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Si è conclusa oggi, alla vigilia dell’inizio del nuovo anno scolastico 2020/2021, la distribuzione porta a porta, ad opera della Protezione Civile comunale, delle mascherine a tutti gli alunni iscritti all’istituto “L. Luzzatti” di Cimadolmo.

 

Durante l’estate, infatti, l’Amministrazione Comunale – in collaborazione con alcune Aziende del territorio – si è impegnata nella promozione di una bellissima iniziativa, quale segno di ripartenza scolastica in sicurezza.

 

Grazie al generoso contributo di CDM, La Tiesse, Acqua Design, Europiave e Lavanderia Piave, ogni alunno di età compresa fra i 6 e i 14 anni iscritto all’istituto ha così ricevuto in dono n. 3 mascherine protettive in tessuto colorato, lavabili e riutilizzabili, a tutela della propria (e altrui) salute, realizzate dalla Jetros di Maserada sul Piave.

 

La consegna porta a porta delle mascherine è stata accompagnata dalla lettera a firma del sindaco, Giovanni Ministeri, che ha concluso il suo messaggio rivolgendo a studenti, docenti, dirigente e personale scolastico i suoi più sinceri auguri di buon lavoro.

 

“Il ritorno a scuola dei nostri ragazzi, che sta tenendo in apprensione anche le famiglie venete, non può essere fatto oggetto di propaganda. Questo è il momento della responsabilità e della collaborazione tra i diversi livelli istituzionali che non possono lasciare da soli dirigenti, docenti, personale amministrativo, allievi e genitori”. Lo afferma Simonetta Rubinato, candidata presidente della lista Veneto per le autonomie locali alle prossime elezioni regionali in Veneto.

 

“A preoccupare è soprattutto il trasporto pubblico locale e quello scolastico, servizio – spiega l’ex parlamentare – indispensabile per la gran parte delle nostre famiglie che hanno i figli che frequentano scuole distanti da casa o in altre città. Confidiamo che chi ha responsabilità di governo, pur in schieramenti diversi, a Roma come a Venezia metta da parte logiche elettoralistiche e faccia ogni sforzo per far sì che il 14 settembre tutto possa funzionare al meglio. In attesa dell’autonomia che, come dimostra la provincia autonoma di Bolzano già pronta a far ripartire il proprio servizio scolastico il 7 settembre, potrebbe garantire alla nostra regione insieme agli istituti scolastici mezzi e risorse per adattare le soluzioni ai diversi contesti territoriali che dalla montagna alle grandi città di pianura differiscono in maniera sostanziale”.

Di recente è stata lanciata una petizione votata a chiedere soluzioni concrete e tempestive, per un rientro a scuola in sicurezza e accessibile a TUTTI gli studenti

 

A poco meno di un mese dall’avvio del nuovo anno scolastico, l’argomento Scuola è sulla bocca di tutti e le linee guida proposte per la riapertura sembrano aver scontentato tutti.

Critiche arrivano dagli studenti, dai genitori, dagli insegnanti e dagli educatori. C’è mancanza di ambienti spaziosi ad accogliere intere classi, l’organico risulta insufficiente, l’orario è indefinito, i mezzi di trasporto rischiano di non essere in grado di trasportare tutti gli allievi.

 

E a farne le spese in prima persona saranno ovviamente gli studenti, soprattutto quelli domiciliati in periferia e quelli meno abbienti, molto probabilmente costretti a rimanere a casa, impossibilitati ad accedere a una scuola adeguata alle proprie esigenze e rispettosa del diritto all’istruzione.

 

 

La petizione

Di fronte a questa situazione, tutti abbiamo il dovere di mobilitarci perché si intervenga al fine di fornire a OGNI allievo/a le stesse opportunità.

 

Le famiglie sono particolarmente in apprensione e chiedono soluzioni concrete e tempestive, per un avvio dell’anno scolastico 2020/2021 in sicurezza.

 

Negli ultimi giorni è stata così lanciata una petizione in cui si chiede al Governo di definire, nelle singole realtà territoriali, PATTI EDUCATIVI DI COMUNITÀ tra scuole statali e paritarie, dove alle famiglie sia assicurata la possibilità di scegliere la scuola paritaria ritenuta più sicura per il figlio, senza dover pagare rette aggiuntive, attraverso una quota capitaria, che abbia come tetto massimo il costo medio studente o il costo standard di sostenibilità per allievo.

