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Al via dall’1° ottobre il progetto “Vaporetto rosa”: informazioni e visite senologiche in laguna per prevenire il tumore al seno.

 

Un vaporetto in rosa, per sottolineare sempre di più l’importanza della prevenzione in ambito sanitario e offrire davvero a tutti l’opportunità di sottoporsi a screening che possono salvare la vita. L’originale iniziativa, promossa dal Comune di Venezia in collaborazione con Ulss 3 Serenissima, Alilaguna, Lilt Venezia e Avapo, sezioni di Venezia e Mestre, è stata presentata questa mattina a Ca’ Farsetti nel corso di una conferenza stampa alla quale sono intervenute la presidente del Consiglio comunale, Ermelinda Damiano, la vicesindaco di Venezia, Luciana Colle, l’assessore al Turismo, Paola Mar e numerose consigliere comunali, oltre al responsabile Breast Unit dell’ospedale all’Angelo di Mestre, Guido Papaccio, il direttore e il responsabile del Servizio di Igiene e sanità pubblica del Dipartimento di Prevenzione dell’Ulss 3 Serenissima, rispettivamente Luca Sbrogiò e Vittorio Selle, Rachele Sacco, referente del progetto “Vaporetto in rosa” per Alilaguna e Marzia Carniato per Lilt, sezione provinciale di Venezia.

 

“La prima delle iniziative di ‘Ottobre rosa’ – ha esordito Damiano – interesserà tutto il territorio comunale, centro storico, isole e terraferma. Un progetto innovativo e originale, nato da un’idea di Rachele Sacco e reso possibile dal lavoro di squadra di più realtà che hanno collaborato insieme per realizzarlo, per diffondere in modo ancora più capillare la cultura della prevenzione”.

 

Per tutto il mese di ottobre un battello Alilaguna, ricoperto con una pellicola rosa, colore simbolo della prevenzione del tumore al seno, girerà in laguna promuovendo il messaggio “Prevenzione è vita”. Cinque le tappe in programma per il Vaporetto rosa, tutte di lunedì:

– il 1° ottobre a San Zaccaria a Venezia (10-12.30 e 14.30-18.30)

– l’8 al Parco San Giuliano (10-12.30 e 14.30-18.30)

– il 15 alla Darsena di Marghera (10-12.30 e 14.30-18.30)

– il 22 a Burano (10-12.30) e Murano (14.30-18.30)

– il 29 al Lido (SME 10-12.30) e Pellestrina (14.30-18.30).

 

Al mattino medici specializzati daranno informazioni sulla prevenzione e sulle attività di screening offerte dalla sanità pubblica del territorio veneziano, mentre nel primo pomeriggio, dalle 14.30 alle 16, sarà attivo uno spazio dedicato alle più giovani per insegnare loro l’importanza di monitorare i cambiamenti del proprio corpo e per spiegare la tecnica dell’autopalpazione. Dalle 16.30 alle 18.30 infine il dottor Papaccio, insieme al suo staff, effettuerà delle visite senologiche con il supporto di volontarie delle associazioni coinvolte nel progetto. Ad ogni tappa potranno essere visitate al massimo 25 donne. La prenotazione, obbligatoria, va fatta telefonando al 335.7892876 (dottoressa Marzia Carniato), dalle ore 10 alle 17, dal lunedì al venerdì.

 

Il ringraziamento dell’assessore Mar è andato alla disponibilità dei vari soggetti a lavorare insieme, pubblico, privato e mondo dell’associazionismo: “Sono certa – ha evidenziato – che questo vaporetto susciterà interesse non solo tra i cittadini veneziani ma anche tra i turisti. Un progetto ad ampio raggio come questo, che coinvolge l’intero territorio comunale, farà da volano per un processo virtuoso di rilancio delle cose che funzionano in città”. Un appello alla responsabilità di ogni cittadino nel prendersi cura della propria salute è arrivato poi dalla vicesindaco Colle, che ha evidenziato i numerosi vantaggi della prevenzione a livello sociale, economico e familiare.

