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Godere il piacere di un buon libro, anche se si hanno problemi di vista, a Jesolo si può, grazie al nuovo servizio cui ha aderito la biblioteca civica

 

C’è una nuova, importante novità, tra i servizi erogati dalla biblioteca civica di Jesolo: è l’App per smartphone a tablet “Libro Parlato Lions” sviluppata dal Lions Club di San Donà di Piave, che arriva a Jesolo per facilitare l’accesso alla lettura per persone con difficoltà di vista grazie a titoli parlati.

 

La convenzione siglata dalla biblioteca di Jesolo con il Lions Club di San Donà di Piave permette a tutte quelle persone che non sono in grado di leggere autonomamente, a causa di disabilità fisiche o sensoriali, anche temporanee di poter accedere ad un servizio che promuove la lettura e, di conseguenza, il diritto alla cultura. Il progetto si rivolge quindi ai non vedenti, agli ipovedenti gravi, i dislessici e gli anziani che possono chiedere al personale della biblioteca l’attivazione del servizio.

 

Possono usufruire dell’opportunità anche le persone temporaneamente ricoverate in ospedale o sottoposte a cure in day hospital presso strutture convenzionate, ricevendo in prestito tablet e cuffie con cui poter ascoltare il libro preferito. Oltre ad offrire migliaia di testi letti da volontari, l’App permette anche di “donare la voce” mettendo quindi a disposizione un po’ del proprio tempo e della propria voce per regalare momenti di serenità agli altri.

 

“Jesolo è una realtà sempre in fermento e sempre alla ricerca di modi per ampliare l’offerta culturale rivolta ai suoi cittadini. La biblioteca civica in particolar modo svolge un ruolo di primo piano essendo la casa della cultura e pronta ad erogare nuovi servizi – commenta l’assessore alla Cultura della città di Jesolo, Otello Bergamo -. L’App “Libro Parlato Lions” è solo l’ultima di una lunga serie di novità che dimostrano l’attenzione al bisogno di conoscenza degli jesolani e abbiamo trovato in questo caso un’associazione all’avanguardia in questo campo con grande esperienza alle spalle. Grazie a questa collaborazione mettiamo le i cittadini con difficoltà visive nella condizione di poter vivere al meglio il diritto alla lettura e alla cultura”.

La cultura resta un perno fondamentale per l’Amministrazione comunale jesolana, anche al tempo dell’emergenza COVID-19. Benché le norme nazionali impongano la chiusura al pubblico delle biblioteche, la struttura di Jesolo continua a garantire l’operatività con l’utilizzo sempre più massiccio delle reti sociali e delle opportunità offerte dal mondo digitale. Il personale dunque continua ad operare a porte chiuse nel rispetto delle prescrizioni, tra dispositivi di protezione individuale e distanza sociale.

 

 

E-book in prestito

La biblioteca civica di Jesolo si mantiene quindi attiva. Se fisicamente infatti non è possibile procedere con il prestito di libri, nemmeno attraverso il Librobus, si può invece accedere gratuitamente alle versioni digitali dei libri. La scelta è ricca e può essere consultata tramite la raccolta della Biblioteca Digitale Venezia Metropolitana, di cui anche la Biblioteca di Jesolo fa parte ed è co-finanziatrice insieme ad altri comuni. Per poter prendere in prestito un e-book è sufficiente essere iscritti a una qualsiasi biblioteca comunale della Città Metropolitana di Venezia ed accedere con le proprie credenziali al catalogo BIMETROVE.

 

 

Video letture per i più piccoli

Oltre a questo servizio, nelle scorse settimane state rese disponibili online, all’interno della pagina Facebook della biblioteca, delle video letture a cura delle lettrici volontarie “Nati per Leggere”, il cui gruppo viene coordinato dal personale della struttura Jesolana e che hanno intrattenuto soprattutto i bambini. Il personale sta inoltre provvedendo alla pianificazione degli appuntamenti mensili del Gruppo di Lettura in italiano e del Gruppo di Lettura in Inglese tramite l’utilizzo di piattaforme web che permettano la videoconferenza e il collegamento con più persone.