 

IL TEMPO STRINGE!

Il 1° settembre sarà discusso al Senato il decreto semplificazione dove potranno essere approvati i Patti Educativi. Firma anche tu e condividi la petizione per raggiungere più persone: l’obiettivo è 10.000 firme!

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera aperta di un gruppo di insegnanti delle scuole primarie di Treviso sull’avvio dell’anno scolastico

 

Ormai manca poco all’inizio della scuola, ma già da settimane, nelle scuole, dirigenti e addetti alla sicurezza girano con il metro in mano ragionando sui centimetri avendo dovuto recepire le attuali disposizioni; la questione infatti è stata impostata meramente come una questione di spazio, in modo da rasentare il grottesco e l’assurdo soprattutto per la Scuola dell’Infanzia e la Primaria. Premesso che lo spazio è esso stesso un educatore, dobbiamo riflettere sul fatto che fare scuola, soprattutto coi più piccoli, in spazi decontestualizzati, non pensati, non personalizzati, non funziona. Infatti leggere gli spazi solo come questione di distanza, sposta l’attenzione da quello che dovrebbe essere il focus: il Bambino, la sua educazione, la sua crescita, il suo apprendimento in situazione di benessere.

 

Lo spazio

Non si può pensare che di fronte all’emergenza che viviamo, la dimensione relazionale che implica lo spazio, venga completamente messa in secondo piano. Perché per aumentare lo spazio disponibile a contenere quanti più bambini possibili “in sicurezza”, succederà che le aule attuali saranno svuotate dei necessari arredi per i materiali di lavoro.
Sarebbe lecito chiedere al chirurgo di operare in sala operatoria e obbligarlo ad andare a prendere gli strumenti necessari nell’atrio o nel sottoscala o in un’altra sala operatoria?

 

La soluzione all’emergenza delle classi pollaio non è aumentare lo spazio del pollaio insomma, ma pensare a delle misure alternative, come lo sdoppiamento delle classi. Sappiamo infatti che solo i gruppi di misura possono interagire mantenendo le distanze di sicurezza e garantire al contempo una certa serenità e sappiamo anche che nelle scuole
dell’Infanzia e Primaria, a causa del calo demografico di questi anni, le aule ci sono. Perciò sdoppiamo le classi con decisione, come prima misura.

 

Lo scopo per cui i nostri bambini e ragazzi torneranno a scuola è proprio l’apprendimento e la ragione per cui devono tornare a scuola in presenza, è che solo lì l’insegnamento può essere realmente democratico, grazie al lavoro di docenti che possono concretamente mettere in atto tutte le scelte didattiche volte a garantire il “superamento degli ostacoli” che la nostra Costituzione richiede. La DAD è stata un’esperienza importante e costruttiva, ma ha inesorabilmente dimostrato che esistono ostacoli strutturali che hanno ulteriormente accentuato le diversità nella nostra società, facendola gravare sulle spalle dei più piccoli e indifesi.

 

Il tempo e l’età

Sì, perché è anche una questione di età: la scuola italiana accoglie bambini e ragazzi e quello che può essere possibile per i più grandi: la lezione dalla cattedra, i ragazzi in ascolto e capaci eventualmente in autonomia di seguire una lezione a distanza, sono cose abbastanza improponibili ai bambini della Scuola primaria che necessitano dell’aiuto, anche fisico, del supporto, del confronto e dell’amicizia, poiché l’apprendimento è, e resta, un percorso sociale fortemente sostenuto dalla relazione e dalla motivazione.
Inoltre le strategie di collaborazione, di riflessione e di ricerca sono e restano necessarie per affrontare e superare i problemi a livelli differenziati.

 

 

Sanità e scuola

Sicurezza e apprendimento che potrebbero sembrare in antagonismo, andrebbero invece in sintonia con la suddivisione delle classi che garantirebbe entrambi, perché consentirebbe sia la sorveglianza della situazione e la circoscrizione di un eventuale contagio, sia l’efficacia dell’insegnamento – apprendimento.
E allora chiediamo a gran voce “insegnanti e presìdi sanitari” tutti quelli necessari a garantire la divisione delle classi troppo numerose; non dimentichiamo mai che la scuola italiana è inclusiva, e vuole continuare ad esserlo per un dettato costituzionale che ha sempre guardato oltre e lontano, ma che richiede in questo frangente l’intervento illuminato della Politica che si pone al servizio della Comunità e dei più fragili.