 

“Per dare risposte efficaci ai bisogni di salute dei cittadini – ha sottolineato Sbrogiò – è necessario continuare a lavorare in sinergia. Ben vengano dunque iniziative come questa che permettono di informare e sottoporre a screening anche le donne che abitano nelle aree che attualmente rispondono meno agli appelli di prevenzione”. Sull’importanza di fare informazione anche su questioni più specifiche, come quella della familiarità, si è soffermato il dottor Papaccio. “In caso di donne più a rischio è opportuno anticipare l’età di inizio degli screening periodici. Se dalla visita senologica emergono dubbi diagnostici saranno avviati percorsi di approfondimento radiologico”.

“In ambito oncologico – ha poi concluso Selle – bisogna mantenere sempre alta la guardia. Confidiamo che anche grazie a questa iniziativa si inneschino percorsi virtuosi di prevenzione sempre più diffusi”.

In occasione del 160° anno dalla nascita di Giacomo Puccini, la Fondazione Benetton Studi Ricerche, in collaborazione con l’Associazione Lirica Trevigiana, organizza, sabato 29 settembre alle ore 21, nella chiesa di san Teonisto di Treviso, un evento dedicato al compositore lucchese e al suo speciale rapporto con le donne.

 

Questa singolare relazione sarà raccontata da alcune tra le arie più note delle opere pucciniane, interpretate dal soprano Eleonora Buratto, fra i più apprezzati nel mondo, capace di guadagnarsi in un decennio di carriera una posizione di rilievo sui più prestigiosi palcoscenici internazionali.

 

Al suo fianco Luca Capoferri al pianoforte e il critico musicale Elena Filini che introdurrà l’ascolto. La direzione artistica è a cura di Giuseppe Aiello.

 

«Per capire la musica di Puccini bisogna capire il suo rapporto con il femminile e, in generale, con il femminino: si tratta di un rapporto molto particolare, anche conflittuale» afferma Giuseppe Aiello.

 

Puccini appartiene a uno scorcio di secolo dove le glorie patrie e le eroiche imprese cominciano a perdere attrattiva e le istanze sociali egregiamente cavalcate da Verdi in molta della sua produzione operistica sembrano catalizzare meno l’interesse del pubblico. Del resto, l’Italia era fatta – anche se male – e il Risorgimento un ricordo quasi da dimenticare, mentre l’ombra della Prima guerra mondiale era ancora lungi da venire. È un momento di transizione, dove si recupera quel bisogno di ritrovare sentimenti più personali che collettivi: un ritorno a un “privato” ante litteram che in Italia troverà proprio in Giacomo Puccini il suo cantore preferito.

 

Compositore eccelso, Puccini vive ognuna delle sue opere con passione e lucidità. E in questo braciere – dove ardono perenni la fiamma della creatività e la ricerca della perfezione – prendono vita le donne di Puccini, protagoniste dei suoi drammi. Egli non si risparmia affinché ognuna di esse divenga davvero motore e anima della vicenda: al di là della facile retorica della morte di quasi tutti i suoi personaggi femminili, egli le ama profondamente e affida a loro, esplicitamente o più spesso in modo occulto, il compito di guidare le fila del gioco perché ogni destino trovi il suo compimento.

 

Sono loro che guidano il gioco, loro i personaggi principali anche se i ruoli maschili sembrano sovrastarle ed imporsi; quelle donne che Puccini ci racconta, sono simboli immortali di quei valori assoluti che sono alla base di ogni società in ogni tempo, valori che solo una donna può incarnare senza correre il rischio di poter avere un secondo fine.

 

Nessuno ha saputo offrire alla voce femminile regalo più bello delle melodie pucciniane e delle grandi figure e personalità sceniche che troviamo nelle sue opere. Nessuno meglio di lui ha saputo rappresentare tutte le sfaccettature dell’animo femminile. Basti pensare a Madama Butterfly: l’evoluzione di una ragazza di 15 anni in donna matura nel tempo di soli 3 atti.

 

Le donne, infatti, adorano la musica di Puccini, pur restando lui un uomo che, nella vita, ha fatto soffrire molte di loro. E nelle sue opere le ama in maniera profonda e totale: il musicista diventa uomo, trasferisce nella melodia tutta la propria capacità di amare, riscattandosi così nella propria musica, che rappresenta il lato più puro, più nobile del suo sentimento e sempre attraverso la sua musica si fa perdonare dalle donne.

