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Servizi di interpretariato nella lingua dei segni nei pronto soccorso e nelle strutture ospedaliere del Veneto per persone con disabilità uditive e comunicative. E mille minori sordi in Veneto affiancati a scuola (dalla materna alle superiori) da mediatori esperti nel linguaggio dei segni. Ad un anno dall’avvio del primo programma regionale per l’inclusione sociale delle persone con disabilità uditive e sensoriali, questo il primo bilancio degli interventi attuati per il superamento delle barriere linguistiche.  

 

A fare il punto è l’assessore regionale alla Sanità e al Sociale Manuela Lanzarin. “La Regione Veneto, con la legge 11 del 2018,  si è dotata del provvedimento legislativo più avanzato in Italia per l’inclusione sociale delle persone con disabilità sensoriale per l’adozione sistematica della lingua dei segni (Lis) nei servizi e nelle attività pubbliche, dalla sanità, alla scuola, ai media televisivi. Una legge ambiziosa con obiettivi avanzati di civiltà, a cui abbiamo iniziato a dare attuazione con il piano triennale 2018-2020. In collaborazione con le associazioni dei disabili, sono stati definiti i traguardi da raggiungere con successivi interventi in progress, a cominciare dall’accesso ai servizi sanitari e dall’inclusione scolastica dei minori”.

 

Per quanto riguarda l’accessibilità alla sanità e ai servizi sociosanitari tutte le Ulss del Veneto si sono dotate – grazie al piano triennale regionale che ha stanziato 300 mila euro per questo obiettivo – di servizi di comunicazione agevolata con  i pazienti affetti da sordità o da ipoacusia: la formula più adottata è quella tecnologica, grazie all’interpretariato online offerto dalla società VEASYT live, spin off dell’università Cà Foscari di Venezia. 

 

Il servizio, attivato dall’Ulss 4 del Veneto Orientale per prima e attualmente in sperimentazione nell’Ulss 2 Marca Trevigiana, 3 Serenissima, 5 Polesana, 7 Pedemontana e nell’Istituto Oncologico Veneto, consente di attivare in tempo reale, grazie ad una ‘app’ attivabile sui tablet in dotazione alle strutture sanitarie, la videochiamata con l’interprete che traduce nella lingua dei segni le richieste del paziente e le risposte dell’operatore sanitario in questione. Gli interpreti professionisti sono a disposizione in video chiamata al momento o su appuntamento.

 

Le altre aziende sanitarie del Veneto hanno adottato modalità organizzative diverse. L’Ulss 8 Berica mette a disposizione un numero SMS di emergenza medica per persone non udenti e/o con deficit di linguaggio e uno sportello LIS in convenzione con l’Ente Nazionale Sordi per affiancare un mediatore ogni qualvolta sia necessario a tutela delle persona interessata.

 

L’Azienda Ospedaliera di Padova si avvale di interpreti professionali LIS a supporto di pazienti ricoverati e ambulatoriali.

 

L’Azienda Ospedaliera di Verona dispone di un servizio di interpretariato “a chiamata” rivolto a persone sorde, siano esse pazienti-utenti e/o lavoratori presso l’azienda stessa. 

 

In tutte le aziende sanitarie del Veneto sono in corso attività di formazione per il personale dipendente, per prepararlo all’utilizzo dei supporti informatici e alla gestione del servizio di interpretariato.

 

Quanto all’affiancamento scolastico, nel 2018 sono stati 990 gli alunni in Veneto seguiti  da mediatori esperti nel linguaggio dei segni, dalla scuola di infanzia alle superiori, per un totale di 314 mila ore di assistenza scolastica, parimenti distribuite tra il primo segmento della scuole di infanzia e primaria (rispettivamente per 115 e 347 alunni) e i due cicli delle scuole secondarie (188 nelle scuole medie e 304 nelle superiori). 

 

“In quest’ambito la Regione interviene investendo circa 10 milioni di euro l’anno – chiarisce l’assessore Lanzarin –  per garantire agli alunni con disabilità sensoriale servizi di assistenza scolastica, trasporto scolastico, fornitura testi e spese di frequenza a istituti specializzati. Si tratta di una nuova competenza, svolta sino al 2014 dalle Province e che  a seguito della riforma Delrio, la Regione ha assunto in forma diretta, affidandone la gestione alle Aziende sanitarie territoriali. Il modello organizzativo adottato consente di offrire uno servizio omogeneo in tutto il territorio regionale, in appoggio al lavoro educativo e di inclusione sociale svolti dalla scuola attraverso gli insegnanti di sostegno”.

