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Sull’area ex Nigi, il sindaco Arena ha deciso di replicare agli articoli pubblicati in molti quotidiani, smentendo la voce secondo cui esisterebbero contatti per la realizzazione di strutture della grande distribuzione in quel sito.

 

“Su ex Nigi nessuna trattativa – afferma il Sindaco Arena – né mie benedizioni alla nascita di supermercati… Non è stata avviata e non esiste alcuna trattativa per la realizzazione di un centro commerciale o di una qualsiasi superficie di vendita in area ex Nigi.”

 

Dichiarazioni precise e chiare, tuttavia esaminando il PAT, in merito all’area ex Nigi si legge: “Area ex Nigi. Trattasi di area degradata da recuperare ed integrare con il centro città”. Ma subito dopo si precisa: “Non sono ammesse all’interno di tale area strutture commerciali della grande distribuzione”.

 

Il PAT vieta quindi solo le grandi strutture di vendita, ma non vieta espressamente le medie strutture di vendita, 2.500 metri quadri, che quindi potrebbero essere autorizzate in questo sito.

 

Allora c’è stata una svista nella descrizione del PAT per l’area ex Nigi? Siamo sicuri che i proprietari dell’area, appigliandosi a questa svista, non pretendano di realizzare in questa area una struttura commerciale di media distribuzione?

Di seguito pubblichiamo un commento di Giovanni Azzolini sulla relazione dei revisori dei conti, l’organo tecnico super partes che certifica i bilanci dei Comuni.

 

Dalla relazione dei revisori dei conti emergono due dati eclatanti, già da tempo da noi denunciati.

 

Nella relazione dei revisori, si nota l’aumento stratosferico delle entrate da sanzioni del codice della strada, che passa da €821.600 nel 2015 – quando l’assessore al Bilancio non era il sindaco – a €2.370.000 nel 2017.  Sono cifre da capogiro.

 

La relazione dei revisori certifica ciò che noi da tempo avevamo denunciato: la Giunta Arena, nel 2017, ha rallentato l’approvazione del PAT, semplicemente per incassare oneri di urbanizzazione.

Nuovo cemento e uno scrosciare di multe, fra fotored e telelaser, che hanno permesso al sindaco di incassare quasi 4 milioni di euro.

 

Nel 2017, il sindaco Arena aveva promesso di non aumentare le multe e di fermare l’edificazione selvaggia di chi demolisce una villetta e realizza un condominio, e che avrebbe invece recuperato le risorse che mancavano per far quadrare il bilancio dalla lotta all’evasione: peccato che nel 2017 sia riuscita a recuperare solamente il 28% di ciò che lei pensava essere la grande evasione fiscale. In realtà, anche questa era una previsione sbagliata e gonfiata.

La lotta all’evasione dell’imu è solo una scusa per giustificare le entrate da multe. Il meccanismo è perverso: si sovrastima un’entrata dalla lotta all’evasione che non esiste e quando l’entrata viene a mancare si fa cassa con le multe! Buon viso e pessimo gioco, purtroppo, sulle tasche di tanti moglianesi!!

 

 

 

 

L’area fu acquista nel 2016 dalla società Sisaveneta di Motta di Livenza, proprietaria dei supermercati Visotto. Lo sfalcio dell’erba, ormai quasi completato, lascia il posto ai lavori di bonifica.

Ma il Pat recentemente approvato non prevede un’area commerciale in questa area. In molti si chiedono cosa succederà.

 

Fonte: La Tribuna

Con la pubblicazione sul BUR della Regione (il 23 marzo), dell’avviso di deposito ha fatto un passo avanti l’iter di adozione del PAT.

Per i sessanta giorni successivi alla pubblicazione chi ne è interessato potrà prenderne visione e presentare proprie osservazioni.

 

Gli elaborati depositati sono quelli del Piano di Assetto del Territorio (PAT), del Rapporto Ambientale e della Sintesi non tecnica relativi alla Valutazione Ambientale Strategica (VAS), e sono disponibili, unitamente alla deliberazione di adozione, in libera visione al pubblico presso il Comune di Mogliano Veneto (ufficio Segreteria), durante l’orario di apertura al pubblico (da lunedì a venerdì 9.00-12.00 ; martedì e giovedì 16.00-17.30), la Provincia di Treviso, settore Urbanistica e nuova viabilità, via Cal di Breda 116 Treviso, la Regione del Veneto – sezione Coordinamento Commissioni Vas Vinca Nuvv, Palazzo Linetti Cannaregio, 99 – 30121 Venezia, la Città Metropolitana di Venezia, Servizio Urbanistica, via Forte Marghera 191, Mestre Venezia e sono anche consultabili sul sito internet del Comune.