 

 

PROGRAMMA

BOHEME, “Sì, mi chiamano Mimì”

SUOR ANGELICA, “Senza mamma”

TURANDOT, “Tu che di gel sei cinta”

MANON LESCAUT, intermezzo eseguito al pianoforte

LA RONDINE, “Chi il bel sogno di Doretta”

MADAMA BUTTERFLY, “Un bel dì vedremo”.

Oltre 1500 iscritte per l’evento al femminile che oggi ha attraversato il cuore della località balneare veneziana: ricavato all’associazione Sole Donne. Grande entusiasmo in una mattinata baciata dal sole per un evento che cresce di anno in anno 

 

Donne che corrono per aiutare altre donne: oggi oltre 1500 donne hanno partecipato alla manifestazione organizzata da Palextra Events, in collaborazione con il Running Team Conegliano.

 

Dopo la pioggia dello scorso anno, l’edizione 2018 di Bibione in rosa è stata accompagnata da uno splendido sole che ha reso la festa ancora più bella. Dopo la partenza da Piazza Fontana, le partecipanti si sono divise tra i due tracciati – 6 e 9 chilometri – che hanno attraversato il cuore di Bibione, percorrendo per un lungo tratto anche la pista ciclabile che delimita la spiaggia.

 

In prima fila, il gruppo Ugo, acronimo di “Unite Gareggiamo Ovunque”. Un team padovano che pratica il Dragon Boat come attività riabilitativa per le donne operate di tumore al seno. Poi, con il ritorno delle donne in piazza Fontana, la festa è proseguita con l’animazione del dj Michele Patatti, che ha coinvolto le partecipanti a Bibione in rosa in canti e balli di gruppo.

 

Si è corso – e camminato – per divertimento. Ma anche per dire che la malattia è una sfida che si può vincere. Il ricavato della manifestazione – tolti i costi organizzativi – sarà infatti devoluto a Sole Donna, associazione che opera dal 1999 in provincia di Venezia (all’ospedale di Dolo e nel comprensorio dell’ULSS 3 Serenissima, distretto di Mirano-Dolo), accompagnando la riabilitazione delle donne operate di tumore al seno, a cui offre assistenza medica e supporto psicologico.

 

Visto il carattere benefico e non competitivo di Bibione in rosa, non erano previste classifiche. Una menzione speciale va però ai tre gruppi più numerosi. I loro nomi? Pink Positive, di Cervignano del Friuli, la Palestra Just Fit, di Conegliano, e il Gruppo Andos, di Portogruaro. Applausi.

 

Intanto, a proposito di corse al femminile, Palextra Events e il Running Team Conegliano stanno per lanciare il lungo conto alla rovescia che condurrà alla seconda edizione della Rosa di Conegliano. L’appuntamento è per il 3 marzo 2019. Le iscrizioni apriranno il 1° ottobre. Le donne che corrono sono un fiume di passione che non si ferma mai.

È partito anche il conto alla rovescia verso la quarta edizione di Bibione in rosa, la grande corsa al femminile che domenica 9 settembre (con inizio alle ore 9.30, ma ritrovo alle ore 7:30) sarà tra gli eventi clou di un fine settimana tutto da correre. Bibione in rosa, quest’anno, si svilupperà su due percorsi: 6 e 9 chilometri.

 

La partecipazione sarà esclusivamente dedicata alle donne, che possono parteciparvi correndo o camminando. Partenza e arrivo, anche in questo caso, da Piazza Fontana.

 

Sarà un evento all’insegna del benessere e del divertimento, ma non mancherà un obiettivo benefico: il ricavato della manifestazione, tolti i costi organizzativi, sarà devoluto a “Sole Donna”, associazione che opera dal 1999 in provincia di Venezia (all’ospedale di Dolo e nel comprensorio dell’ULSS 13) e che accompagna la riabilitazione delle donne operate di tumore al seno, cui offre assistenza medica e supporto psicologico.

 

Ogni anno, in Italia, sono 48mila le donne che si ammalano di tumore al seno.
Lo sport aiuta a prevenire la malattia e a guarire più in fretta. Ma lo sport, come nel caso di Bibione in rosa, può anche diventare una grande occasione di solidarietà. Bibione è quindi pronta a colorarsi di rosa!