 

Quindi la politica prenda il coraggio necessario a consentire di realizzare scelte che vadano in questa ottica civica e umana. Sarà necessario:

1. Ottenere un organico straordinario di docenti “emergenza Covid 19” che permetta di sdoppiare le classi – sopra i 18/20 alunni – dando ai Presidi anche la possibilità di nominare i supplenti per garantire la suddivisione delle classi dove se ne veda l’assoluta necessità.

2. Garantire un numero di docenti sufficiente e necessario:
– per attivare durante tutto l’anno i recuperi;
– per dare supporto agli alunni in difficoltà;
– per assicurare fin dal primo giorno, la copertura degli insegnanti assenti onde evitare per questo l’utilizzo del potenziamento, che resta invece particolarmente importante in questo momento.

3. Finanziare i corsi di recupero anche dal primo ciclo e protrarli per il tempo utile, dato che i quattro mesi di DAD hanno creato delle evidenti disparità fra gli alunni, andando a colpire le fasce più deboli e creando delle spaccature nette che non possono essere saldate con poche ore a settembre.

4. Assicurare la copertura per la totalità delle ore degli alunni disabili con gravità certificata così da garantire a tutti una reale fruizione del servizio scolastico in sicurezza e non gravare ancora sulle famiglie.

5. Prospettare soluzioni al problema dei lavoratori fragili, sia docenti che ATA, per far sapere come andranno gestite le loro situazioni, se con esonero e/o con sostituzione.

 

Settembre è alle porte e come insegnanti, cittadini, uomini e donne chiediamo impegno immediato e coraggioso sulla Scuola da parte della società civile nella Politica.

Il Coordinamento Nazionale dei Docenti della Disciplina dei Diritti Umani esprime seria preoccupazione in relazione all’allarmante incremento giornaliero dei contagi Covid-19 nell’ultima settimana.

 

I dati e il comportamento assunto da giovani e meno giovani non lasciano molto margine di dubbio rispetto a quanto si verificherà in futuro: una curva di crescita difficilmente controllabile.

 

Circa tali rischi avevamo espresso la nostra posizione più volte, rilevando quanto fossero inadeguate le misure adottate: un metro di distanza tra gli studenti nelle aule non solo è difficilmente praticabile, anche a causa delle diverse problematiche in cui versano molti fatiscenti istituti scolastici, ma, secondo alcuni virologi, risulta inefficace in spazi chiusi. In merito alla mascherina da consigliare (imporre? Ancora non è ben chiaro) alla popolazione scolastica viene da sorridere, se la questione non fosse drammaticamente preoccupante, constatando quanto i giovani nelle nostre belle strade e piazze italiane siano ligi all’obbligo di indossarla dalle 18 pomeriggio alle 06 del mattino.

 

La misurazione della febbre che in tutti gli uffici pubblici dove esista la possibilità di creare assembramento viene rilevata del personale di riferimento, a scuola sarebbe affidata alle famiglie, incorrendo nel rischio di discriminazione tra personale pubblico. Per non parlare degli istituti a rischio, dove è veramente complicato mantenere un barlume di regolarità nelle attività quotidiane; è difficilmente ipotizzabile che ragazzi con propensione alla trasgressione delle norme possano essere gestiti tranquillamente.

 

La scuola è un grande mosaico con tasselli variopinti e diversificati; non si può generalizzare, pensando di poter applicare agevolmente le stesse soluzioni a tutte le particolarità. Proprio per questo già in passato avevamo avanzato delle riflessioni e dei suggerimenti. In un anno così “imperscrutabile” sarebbe stato una prova di buon senso consentire agli “esodati” dalla legge 107/2015 di riavvicinarsi a casa o rimanere nelle proprie sedi di residenza, in considerazione che la mobilità diventa veicolo di trasmissione virale, addirittura qualche Governatore sta ventilando l’ipotesi di “chiudere” la propria regione di pertinenza.

 

Diventa altamente umiliante e frustrante constatare la sproporzione tra il costo della vita e la retribuzione di un docente, soprattutto quando è costretto fuori sede con le condizioni attuali che il Covid-19 comporta (biglietti dei trasporti introvabili e costosissimi; aumenti spese di permanenza; spese di fitto; spese di consumo).

