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Anche quest’anno Mogliano ha organizzato la Staffetta lungo il Terraglio, condivisa con la Commissione intracomunale alle pari opportunità (comuni di Casier, Preganziol, Mogliano, Casale sul Sile, Zero Branco e Marcon). È una marcia che vuole sensibilizzare l’opinione pubblica contro la violenza sulle donne. Anche le donne che sono costrette a prostituirsi lungo la Pontebbana.

 

La staffetta partirà alle 9.30 dalla pasticceria Al Terraglio di Frescada di Preganziol e proseguirà in direzione Mogliano (seguendo le tappe indicate sul volantino), con sosta al municipio di Preganziol; mentre da sud si partirà dal quartiere di Marocco. Da Marcon si percorrerà via Zermanesa.

 

Tutti i gruppi convergeranno alle 11.30 in Piazza dei Caduti a Mogliano per la scopertura della pietra d’inciampo in memoria di tutte le donne vittime di femminicidio.

 

Tre giovani donne, di spalle, si abbracciano tenendosi per la vita. È l’immagine-simbolo della nuova campagna regionale “Non sei sola- Affidati alla rete” avviata dalla Regione Veneto d’intesa con la rete dei Centri antiviolenza. Una campagna per informare e sensibilizzare le donne, attraverso pieghevoli e bigliettini da visita distribuiti nei luoghi ‘topici’ della vita femminile e in tutte le strutture sanitarie, farmacie comprese, per aiutarle a non subire un “amore malato”, ad aver coraggio di denunciare aggressioni, discriminazioni e violenze, a mettere in salvo se stesse e gli eventuali figli da una relazione violenta.

 

“In Veneto sono attive 44 strutture antiviolenza, tra sportelli di ascolto, centri antiviolenza e case rifugio, in pratica una ogni 53 mila donne residenti. Lo scorso anno hanno incontrato e ascoltato 8464 donne, quasi il doppio del 2017, e hanno preso in carico 3256 donne, 150 in più dello scorso anno”, ha ricordato l’assessore alla sanità e al sociale Manuela Lanzarin, nel presentare a palazzo Balbi, alla presenza del presidente Luca Zaia, quanto fa la Regione Veneto per contrastare la violenza di genere, alla vigilia della Giornata mondiale celebrata dall’Onu il 25 novembre.  La rete delle strutture antiviolenza in Veneto nel 2018 ha ricevuto una segnalazione o richiesta di aiuto ogni 300 donne residenti e ha preso in carico una vittima ogni 770 donne residenti.

 

Oltre a sostenere i centri antiviolenza la Regione ha provveduto con 109 corsi a formare oltre 3300 operatori di pronto soccorso (medici, infermieri, ostetriche, pediatri, ginecologi ma anche medici di base, farmacisti, assistenti sociali, psicologi) perché ospedali, ambulatori e presidi sanitari sono la prima ‘sentinella’ per intercettare abusi e violenze e per aiutare le donne a diventarne consapevoli e ad avere il coraggio di autotutelarsi. “È stato fatto un grande lavoro di squadra per affrontare quello che non è solo un problema sanitario, ma un problema sociale  – ricapitola Gianna Vettore, medico di pronto soccorso e responsabile del Centro regionale di Emergenza e Urgenza- Abbiamo così impostato nei Pronto Soccorso percorsi ‘privilegiati’ di trattamento e accompagnamento, omogenei in tutto il territorio regionale, utili anche per affrontare la violenza assistita, cioè quella subita dai minori, che lascia ferite per tutta la vita. La campagna informativa è un invito alle donne a fidarsi e ad imparare a chiedere aiuto”.

 

Se il primo passo è aiutare le donne a riconoscere e denunciare le violenze subite, il passo ulteriore è avviare un percorso di autonomia. Per le donne vittime di violenza e avviate ad un percorso protetto la Regione garantisce alle associazioni antiviolenza la disponibilità di alcuni alloggi pubblici. Ora, grazie alla nuova intesa raggiunta con Confindustria Veneto (il protocollo è pubblicato oggi sul Bur), il sistema produttivo regionale è impegnato a facilitarne l’inserimento occupazionale.

 

L’impegno di spesa complessivo per campagne informative, rete delle strutture, formazione degli operatori di emergenza ed urgenza e percorsi protetti ha superato i 12 milioni nell’ultimo decennio, 5.9 milioni stanziati dalla Regione, il resto di fonte statale. Con una differenza, però: mentre i finanziamenti regionali (previsti dalla legge 5/2013) sono puntuali e arrivano alle strutture nell’arco di un anno, per quelli statali l’ultima erogazione risale al 2017 e si attende ancora la liquidazione del riparto dei fondi 2018.