 

Informazioni utili:

Le iscrizioni on line chiuderanno il 7 settembre.

Sarà possibile iscriversi anche i giorni 8 e 9 settembre, presso l’Area Expo sita in piazza Fontana.

Sono complessivamente 15 i punti di iscrizione distribuiti tra le province del Treviso, Pordenone, Padova e Venezia.

La consegna del pettorale di partecipazione, del pacco gara e della t-shirt avverranno presso l’Area Expo sita in piazza Fontana l’8 settembre (dalle 14 alle 20) e il 9 settembre (dalle ore 7 alle ore 9.15).

La quota di iscrizione è di € 14 dai 6 anni in su (compiuti alla data della manifestazione) e di € 8 per minori di 6 anni.

 

Per ulteriori info: www.bibioneinrosa.com

La Regione Veneto, come annunciato recentemente dal Presidente Luca Zaia, compie un significativo passo avanti verso una ancora maggiore incisività dell’attività di screening contro il tumore alla mammella, puntando alla personalizzazione della prevenzione con un Progetto Pilota (“screening taylored”) che sarà realizzato dall’Istituto Oncologico Veneto-IOV e coinvolgerà inizialmente 10.000 donne giovani, tra i 45 e 46 anni, residenti nelle Ullss 5 Polesana e 6 Euganea.

 

Lo ha deciso la Giunta regionale, approvando una delibera proposta dall’Assessore alla Sanità Luca Coletto, che stanzia anche 100.000 euro per il 2018 e 100.000 per il 2019.
“Si tratta di un progetto biennale – dice Coletto – dal quale trarremo indicazioni di risultato per poter eventualmente decidere l’estensione temporale dell’età coinvolta e l’allargamento ad altri ambiti regionali, non escludendo nemmeno la copertura totale del nuovo metodo preventivo se, come mi auguro, ne emergeranno la reale efficacia e la sostenibilità organizzativa. Già oggi, abbinando prevenzione e cura, in Veneto raggiungiamo tassi di guarigione superiori al 90%, ma se possiamo aggredire e abbassare quel 10% che manca non ci tireremo indietro”.

 

Il monitoraggio dei risultati raggiunti dallo screening personalizzato (“taylored”) sarà a cura della Direzione Prevenzione della Regione, che si avvarrà dell’Unità Operativa Complessa Screening e Valutazione Impatto Ambientale di Azienda Zero, in capo alla quale è posta la somma da erogare allo IOV.
“Puntiamo – precisa Coletto – a superare i limiti della mammografia tradizionale, pur presenti, nelle mammelle tecnicamente definite ‘dense’, integrando l’imaging mammografico con l’ecografia e poi applicando a ogni singola donna sei diversi protocolli personalizzati e abbinati a una valutazione di rischio aggiornata a ogni accesso della donna”.

 

La stratificazione del rischio è suddivisa in diversi profili: profilo zero (rischio inferiore al 17%); profilo uno (rischio tra 17% e 30%); profilo due (rischio pari o superiore al 30%); profili tre e quattro (alto rischio genetico).

I protocolli di screening personalizzati saranno sei. Profilo zero, tomosintesi ogni due anni; profilo uno e mammella adiposa, tomosintesi ogni due anni; profilo uno e mammella densa, tomosintesi ed ecografia annuali; profilo due e mammella adiposa, tomosintesi ed ecografia annuali; profilo due e mammella densa, mammografia, ecografia e risonanza annuali; profili tre e quattro, mammografia, ecografia e risonanza annuali.

Nel 2017 in Veneto, una donna ogni 530 ha telefonato, inviato una mail o richiesto un colloquio per segnalare una difficoltà o una richiesta di aiuto ad uno dei 41 punti di accesso dei Centri Antiviolenza. La rete regionale dei Centri ha registrato 4733 contatti e ha preso in carico 3107 donne, 396 in più rispetto al 2016. I nuovi casi di donne arrivate per la prima volta a bussare alla porta dei Centri Antiviolenza sono stati 2092 (circa cento in più rispetto al 2016): in media una richiesta di aiuto su due si è tradotta in un percorso di sostegno e protezione.