 

Sarebbe auspicabile, soprattutto in considerazione dei nuovi rischi acquisiti per gli educatori (isolamento; malattia; sicurezza sul luogo di lavoro) concedere un bonus decoroso tale da poter coprire le considerevoli spese assunte oppure emanare un provvedimento legislativo atto a consentire il ritorno presso la propria sede di residenza o eventualmente rivalutare la possibilità di far svolgere le attività didattiche in modalità DaD per il personale in questione.

 

Ricordiamo che gli insegnanti fuori sede nel raggiungere le sedi di lavoro sono maggiormente a rischio salute e pertanto nel caso in cui si ammalassero potrebbero ipoteticamente istruire una causa di servizio nei confronti del proprio datore di lavoro.

 

Ci auguriamo che vengano finalmente presi in considerazione i disagi e le difficoltà di una categoria che più volte è stata elogiata dal Ministero per la dedizione e i sacrifici profusi al di là dei propri obblighi, aspetto che non costituisce un dettaglio, ma “sostanza”, nel momento più cruciale per il nostro Paese dal secondo Dopoguerra.

Ieri il Presidente Luca Zaia ha aggiornato il numero dei tamponi effettuati finora nel Veneto, che è di 1.416.000, al quale vanno aggiunti i test sierologici. “Il numero dei positivi è aumentato perché noi li cerchiamo” ha voluto precisare il Governatore durante la conferenza stampa presso la sede della Protezione Civile di Marghera.

 

Attualmente sono in isolamento 6.565 persone; i sintomatici sono 135, il 2,6% delle persone in quarantena. Il 7,5% dei positivi ha sintomi ma dei ricoverati, 118, solo 35 sono positivi. Oggi le persone in terapia intensiva sono 8, tra questi la bambina di 5 anni ricoverata a Padova in terapie intensiva non è affetta da Coronavirus, ma da altre patologie.

 

“La partita delle vacanze sta pesando – ammette Zaia. – In una giornata 35 turisti provenienti dalla Croazia a Treviso sono risultati positivi. Stiamo testando anche lavoratori in un macello, finora ce ne sono 5 positivi. Ci sono punti di accesso rapido nelle Ulss, dove dalle 7 alle 13 tutti i vacanzieri possono andare, ma stiamo tentando di aggiornare il piano su questo fronte perché possano andare anche gli altri cittadini, per esempio chi ha dei sintomi. Farò un’ordinanza o una circolare per fare test a chi proviene da Adge, in Francia meridionale, Occitania, dove c’è un grande focolaio e molti turisti si sono trovati infettati. Facciamo un appello a rendersi disponibili ai medici di base, con i quali il governo ha fatto un accordo per i controlli del personale scolastico in Veneto, 95mila in tutto. Il piano è frutto dell’accordo tra governo e medici di base, ognuno dei quali dovrebbe testare in ambulatorio tutti i suoi pazienti che lavorano nella scuola. Noi siamo a disposizione: a Verona e Belluno si sono già accordati”.

 

E a chi domanda se l’avvio del nuovo anno scolastico ed elezioni siano a rischio, risponde: “Dov’erano tutti gli scienziati quando sostenevamo che il periodo più sicuro era luglio? Ma pensare di non aprire le scuole vuol dire abdicare alla formazione. Come facciamo a non garantire la formazione ai ragazzi?

I bimbi dovrebbero portare la mascherina 6-8 ore? Io sono contrario. Bisognerà trovare delle alternative: distanze, mascherine agli operatori, test: se positivo, si testeranno tutti i contatti stretti e il bambino positivo dovrà farsi la quarantena”.

 

“Dal punto di vista sanitario non siamo in emergenza, conclude, stiamo gestendo la situazione. Ci sono altre patologie che preoccupano, come quella West Nile trasmessa da alcune zanzare”.

 

 

Silvia Moscati

«Le scuole sono una priorità assoluta su cui il Comune deve investire di più, a maggior ragione con il Covid». Sara Visman, candidata sindaca di Venezia per il Movimento 5 Stelle, interviene sulla ripresa delle attività didattiche e la riapertura delle scuole. «Non ci si può limitare a interventi straordinari come quelli di questi giorni, ma serve una visione a lungo termine. La “corsa contro il tempo” a cui stiamo assistendo, infatti, dimostra che molte questioni che oggi sono da risolvere erano un problema ben prima dell’emergenza».