 

L’obiettivo è cercare di mantenere una soglia minima di servizi e attività tra quelle normalmente erogate dalla biblioteca. Tra queste rientrano: prestito librario (nel 2019 sono stati 26.290 i movimenti registrati) e interbibliotecario, orientamento all’utenza per informazione e ricerca bibliografica, organizzazione di incontri di promozione alla lettura rivolti a bambini e adulti, attività di promozione del servizio bibliotecario e di promozione alla lettura rivolte agli studenti degli istituti scolastici del territorio, mostre tematiche, incontri con l’autore.

 

“Nonostante l’emergenza sanitaria la biblioteca di Jesolo non è andata “in ferie” ma al contrario continua a svolgere la sua importante attività di promozione della cultura tra i nostri cittadini. Certo sono cambiate le modalità, puntando su tecnologia e digitale ma non la sostanza – spiega l’assessore alla Cultura, Otello Bergamo. – Anche in questo momento di difficoltà restiamo convinti dell’importanza della conoscenza e dell’aiuto che la lettura e più in generale le attività culturali possono trasmettere alle persone. Il personale è al lavoro per essere vicino ai cittadini e continueremo sempre più e sempre meglio a coniugare tecnologia e cultura”.

Certe storie sono come incubi: vogliono essere raccontate per ritrovare un po’ di serenità. Tutto si muove intorno a me di Dany Laferrière, pubblicato cinque anni fa da 66THAND2ND, è una di queste.

 

Port-au-Prince, isola di Haiti. È il 12 gennaio 2010, l’orologio segna le 16.53. All’improvviso nell’aria si solleva un terribile boato, sembra la raffica di una mitragliatrice o lo sfrecciare di un treno in corsa. È questione di pochi istanti, poi la terra comincia a tremare per sessanta lunghissimi, interminabili secondi. In quel momento Dany Laferrière è seduto a un tavolo dell’hotel Karibe in allegra compagnia dell’editore Rodney Saint-Éloi, suo amico, in attesa delle ordinazioni. Ma non c’è il tempo di pensare, sono attimi preziosi, segue una corsa disperata verso il giardino, fuori è un tramestio di grida, s’ode il frastuono di oggetti che sbattono, il tonfo di edifici che crollano; poi, d’un tratto, tutto tace.

 

Con voce commossa, a tratti unita a una delicata ironia, Dany Laferrière è particolarmente abile a far rivivere nel lettore la paura scaturita dal suolo che sussulta e quella fragilità che si impadronisce del corpo umano che, impotente, si fa vigile a ogni minima vibrazione anche nei giorni a venire. Io stessa, già dalla prima pagina di questo libro ho riavvertito farsi strada in me quel brivido di panico che mi ha riportata con la mente a due anni fa, a quei giorni in cui il centro Italia sembrava non trovare pace.

 

Il libro di Laferrière nasce proprio come diretta testimonianza del Gudugudù – nome con cui gli haitiani hanno battezzato il terremoto che quell’anno si è abbattuto sulla loro isola, causando oltre 220mila vittime –, in cui lo scrittore, in un intreccio di reportage giornalistico e intime riflessioni, dipinge il dramma di distruzione e disperazione che lo circonda.

 

Quel pomeriggio, camminando per la strada, si imbatte in una donna con le braccia aperte a croce che chiede conto al cielo della sua salvezza, mentre il resto della sua famiglia giace sotto le macerie. Giorno dopo giorno, si fa vicino al dolore di chi, rimasto vivo, piange per quei famigliari che non rivedranno mai più un’alba. E ogni volta che scorge le loro lacrime, prova amarezza per tutte quelle persone che, in pochi secondi, hanno visto frantumarsi la fatica di una vita, come se «quella nuvola che un attimo fa si alzava in cielo» non fosse stata altro che «la polvere dei loro sogni».