Chi è il primo responsabile della nostra salute se non noi stessi? Cosa dobbiamo fare per prevenire malattie che se non sono prese in tempo possono compromettere la nostra vita?

 

A queste domande risponderà domani, venerdì 15 novembre a Monastier, nel corso di un incontro aperto alla cittadinanza un team di senologi, chirurghi e radiologi, della Casa di Cura “Giovanni XXIII” di Monastier sul delicato tema della prevenzione del tumore al seno. Anche se ottobre rosa è terminato l’attenzione ai cambiamenti del proprio seno non deve mai venire meno. Oggi più di ieri siamo informati che l’arma migliore per combattere questa malattia è la prevenzione primaria e secondaria e la diagnosi precoce.

 

Il dottor Pasquale Piazzolla chirurgo-senologo e il dottor Bernardino Spaliviero radiologo-senologo della Brest Unit della “Giovanni XXIII” illustreranno le corrette metodologie di autopalpazione ma anche gli esami e la cadenza con cui effettuarli per individuare più precocemente possibile eventuali patologie. L’iniziativa rientra nell’ambito di Progetto Monastier Donna dell’Associazione “Un giro in Piazza” ed è patrocinata dal Comune di Monastier.

 

“Ogni giorno perdiamo di media 10 minuti per truccarci, altrettanti per la pulizia del viso ma spesso non educhiamo le nostre figlie a controllare una volta al mese per 5 minuti sotto la doccia il proprio seno – ha detto Giuliana Menegaldo – referente di “Un giro In piazza ”. Questa come la “Seconda Edizione di Monastier in rosa” e la sfilata di modelle che hanno vissuto una malattia senologica che si terrà la prossima primavera sono iniziative che vogliono sensibilizzare la cittadinanza a promuovere la prevenzione come stile di vita e conoscere i mezzi diagnostici e i piani di cura circa il tumore del seno”.

 

L’incontro di domani alle ore 20.00 presso il Centro Polivalente di Monastier in Piazza Marconi, 1, vedrà la testimonianza diretta di Michela Bardi, donna che ha superato la malattia. “La prevenzione è un regalo importante che facciamo a noi stesse. Passa attraverso tante emozioni: la paura, la conoscenza e la consapevolezza. Se al momento della mia diagnosi avessi avuto la conoscenza che ho adesso… sicuramente avrei avuto paura, ma sarei stata più consapevole di potercela fare. Non è un percorso facile! Del resto come tante cose inaspettate che ci capitano nella vita. La grande forza viene dalla consapevolezza di poter avere prospettive di cura” conclude Michela.

La sanità veneta è leader nazionale sul fronte dello screening contro il tumore alla mammella. Con un’estensione degli inviti pari al 91% contro l’84% in Italia, e un’adesione delle donne invitate del 78,6% rispetto al 59,6% nazionale, il sistema veneto di prevenzione ha sottoposto a screening in un anno 194.973 donne, con 10.346 approfondimenti resisi necessari, che hanno portato a 1.076 diagnosi di carcinoma e ad alzare di almeno 20 punti la percentuale di donne che hanno avuto salva la vita.

 

Ma non basta, perché in Veneto si sta già lavorando a un’evoluzione che prevede di realizzare uno screening personalizzato su donne con caratteristiche genetiche a rischio, tecnicamente definite “mutanti” (donne che hanno nella loro sequenza genetica una mutazione che eleva anche fino al 70-80% il rischio di contrarre il tumore al seno nel corso della vita). Il Progetto sperimentale, a cura dello Iov, sta per coinvolgere 11.000 donne anche giovani e giovanissime residenti nelle Ulss 5 e 6, ed è il primo nel mondo, considerando che ce n’è uno simile negli Usa, ma ha tempi di attuazione più lunghi

Il plauso del Governatore Luca Zaia

“Un vestito su misura per ogni donna, perché ogni successo ci spinge a cercarne degli altri”, come l’ha definito il Presidente della Regione Luca Zaia, presentando all’Ospedale di Treviso, affiancato dall’Assessore alla Sanità Manuela Lanzarin e da illustri clinici come il Responsabile Scientifico della Rete Oncologica Regionale, professor Pierfranco Conte, la direttrice della Senologia Radiologica dello Iov, Francesca Caumo, la Direttrice dell’Unità Operativa Complessa di Radiologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, Stefania Montemezzi, e il Direttore della Breast Unit dell’Ospedale di Treviso, Paolo Burelli, lo stato dell’arte della prevenzione contro il tumore e le prospettive future della lotta al cancro, in occasione del Mese Rosa della Prevenzione in corso di svolgimento in tutta Italia.

