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Questa mattina il Presidente della Regione Luca Zaia durante il consueto punto stampa dalla sede della Protezione Civile a Marghera, ha confermato che i dati dell’andamento dell’emergenza Covid sono da “zona gialla”.

 

Continua il trend in discesa negli ospedali con – 49 pazienti nell’area non critica e – 2 nelle terapie intensive mentre sono  657 i nuovi positivi con un incidenza del 2,40 sui tamponi eseguiti.

 

Il Presidente Zaia ha poi evidenziato come altre regioni si trovino in difficoltà dando anche una lettura di questo fatto, valutando il fatto della chiusura delle scuole, come da sua ordinanza, per tutto il mese di gennaio. “Siamo ampiamente sotto le soglie di rischio (40% area non critica e 30% di terapie intensive) quindi rimaniamo in zona gialla – ha poi continuato Zaia. – Il danno economico per il Veneto è enorme, abbiamo i mondiali a Cortina ed è come non averli, abbiamo avuto il Carnevale ed è stato come non averlo, il settore del turismo è colpito gravemente. Per fortuna avremo le Olimpiadi quando tutto questo sarà finito”.

 

Silvia Moscati

“Abbiamo chiesto ufficialmente, con una lettera indirizzata all’AIFA, l’Agenzia italiana del farmaco, il 4 febbraio scorso, di poter negoziare l’acquisto e l’importazione di 4 milioni di dosi vaccinali – ha rivelato oggi il direttore generale della Sanità veneta, Luciano Flor – ma dall’Aifa non è ancora arrivata alcuna risposta”. Il Presidente Zaia ha aggiunto poi che “è prevista una riunione del Consiglio Aifa per la prossima settimana”.

 

Il dottor Luciano Flor sta seguendo le trattative sull’acquisto di vaccini e ha spiegato oggi, durante la consueta conferenza stampa, tutta la questione.

“Tutto ha un’unica origine: i vaccini che stanno arrivando sono troppo pochi, la nostra capacità di vaccinare è 10 volte superiore alle dosi a disposizione oggi. In alcune giornate abbiamo vaccinato 10mila persone, in 24 ore. Quando ci hanno contattato, abbiamo verificato con chi stavamo parlando e l’effettiva disponibilità del vaccino, autorizzato Ema, ovviamente: condizioni di vendita, quantità e tempi di fornitura. Adesso abbiamo gli elementi per poter ricevere un contratto da sottoscrivere, abbiamo subordinato la possibilità di procedere all’autorizzazione necessaria per l’importazione dei vaccini, e lo abbiamo chiesto all’Aifa, finché non abbiamo questa autorizzazione non possiamo andare avanti. Ma siamo in uno stato delle cose abbastanza avanzato per poter chiudere. La richiesta di autorizzazione ad Aifa è del 4 febbraio e non è ancora arrivata la risposta. Stiamo aspettando più proposte di contratto che arriveranno nei prossimi giorni. La grande diminuzione delle forniture che si sono registrate hanno portato la Regione e Azienda Zero a valutare altre soluzioni che ci son state proposte”.

 

“Noi i progetti li facciamo tutti nella legalità – ha precisato il Presidente Zaia oggi, visibilmente stufo delle polemiche che si leggono ovunque, alimentate anche dal dott. Crisanti che non perde l’occasione per scagliarsi contro la Sanità veneta, definendola immorale”.

 

“Siamo davanti a un Governo che non si esprime e l’Europa che si è espressa ieri. Sembra che sia un problema occuparsi della salute dei cittadini. Questo è un paese talmente malato che si critica anche chi fa il proprio mestiere, cosa dovremmo fare? Aspettare che passi il Covid? Siamo sempre stati in trincea in questi mesi, siamo stati precursori con test, diagnostica, cure, abbiamo posto tante questioni e siamo stati contattati per i vaccini. Sul Covid quando c’è da testare qualcosa si chiama il Veneto. E bisogna vaccinare velocemente i cittadini veneti. Io davanti a questo dibattito sui vaccini davvero resto allibito – ha continuato il governatore – ma noi tiriamo dritti. Se non arrivano è perché non ce li vendono o qualcuno blocca il provvedimento, io voglio essere a posto con la mia coscienza, non voglio che domani qualcuno mi dica che un suo caro è morto perché nessuno si è preoccupato di vaccinarlo in tempo”.