 

Agli operatori dei Centri Antiviolenza le donne riferiscono violenze di tipo psicologico (2232 casi) ed economico (985 casi), di violenza fisica (1705) e sessuale (309). Cresce il numero delle donne che contattano i Centri Antiviolenza, ma non aumenta la percentuale di quante denunciano: solo una donna su 4 ha denunciato alle forze dell’ordine la violenza o le molestie subite.

 

Sono i dati del report annuale sull’attività dei centri antiviolenza e delle strutture protette in Veneto, pubblicati nel sito istituzionale della Regione Veneto ( http://www.regione.veneto.it/web/relazioni-internazionali/rilevazione-delle-strutture-regionali ), che fotografano il fenomeno delle violenze contro le donne in Veneto e l’attività della rete dei servizi a protezione delle vittime, donne e minori.

 

“Il Veneto che, con 21 centri antiviolenza e 19 case rifugio risultava già avere un buon indice di copertura territoriale – sottolinea l‘assessore regionale alle politiche sociali Manuela Lanzarin – sta ulteriormente potenziando la propria rete: quest’anno diventano operative tre nuove strutture di accoglienza, un centro antiviolenza a Legnago, e due case rifugio nell’Est veronese e a Treviso. Cresce anche il numero degli sportelli periferici dei Centri Antiviolenza: nel 2018 se ne aggiungono altri 9, portando così a 50 i punti di accesso per le donne nel territorio regionale. In media nel 2017 il Veneto disponeva di un punto di accesso ogni 63 mila donne, con picchi ‘virtuosi’ come la Provincia di Rovigo, dove c’è uno sportello o un centro antiviolenza ogni 30mila donne residenti”.

 

A rivolgersi ai centri antiviolenza sono soprattutto donne italiane (69%), in prevalenza tra i 31 e i 50 anni, coniugate o conviventi e con un grado di istruzione medio-alta: 6 su 10 sono in possesso di un diploma o di una laurea e il 51 % ha un’occupazione. Due su tre hanno figli: 1110 bambini o ragazzi, pari al 64 per cento dei minori registrati, sono vittime di violenza assistita e accompagnano la madre nel percorso di protezione.

 

Nell’80 per cento dei casi la violenza avviene all’interno di relazioni affettive: il 98 per cento degli autori sono maschi (2980), anche se si segnalano 73 donne responsabili di violenza su altre donne.
Le donne si rivolgono ai Centri Antiviolenza per scelta personale (1042), su suggerimento di conoscenti amici e parenti (581) o, più frequentemente, inviate dalla rete dei servizi territoriali (786). “L’aumento degli invii dai servizi – commenta l’assessore – significa che la rete si sta strutturando e consolidando e che sta prendendo forma una presa in carico più completa della donna e dei suoi figli”.

 

Quanto alle strutture protette, nelle 10 case rifugio (dove la permanenza media è di tre mesi) e nelle 9 case di secondo livello, dove è possibile proseguire il percorso di autonomia economica ed abitativa e di uscita dalla violenza (permanenza media cinque mesi), nel 2017 si sono registrate oltre 24 mila presenze giornaliere, per il 75 per cento di donne straniere con figli minori.

 

Infine, le risorse: i centri antiviolenza (13 privati e 8 pubblici), aperti 5 giorni la settimana, con servizio di reperibilità telefonica h24 e in collegamento con il numero nazionale di pubblica utilità 1522, operano soprattutto grazie ai finanziamenti pubblici: i contributi regionali, statali e comunali assommano ad oltre 930 mila euro e coprono l’80 per cento della spesa. Il resto, pari a circa 226 mila euro nel 2017, è arrivato dal sostegno privato di associazioni, fondazioni, raccolta fondi e libere donazioni.

Giovedì 28 giugno si terrà la 4a edizione della “Conscio Run – Have Fun”, una corsa non competitiva rivolta ad atleti e famiglie, organizzata dall’ASD Conscio Run.

 

Da quest’anno anche la Conscio Run pensa in rosa: il nuovo tracciato di 3,99 km, facile e suggestivo, è adatto a tutti, ma soprattutto alle donne, alle mamme e alle future mamme, con i piccoli al seguito, per camminare o correre.

 

L’altra novità di questa edizione è il nuovissimo percorso di 10,99 km, tutti da correre in mezzo al verde.