 

Ora che gli occhi di tutto il mondo sono puntati sulla perla dei Caraibi – mentre i media ne dipingono soprattutto la faccia sconfitta – l’autore si fa coraggio e dà forma ai propri ricordi, mostrando anche l’altra faccia dell’isola, quella in cui «la paura non dura mai più di un minuto, e il minuto dopo sono già tutti in strada a ballare. […] Questa gente dignitosa che sopporta il dolore con tanta grazia possiede un senso della vita che sarebbe imperdonabile ignorare. Nel vederli così sereni, viene da pensare che abbiano una certa esperienza in materia di dolore, di fame e di morte. E che siano pieni di una gioia irrefrenabile. Gioia e sofferenza, che trasformano in canto e danza». Haiti infatti è la storia di uomini e donne che, costretti a dormire in strada, la sera, prima di addormentarsi, cantano in coro per alleviare il dolore. È il sorriso di coloro che per giorni hanno resistito intrappolati sotto il cemento e sono stati estratti vivi. È l’esultanza nei volti dei vicini quando finalmente ritorna la corrente elettrica. E c’è chi grida, chi accende tutte le luci, chi avvia la radio, chi prepara un caffè. Haiti è ancora in vita ed è «una bella ondata di energia».

 

È questo che si legge in Tutto si muove intorno a me: sono racconti semplici del chi cosa dove quando tutto ha cominciato a tremare. Sono le impressioni degli haitiani nel vedere le rovine fumanti del loro paese. Sono frammenti di conversazioni tra uno zio e un nipote, tra un figlio e una madre, tra un fratello e una sorella.

 

Oggi sono passati oltre dieci anni dal boato improvviso che ha messo Haiti e la sua capitale in ginocchio. Laferrière non manca una riflessione – carica di malinconia – su coloro che, non ancora nati, cresceranno in una città completamente nuova, limitandosi a conoscere la vecchia Port-au-Prince dalle foto d’epoca.

 

In queste pagine finali mi è sembrato di cogliere una genuina speranza dell’autore verso il popolo haitiano che, tenace e combattivo, non rinuncia al proprio futuro, pronto a ricostruire ciò che gli è stato tolto: «questo paese ha bisogno di energia, non di lacrime».

Un appello urgente per il recupero dei libri che domani andranno al macero viene lanciato in queste ore dalla libreria Bertoni in Rio terrà degli Assassini, vicino a calle della Mandola a Venezia. Si tratta di libri che sono andati sott’acqua e che sarebbe troppo lungo e costoso cercare di asciugare uno ad uno. Così saranno buttati! Chi volesse in queste ore andare a prenderli potrà farlo e portarli a casa gratuitamente, anche se si consiglia una piccola offerta.

 

Lo stesso sta facendo la libreria Acqua Alta in Calle Longa S. Maria Formosa. La storica libreria vende libri usati e allora a Mogliano si è già pensato di provvedere al… riordino!

 

Un gruppo si sta infatti attivando per la raccolta e chi volesse donare dei libri, esclusi testi scolastici ed enciclopedie, può portarli al negozio TecnoAudio di via C. Gris n. 29 a Mogliano. La raccolta si protrarrà fino a venerdì 22 e poi i libri rimarranno in un deposito fino a quando la libreria non sarà pronta per accoglierli. Nel frattempo i libri bagnati sono a disposizione di chi volesse andare a prenderli e magari asciugarli, curarne le ferite pur di salvarli.

I libri della solidarietà viaggiano dunque a doppio binario.

 

 

Silvia Moscati

Mercoledì 2 ottobre alle ore 18 la Fondazione Benetton Studi Ricerche presenta, nell’auditorium degli spazi Bomben di Treviso, due volumi di Francesco Erbani, giornalista delle pagine culturali del quotidiano «la Repubblica». Con l’autore, ne discuterà Marco Tamaro, direttore della Fondazione.

 

L’Italia che non ci sta. Viaggio in un paese diverso (Einaudi, 2019) è un viaggio in luoghi in cui è possibile osservare un’Italia in movimento, che ripopola luoghi abbandonati e custodisce un bene culturale, che applica precetti di sobrietà e di ostinazione; che crede nella dignità del lavoro, che si batte contro il suo sfruttamento e ritiene che, oltre a fornire compensi economici, essa induca un cambio di passo nella propria vita, apra inedite prospettive e svolga un servizio di cui beneficia una collettività più vasta, di cui si avvantaggiano un luogo e un territorio. Il punto di vista che anima il viaggio è essenzialmente dal basso: il mestiere del cronista detta numerose regole, fra le quali devono primeggiare l’andare a vedere, l’ascolto, il contatto diretto – insostituibili metodi di conoscenza, potenziati e non sostituiti dalla Rete. Il viaggio si nutre delle storie concrete di persone e degli spazi in cui esse agiscono, storie individuali, più spesso collettive, di relazioni con l’ambiente, di interlocuzione e di conflitti.

