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“Cave Campagnole, le analisi Arpav su Cava Campagnole dei Canzian ci rassicurano, ma il sindaco Pietrobon continua a parlare a sproposito. Come può affermare che non c’è inquinamento ambientale?”. Andrea Zanoni, consigliere regionale del Partito Democratico replica al primo cittadino di Paese dopo le verifiche di Arpav che hanno dimostrato come la presenza di sostanze inquinanti nelle falde sia inferiore ai parametri fissati dalla legge.

 

Preoccuparsi per l’ambiente e la salute dei cittadini non è fare allarmismo. Seppur entro i limiti, nelle nostre acque di falda sono stati rilevati solfati, rame, nichel e selenio, che nell’acqua non devono esserci. Pietrobon ha davvero una strana concezione di inquinamento! Gli ricordo che nella Cava Campagnole dei Canzian ci sono 200.000 tonnellate di rifiuti contenenti sostanze pericolose e cancerogene come l’amianto, arrivate con 10.000 camion e sequestrate alla Cosmo di Noale su indagini della Procura distrettuale antimafia. Una montagna di rifiuti che rischia di rimanere per sempre a Paese. E Pietrobon ha la gravissima responsabilità politica di aver siglato un accordo con persone indagate per reati ambientali  dalla Procura distrettuale antimafia proprio per fatti avvenuti in cava Canzian, dove non poteva essere portata nemmeno una manciata di materiale estraneo all’attività estrattiva. Invito vivamente il sindaco, in queste vacanze natalizie, a farsi un viaggio in via Vecelli a vedere le colline dei veleni portati nel cuore di Paese. E, visto che c’è, si legga le undici pagine del dispositivo del Magistrato di sequestro dei rifiuti, notificato al Comune di Paese già il 26 novembre scorso, dai contenuti che fanno accapponare la pelle. Un documento – sottolinea Zanoni – che è come un tassello di un enorme mosaico che raffigura sempre di più il Veneto come la terra dei fuochi del nord”.

“Finalmente si volta pagina, addio ai pirogassificatori di Paese e Gaiarine, una grande vittoria dei cittadini e di tutto il territorio”. Decisamente soddisfatto il consigliere del Partito Democratico Andrea Zanoni per la parola ‘fine’ sulla vicenda dei due mega impianti che la Cortus Energy avrebbe dovuto realizzare nella Marca. “A distanza di sei mesi dalle delibere regionali di fine anno che negano l’autorizzazione ai due pirogassificatori, l’azienda svedese non ha presentato alcun ricorso, né al Tar né al presidente della Repubblica, come mi ha confermato l’Avvocatura regionale e dunque il diniego è diventato definitivo e inappellabile. Hanno finalmente alzato bandiera bianca, si sono arresi di fronte all’evidenza: la volontà popolare, contraria ai mega impianti, ha vinto sui loro interessi di portafogli, assecondati in questo caso dagli incentivi italiani sulle cosiddette rinnovabili”, esulta l’esponente dem trevigiano.

 

Una vicenda che giunge a conclusione dopo un tormentato iter lungo tre anni: i due progetti furono depositati da Cortus Energy nel maggio 2015, uno a Paese con potenza da 17,2 megawatt termici e 4 megawatt elettrici, l’altro a Gaiarine da 8,6 megawatt termici e due elettrici, entrambi da realizzarsi nei siti delle serre del Gruppo Padana Ortofloricoltura dei Fratelli Gazzola. “La mobilitazione contro la realizzazione degli impianti partì subito – ricorda Zanoni – con numerosi incontri pubblici tra ottobre e dicembre, promossi da Partito Democratico e Paeseambiente a Paese e di Amica Terra a Gaiarine e una doppia petizione. A marzo 2016 furono consegnate 10.200 firme al sindaco di Paese e alla Regione, a ottobre dello stesso anno altre 5.868 al primo cittadino di Gaiarine e a Zaia per un totale di 16.068 persone”. A seguire una serie di bocciature: l’11 ottobre 2016 da parte della Commissione tecnica regionale ambiente (Ctra) e il 18 ottobre dalla Conferenza dei servizi composta da Regione, sindaci, Arpav e Provincia. Dopo oltre un anno, il 3 novembre 2017, la Cortus Energy Italy si ‘risvegliò’ facendo ricorso al Tar contro la Regione Veneto perché non si era espressa sui due progetti. Anche in questa occasione senza successo: il 29 dicembre Palazzo Balbi, con deliberazioni 2186 e 2187 decise per il diniego dei due impianti, mentre lo scorso 25 maggio il Tar del Veneto con sentenze 576 e 577 ha dichiarato improcedibili i ricorsi per sopravvenuto diniego.