Secondo Visman le scuole del territorio soffrono da tempo di diverse mancanze: «In primis la carenza di spazi e la scarsa manutenzione – afferma – Oltre a essere un problema di sicurezza con il Covid, ciò comporta una minore attrattività degli istituti: diversi ragazzi scelgono di spostarsi a studiare altrove. La questione va risolta con maggiori investimenti, che non si limitino alla fase di emergenza ma proseguano anche dopo il 14 settembre». Le criticità sono soprattutto negli istituti insulari: «Agli ex gasometri, per esempio, la realizzazione della nuova palestra sottrarrà preziosi spazi comuni».

«Inoltre – prosegue Visman – urge risolvere la questione delle cosiddette “classi pollaio”. In questo senso il Comune dovrebbe chiedere alla Regione di rivalutare il numero minimo di alunni necessario per attivare una classe. Con il Covid bisognerebbe dare la possibilità alle scuole con pochi iscritti di creare classi più piccole, per evitare di trovarsi con aule sovraffollate». Sarà inoltre indispensabile un adeguamento dell’organico nelle scuole: «Auspico che il personale docente e Ata venga integrato quanto prima», dice la candidata sindaca.

Riguardo il ritorno alla didattica in presenza, Visman nutre fiducia nell’operato del governo. «Confido nella buona riuscita del rientro a scuola – dice – che agevolerà non poco la quotidianità delle famiglie. La didattica a distanza, comunque, è stata un’esperienza utile che potrà essere integrata con l’insegnamento tradizionale, compatibilmente con le attività scolastiche».

Padre Luigi Gaetani, presidente della Cism (Conferenza italiana superiori maggiori), esprime un commento a proposito del rientro a scuola, attualmente previsto per la metà di settembre, evidenziando i possibili rischi legati all’aumento dei contagi da Coronavirus, che anche il nostro Paese sta registrando in questi giorni.

“Noi abbiamo segnalato in tutti i momenti e in tutte le sedi opportune che la scuola o riparte insieme o non riparte. Chiaramente ci sono delle difficoltà: abbiamo segnalato la chiusura di 100 scuole pubbliche paritarie ad oggi, ma abbiamo anche un certo incremento di iscrizioni perché le famiglie sono spaventate rispetto a quella che potrà essere l’offerta della scuola pubblica statale, che avrà più problemi ancora di noi perché non potrà garantire la distanza di sicurezza, non si sa quando arriveranno i banchi né come concretamente ripartiranno le classi, se tutte insieme, se con ingressi scaglionati, se a turni”.

“Ad oggi ancora non ci sono idee certe – continua padre Gaetani. – Da parte nostra avevamo dato la piena disponibilità per un ‘patto civico-educativo’ invitando scuola pubblica e scuola privata, scuola pubblica paritaria e scuola pubblica statale a sedersi intorno a un tavolo per mettere insieme tutte le risorse per ripartire, ma il governo è stato sordo su questo. Abbiamo anche denunciato un’ideologia di fondo che tende a scartare le scuole pubbliche paritarie, del mondo cattolico in particolare. Diciamo che questa è la situazione pregressa”.

E a proposito dell’attuale incremento di casi di Covid-19 registrati anche in Italia, dice: “Era prevedibile, tanto che noi ci siamo già premuniti pensando a spazi sufficienti e attenzioni particolari perché la scuola possa riaprire in sicurezza, almeno per quello che spetta alla nostra competenza. Nel rispetto delle normative date dal ministero, abbiamo previsto distanza di sicurezza, uso di mascherine, entrata progressiva in classe. Abbiamo ripartito i luoghi in maniera tale da poter garantire anche la circolazione abbastanza sicura negli spazi scolastici, ad esempio sono stati scelti ambienti molto più ampi per ogni aula per garantire la sicurezza dei ragazzi e di conseguenza delle loro famiglie, oltre che prevedere l’igienizzazione degli ambienti. Tutto questo ha comportato un costo aggiuntivo a una situazione già precaria economicamente per le scuole. Noi non abbiamo aumentato le rette, che sono già talmente basse e che non coprono assolutamente i costi. Anche qui c’è una responsabilità civica da parte nostra per cui affrontiamo questi sacrifici per offrire un servizio alla nostra gente. Fino a quando potremo garantire questo non lo sappiamo, se si continua a essere così sordi e miopi rispetto al bene comune”.