 

Non è triste Venezia. Pietre, acque, persone. Reportage narrativo da una città che deve ricominciare (Manni, 2018) è un libro per capire che cosa si perde se si perde Venezia. Venezia risch

ia di diventare il non luogo per antonomasia, quello ricostruito a Disney World, a Las Vegas o a Macao, ed è invece profondamente autentica, città più di altre città, un territorio unico e al tempo stesso esemplare che può costituire un modello di inclusione sociale e di progettazione urbana. A Venezia

 esistono le condizioni per prefigurare un organismo urbano del futuro: perché non cresce e non consuma suolo, perché non spreca risorse, perché riusa tutto (dall’acqua ai materiali edili) e si è sempre ricostruita su sé stessa, perché insegna la manutenzione, perché è ospitale, multiculturale e multietnica, perché si circola senza macchine, perché coltiva gli spazi pubblici, perché anche gli elementi più privati di un edificio hanno una dimensione pubblica, perché ha conservato per secoli (tranne che nell’ultimo) un’eccezionale relazione fra il costruito e il suo ambiente, cioè la Laguna.

 

Francesco Erbani

Giornalista di «la Repubblica», si occupa di inchieste sul degrado urbanistico e ambientale del territorio italiano. Nel 2003 ha vinto il premio di Giornalismo civile e nel 2006 il premio Antonio Cederna. Ha pubblicato L’Italia maltrattata (Laterza 2003), il libro-intervista con Tullio De Mauro La cultura degli italiani (Laterza 2004), Il disastro. L’Aquila dopo il terremoto: le scelte e le colpe (Laterza 2010), il libro-intervista con Leonardo Benevolo La fine della città (Laterza 2011), Roma. Il tramonto della città pubblica (Laterza 2013), Pompei, Italia (Feltrinelli 2015), Roma disfatta (con Vezio De Lucia, Castelvecchi 2016).

Nell’inimitabile cornice della Libreria Acqua Alta, Emanuele Termini, accompagnato da Claudio Dell’Orso, porterà i lettori sulle tracce dell’anarchico georgiano che sbarca in Italia sulla via per raggiungere Berlino. L’autore, riprendendo l’indagine giornalistica di Gustavo Traglia negli anni Cinquanta, racconta il suo avvincente viaggio-indagine sulle tracce di Stalin, nel 1907, anno in cui si narra che, partito da Odessa sia arrivato a Berlino per raggiungere di nascosto Lenin, passando per Ancona e Venezia appunto.

 

E proprio la città della laguna è co-protagonista di quasi tutto il testo, a partire proprio dalla Libreria Acqua Alta (da cui parte l’intera indagine di Termini).

 

«Quando Venezia e la luna si arrabbiano i turisti se ne vanno in terraferma; restano le gondole a dondolare, e la rabbia e il coraggio di chi deve convivere con luna e maree».

Odessa, Ancona, Venezia e forse Berlino.

Un viaggio indagine sulle tracce di Josif/Soso/Koba/David/Ivanovič/Bešosvili/Stalin.

Accadde nei primi mesi del 1907. Secondo la leggenda, l’allora ventinovenne Josif Vissarionovič Džugašvili (il futuro

Stalin) soggiornò nella laguna veneta, ospite dei mechitaristi del Monastero di San Lazzaro degli Armeni. Le delicate

implicazioni rispetto al futuro del Partito che guidò la Rivoluzione Russa del 1917, furono il motivo per cui quel viaggio

doveva rimanere segreto.

Negli anni Cinquanta il giornalista italiano Gustavo Traglia, forse troppo presto per la Storia, cercò di scoprire le

motivazioni che portarono il leader bolscevico in Europa ma la pubblicazione delle sue ricerche fu ostacolata.

Oggi, a oltre cinquant’anni dal lavoro di Traglia con questo libro Emanuele Termini riprende a frugare nel passato del

giovane anarchico georgiano. Indaga, insegue le tracce e i tanti pseudonimi che Josif dissemina lungo il suo cammino,

accede all’archivio di Traglia, incontra persone che prima di lui hanno raccolto indizi, rintraccia le fonti, e passo dopo

passo scopre che si tratta di fatti realmente accaduti.

