondo – è ritenuto possibile soddisfacente oggetto degli appetiti economici dei partiti e dei loro supporters, mentre il next generation identifica, senza alcun dubbio, scopi e beneficiari: per ostacolare quindi il cambiamento di marcia e di obiettivi europei, si cerca di azzoppare un governo proteso – pur con immancabili errori – a seguire la nuova strada in favore dei prescelti destinatari.

 

E così, invece di concentrarci per migliorare il piano esistente che deve essere approvato dall’Europa entro il prossimo 30 aprile 2021, viene imputato al governo l’accentramento gestionale dei 209 miliardi, indicando in alternativa la restaurazione di nuove concertazioni con sindaci, sindacati e associazioni di categoria, il tutto arricchito dall’indicazione di definiti progetti costruttivi assolutamente irrinunciabili, perché evidentemente già politicamente venduti.

 

Credo che nei momenti di cambiamento molte cose siano proponibili, ma i carrozzoni indicati e i conseguenti obiettivi clientelari non hanno mai portato alcun beneficio ai cittadini italiani, tant’è che i governi passati, i cui protagonisti sono oggi decisamente attivi nelle critiche, non sono stati assolutamente in grado di utilizzare le risorse europee disponibili, visto che dal 2014 al 2020 dei fondi strutturali di 72,4 miliardi a noi spettanti, al giugno scorso ne era stato utilizzato solo il 40%.

 

Non so se Conte stia governando meglio o peggio dei suoi predecessori, ma è comunque del tutto impensabile che il responsabile di un sistema aziendale – anche se decisamente particolare come uno Stato – riservi a persone estranee al gruppo dirigente la guida e la gestione di progetti assolutamente delicati: è chiaro comunque che il Governo deve procedere informando la maggioranza e il Parlamento sia delle sue scelte, che del suo procedere e, naturalmente, ne risponderà.

 

E poi c’è la scuola e il Corriere dell’altro giorno ci ha informato che 3 insegnati su 4 non intendono, nella situazione data, tornare in cattedra e subito molti politici si sono mossi contro gli indirizzi governativi che su questo argomento si sono sempre espressi a favore di un’urgente ripresa delle lezioni in presenza: sembra che in questo Paese tutte le attività debbano ripartire ma non la scuola, probabilmente perché gli studenti non votano, e non sono quindi destinatari di alcun vendibile o incrementabile ristoro: morale, non interessano.

 

Purtroppo oggi non c’è alcun referendum e così, nel chiuso delle stanze del potere e al riparo quindi da un secondo 40 a 60, chi ha un faticoso 11% di gradimento popolare, soffia sul fuoco per interrompere il cammino di chi ne riscontra il 60, e questa dannata prova muscolare viene espressa contando su forze che in America hanno portato all’assalto di Capitol Hill e che da noi assecondano da un lato la crescita di condizioni economiche sempre più floride e sempre più esclusive e, dall’altro, la diffusione di una povertà sempre più profonda.

 

Desidero chiudere con alcune riflessioni sulla qualità dell’informazione italiana che, distraendoci dalla delicatezza della situazione e dei problemi in campo, ogni giorno ci aggiorna con estrema insistenza dei ritardi italiani su qualsiasi problema di interesse europeo: e così si afferma che siamo ultimi nella distribuzione del vaccino, quando invece i dati ci danno al secondo posto dietro alla Germania, e così dallo scorso settembre viene denunciato un irrecuperabile ritardo governativo nei progetti da presentare in sede comunitaria, quando – e ancora invece – il commissario al bilancio Ue Johannes Hahn il 18 dicembre scorso ha affermato che l’Italia non è in ritardo e “ha già mandato una bozza di piano di riforme che ora la Commissione analizzerà”.

 

Quali siano gli obbiettivi di queste distorcenti informazioni non lo so, ma chissà che le attuali dure, paralizzanti e pretestuose polemiche politiche non finalizzino anche risultato “ritardo” e così la nostra informazione potrà sentirsi pure preveggente.

 

 

Luigi Giovannini

Il nostro affezionato lettore Mario Cimarosti, già narratore di uno straordinario viaggio nelle terre d’Oriente, ci regala uno splendido videoclip per far viaggiare una persona a noi cara e/o appassionata di cultura e di lettura, nonostante il periodo di confinamento in casa.

 

Cimarosti ci rende inoltre partecipi di una splendida e grandiosa soddisfazione: il suo libro “Ai confini dell’Asia” è stato promosso dal Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, insieme al Ministero dell’Istruzione, per essere un volume da leggere nelle scuole italiane quale elemento di condivisione e abbattimento di ogni forma di pregiudizio tra i popoli del mondo, per me una grande soddisfazione che voglio condividere con voi.

Complimenti Mario, con le tue parole saprai sicuramente emozionare gli alunni d’Italia!

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