 

Le statistiche ci premiano – ha detto Zaia – ma sono il punto di partenza per nuovi passi avanti, perché lo studio dello IOV ci porterà a costruire uno screening personalizzato mai visto al mondo. Un altro grande passo avanti, dopo la scelta vincente di realizzare le Breast Unit (già 21 in Veneto) e di concentrare gli interventi chirurgici in sedi iperspecializzate e con casistiche elevate. Anche grazie a questa decisione, che da più parti fu molto criticata perché toglieva qualcosa a reparti che operavano poche decine di seni l’anno, oggi in Veneto il tasso di sopravvivenza dopo il percorso di cura è arrivato al 95%”.

 

Gli importanti clinici presenti oggi hanno anche messo una pietra tombale sul dibattito, purtroppo falsato da troppo web senza fondamento scientifico, riguardo all’età giusta nella quale avviare lo screening. Al di sotto dei 45 anni la mammografia risulta generalmente inutile (e ogni indagine radiologica inutile si tramuta in dannosa), tra i 45 e i 50 anni si può fare ma non è consigliata, mentre è assolutamente efficace tra 50 e 74 anni (età massima introdotta in Veneto, ma non ancora in buona parte d’Italia).

 

I dati diffusi hanno evidenziato la supremazia del Veneto in Italia non solo per lo screening della mammella, ma anche per gli altri due grandi screening antitumore: quelli per la cervice dell’utero e per il colon retto.

 

 

I dati sullo screening della cervice dell’utero

Lo screening della cervice dell’utero, rivolto alle donne tra 25 e 64 anni, che vengono invitate a eseguire un Pap Test o un test Hpv, ha un’estensione corretta delle donne invitate del 100% e un’adesione delle donne agli inviti del 62,8%, più di 22 punti in più della media nazionale, ferma al 39,9%. In un solo anno, grazie alla prevenzione, sono state diagnosticate 461 lesioni precancerose.

 

I dati sullo screening colorettale

Lo screening colorettale, rivolto a uomini e donne tra 50 e 69 anni con la ricerca biennale delle feci occulte, presenta un’estensione corretta degli inviti pari all’89,3% e un tasso di adesione al 63,9%, il che ha permesso, in un anno, di diagnosticare e poi curare 376 carcinomi e 3.401 adenomi avanzati.

 

Il raffronto di sintesi tra il sistema sanitario veneto e quello nazionale in tema di screening, vede il Veneto primeggiare in tutti e tre.

Per la mammella, l’adesione in Veneto è del 68,1% contro il 55% in Italia.

Per la cervice dell’utero l’adesione in Veneto ha raggiunto il 57,8% contro il 39,9 in Italia.

Per il colon retto, l’adesione in Veneto è al 62,9% contro il 40,4% in Italia.

 

Per approfondire: clicca qui.

Mentre le prestazioni del calcio in rosa ai mondiali di Francia fanno innamorare gli italiani, a Treviso sette atlete professioniste, provenienti dalle più diverse discipline, si raccontano per quella che è un’esigenza comune a tutte le donne atlete: come conciliare la cura della bellezza con la pratica quotidiana dell’attività sportiva?

 

Sono le sette donne protagoniste di “Io sono bella”, originale stage formativo organizzato ieri a Treviso dalle comunità acconciatori ed estetiste di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana. Tra le sportive protagoniste dell’iniziativa,  Barbara Pozzobon, atleta delle Fiamme Oro campionessa mondiale di nuoto di fondo, Luna Mendy, pluricampionessa italiana e argento europeo di kick-boxing, Nicole D’Agostin, ciclista del team femminile Bizkaia-Durango, Micol Cavina, mediano d’apertura delle neo-campionesse d’Italia Iniziative Villorba Rugby, Tania Ferrazzo, campionessa europea di snow volley, la pallavolista Valentina Fiorin e infine Silvia Marangoni, atleta della Polizia Penitenziaria, 11 volte campionessa mondiale di pattinaggio artistico.

Lasciati per un giorno gli impegni sportivi, le ragazze si sono prestate al ruolo di modelle per una dimostrazione tecnica di acconciatura e trucco, eseguita dall’hair stylist castellano Diego Santi e da Carlotta Meo, regional make-up artist de La Truccheria, che hanno illustrato a una platea di professionisti del settore alcune soluzioni estetiche, pratiche e veloci, utili a far convivere sport e bellezza nella vita di tutti i giorni.