Il viaggio che Stalin compie passando da Venezia per raggiungere Berlino, e Lenin, ha un che di rocambolesco, davvero

ai limiti della leggenda: infatti prima si imbarca come clandestino nella sala macchine di un cargo che trasporta grano

da Odessa fino ad Ancona, poi con l’aiuto degli anarchici anconetani arriva a Venezia e si presenta alla soglia del

monastero di San Lazzaro degli Armeni da dove poi infine si allontana clandestinamente per riapparire a Londra

qualche mese dopo.

A rendere però più che plausibile questo viaggio, ecco l’intervista di Emil Ludwig nel 1931 al Segretario generale del

Partito comunista dell’Unione Sovietica al Cremlino, riportata nel testo di Termini.

«Diverse furono le domande scomode che Ludwig rivolse al dittatore e quando gli chiese un parere in merito

“all’amore tipicamente tedesco per l’ordine, più sviluppato dell’amore per la libertà”, Stalin rispose con un aneddoto

vissuto in prima persona: “Quando nel 1907 mi capitò di trovarmi a Berlino…»

Emanuele Termini, inseguendo Stalin scopre e descrive anche alcuni degli angoli più belli di Venezia; una città dove

ancora oggi, a più di cento anni da quell’inverno del 1907, quando si dice Bepi del Giasso si parla di Josif Vissarionovič

Džugašvili: Stalin.

L’AUTORE: Emanuele Termini è nato, vive e lavora in Friuli Venezia Giulia. Si è laureato in Lettere all’Università degli

Studi di Udine. Questo è il suo esordio letterario.

 

 

Chiamatelo Festival, di quel fumetto che raccoglie un pubblico di appassionati senza limite e di gente da mostre, da vernissage, da eventi, che trova poi nelle fatidiche nuvole curiosità, di quella che attrae e sorprende piacevolmente.

 

Che è poi quello che ha creato il suo fondatore, l’indimenticabile Massimo Bragaggia, deux ex machina del Festival, anima, identità e lavoro, un carisma che con precisa passione continua ad alimentare la kermesse.

 

L’ edizione del 2019 che attraversa piacevolmente  la bella Treviso tra Piazze e Palazzi in una  cavalcata che  va dal Liceo Artistico, alla Pizzeria Piola, a Palazzo Giacomelli, fino alla Sala d’Arme di Porta Santi Quaranta, al Dump, allo Spazio Solido, Palazzo Bomben, Ca’ dei Ricchi, Libreria Ubik, Casa Robegan e tanto altro ancora, con un ritmo incessante che porterà in città cultura e spettacolo, con almeno 200 vetrine che rimandano alla manifestazione, un refrain consolidato che fa da matrice instancabile.

 

Tra gli autori Sophi Hollington, John McNaught, Matt Forsythe, Jen Wang, Sara Andreasson, Gabriella Giandelli, Noemi Viola e Andrea Antinori, Zero Calcare, Paolo Bacilleri, Francesca Riz, Cecile Dormeau, ma l’elenco è fitto e di alta caratura.

 

L’altra anima del Festival è sempre stata la mostra mercato che da quest’anno ha una nuova sede nello storico Palazzo Carlo Alberto, già sede della Questura e luogo finalmente restituito e rinato.

 

La mostra mercato, autentica perla, è la dimora ideale per divulgare la produzione fumettistica nazionale e internazionale e durante il Festival ospiterà 200 autori che saranno pronti a disegnare per il pubblico.

 

Il fumetto, quella forma di pensiero e di arte che da piccoli ci fa sognare e poi piano piano si evolve con noi, fino a portarci lontano, controcorrente e impavida, fuori dai cliché, unica.

 

Treviso Comic Book Festival, dal 26 al 29 settembre.

 

 

Mauro Lama

 

Photo Credits: FB @Treviso.Comic.Book.Festival

Il vincitore sarà proclamato a Mestre il prossimo 25 ottobre 

 

La giuria tecnica del Premio “Regione del Veneto – Leonilde e Arnaldo Settembrini”, presieduta da Giancarlo Marinelli, si è riunita oggi a Mestre per indicare la terna dei finalisti della 56.a edizione del concorso letterario.