 

“Finalmente è stata posta una pietra tombale. Questa è una vittoria di tutti: il merito è principalmente dei 16.068 cittadini che hanno firmato le petizioni, ma anche delle associazioni Paeseambiente di Paese e Amica Terra di Gaiarine, delle amministrazioni comunali, dei Circoli Pd di Paese e Gaiarine, degli otto sindaci del circondario di Paese. E, modestamente, è una soddisfazione anche per il sottoscritto, che ha promosso interrogazioni alla Giunta, progetti di legge, conferenze e accessi agli atti. L’unione ha fatto la forza: tutti insieme per salvaguardare la salute dei cittadini e tutelare un ambiente già molto inquinato e martoriato. Il traguardo è stato raggiunto, adesso possiamo brindare”.

Il Movimento 5 Stelle propone all’amministrazione di sottoscrivere la Carta Metropolitana sulla Elettromobilità, che grandi città metropolitane hanno promosso e già sottoscritto in occasione delle giornate sulla mobilità di Milano dal 18 al 20 maggio dello scorso anno ( 2017).

 

La consigliera Sara Visman ha presentato il documento durante la IV commissione svoltasi martedì 24 c.m. nel municipio di Mestre dove si sono discusse due interpellanze della stessa consigliera.

 

Appurato che l’Amministrazione non era a conoscenza di questa Carta Metropolitana sulla Elettromobilità” – dichiara Visman – “ho ritenuto opportuno proporne la sottoscrizione allo scopo di includere Venezia nel tavolo per condividere intenti e sviluppo di strategie sulla mobilità del futuro con altre grandi realtà metropolitane come Milano, Torino e Firenze. Riteniamo riduttivo determinare le azioni riguardanti lo sviluppo della rete per la mobilità elettrica con la sola Regione Veneto visti i pessimi risultati della Giunta Zaia sui temi della mobilità, cito ad esempio la gestione dei lavori della pedemontana e la storia infinita della metropolitana di superficie, ma di allargare la visione ad altre realtà con l’obiettivo di un coordinamento più ampio e condiviso”.

 

Oramai le richieste, anche di utenti oltre confine, sono di avere servizi appropriati per i viaggiatori con auto elettriche ma anzitutto, dobbiamo puntare alla diminuzione dell’inquinamento urbano (di settembre la notizia che a Tirno hanno acquistato 20 autobus elettrici) a tutto vantaggio dell’ambiente e della salute pubblica.

 

Con questa mozione vogliamo dare un contributo all’amministrazione, che ha cominciato un percorso di implementazione e ammodernamento delle reti di ricarica nel territorio comunale, e con l’assegnazione alla Toyota del servizio di car sharing che sostituirà il parco macchine con veicoli ibridi come ha illustrato l’assessore Renato Boraso in commissione:

 

Oggetto “adesione alla Carta Metropolitana sulla Elettromobilità”

Premesso che

– questa amministrazione ha più volte manifestato la volontà di sviluppare il campo delle energie alternative per i mezzi pubblici e privati con lo scopo di offrire, da un lato la possibilità di nuovi investimenti e di diminuzione dell’inquinamento, e dall’altro la diversificazione dell’offerta rispetto alle domande di mobilità sostenibile che stanno via via aumentando;
– recentemente, il Comune di Venezia, si è dotato di tre nuove stazioni di ricarica per auto elettriche;
– da giugno di quest’anno anche il servizio di car-sharing (che passerà in mano a un soggetto privato) sarà caratterizzato dall’introduzione di un parco macchine che punterà su veicoli anche a energia alternativa;