 

Le osservazioni vanno presentate all’ufficio Punto Comune (piazzetta del Teatro), per la parte ambientale/valutativa durante tutti i giorni di deposito (dal 23 marzo al 22 maggio); per la parte urbanistica dal 31° al 60° giorno di deposito, ovvero dal 23 aprile al 22 maggio.

 

“Una volta raccolte le osservazioni, anche se non previsto dalla procedura, è mia intenzione portarle in Consiglio comunale assieme alle controdeduzioni, prima di passare poi all’approvazione definitiva in Provincia, come previsto dal processo di pianificazione congiunto”, afferma il Sindaco Carola Arena.

 

 

Il nuovo PAT, promosso dal sindaco di Mogliano e approvato dal consiglio Comunale, già provoca le prime proteste che preannunziano cause milionarie contro il comune.

 

A minacciare causa è Massimo Colomban, proprietario dell’area ex Veneland, che vede cancellate le sue aspettative a causa del PAT, che elimina nell’area la vecchia destinazione residenziale per 20mila metri cubi.

 

Il nuovo PAT dà il via alla procedura di riconoscimento dell’area come sito di interesse comune, ciò impedirebbe l’edificazione nell’area in questione, dove Colomban intendeva realizzare a ridosso delle cave ex Marocco, il Country Club Venice con hotel, residence e impianti sportivi.

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Paesaggio, valorizzazione ambientale e contenimento del consumo di suolo, i cardini del nuovo Piano di Assetto del Territorio Tutela del paesaggio e valorizzazione ambientale rappresentano l’impalcatura del nuovo PAT, Piano di assetto del territorio, adottato lunedì 26 febbraio dal Consiglio comunale con i voti compatti della maggioranza.

 

“Sono queste le linee guida con le quali abbiamo voluto caratterizzare il nuovo Piano che punta decisamente a un marcato contenimento del consumo di suolo. In linea con il nostro programma di
mandato e con le richieste della popolazione, espresse dalle 164 osservazioni al PAT precedentemente adottato, abbiamo concepito il suolo quale bene comune e da questo conseguono le linee guida e le azioni previste dal piano per la rinaturalizzazione, riqualificazione, rigenerazione di ambiti e territori urbanizzati e per la disciplina delle “non compatibilità”, ovvero di quelle aree le cui previsioni del PRG sono considerate incompatibili con le scelte strategiche del PAT e pertanto vanno oggi “congelate” e ridefinite con il successivo Piano degli interventi”, commenta il Sindaco Carola Arena.

 

Il PAT adottato dal Consiglio, dopo aver revocato quello precedentemente adottato nel gennaio
2014, dà un taglio netto al dimensionamento residenziale portando la cubatura a 287.000 mc, contro i 520 mila di quello della precedente amministrazione.
“Una riduzione vera, che riguarda anche le aree C2 di completamento, sulle quali la scorsa amministrazione, grazie a un emendamento da essa presentato al suo stesso PAT, e venduto come strumento anti cementificazione, aveva lanciato una corsa a costruire autorizzando in poco più di tre mesi immediatamente precedenti le elezioni oltre 90 mila metri cubi, da noi in parte revocati dopo essere stati eletti”, ha sostenuto il Sindaco Arena nel suo intervento.

 