 

Sono stati scelti: 

Patrizia Cavalli, Con passi giapponesi, Einaudi

Marco Marrucci, Ovunque sulla terra gli uomini, Racconti Editore

Beatrici Masini, Più grande la paura, Marsilio.

 

Le tre opere saranno ora valutate dalla Giuria Giovani, composta da studenti dei licei di Venezia e Mestre, a cui spetterà la scelta del vincitore. Il suo nome sarà reso noto in occasione della cerimonia finale in programma venerdì 25 ottobre 2019, alle ore 18, al Teatro Toniolo di Mestre.

 

 

“Il premio Settembrini – afferma l’assessore alla Cultura della Regione del Veneto, Cristiano Corazzari – è un appuntamento atteso e di prestigio nell’ambito delle attività letterarie nazionali. La Regione è impegnata ad assicurare la continuità, l’alto livello qualitativo e la più ampia risonanza di questo concorso, che in passato ha visto la partecipazione di celebri autori quali Italo Calvino, Aldo Palazzeschi, Diego Valeri e Dino Buzzati”.

 

Lo scorso anno il Premio Settembrini, originale riconoscimento assegnato annualmente a un’opera di novelle o racconti editi nei due anni che precedono l’edizione di riferimento, venne assegnato al torinese Enrico Remmert con La guerra dei murazzi.

Una nuova forma di editoria 4.0 rivolta soprattutto ai giovani. “Nomada” è il romanzo d’esordio della trevigiana Francesca Maria Nespolo

 

“Bookabook” è un nuovo modo di fare editoria tutto improntato sul merito, in cui le storie – prima di tramutarsi in libri – devono superare il favore dei lettori.

Dopo una prima selezione qualitativa delle proposte a cura di editor professionisti, sono proprio i lettori ad avere l’ultima parola sulla pubblicazione o meno di un libro.

 

Il meccanismo alla base di “bookabook” è molto semplice, ma altrettanto efficace: ogni storia viene caricata nel sito per un periodo limitato, con la possibilità di leggerne gratuitamente una anteprima e il riassunto. Chi desidera proseguire la lettura può pre-ordinarne una copia nel formato che preferisce, cartaceo o digitale. Al raggiungimento di un certo numero di copie di pre-ordine, il libro viene sottoposto a un minuzioso processo di editing e di correzione di bozze, terminato il quale va in stampa, coronando così il sogno di chi ha sempre avuto la storia nel cassetto da raccontare.

 

“Bookabook” è sicuramente una bella opportunità per gli scrittori più giovani, ma anche un momento in cui uno scrittore esordiente ha la possibilità di mettersi in discussione, affrontando direttamente il parere del pubblico.

 

Questo è proprio quanto successo a una giovane trevigiana, nonché nostra collaboratrice, Francesca Maria Nespolo (Treviso, 6 Agosto 1991), laureata in Scienze filosofiche presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, che pochi giorni fa ha finalmente potuto stringere tra le mani il suo romanzo d’esordio: Nomada.

 

“Se anche solo una delle persone che leggesse queste pagine si emozionasse, e basterebbe una sola volta, saprei che è valsa la pena scriverlo”, ha dichiarato l’autrice.

 

 

Nomada è la storia di una bimba venuta al mondo su un treno in corsa. Una bimba che non aveva mai osato mettere piede sulla terraferma e nessuno ne conosceva le ragioni.

Girava voce che nei favolosi anni del Novecento il mondo fosse salito a bordo di quel treno per qualcuno in particolare. Dicono che la sua storia fosse incredibile, che fosse nata su quel treno e che da lì non fosse mai scesa. Coccolata da chi si occupava di lei ogni giorno e affascinata dai racconti dei passeggeri che salivano e scendevano dal treno, Nomada è cresciuta fra storie e affetti, presentazioni e addii, in un piccolo universo ferroviario, metafora della vita, e del suo continuo incontrarsi, separarsi e, spesso, ritrovarsi.

 

Se la storia vi affascina, a questo link potete acquistarne una copia.