 

Le iscrizioni apriranno alle 18.30. Seguiranno le due partenze, previste alle 19.30, dagli impianti sportivi. A fine corsa, spazio alla musica e all’intrattenimento del Pasta Party.

 

La serata “Io sono Aida” è patrocinata dall’assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Treviso e vuole essere un’occasione, a pochi giorni dalla chiamata alle urne, per riflettere sul valore di un diritto inalienabile conquistato nel lontano 1946

 

Tutto comincia nel Nord Italia, in una giornata apparentemente qualunque dell’anno 1946. Una donna anziana, di più di ottant’anni anni, claudicante e imprecisa nei movimenti, si reca al voto. Per la prima volta nella sua vita. Il padre le aveva proibito l’istruzione, ma quando aveva otto anni sua madre, di nascosto, le aveva regalato un abbecedario, facendosi strappare la promessa che avrebbe studiato non solo per se stessa ma anche per lei.

 

Inizia così la storia di Aida raccontata nell’omonimo cortometraggio prodotto da CinefonieOffi-Cine Veneto e Ouvert, con il sostegno di Compagnia di San Paolo, nell’ambito del “Bando Polo del ‘900”, destinato ad azioni che promuovono il dialogo tra ‘900 e contemporaneità usando la partecipazione culturale come leva di innovazione civica, di Fondazione Istituto Piemontese Antonio GramsciFilm Commission Torino Piemonte e Film Commission Vallee D’Aoste. Presentato in prima nazionale il 2 giugno al Polo del ‘900 di Torino in occasione della rassegna “Costituzione 70” coordinata dalla Fondazione Istituto piemontese Antonio Gramsci, il corto sarà presentato e proiettato per la prima volta a Treviso – città con la quale è legato a doppio filo – martedì 5 giugno alle 20.30 nel Salone di Palazzo dei Trecento.

 

La serata – che ha il patrocinio dell’assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Treviso – sarà un’occasione per riflettere, a pochi giorni dalla chiamata alle urne delle cittadine e dei cittadini del capoluogo per il rinnovo dell’amministrazione comunale, sul valore del voto alle donne, conquistato in quel lontano 1946. “Io sono Aida” il diritto di voto alle donne visto con gli occhi di “una di noi”, è il tema scelto per l’iniziativa, promossa e coordinata dalla trevigiana Cristina Magoga, co-produttrice della pellicola con il brand Offi-Cine Veneto.

 

Nella prima parte della serata la giornalista Sara Salin introdurrà il tema dialogando con due donne: Emiliana Losma e Mathilde Romeo. La prima, Emiliana Losma, è una ricercatrice di storia delle donne. Laureata in Storia dei Media, ha un interesse specifico nei confronti dei molti modi in cui le donne sono presenti nel cinema muto. Dai suoi lavori di ricerca di fonti per la storia delle donne ha prodotto il “Calendario Ginergico 2017”, con oltre 900 donne che hanno fatto la storia, e quello 2018, dedicato alle artiste. La seconda è giovanissima. Mathilde Romeo ha diciassette anni. Diventerà maggiorenne a settembre. Vive a Treviso da due anni, dove frequenta il liceo Antonio Canova e dove è rappresentante di istituto.

 

La proiezione del cortometraggio sarà seguita dal racconto della nascita e della costruzione della pellicola, ma anche dei suoi retroscena, con gli attori protagonisti Linda Collini e Jgor Barbazza, il regista Mattia Temponi e Mattia Puleo di Cinefonie e l’illustratore Nicola Ferrarese, direttore artistico di Treviso Comic Book Festival, che ha creato la locandina di “Aida”.

 

tredici minuti di proiezione tratteggeranno un affresco collettivo dell’Italia del 2 giugno 1946, a partire dalla vicenda intima e popolare di Aida. Donna tra tante e come tante, decide dicombattere il discrimine sessuale con due armi silenziose ma più efficaci di colpi di cannone: l’istruzione e la presa di coscienza. Una narrazione personale che diventa collettiva e pone al centro della Storia italiana tutte quelle figure apparentemente secondarie che non trovano posto nei libri di storia ma che, spinte da un desiderio comune, hanno reso possibili quei diritti inalienabili a cui quotidianamente noi oggi facciamo appello e ricorso.