Il contenimento del consumo di suolo del nuovo PAT si esplica, inoltre, nelle seguenti principali scelte:
– non compatibilità di 3 nuclei rurali inseriti in contesti di valore ambientale;
– non compatibilità degli indici di edificabilità delle zone B di PRG;
– non compatibilità dei parametri edilizi delle zone C2 (zone di completamento). Tali parametri vanno ridefiniti in sede di PI con la previsione di una riduzione delle volumetrie previste da PRG fino al 70 %. Tra l’adozione e l’approvazione del PAT è possibile edificare solo il 30% delle volumetrie previste oggi dal PRG;
– Area ex Veneland: con l’adozione del PAT si dà avvio alla richiesta di riconoscimento dell’area umida delle cave quale Sito di Interesse Comunitario (SIC), pertanto risulta non compatibile la volumetria prevista da PRG (di cui 20.000 mc è a destinazione residenziale);
– Area turistico-ricettiva a Bonisiolo: considerata non compatibile con le previsioni di PRG per la valenza ambientale e per le oggettive difficoltà di accesso;
– viene stralciata la previsione di Grande struttura di vendita nell'Area ex Nigi (presente nel
PAT della precedente amministrazione);
– vengono stralciate tutte le linee preferenziali di sviluppo insediativo previste nella versione del PAT della precedente amministrazione.

 

Il nuovo PAT parte dal basso, dalle 164 osservazioni di cittadini, associazioni ambientaliste e di quartiere presentate rispetto al PAT adottato dalla precedente amministrazione, che assieme alle linee programmatiche dell’amministrazione Arena ne hanno costituito l’ossatura, in linea con le politiche regionali ed europee in tema di ambiente, valorizzazione del paesaggio, sostenibilità delle trasformazioni, rigenerazione urbana ed alle innovazioni normative introdotte dalla recente L.R.
14/2017 sul contenimento del consumo di suolo.

 

LA TUTELA DEL PAESAGGIO
Il nuovo PAT promuove la tutela del paesaggio non per frammenti isolati ma come progetto di rete,
all’interno della quale le componenti lineari, puntuali, areali rappresentano la struttura portante, ovvero: Componenti scenico/percettive lineari (itinerari, viali alberati e filari), Componenti scenico/percettive puntuali ed areali (coni visivi, contesti figurativi), Componenti fisiche del paesaggio di natura storico monumentali areali (centri storici), Componenti fisiche del paesaggio di natura storico monumentali puntuali (edifici e complessi di valore storico testimoniale e monumentale, luoghi identitari).
L’approccio al paesaggio in termini progettuali compie un salto di scala creando un passaggio intermedio tra PAT e PI nell'individuazione di 5 ambiti territoriali ritenuti strategici non solo per la dimensione locale ma anche per quella metropolitana. Cinque “Masterplan”, schemi progettuali di indirizzo per il Piano degli Interventi e che sono raccolti in un repertorio allegato alle Norme del Piano: Corridoio del Fiume Zero, Corridoio del Fiume Dese, Parco di Mogliano, Terraglio slow, Ambito del centro urbano. Per ognuno è sviluppato un approfondimento progettuale di dettaglio che precisa il ruolo che le diverse componenti territoriali devono conservare o assumere in funzione degli obiettivi di carattere ambientale, paesaggistico ed ecosistemico: ricomposizione ambientale, rinforzo degli aspetti scenico percettivi e fruitivi del paesaggio, riqualificazione e rigenerazione della scena urbana e valorizzazione ecosistemica.

 

LA VALORIZZAZIONE AMBIENTALE
Il PAT integra ed amplia il concetto di rete ecologica, individuata e disciplinata a scala provinciale, utilizzando i principi e le metodologie, ormai consolidati a livello europeo, dei Servizi Ecosistemici e
dell’Infrastruttura verde. Un corridoio eco-territoriale continuo e polivalente che non si limita a garantire la connettività faunistica e il rinforzo della biodiversità e che pone al centro delle azioni di Piano il tema della sostenibilità come politica che garantisce le necessità dell'uomo e la vita di tutte le specie aumentando la resilienza del territorio attraverso la promozione dei servizi ecosistemici, ovvero la capacità dei suoli di fornire: beni, supporto alla biodiversità, regolazione delle acque e delle ondate di calore, supporto alla fruizione del territorio per scopi ricreativi, culturali e salvaguardia del paesaggio. Infrastruttura verde che integra il “consolidato” allo “spazio aperto” attraverso la definizione di un apparato normativo di buone pratiche che garantiscano la continuità della rete ecosistemica ed il controllo sui processi di impermeabilizzazione del suolo. Grazie alla mappatura dei servizi ecosistemici è possibile riconoscere le specificità e potenzialità dei suoli in termini produttivi, ambientali, culturali, paesaggistici, di sicurezza idrogelogica e confort climatico, facilitando una corretta territorializzazione delle risorse ed una programmazione mirata delle politiche di sviluppo ed inoltre predisporre un indicatore unico, che esprime sinteticamente le
caratteristiche ambientali, paesaggistiche e socioeconomiche, da utilizzare per il monitoraggio del
piano e la verifica di sostenibilità.

