Con il romanzo “Cuoio” (Einaudi) si aggiudica la XXXIII edizione del riconoscimento riservato alle opere prime di narrativa. La premiazione si è svolta a Casa Berto, a Capo Vaticano, nell’ambito dell’XI edizione di “Estate a Casa Berto”.
Gabriele Cavallini è il vincitore della XXXIII edizione del Premio Letterario Giuseppe Berto, uno dei riconoscimenti italiani più longevi e prestigiosi dedicati agli esordi narrativi. A conquistare la giuria è stato il suo romanzo “Cuoio”, pubblicato da Einaudi.
Una cerimonia nel giardino di Berto
Il verdetto è stato reso noto a Capo Vaticano, nel comune di Ricadi, proprio nel giardino della casa che Giuseppe Berto elesse a proprio rifugio di vita e di scrittura, e dove nacquero alcune tra le pagine più significative della sua produzione letteraria.
A condurre la serata è stato il giornalista Giancarlo Loquenzi, voce di Zapping su Rai Radio1, nell’ambito dell’XI edizione del festival “Estate a Casa Berto”, dedicato all’eredità culturale dello scrittore. La giuria che ha decretato il vincitore è stata presieduta dallo scrittore e Premio Strega Emanuele Trevi.
Della giuria si legge:
«Cuoio è un romanzo di odori, viscere, macerie e di un’ostinata violenza. Una violenza antica, irredimibile […]. Gabriele Cavallini scrive un romanzo la cui lingua scortica il lettore come le macchine che trattano la pelle. Ci conduce in quella fabbrica di dolore, tra i vitelli che gridano la loro angoscia, tra i resti di carne che appestano l’aria e l’anima, come in un racconto di Coetzee. Ma questo non è un saggio sul prezzo nascosto del lusso, degli abiti pregiati. Cavallini non scrive per indicare le nostre colpe ma, raccontando la storia di una famiglia maledetta dalla consuetudine con la morte, si aggira negli abissi dell’umano. In uno spazio reale e simbolico che ricorda un racconto di Kafka, “Nella colonia penale”, dove il male, poiché inestirpabile, non può che essere inciso sulle pelle».
Un Premio nato nel 1988
Con questo riconoscimento, Cavallini entra a far parte dell’albo d’oro di un premio fondato nel 1988 per volontà di Cesare De Michelis, con lo scopo di mantenere viva la memoria e l’opera di Giuseppe Berto attraverso uno dei principi che più lo contraddistinsero: dare voce e visibilità ai nuovi talenti della narrativa.
A quasi quarant’anni dalla nascita, il Premio continua a seguire questa missione, scoprendo autori agli esordi e contribuendo, edizione dopo edizione, a far emergere alcuni dei nomi oggi più rilevanti della narrativa italiana contemporanea.
Calabria e Veneto, uniti dalla figura di Berto
Quest’anno la cerimonia è tornata in Calabria, rispettando la consueta alternanza con Mogliano Veneto, città natale dello scrittore e sede della fondazione del Premio. Due territori lontani sulla cartina ma legati dalla stessa storia: il Veneto delle origini e Capo Vaticano, dove Berto visse a lungo e dove tuttora riposa.
Alla cerimonia, in veste di madrina, era presente anche Antonia Berto, figlia dello scrittore.
Al vincitore è andato un premio in denaro di 5.000 euro. Ulteriori 2.000 euro sono stati suddivisi tra gli altri quattro finalisti in gara:
Nikolaj Gory – L’impagliatore di sedie (Meltemi)
Giulio Silvano – Hanno vinto loro (Frassinelli)
Beatrice Pera – Bagliori (Einaudi)
Marina Zucchelli – Latte (Rizzoli)
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