 

 

Silvia Moscati

Oggi il Presidente del Veneto Luca Zaia si è presentato da solo, alla consueta conferenza stampa presso la sede della Protezione Civile a Marghera, a causa dell’impegno dei dirigenti con la conferenza delle Regioni. “Stiamo parlando di vaccini” ha detto e, riferendosi al probabile acquisto di vaccini in totale autonomia da parte delle regioni, ha ribadito che: “Per ora non ci sono sul tavolo contratti già elaborati, staremo a vedere; intravedo comunque un mercato sempre più libero”.

Per quanto riguarda il bollettino di oggi, continua la graduale discesa delle presenze ospedaliere e il costante valore RT sotto l’1 (0,72). “Non abbassiamo la guardia” è l’invito del Presidente Zaia.

Silvia Moscati

Il Presidente del Veneto Luca Zaia ha ringraziato questa mattina gli studenti delle scuole superiori che ieri si sono recati a scuola in presenza dopo 3 mesi di didattica a distanza. “È stata una giornata positiva – ha detto – per il senso di responsabilità che hanno saputo dimostrare”.

 

Il bollettino di oggi segnala ancora 621 nuovi positivi nelle ultime 24 ore,  con un’incidenza dell’1,58% sui tamponi effettuati ma calano ancora, da 32 giorni consecutivi, i ricoveri nei reparti ospedalieri, critici e non.

 

Il Presidente Zaia ha poi parlato di un progetto “Covid free” per i settori produttivi nel Veneto che necessariamente ha bisogno di un costante approvvigionamento di vaccini.

 

“Questa è una devastazione come in una guerra mondiale ma dobbiamo ripartire. Questa pandemia ha devastato le imprese. Dobbiamo chiudere questo incubo sanitario, cominciare a ragionare sui comparti Covid-free è assolutamente innovativo; dobbiamo essere i primi. Ora stiamo cercando un canale per riuscire a recuperare vaccini nella legalità e nel rispetto delle leggi. In questa fase il Paese deve poter garantire a chi trova i vaccini di poterli comprare e non vi nego che più di qualcuno ci chiama dall’estero dicendo… guardate che ci potrebbe essere… E le nostre imprese hanno bisogno di quei vaccini” ha concluso il Presidente Zaia.

 

Silvia moscati

Questa mattina, durante il consueto punto stampa presso la Protezione Civile di Marghera, dopo aver letto i dati del bollettino Covid delle ultime 24 ore che vede in sensibile calo il numero dei positivi, delle ospedalizzazioni, del rapporto tamponi/casi positivi ora al 5%, il Presidente Luca Zaia ha parlato del mancato invio di dosi di vaccino al Veneto, la regione d’Italia più penalizzata da questo strano “stop” fornitura.

 

“È vergognoso quello che sta accadendo. Non si può dare un piano vaccinale, che vuol dire appuntamenti e programmazione, e poi tagliare il 53% delle dosi. Se poi vado a vedere il taglio a livello nazionale, vedo regioni con tagli zero, altre con tagli moderati, e poi regioni, come la nostra, letteralmente azzoppate. Se venisse messa in discussione la fornitura della prossima settimana, anche solo di un vaccino, noi non riusciremo più a vaccinare. Questa settimana possiamo attutire il grave danno, ma la prossima no, la campagna vaccinale sarebbe sospesa, facendo la seconda dose solo a chi ha già ricevuto il vaccino. Anche i richiami sono a rischio. Noi non abbiamo fatto contratti con Pfizer, quindi siamo parte lesa ma non controparte giuridica: spero che a livello nazionale ci siano ripercussioni legali. Siamo molto arrabbiati, non si può mettere in discussione un servizio vitale per i cittadini. Noi stiamo pensando di tutelarci, non so come ma lo faremo”.

 

E poi, riguardo alla riapertura delle scuole, il Presidente Zaia ha detto: “Noi abbiamo la responsabilità di garantire la salute dei cittadini. Firmare un’ordinanza per chiudere una scuola è una sconfitta, ma davanti alle relazioni che ci ha fatto il CTS abbiamo compiuto questa scelta. Ci adegueremo a pareri o ad ordinanze nazionali solo se la condizione sanitaria sarà coerente a sostenere la riapertura. Mi hanno riferito che oggi hanno fatto un ricorso per la riapertura, mentre molte famiglie e molti studenti sono invece preoccupati e ci scrivono di tener chiuse le scuole. Vogliamo capire se riaprendo le scuole il rischio aumenta o se resta uguale, certo non diminuisce!”, ha concluso.