Fonte: https://www.agensir.it/

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una “lettera aperta” a firma di oltre 50 associazioni al Governo e al Parlamento, che documenta come l’anno scolastico che sta per iniziare rischi concretamente di dividere i giovani fra ricchi e nuovi poveri

 

 

Signor Presidente del Consiglio dei ministri,
On.li Senatori e Deputati,

 

a poco più di un mese dall’avvio del nuovo anno scolastico, il Presidente della Repubblica ha ammonito sul fatto per cui «La riapertura regolare della Scuole costituisce obiettivo primario da costruire in un clima che auspico di collaborazione e di condivisione». Un appello in perfetta sintonia con quello della Presidente del Senato che, il 26 luglio, aveva sottolineato che «Il ritorno di tutti gli studenti in classe a settembre è un imperativo categorico. La scuola, a settembre, deve riaprire per tutti, senza se e senza ma». Le più alte cariche dello Stato partono dallo stesso presupposto: il sistema scolastico è il primo fattore propulsivo di un Paese, a livello economico e sociale; in Italia, però, è iniquo, egualitario sulla carta, perché nei fatti rafforza le differenze legate al contesto familiare e sociale degli studenti.

 

E tali differenze rischiano di divenire distanze incolmabili nell’attuale crisi determinata dalla pandemia Covid. Per questo lo scorso giugno abbiamo rivolto un appello aperto a tutte le forze parlamentari perché le risorse destinate alla emergenza economica in atto non dimenticassero ingiustamente le scuole pubbliche paritarie, un
terzo delle quali era destinato a non riaprire. Un dialogo che ha consentito una generosa e operosa trasversalità politica che ha visto il Parlamento raddoppiare il fondo a tali scuole pubbliche, passando da 150 a 300 Mln di euro.

 

Incoraggiati da questo felice precedente di dialogo per il bene comune, ci rivolgiamo nuovamente a tutti i parlamentari senza alcun pregiudizio di schieramento, affinché sia davvero consentito a tutti gli 8 mln di studenti di rientrare in classe alle stesse condizioni, perché il diritto all’istruzione e all’educazione o é garantito a tutti o non è più un “diritto”, in spregio del volere costituzionale.

 

Di quale “diritto” si tratterebbe, infatti, se il ricco può scegliere la scuola che più gli aggrada e il povero si deve accontentare di qualunque opzione?

 

Ancora una volta indicano il giudizio politico che ci può unire le parole del presidente Mattarella: «Le misure di salvaguardia sanitaria e l’attrezzatura degli spazi destinati all’attività educativa e didattica, tenendo necessariamente conto della non uniformità dell’articolazione nel nostro Paese, dovranno vedere l’Italia in condizione di raccogliere la sfida. Dovrà essere fatto ogni sforzo in questa direzione da parte dei tanti protagonisti che nelle istituzioni e nella società hanno a svolgere un ruolo a questo riguardo, lo esige la possibilità per le giovani generazioni di avere un futuro migliore e di contribuire ad un avvenire migliore».

 

Pertanto, sulla scia tracciata dal Presidente Mattarella, il c.d. “Decreto Agosto” di prossima conversione in legge da parte delle Camere è un’opportunità che non può essere persa. In questo strumento normativo finalizzato alle più stringenti urgenze determinate dall’emergenza Covid è necessario ripresentare l’emendamento della deduzione integrale delle rette pagate dalle famiglie per la scuola pubblica paritaria (tetto massimo 5.500 euro secondo i criteri del costo standard di sostenibilità per allievo), avendo le famiglie già pagato le tasse che finanziano la scuola statale (che pure non frequentano) per sostenere un costo pubblico per ogni allievo iscritto a tale tipologia scolastica di ben € 8.500 annui.