 

Il progetto – racconta il regista Mattia Temponi – si inserisce in un più ampio percorso di incontro tra ricerca e intrattenimento che mira a veicolare il prezioso patrimonio culturale presente negli archivi del Polo del ‘900 attraverso nuove grammatiche e verso nuovi pubblici. Filo conduttore del film è il potere della parola e della cultura, che consente alla protagonista di dotarsi di un nuovo lessico e, grazie ad esso, di crearsi un pensiero autonomo, di evolvere e prendere coscienza, anche politica”.

 

Il progetto è il primo passo verso un percorso più ampio. Dopo la proiezione nel giorno della Festa della Repubblica, infatti, inizia da Treviso un road show in tutta Italia, che culminerà a settembre alla Mostra del Cinema di Venezia.

 

“Inoltre il corto – anticipa il regista Temponi – è una vera e propria piattaforma di lancio per lo sviluppo di una serie televisiva che abbiamo scritto in sinergia con i ricercatori e gli istituti del Polo del ‘900 e sostenuto attraverso il bando Polo del ‘900 di Compagnia di San Paolo. Proprio come per il film, un incontro tra due mondi apparentemente distanti – la ricerca e l’intrattenimento – che però trovano un terreno comune nel desiderio di riproporre un dato momento storico in tutta la sua autentica e sincera vitalità. La serie televisiva, dal titolo “Il mio posto nel Mondo”, narrerà i primi anni della Costituente Repubblicana attraverso gli occhi delle prime parlamentari donne del nostro paese. Un momento di transizione e cambiamento, di cui ancora oggi siamo tutti eredi”.

 

Case ATER a Mestre Chirignago. Il grande complesso ATER, denominato Circus, ha visto più interventi delle Forze dell’ordine nel giro di soli quattro giorni.

 

Le cause sono sempre le violenze nei confronti di donne sole e con bambini. Bande di giovani si scagliano contro le povere donne con calci, pugni e anche con mazze da baseball.

 

Il Circus è da tempo luogo di violenze e di traffici poco chiari.

 

Fonte: il Gazzettino

“Il Veneto ora potrà disporre di una legge più completa ed efficace per prevenire e contrastare il fenomeno della violenza contro donne e minori”. Così l’assessore regionale al sociale manifesta soddisfazione per il voto unanime con cui la quinta commissione “Sanità e sociale” del Consiglio regionale del Veneto ha approvato le modifiche proposte dalla Giunta alla legge 5/2013 “Interventi regionali per prevenire e contrastare la violenza contro le donne”.

 

Il testo, che ora attende l’ok definitivo dell’aula consiliare, punta a potenziare gli interventi di informazione e di sensibilizzazione nelle scuole, in modo di creare una cultura del rispetto di genere sin dagli anni della pubertà; semplifica la tipologia delle strutture di accoglienza (centri antiviolenza e case rifugio) in modo di facilitarne l’accesso ai fondi nazionali e di renderne più agile l’erogazione, bypassando il passaggio intermedio attraverso Comuni e Ulss; e rafforza la sinergia tra istituzioni pubbliche, associazioni e privato non profit al fine di creare, attorno alle strutture di sostegno e accoglienza, una rete coordinata e integrata che aiuti le donne a recuperare condizioni normali di vita, anche con l’inserimento lavorativo e con percorsi di accompagnamento sociale.

 

“Abbiamo voluto considerare, inoltre, tra le iniziative di prevenzione, anche esperienze e programmi rivolti ai cosiddetti ‘soggetti maltrattanti’ – sottolinea l’assessore – perché la prevenzione delle violenze domestiche e dei femminicidi passa anche attraverso l’offerta di percorsi educativi e di cura nei confronti di quanti utilizzano la violenza come codice di relazione interpersonale”.

 

“Con queste integrazioni, che rafforzano gli strumenti di intervento e valorizzano le tante iniziative messe in campo dal mondo dell’associazionismo – conclude l’assessore – il Veneto potrà disporre di una legge all’avanguardia, che ha già consentito di attivare ben 43 strutture nel territorio, tra centri antiviolenza e case rifugio, offrendo ogni anno ascolto, tutela e aiuto a migliaia di donne nel loro difficile percorso di rafforzamento personale e uscita dalla violenza”.

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