Tutela del paesaggio, valorizzazione ambientale e contenimento del consumo di suolo, i cardini del nuovo Piano di Assetto del Territorio: sono questi i cardini del nuovo Piano di Assetto del Territorio che il Consiglio Comunale di Mogliano Veneto sarà chiamato a adottare lunedì prossimo, 26 febbraio.

 

 

Il PAT adottato nel 2014 è stato rivisto complessivamente dalla amministrazione Arena assumendo come principi e obiettivi fondativi i temi di cui sopra e affiancando a strumenti ormai consolidati alcune metodologie e principi innovativi, introdotti di recente o in via sperimentale nella pratica urbanistica.

 

 

UN PAT CHE PARTE DAL BASSO
Ambiente, Paesaggio e Contenimento del consumo di suolo sono altresì i temi principali emersi dall’esame puntuale delle 164 osservazioni presentate da cittadini, enti ed associazioni nella fase di pubblicazione del precedente PAT e dai pareri espressi dagli enti competenti. Su tali basi e in coerenza al Piano di mandato, l’amministrazione Arena ha ritenuto di procedere a una profonda revisione dei contenuti progettuali del Piano al fine di recepire e conferire sostanza disciplinare alle sensibilità e consapevolezze espresse dalla comunità locale, cogliendo inoltre l’occasione per allineare il PAT alle politiche regionali ed europee in tema di ambiente, valorizzazione del paesaggio, sostenibilità delle trasformazioni, rigenerazione urbana e alle innovazioni normative introdotte dalla recente L.R. 14/2017 sul contenimento del consumo di suolo.

 

 

LA TUTELA DEL PAESAGGIO
Il nuovo PAT promuove la tutela del paesaggio non per frammenti isolati ma come progetto di rete, all’interno della quale le componenti lineari, puntuali, areali rappresentano la struttura portante, ovvero: Componenti scenico/percettive lineari (itinerari, viali alberati e filari), Componenti scenico/percettive puntuali ed areali (coni visivi, contesti figurativi), Componenti fisiche del paesaggio di natura storico monumentali areali (centri storici), Componenti fisiche del paesaggio di natura storico monumentali puntuali (edifici e complessi di valore storico testimoniale e monumentale, luoghi identitari).

L’approccio al paesaggio in termini progettuali compie un salto di scala creando un passaggio intermedio tra PAT e PI nell’individuazione di 5 ambiti territoriali ritenuti strategici non solo per la dimensione locale ma anche per quella metropolitana. Cinque “Masterplan”, schemi progettuali di indirizzo per il Piano degli Interventi e che sono raccolti in un repertorio allegato alle Norme del Piano: Corridoio del Fiume Zero, Corridoio del Fiume Dese, Parco di Mogliano, Terraglio slow, Ambito del centro urbano. Per ognuno è sviluppato un approfondimento progettuale di dettaglio che precisa il ruolo che le diverse componenti territoriali devono conservare o assumere in funzione degli obiettivi di carattere ambientale, paesaggistico ed ecosistemico: ricomposizione ambientale, rinforzo degli aspetti scenico percettivi e fruitivi del paesaggio, riqualificazione e rigenerazione della scena urbana e valorizzazione ecosistemica.

 

 

LA VALORIZZAZIONE AMBIENTALE
Il PAT integra e amplia il concetto di rete ecologica, individuata e disciplinata a scala provinciale, utilizzando i principi e le metodologie, ormai consolidati a livello europeo, dei Servizi Ecosistemici e dell’Infrastruttura verde. Un corridoio eco-territoriale continuo e polivalente che non si limita a garantire la connettività faunistica e il rinforzo della biodiversità e che pone al centro delle azioni di Piano il tema della sostenibilità come politica che garantisce le necessità dell’uomo e la vita di tutte le specie aumentando la resilienza del territorio attraverso la promozione dei servizi ecosistemici, ovvero la capacità dei suoli di fornire: beni, supporto alla biodiversità, regolazione delle acque e delle ondate di calore, supporto alla fruizione del territorio per scopi ricreativi, culturali e salvaguardia del paesaggio. Infrastruttura verde che integra il “consolidato” allo “spazio aperto” attraverso la definizione di un apparato normativo di buone pratiche che garantiscano la continuità della rete ecosistemica ed il controllo sui processi di impermeabilizzazione del suolo. Grazie alla mappatura dei servizi ecosistemici è possibile riconoscere le specificità e potenzialità dei suoli in termini produttivi, ambientali, culturali, paesaggistici, di sicurezza idrogelogica e confort climatico, facilitando una corretta territorializzazione delle risorse ed una programmazione mirata delle politiche di sviluppo ed inoltre predisporre un indicatore unico, che esprime sinteticamente le caratteristiche ambientali, paesaggistiche e socioeconomiche, da utilizzare per il monitoraggio del piano e la verifica di sostenibilità.