 

L’emergenza Covid-19 ha fatto ulteriormente emergere l’evidenza per cui le famiglie che scelgono la scuola pubblica paritaria sgravano lo Stato di una spesa di circa 6 Mld di euro. Però, oggi, queste stesse famiglie sono stremate dalla crisi economica, cosicché a fronte delle ancora troppe scuole pubbliche paritarie che stanno chiudendo, lo Stato si troverà ad affrontarne la spesa aggiuntiva (determinata da famiglie, studenti e docenti che busseranno alle porte della scuola pubblica statale, avendo trovato chiuse quelle della pubblica paritaria). Tale ormai avviato fenomeno sociale sta poi ponendo le premesse per ledere gravemente il pluralismo educativo, condannando il Paese Italia ad un sistema scolastico monolitico, iniquo e a doppia velocità.

 

Per avvertire la concretezza del declino educativo su cui sta franando la nazione, è sufficiente notare la collocazione geografica delle scuole pubbliche paritarie che non riapriranno a settembre 2020 (il sito noisiamoinvisibili.it fornisce dati continuamente aggiornati); la maggioranza di esse si colloca al Centro Sud del nostro Paese dove, peraltro, le scuole pubbliche statali non riescono a garantire il diritto all’istruzione. Così, in troppe zone le scuole statali sono insufficienti e vengono meno le paritarie, quando le scuole statali esistenti non possono comunque essere raggiunte da molti studenti per la reale mancanza dei mezzi di trasporto.

 

Il Centro Sud, già economicamente fragile, è destinato a soccombere culturalmente. Al Nord Italia, tuttavia, la situazione non è molto diversa. Forse per questa ragione la ministra Azzolina ha affermato che le scuole secondarie di secondo grado ripartiranno con studenti metà in presenza, metà a distanza? Chi saranno le principali vittime di tale preoccupante prospettiva? Gli studenti delle periferie, perché quelli residenti nei centri storici che hanno le scuole nei pressi delle abitazioni o che possono accompagnati dai propri genitori non saranno coinvolti da questo problema. Chi abita nelle periferie rimarrà a casa con una DAD che non potrà raggiungere, come di fatto non ha raggiunto, tutti.

 

È questa una ingiustizia che va scongiurata, scegliendo subito soluzioni concrete per le nostre famiglie. Perciò, ancora una volta, abbiamo il dovere di fare rumore perché si intervenga senza indugio nel Decreto Agosto, per assicurare un aiuto doveroso ai poveri, fornendo a tutti i cittadini gli stessi strumenti, abbattendo ogni discriminazione economica e superando le iniquità.

 

Se il Covid-19 ha imposto alla classe politica di misurarsi con l’incompiuto e iniquo sistema scolastico italiano si impone anche una coralità oltre ogni schieramento politico per non condannare tutta la scuola italiana a non ripartire.

 

Le soluzioni che ci sembrano di immediata e trasversale praticabilità sono, dunque, le seguenti:
1. si voti, nel Decreto Agosto, l’emendamento che aveva già ottenuto in precedenti discussioni parlamentari un consenso ampio: la deduzione delle rette pagate dalle famiglie, secondo il tetto massimo del costo standard di sostenibilità per allievo pari a 5.500 euro;

2. acquisito il fabbisogno delle scuole pubbliche statali, si stipulino, nelle singole realtà territoriali, patti educativi con le scuole pubbliche paritarie, con tutte quelle che sono disponibili a mettere a disposizione spazi ed offerta formativa. Non c’è alternativa: occorre rapidamente sottoscrivere PATTI EDUCATIVI fra scuola
pubblica statale e paritaria, nei quali vengano declinate soluzioni perché tutti esercitino il proprio diritto alla libertà di educazione, ad esempio:
– spostando una classe (allievi e docenti) dalla statale alla paritaria vicina;
– destinando a quel 15% di allievi delle scuole statali che non potranno più accedere a plessi lontani, una quota capitaria che abbia come tetto massimo il costo medio studente o il costo standard di sostenibilità per allievo.

 

Passi semplici, ma che testimonierebbero un vero spirito di servizio al bene comune e una reale tutela, per tutti, della libertà di scelta educativa e del diritto di apprendere, riscattando 8 Mln di studenti dalla discriminazione economica.