Domenica 24 febbraio, dalle ore 9.30 alle 12, la sezione di Venezia degli Scout CNGEI, in collaborazione con l’Assessorato alla Coesione sociale del Comune di Venezia, organizza una raccolta di giocattoli usati e nuovi per i bambini ricoverati negli ospedali o che vivono in Africa.

 

Saranno ben accetti giochi in buono stato o donazioni di macchinine, bambole, libri per bambini e adolescenti, mattoncini colorati, pasta modellabile, giochi in scatola, colori lavabili e non tossici, risme di carta da disegno (i peluche non sono adatti).

 

“Nel sostenere questa iniziativa di volontariato – ha sottolineato l’assessore alla Coesione sociale, Simone Venturini – mi piace ricordare una delle frasi più famose di Baden Powel, fondatore degli scout: il vero modo di essere felici è quello di procurare la felicità agli altri”. L’obiettivo infatti sarà quello di raccogliere quanti più giochi possibili per donarli ai bambini meno fortunati, vicini e lontani, donando loro un sorriso.

 

Gli scout CNGEI della Sezione Venezia si troveranno a Mestre presso:

• Centro commerciale “Porte di Mestre”
• Piazzetta Coin e via Allegri
• Chiesa di San Giuseppe in viale San Marco 170
• Chiesa del Corpus Domini in via Gagliardi 1
• Chiesa di Santa Maria della Pace in via Varrone 14
 

Azzalin (PD): “Pasti in ospedale, col nuovo appalto centinaia di persone a rischio. Regione e Azienda Zero non possono fregarsene, scaricando i risparmi sulle spalle dei lavoratori”

 

“Il piatto servito dalla Serenissima Ristorazione è immangiabile. Regione e Azienda Zero non possono far finta di niente, nascondendosi dietro la regolarità della gara. È indecente razionalizzare le spese scaricando tutto su centinaia di persone che adesso rischiano il posto. Non occorreva creare una nuova e costosa Azienda per fare appalti centralizzati e conseguire economie, lasciando a casa i lavoratori. Questo è doppiamente irresponsabile”. Il consigliere del Partito Democratico Graziano Azzalin commenta così il caso della chiusura delle mense ospedaliere dopo l’appalto vinto dalla società vicentina, che ha un proprio centro di cottura a Boara Pisani. Il gruppo dem aveva espresso le perplessità, anche in un’interrogazione, sul capitolato di gara, poiché veniva esclusa la possibilità di usare le cucine ospedaliere per preparare i pasti (dove sono impiegate 850 persone) e l’unica società in Veneto ad avere un centro di cottura è, appunto, la Serenissima, che adesso agirà in una situazione di monopolio, fornendo il cibo al 95% degli ospedali della regione.

 

“Lo scaricabarile è uno dei tratti distintivi di questa Giunta, ma c’è un limite a tutto. Secondo i sindacati ci sono circa 300 persone persone che con il cambio del servizio resterebbero a casa, però la Regione continua a ignorare la denuncia, poiché è una questione che riguarda l’Azienda Zero. Che, a sua volta, se ne lava le mani in quanto il suo ruolo di stazione appaltante è concluso e rimanda tutto ai contratti che le singole Ulss dovranno siglare con la Serenissima. È un modo di operare inaccettabile, i risparmi non possono essere fatti sulla pelle dei lavoratori”, ribadisce Azzalin dichiarando la vicinanza, a nome proprio e del Pd, ai dipendenti che manifesteranno oggi a Palazzo Balbi.

Di seguito pubblichiamo la lettera aperta delle Rsu in merito al cambio di gestione dei servizi di pulizia e sanificazione degli ospedali di Treviso e Oderzo e delle sedi dei distretti socio-sanitari.