 

 

Silvia Moscati

Dopo una lunga premessa di almeno una decina di minuti, il Presidente del Veneto Luca Zaia questa mattina, durante il consueto incontro con la stampa presso la sede della Protezione Civile a Marghera, ha anticipato le restrizioni che saranno scritte in una sua nuova ordinanza, che andrà in vigore da sabato prossimo e fino al 6 gennaio, in tutto il Veneto.

 

L’ordinanza sarà firmata domani e batte sul tempo il DPCM ancora in discussione. “Noi non possiamo aspettare” ha detto oggi Zaia “ma qualora arrivassero misure adeguate, l’ordinanza verrà assorbita per gerarchia”.

 

Di fatto i veneti rimarranno dentro i propri comuni di residenza dalle 14 del pomeriggio, le attività commerciali rimarranno aperte invece fino alle 21 per soli residenti (salvo deroghe) e pertanto si potrà uscire dal proprio comune dopo le 14 solo per motivi di lavoro e sanitari.

 

I dettagli dell’ordinanza, ancora in bozza, saranno resi noti dal Presidente domani nel corso del punto stampa quotidiano. Zaia ha comunque anticipato che si tratta di misure paragonabili a quelle di una zona arancione. Dopo il giallo plus sembra che il Veneto si avvii autonomamente a diventare un arancione minus.

L’assessore alla Sanità del Veneto Manuela Lanzarin, ha parlato oggi, durante la conferenza stampa del Presidente del Veneto Luca Zaia a Marghera, riguardo il programma della  somministrazione dei vaccini anti Covid che partirà a gennaio 2021.
“Inizieremo a vaccinare tutti gli operatori sanitari e tutti gli ospiti delle RSA pubblici e privati e  gli over 80 anche se non residenti nelle strutture per anziani. Abbiamo richiesto 185.000 dosi di vaccino per questa prima fase che concluderemo  a marzo. Nella seconda fase saranno vaccinati gli over 65 e altri soggetti a rischio poi, nella terza fase, il resto della popolazione”.
È previsto entro giugno il completamento di queste tre fasi.

 

Silvia Moscati

Alla luce di quanto comunicato nella conferenza stampa dal presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, si comunica che tutte le misure previste dall’ultimo DPCM entrano in vigore da dopodomani, venerdì 6 novembre.

 

L’individuazione di tre zone – gialla, arancione e rossa – destina ciascuna ad alcune misure restrittive in base al rischio di appartenenza. Nella Regione Veneto, inserita tra quelle a livello di rischio “giallo”, entreranno in vigore le seguenti misure:

 

• Dalle ore 22 alle ore 5 del giorno successivo sono consentiti esclusivamente gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative, da situazioni di necessità ovvero per motivi di salute (da dichiarare con modulo di autocertificazione);

• Didattica a distanza al 100% delle scuole secondarie di secondo grado (superiori), salvo i laboratori. Restano aperti in presenza nidi, scuole dell’infanzia (materne), primarie (elementari), scuole secondarie di primo grado (medie) con obbligo di dispositivi di protezione delle vie respiratorie sopra i 6 anni;

• I mezzi del trasporto pubblico non potranno accogliere più del 50% della loro capienza massima;

• Chiusura al pubblico di teatri, biblioteche, cinema e musei;

• Chiusura di mercati e centri commerciali nei festivi e prefestivi (tranne che farmacie, parafarmacie, presidi sanitari, generi alimentari, tabacchi ed edicole);

• Nelle zone all’aperto (compresi parchi e aree gioco) resta comunque il divieto di assembramento e l’obbligo di rispettare la distanza di almeno un metro;

• Consentiti eventi, competizioni e sessioni di allenamento sportive individuali e di squadra di interesse nazionale, a porte chiuse;

• Rimangono chiuse piscine e palestre;

• L’attività sportiva di base è consentita all’aperto con distanziamento sociale;

• Sospese attività di sale giochi, scommesse, bingo e casinò anche se svolte in locali adibiti ad altra attività (come le VLT nei bar e nelle tabaccherie);

• Bar, pasticcerie e ristoranti sono aperti dalle 5 fino alle 18.  Fino alle 22 si può prendere cibo da asporto (con divieto di consumarlo nelle adiacenze del rivenditore o all’aperto). È consentita la consegna a domicilio.