 

 

IL CONTENIMENTO DEL CONSUMO DI SUOLO
Tutela del paesaggio e valorizzazione ambientale rappresentano l’impalcatura del nuovo PAT, le linee guida su cui misurare il tema del contenimento del consumo di suolo. Il suolo è concepito  quale “Suolo-bene comune” da cui conseguono le azioni di piano di rinaturalizzazione, riqualificazione, rigenerazione di ambiti e territori urbanizzati e la individuazione e disciplina delle “non compatibilità” ovvero di quelle aree le cui previsioni del PRG sono considerate incompatibili con le scelte strategiche del PAT e pertanto vanno oggi “congelate” e ridefinite in sede di PI.

 

Il contenimento del consumo di suolo si esplica nelle seguenti principali scelte:
– non compatibilità di 3 nuclei rurali inseriti in contesti di valore ambientale;
– non compatibilità degli indici di edificabilità delle zone B di PRG;
– non compatibilità dei parametri edilizi delle zone C2 (zone di completamento). Tali parametri
vanno ridefiniti in sede di PI con la previsione di una riduzione delle volumetrie previste da PRG fino al 70%. Tra l’adozione e l’approvazione del PAT è possibile edificare solo il 30% delle volumetrie previste oggi dal PRG;
– Area ex Veneland: con l’adozione del PAT si dà avvio alla richiesta di riconoscimento
dell’area umida delle cave quale Sito di Interesse Comunitario (SIC), pertanto risulta non compatibile
la volumetria prevista da PRG (di cui 20.000 mc è a destinazione residenziale);
– Area turistico-ricettiva a Bonisiolo: considerata non compatibile con le previsioni di PRG per
la valenza ambientale e per le oggettive difficoltà di accesso;
– viene stralciata la previsione di Grande struttura di vendita nell’Area ex Nigi (presente nel
PAT della precedente amministrazione);
– vengono stralciate tutte le linee preferenziali di sviluppo insediativo previste nella versione
del PAT della precedente amministrazione.
Il Dimensionamento residenziale previsto dal PAT Arena è di 287.000 mc (il PAT della precedente
amministrazione prevedeva 520.000 mc residenziali).

 

“Il nuovo PAT rappresenta una rivoluzionaria svolta epocale per il futuro del nostro territorio; è un PAT che parte dal basso, dalle 164 osservazioni di cittadini, associazioni ambientaliste e di quartiere presentate rispetto al PAT adottato dalla precedente amministrazione. Osservazioni che, assieme alle linee programmatiche della nostra amministrazione con le quali erano sostanzialmente in linea, hanno costituito l’ossatura della revisione che abbiamo definito. Il nostro obiettivo è stato dare al PAT una marcata caratterizzazione sulle tematiche della valorizzazione ambientale, della tutela del paesaggio e del contenimento del consumo di suolo. Questo Piano prevede una drastica diminuzione del consumo di suolo e l’eliminazione delle previsioni del PRG che non risultano compatibili con le linee guida del PAT, spostando verso la rigenerazione dell’esistente l’attività edilizia a Mogliano” ha sintetizzato il Sindaco e assessore all’urbanistica Carola Arena.

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Tre metri quadrati al secondo. E’ quanto suolo è stato consumato tra novembre 2015 e maggio 2016, in Italia, per un totale di 5 mila ettari. Suolo prima destinato ad attività agricole o comunque non costruito. L’equivalente, per avere un paragone, di 200 mila nuove villette o di 2.500 chilometri di autostrada, da Venezia a Mosca.