considerato che

– un orientamento di questo tipo debba essere coadiuvato da molteplici azioni correlate tra loro e
possibilmente condivise con le altre grandi realtà metropolitane;
– già grandi città come Milano, Firenze, Torino, hanno sottoscritto la Carta Metropolitana sulla
Elettromobilità, presentata durante la Conferenza nazionale della Mobilità elettrica-emob 2017- svoltasi a
Milano, quale impegno a diffondere la cultura per una mobilità alternativa con lo scopo di ridurre
l’inquinamento sull’area urbana, introducendo cinque linee guida di intervento:
a. offrire al consumatore valide motivazioni per il cambiamento culturale
b. accelerare lo sviluppo di una rete di ricarica accessibile al pubblico
c. ampliare la possibilità di ricarica negli immobili residenziali e aziendali
d. dare un forte impulso allo sharing con mezzi elettrici;
e. stimolare l’introduzione di mezzi elettrici nei segmenti di mobilità con maggior efficacia e praticabilità;

ritenuto che

questo strumento aiuti un’amministrazione attenta alla salute dei suoi cittadini a fare rete con le altre
realtà metropolitane per un confronto costante e per condividere una unitarietà di intenti;

Il Consiglio Comunale chiede al Sindaco di

sottoscrivere la “Carta Metropolitana” della mobilità elettrica, come hanno fatto i Comuni promotori.

 

Sara Visman

 

“A Villorba il tracciato della Superstrada Pedemontana interesserà una discarica: cosa è stato fatto per tutelare la salute dei cittadini, considerato anche le preoccupazioni espresse a più riprese da residenti e associazioni, in primis Legambiente?”

La richiesta arriva dal consigliere del Partito Democratico Andrea Zanoni, che sul sito di via Marconi, nel comune trevigiano, ha presentato un’interrogazione a risposta immediata. “Sulla questione – spiega – sono stato sollecitato dai cittadini lo scorso 6 aprile, durante una conferenza pubblica organizzata dal locale circolo del PD proprio sulla Pedemontana”.

 

“Dobbiamo essere sicuri sui materiali presenti nell’area, il sito va bonificato prima dell’inizio dei lavori, come ribadito da Legambiente che ha anche scritto una lettera al presidente della Provincia di Treviso. Potrebbero esserci dei rifiuti tossici oppure amianto, per questo occorrono certezze e la massima trasparenza, non si può mettere a rischio la salute degli abitanti. Sono state eseguite delle operazioni  di carotaggio all’interno del cantiere e, in caso affermativo, quali sono gli esiti?”, chiede il vicepresidente della Seconda commissione.

 

E ancora: “Cosa intende fare la Giunta per evitare la dispersione di polveri inquinanti e potenzialmente pericolose? In assenza di garanzie è difficile stare tranquilli. Non dimentichiamo quanto messo nero su bianco dalla Commissione bicamerale sulle Ecomafie a proposito dell’illegalità diffusa in Veneto sul fronte dei rifiuti occultati in ogni dove”.

 

“Purtroppo per quanto riguarda le discariche emerse nei cantieri della Superstrada Pedemontana non si tratta di un caso isolato: una situazione analoga si è verificata a Montecchio Maggiore, in provincia di Vicenza. Pure qua ho chiesto chiarimenti alla Giunta con un’interrogazione sottoscritta  anche dal nostro capogruppo Stefano Fracasso, ma siamo sempre in attesa di risposta”.

Via Colombo di Mestre è diventata una camera a gas, dopo la sospensione della ZTL. Il traffico nella via è aumentato di quasi sette volte rispetto a quando passavano solo tram, autobus e i pochi veicoli autorizzati.

 

Nel 2017, quando le ZTL non erano ancora state sospese, per via Colombo transitavano 500 autoveicoli al giorno ma, dopo la sospensione delle ZTL, in via Colombo si è registrato il passaggio di 3.500 automezzi quotidiani. Dato registrato nei primi mesi del 2018.

 

Quindi, rispetto ai 500 veicoli quotidiani del periodo con la ZTL chiusa, oggi il traffico in via Colombo è aumentato notevolmente, insieme al pericolo per la salute dei cittadini.

 

I residenti protestano e chiedono il ripristino delle ZTL chiuse.

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