 


AGE Milano Provincia, Alleanza Cattolica, Ass. Amici di Lazzaro, Associazione Articolo 26, Ass. Cuore Azzurro, Ass. Cerchiamo il Tuo volto, Collatio.it, Ass. Convergenza Cristiana, Ass. Costruire Insieme, Ass. Difendere la vita con Maria, Ass. Donim Vitae, Ass. Esserci, Ass. Etica&Democrazia, Ass. FamigliaSI, Ass. Family Day-Difendiamo I Nostri Figli, Ass. Il Crocevia, Aippc – Ass. Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici, Ass. L’albero, Ass. Liberi e Forti, Associazioni Medici Cattolici Italiani, Ass. Nuova Generazione, Ass. naz. Pier Giorgio Frassati, Ass. Nonni 2.0, Ass. Non si tocca la famiglia, Ass. Politicainsieme, Ass. Progetto culturale, Ass. Proposte per Roma, Ass. Pro Vita & Famiglia, Ass. Genarazione Famiglia, Ass. Radici, Ass. Rete Popolare, Ass. Risveglio, Ass. Steadfast Onlus, Ass. Umanitaria Padana, Ass. Vita Nuova – Rete Italia Insieme, Ass. Vivere Salendo, Associazione volontariato Opera Baldo, Avvocatura In Missione, Centro Italiano di Promozione e di Assistenza per la Famiglia, Centro internazionale Giovanni Paolo II e per il magistero sociale della Chiesa, Centro Studi Livatino, Circoli insieme, Comitato SALE per la dottrina sociale, Comunità Papa Giovanni XXIII, Confederazione internazionale del clero, CulturaCattolica.it, Forum Cultura Pace e Vita Ets, Forum delle Associazioni sociosanitarie, Giuristi per la Vita, International Family News, Movimento Per: Politica, Etica, Responsabilità, Movimento per la Vita, Movimento Regina dell’amore, Osservatorio di bioetica di Siena, Osservatorio parlamentare “Vera lex?”, Presidenza Comitato scientifico UCID, Presidenza onoraria Società italiana di bioetica e comitati etici, Rete Liberi di educare, Scuola di Cultura Cattolica, Unione delle Superiore Maggiori d’Italia – USMI, Conferenza Italiana Superiori Maggiori – CISM, #Noisiamoinvisibiliperquestogoverno, #Liberi di educare

L’assessore regionale all’Istruzione, Elena Donazzan, esprime sconcerto e preoccupazione per la bocciatura in Parlamento, da parte della maggioranza, di tutti gli emendamenti presentati dalle opposizioni in sede di conversione del dl Scuola, alcuni dei quali sostenuti e condivisi anche dall’assessorato del Veneto.

 

“Concordo con la posizione espresso con l’Associazione Nazionale Presidi – dichiara Donazzan – in particolare sul tema della continuità didattica in Veneto, i danni saranno rilevanti a fronte delle gravi carenze di personale docente (circa 900 docenti mancanti), di cattedre coperte con supplenti annuali reiterati negli anni e di studenti già molto provati dalla didattica a distanza”.

 

“Pare che il tema della continuità didattica, caposaldo di una buon sistema educativo e scolastico – prosegue l’assessore – sia completamente ignorato da questo ministro. Lo dimostra il fatto che, nella proposta del piano scuola, l’aspetto della continuità sia stato inserito solo nella fase di discussione con le Regioni, e in particolare su proposta dal Veneto”.

 

“L’altro aspetto rilevante – chiarisce la titolare delle politiche per la scuola della Regione Veneto – è quello della chiamata diretta dei docenti da parte dei dirigenti scolastici: un obiettivo di grande significato, per ben due volte nella storia della scuola italiana, prima inserito (rispettivamente dal governo di centrodestra e da Renzi nella ‘Buona scuola’) e poi annullato da una resistenza al cambiamento che non ha più senso di essere”.

 

Sono molto preoccupata per l’avvio dell’anno scolastico – conclude Donazzan – poiché mancano in Veneto oltre 200 figure del personale amministrativo e ausiliario (Ata) e un numero rilevante di docenit. Bati pensare che circa duemila insegnanti diplomati magistrali licenziati dovranno attendere che tutte le regioni italiane abbiano esaurito le proprie graduatorie, e che le regioni limitrofe peschino dalle disponibilità restanti, per vedersi assegnare un incarico di docenza: pertanto la scuola veneta avrà il suo quadro organico definito a fine ottobre, nella migliore delle ipotesi. Una gestione fallimentare, facilmente prevedibile per chi come me guida da anni questo delicato settore, i cui correttivi restano inascoltati, in particolare da questo ministro”.

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