 

E’ uno dei dati, tra i più angoscianti, emersi dal convegno svoltosi oggi a Mogliano Veneto sul nuovo PAT e sul consumo del suolo, oggetto della nuova legge regionale, approvata lo scorso giugno.

 

I dati, citati da Michele Munafò, responsabile monitoraggio territorio e consumo suolo di ISPRAA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), dicono anche che la provincia di Treviso ha il triste primato nazionale per incremento di consumo del suolo tra il 2015 ed il 2016 in ettari, con nuovi 186 ettari costruiti.

 

Ma si è trattato di un consumo utile? A sentire il Vicepresidente del Consiglio regionale, Bruno Pigozzo, probabilmente no. Dal 2001 al 2009 in Veneto sono stati concessi permessi a costruire per 114,6 milioni di metri cubi di nuova edificazione e 12,4 per ampliamenti, con un aumento di 127 milioni di metri cubi, più del doppio del fabbisogno di abitazioni, calcolato in base l’aumento di popolazione nel periodo di 371 mila unità circa, che  sarebbe stato di 44,6 milioni (ipotizzando 120 metri cubi per abitante), o di 55,7 milioni (15 metri cubi per abitante). Non è diversa la situazione per i capannoni produttivi, con 111 milioni di metri cubi di concessioni per nuovi fabbricati, sempre tra il 2001 e il 2009, periodo in cui l’occupazione si è ridotta del 6,4 % e la ricchezza prodotta dall’industria del 14,0 %.

 

Cifre da capogiro se poi vanno confrontate con il dato citato dal direttore della pianificazione territoriale della Regione, Architetto Vincenzo Fabris, rispetto agli alloggi sfitti in Regione che sono oltre 454 mila (dato 2011, quindi precedente all’ondata di permessi a costruire citati).

 

Gli effetti di questa situazione sono pesantissimi: oltre 400 milioni di euro persi ogni anno nella produzione agricola a causa del consumo del suolo, oltre 1 milione e 200 mila tonnellate di carbonio perse, un aumento di 0,6 gradi centigradi della temperatura ogni 20 ettari cambiati su chilometro quadrato di superficie, quasi 750 mila tonnellate di sedimenti nei corpi idrici (2012-2016).

 

E’ naturale che a fronte di questa situazione la nuova legge regionale, forse tardivamente, si ponga l’obiettivo di mettere un limite al consumo di suolo, come richiamato già nel 2011, con la Tabella di marcia verso un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse, nella quale si propone il traguardo di un incremento dell’occupazione netta di terreno pari a zero da raggiungere, in Europa, entro il 2050. Obiettivo rafforzato recentemente dal Parlamento Europeo con l’approvazione del Settimo Programma di Azione Ambientale.

 

Ma come arrivare al consumo zero da qui al 2050? La legge regionale dà un primo importante segnale e non manca molto all’approvazione da parte della Giunta regionale di un provvedimento che stabilirà la quantità massima di consumo di suolo ammesso nel territorio regionale, nel periodo di riferimento (obiettivo comunitario di azzerarlo entro il 2050), per ambiti comunali o sovracomunali omogenei, tenuto conto degli ambiti di paesaggio (PTRC 2013) e delle informazioni fornite dai comuni attraverso la compilazione della Scheda Informativa loro inviata.

 

Un primo segnale positivo è che i comuni veneti hanno già reagito positivamente. Fabris ha affermato che 515 comuni su 575 hanno risposto inviando la scheda e le informazioni richieste. Da un primo esame risulta che esistono varianti verdi (cambio destinazione da edificabile a verde) per 1160 ettari, aree dismesse per 2240 ettari, nuove previsioni residenziali per 18.800 ettari e nuove previsioni produttive per 6.800 ettari.

 

Dopo che la regione avrà stabilito i limiti di consumo del suolo i Comuni, per mezzo dei PAT e degli altri strumenti urbanistici, dovranno adeguarsi. A marzo 2017 risultavano essere 412 i Comuni con Pat approvato, il 72 % del totale, mentre il 20 per cento lo ha in itinere, cone Mogliano, e l’8 per cento è rimasto del tutto inattivo. Segnale positivo è che il 45 % circa dei comuni ha adottato almeno una Variante verde.