 

“Siamo le lavoratrici coinvolte nel passaggio delle pulizie e della sanificazione degli ospedali di Treviso e Oderzo e dei distretti socio-sanitari della Ulss 2. Vogliamo puntualizzare che noi – senza nulla togliere alle colleghe che operano in altri ambiti lavorativi – non siamo delle semplici donne delle pulizie, ma operatori e tecnici addetti alle sanificazioni.
Sanificazione è una parola molto importante nell’ambiente in cui lavoriamo. Abbiamo acquisito la nostra professionalità attraverso corsi di formazione aziendali annuali. Lavorare in ambienti delicati come una sala operatoria, la terapia intensiva o il reparto di malattie infettive, dove si è a stretto contatto con degenti con patologie gravi e dove il processo di sanificazione è fondamentale per la salute dei pazienti, ma anche degli operatori, non può essere delegato a colleghe non formate specificamente per queste attività, essendoci dei protocolli e delle profilassi da rispettare e da seguire.
Il nostro operato non va sottovalutato, ma rispettato, perché noi abbiamo dei doveri nei confronti dei pazienti e, in generale, degli utenti che usufruiscono del servizio ospedaliero.
Per noi, lavorare con Copma o con Manutencoop non fa alcuna differenza: vorremmo solo essere tutelate e rispettate, come lavoratrici che hanno una dignità e una professionalità riconosciute. Siamo convinte che i 20 anni di esperienza nel settore abbiano un importante valore.
Per questo lunedì ci presenteremo come di consueto al lavoro per garantire il servizio e non tolleriamo che Manutencoop ci ricatti dicendoci che se non accettiamo di essere assunte alle sue condizioni ci sostituirà con altre sue dipendenti provenienti da realtà diverse”.

A partire dalla prossima settimana, in tutti i 68 ospedali del Veneto, entreranno in funzione delle vere e proprie postazioni “di contatto”, con cui il sistema sanitario regionale punta a migliorare le relazioni informative con tutti gli utenti, i quali verranno messi in grado di esprimere giudizi, apprezzamenti, critiche, suggerimenti, con la certezza che i loro suggerimenti saranno letti personalmente dal Presidente della regione Luca Zaia assieme ai direttori generali delle strutture sanitarie.

 

Un’operazione rivolta a migliorare il rapporto informativo con i cittadini, che è stata presentata oggi a palazzo Balbi, sede della Giunta regionale a Venezia, dallo stesso Zaia nel corso del punto stampa seguito alla odierna seduta della Giunta. Il Governatore era affiancato da numerosi Assessori, alla presenza dei direttori generali delle nove Ulss, delle due Aziende Ospedaliere di Padova e Verona e dell’Istituto Oncologico Veneto.

 

Ogni postazione è composta da due “totem”: uno offre al cittadino un modulo da compilare con i suoi commenti sull’organizzazione e sull’assistenza ricevuta, che possono essere sia segnalazioni, sia lamentele, sia complimenti, da “imbucare” letteralmente in una cassetta postale di colore rosso e ben visibile; l’altro presenta al cittadino le foto, la mail e i numeri di telefono dei manager che compongono le direzioni strategiche di ogni struttura, in modo che il cittadino possa avere la visione diretta e l’eventuale contatto di chi amministra la complessa macchina sanitaria regionale.

 

“Oltre che essere una promessa fatta a suo tempo e mantenuta – ha tenuto a sottolineare Zaia – siamo di fronte a un’iniziativa per niente banale: è infatti la prima operazione di customer satisfaction che non viene appaltata a società esterne asettiche e ipertecnologiche, ma affidata a un modulo cartaceo semplice e intuitivo e a una biro. Assicuro – ha garantito – che leggerò personalmente, assieme ai direttori generali, ognuna delle schede che la gente compilerà. Scriverà la proverbiale ‘signora Maria’ e noi leggeremo tutto, perché per capire davvero cosa funziona e cosa no bisogna prima di tutto sapere come ha vissuto il contatto con l’ospedale ogni singolo paziente. Sappiamo in partenza – ha concluso il Governatore – che troveremo un po’ di tutto dentro a quelle cassette postali ma, dopo aver letto, siamo certi che potremo trovare suggerimenti utili da tradurre, dove possibile, in scelte organizzative. Mai come in questo caso, la gente parlerà e noi ascolteremo”.

 

Le postazioni realizzate sono complessivamente 200, per un costo di 80 mila euro, e verranno posizionate in zone strategiche di grande passaggio in ogni ospedale.

A titolo esemplificativo, oggi a palazzo Balbi, campeggiavano i “totem” delle Aziende Ospedaliere di Padova e Verona e dell’Ulss 3 Serenissima.

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