 

Ci sarà tempo fino al 12 luglio per presentare le domande relative al bando 2020 per la rottamazione delle vecchie auto, che prevede la possibilità di sostituire veicoli ormai obsoleti alimentati a benzina (fino a euro 3), gasolio (fino a euro 5) e bifuel (fino a euro 2) con nuovi mezzi a basso impatto ambientale.

 

“Abbiamo previsto incentivi importanti, che potranno arrivare fino a 4.500 euro – sottolinea l’assessore regionale all’Ambiente, Gianpaolo Bottacin –, differenti in funzione delle effettive emissioni di anidride carbonica e ossidi di azoto del nuovo mezzo, stabiliti in base a specifici protocolli, e si potranno ottenere rottamando autovetture adibite al trasporto persone”.

 

Nel valutare i punteggi per i nuovi acquisti si privilegerà il criterio delle minori emissioni e, con l’obiettivo di agevolare massimamente chi può averne più bisogno, nel predisporre la graduatoria saranno altresì previsti punteggi differenti a seconda della situazione economica dei beneficiari, così da dare priorità alle fasce di reddito più basse.

 

“Allo scopo di premiare in quota parte anche il lavoro delle amministrazioni locali – precisa l’assessore – tra i criteri abbiamo inserito un incremento di punteggio per le istanze presentate da residenti nei Comuni nei quali sono state approvate ordinanze conformi alle disposizioni dell’Accordo di Programma del Bacino Padano, ovvero dove è stato attivato un percorso virtuoso per ridurre le emissioni in atmosfera”.

 

“All’interno delle moltissime azioni tese a incentivare l’abbattimento dello smog, per un investimento di quasi un miliardo di euro nei soli ultimi tre anni – conclude Bottacin –, in un momento di particolare difficoltà in primis per le famiglie, abbiamo ritenuto opportuno rilanciare anche per l’anno corrente un’iniziativa particolarmente apprezzata dai cittadini”.

L’assessore regionale all’Istruzione, Elena Donazzan, esprime sconcerto e preoccupazione per la bocciatura in Parlamento, da parte della maggioranza, di tutti gli emendamenti presentati dalle opposizioni in sede di conversione del dl Scuola, alcuni dei quali sostenuti e condivisi anche dall’assessorato del Veneto.

 

“Concordo con la posizione espresso con l’Associazione Nazionale Presidi – dichiara Donazzan – in particolare sul tema della continuità didattica in Veneto, i danni saranno rilevanti a fronte delle gravi carenze di personale docente (circa 900 docenti mancanti), di cattedre coperte con supplenti annuali reiterati negli anni e di studenti già molto provati dalla didattica a distanza”.

 

“Pare che il tema della continuità didattica, caposaldo di una buon sistema educativo e scolastico – prosegue l’assessore – sia completamente ignorato da questo ministro. Lo dimostra il fatto che, nella proposta del piano scuola, l’aspetto della continuità sia stato inserito solo nella fase di discussione con le Regioni, e in particolare su proposta dal Veneto”.

 

“L’altro aspetto rilevante – chiarisce la titolare delle politiche per la scuola della Regione Veneto – è quello della chiamata diretta dei docenti da parte dei dirigenti scolastici: un obiettivo di grande significato, per ben due volte nella storia della scuola italiana, prima inserito (rispettivamente dal governo di centrodestra e da Renzi nella ‘Buona scuola’) e poi annullato da una resistenza al cambiamento che non ha più senso di essere”.

 

Sono molto preoccupata per l’avvio dell’anno scolastico – conclude Donazzan – poiché mancano in Veneto oltre 200 figure del personale amministrativo e ausiliario (Ata) e un numero rilevante di docenit. Bati pensare che circa duemila insegnanti diplomati magistrali licenziati dovranno attendere che tutte le regioni italiane abbiano esaurito le proprie graduatorie, e che le regioni limitrofe peschino dalle disponibilità restanti, per vedersi assegnare un incarico di docenza: pertanto la scuola veneta avrà il suo quadro organico definito a fine ottobre, nella migliore delle ipotesi. Una gestione fallimentare, facilmente prevedibile per chi come me guida da anni questo delicato settore, i cui correttivi restano inascoltati, in particolare da questo ministro”.

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