 

Quindi il PAT sarà strumento di regolazione anche del consumo del territorio. Quello di Mogliano Veneto, che nel corso del convegno è stato nuovamente iluustrato, sarà probabilmente il primo ad adeguarsi alla nuova normativa, essendo stato in via di definizione proprio in concomitanza con l’approvazione della legge regionale.

 

Il Piano in discussione, ha affermato il Sindaco di Mogliano Carola Arena, prevede una forte tutela dei “territori” del comune di Mogliano, di cui si sono studiati a fondo gli ecosistemi, le diversità e le peculiarità, con l’obiettivo di arrivare ad una grande valorizzazione ambientale e paesaggistica. E’ stato fatto uno studio molto attento delle aree non costruite tra cui molte hanno particolare pregio paesaggistico e vanno quindi tutelate. Il Piano non prevede nuove aree di espansione, e naturalmente, ulteriore consumo di suolo, puntando decisamente verso  la rigenerazione dell’esistente.

 

Rigenerazione dell’esistente è stato tema ricorrente in tutti gli interventi. Il PAT di Mogliano, come hanno affermato Roberto Rossetto e Stefano Doardo, estensori del progetto, intende utilizzare la disciplina dei servizi ecosistemici come strumento atto a riconoscere il valore del suolo ed introiettarlo all’interno della pianificazione e gestione del territorio, individuando l’infrastruttura verde del territorio di Mogliano quale sistema complesso, ambito strategico dal punto di vista ecosistemico, ove sperimentare e promuovere buone pratiche di rigenerazione territoriale.

 

“Una volta la casa, il mattone, realizzavano l’attesa di ricchezza della popolazione anche perché si trattava di un bene investimento in grado di aumentare il proprio valore, e in base a questo i mezzadri si sono evoluti in metalmezzadri e quindi in imprenditori, ed hanno costruito quello che oggi vediamo e che è diventato ingombrante, facendo diventare il Veneto una regione leader in Europa. Non dobbiamo dare a loro la colpa del costruito ignorando il merito di quello che hanno reso possibile”, ha affermato nelle conclusioni l’Avvocato Bruno Barel, secondo il quale bisogna porsi l’obiettivo di un uso intelligente del suolo, ma soprattutto favorire una crescita culturale della popolazione, senza la quale qualsiasi pano e normativa è destinata al fallimento. La richiesta di suolo esiste comunque, quindi va indirizzata verso il riuso e la rigenerazione.

 

Barel ha citato alcuni strumenti che la legge regionale mette a disposizione per sperimentare forme nuove di utilizzo del costruito, che vanno dalla demolizione tout court, a patto che sia creativa, ovvero si demolisce per rigenerare uno spazio, oppure una diversa destinazione, temporanea, di immobili inutilizzati da destinare alla creatività dei giovani che vi sviluppino attività in grado di garantire uno sviluppo sostenibile.

Convegno giovedì (21 settembre, alle 10.00) – Gris –Sala convegni – Barchessa 

Città, paesaggio, resilienza, il PAT di Mogliano Veneto tra infrastrutture verdi, servizi ecosistemici e tutela del suolo.

 

Di questo si parlerà giovedì mattina (21 settembre, alle 10.00, presso Villa Torni, sede del Gris, nella sala convegni delle barchesse, con un convegno che sarà un’ulteriore tappa dell’iter di adozione ed approvazione del nuovo PAT.

 

Si tratta di un’occasione di approfondimento sia del nuovo strumento urbanistico che l’Amministrazione comunale sta per dare alla luce, sia della relazione tra programmazione urbanistica comunale e normativa regionale, con particolare riferimento alla nuova legge regionale sul consumo del suolo, approvata ed entrata in vigore nel 2017 e che trova per la prima volta declinazione locale, nel PAT di Mogliano Veneto.

 

Dopo l’introduzione del Sindaco Carola Arena e la presentazione del PAT da parte dell’urbanista Roberto Rossetto e dell’architetto Stefano Doardo, che ne sono gli estensori, sono previsti interventi di Michele Munafò, Responsabile del monitoraggio del territorio e del consumo del suolo dell’ISPRA, Bruno Pigozzo, Vicepresidente del Consiglio regionale del Veneto, Francesco Calzavara, Presidente della Commissione territorio del Consiglio regionale, e dell’avvocao Bruno Barel.

 

 

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