 

Un estratto di “Nomada”

È così che Nomada irrompe con il suo primo vagito nel mondo, ancora prima che il sole abbia il tempo di sorgere, creando un malcontento che serpeggia fino in fondo, tanto da giungere alle orecchie del capotreno. La madre, che ha appena combattuto una fatica bestiale, ha giusto il tempo di stringerla tra le braccia e di regalarle un sorriso stralunato, prima di perdere i sensi e non tornare più. Fortunatamente, dove c’è una moglie deve esserci anche un marito. Prima di rallegrarsi, si scopre che nemmeno a lui è riservato un destino migliore. Come l’uomo viene a conoscenza che la moglie è spirata dando alla luce la loro bambina, è colto da un’emozione tanto feroce prima di amore per la nascita e poi di dolore per la dipartita della sua amata, che il suo buon cuore da gallese non ce la fa, e pur essendo un uomo imponente, di quelli con il torace largo e la barba folta, il cuore virile gli si para d’impatto, e non gli rimane più un battito da vivere. Una scena tragica, due vite prese per una che si dà, tanto che la natura sembra in questo caso calco- lare male le possibilità aritmetiche di questa specie e la sua dipendenza dalla statistica. In più ora ci si preoccupa per la sorte di questa creaturina, già piena di colpa quando ancora deve posare un passo sulla terra, o per meglio dire sul pavimento del treno. Quando ecco che, se si allarga un po’ la scena e non ci si demoralizza, già si intravede una salvezza: seduta sulle ginocchia, tra le gambe della madre, in- tenta a recidere il cordone ombelicale, c’è una figura con ancora sangue e fluidi non meglio precisati sul- le mani e sulle braccia e un po’ dappertutto sull’abito – che se già era vecchio, ora è proprio da buttare – e che non sembra essere distratta dalla drammatica dipartita dei due. Pare egoistico a giudicare così su due piedi, invece tutt’altro. La sua attenzione ora è tutta per questa creatura che stringe tra le mani, e che pulsa, piange, si dimena, piange ancora più forte aprendo la bocca, gridando, e che ancora non ha aperto gli occhi ma, chiedendo il latte, ha già dei desideri e delle necessità come qualsiasi altro animale maturo. La donna lascia gli altri passeggeri a occuparsi dei corpi dei genitori, nonostante loro non ne abbiano più nessun bisogno, se non per la pace eterna, non come l’esserino di cui ora sa che c’è da occuparsi e che ancora grida, e lotta con la sua nascita.

Studenti e famiglie meno abbienti potranno beneficiare fino a 200 euro di buono-libri per l’acquisto di libri di testo e contenuti didattici alternativi, comprese le dotazioni tecnologiche. Lo prevede la Giunta regionale del Veneto che, anche per l’anno scolastico 2019-2020, su proposta dell’assessore alla Scuola Elena Donazzan, ha avviato il bando per erogare il contributo destinato agli studenti della scuola dell’obbligo, nonché delle scuole secondarie superiore e degli istituti di formazione professionale.

 

Ne potranno beneficiare in via prioritaria le famiglie residenti in Veneto, con un indicatore di reddito equivalente fino a 10.632,94 euro. I nuclei familiari con reddito Isee fino a 18 mila euro concorreranno alle eventuali risorse residue. La somma totale messa a disposizione dal Ministero e dalla Regione Veneto ammonta quest’anno a 5.840.575,30 euro.

 

Le famiglie che intendono avvalersi del contributo dovranno fare domanda via web, a partire dal 16 settembre ed entro il 16 ottobre, al Comune di residenza. Saranno i Comuni ad eseguire l’istruttoria e a verificare il rispetto dei requisiti previsti dal bando e, infine, a erogare il contributo ai beneficiari, sulla base del riparto regionale delle risorse. Lo scorso anno hanno beneficiato del buono-libri 27.458 studenti del  Veneto.

 

“Il buono-libri è una delle misure, come il buono-scuola o i contributi per il trasporto scolastico, con cui la Regione Veneto assicura il diritto allo studio ai ragazzi delle famiglie con minori capacità reddituali – osserva l’assessore Donazzan – sia che frequentino la scuola pubblica, sia quella paritaria o privata”.

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