Ideato da Giannantonio Papa e Nicla Marcolongo, presidenti delle comunità acconciatori ed estetica di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana, “Io sono bella” è la risposta «al numero crescente di donne che pratica sport – spiegano i due organizzatori – e che sempre più spesso impegna i professionisti del nostro settore ad affrontare problemi di gestione della bellezza legati all’acconciatura, che non deve essere eccessivamente elaborata, al capello sfruttato, alla pelle sciupata: i nostri stilisti hanno offerto oggi idee interessanti su come costruire acconciature e trucchi in grado di evidenziare la bellezza senza togliere praticità».

Idee e soluzioni apprezzate dalle stesse atlete, che attraverso “Io sono bella” hanno potuto non solo «imparare pratici consigli di bellezza», ma anche affermare una volta di più il messaggio che «lo sport è donna – commenta, tra le altre, la kickboxer Luna Mendy – In questi giorni il calcio lo sta dimostrando con grande evidenza mediatica, ma sono tanti gli sport tradizionalmente maschili che oggi hanno una folta rappresentanza femminile, come la stessa kickboxing, il ciclismo, il rugby». «”Io sono bella” per noi significa che la bellezza è parte integrante dell’attività sportiva e non solo nelle discipline più femminili come il pattinaggio o la pallavolo», sostengono le “esperte” Silvia Marangoni e Valentina Fiorin. «Piacersi, sentirsi belle e curare il proprio aspetto è un diritto delle atlete – aggiunge Fiorin – specialmente al giorno d’oggi, che l’immagine di ognuna di noi viene amplificata dai social network».

L’iniziativa è finanziata dall’Ente Bilaterale dell’Artigianato Veneto.

 

 

Photo Credits: Stefano Cusumano

A Cimadolmo è atterrata Space Girls Space Women, un’originale mostra che promuove il ruolo della donna nel settore spaziale, dove oggi è ancora una piccola protagonista.

 

Il progetto proposto, reso possibile grazie al contributo dell’Agenzia Spaziale Europea e dello IEST (Istituto europeo per lo sviluppo tecnologico), è stato inaugurato domenica 5 maggio alla presenza della vicesindaco Chiara Lovat, nella biblioteca comunale cittadina, dove ora rimarrà per le prossime due settimane.

 

In un affascinante percorso tra le meraviglie e i misteri dell’universo, l’esposizione si propone l’obiettivo di raccontare lo spirito di conquista spaziale delle donne e di avvicinare sempre più persone – in particolare le giovani generazioni – a questa realtà.

 

 

L’insieme di fotografie realizzate in luoghi di tutto il mondo, da Nairobi a Mosca, da Bangalore a Monaco, da Milano a Colonia, fino al deserto dell’Atacama e ai sobborghi di Smirne, ritrae scienziate, ricercatrici, astronaute, studentesse e appassionate della volta celeste. Tra queste non poteva mancare l’italiana Samantha Cristoforetti, immortalata nello scatto mentre si prepara al lancio verso la stazione spaziale.

 

 

 

Accompagnati da un’APP multimediale per smartphone con quiz, testimonianze e giochi educativi, gli scatti mostrano la varietà dei mestieri nel settore spaziale e promuovono i progetti spaziali italiani ed europei, con un invito a interrogarsi su cosa ci riserverà il futuro delle esplorazioni.

 

La mostra, a ingresso libero, sarà aperta fino al 17 maggio, dal lunedì al venerdì, dalle 14.30 alle 18.30.

 

           

Si allarga, in Veneto, la platea di donne affette da alopecia che potranno accedere a un contributo della Regione per l’acquisto di una parrucca.

 

Lo ha deciso la Giunta regionale, su proposta dell’assessore alla Sanità, stanziando per questo una somma complessiva di 200mila euro.

 

“Tali contributi sono attivi già dal 2016 – fa notare l’Assessore – ma, facendo tesoro degli esiti del primo triennio di applicazione, abbiamo rivisto e allargato le modalità e i criteri di erogazione per rispondere di più e meglio alle esigenze manifestate dalle donne o rilevate dai distretti Sanitari. È una scelta di civiltà – tiene a sottolineare l’Assessore – perché la perdita dei capelli a causa di una patologia, o di cure oncologiche, è un grande e grave elemento di fragilità, non solo nell’elaborazione personale della malattia, ma anche negli aspetti relazionali e interpersonali”.

 

La domanda di contributo, fissato fino a un massimo di 300 euro, andrà presentata entro il 31 dicembre dell’anno dell’acquisto al Distretto Sociosanitario della propria Ullss di residenza.

 

Rispetto alle modalità degli anni scorsi ci sono importanti novità: alle donne oncologiche che soffrono degli effetti di chemio o radio terapia, si aggiungono anche quelle colpite da alopecia areata, una malattia che può far perdere i capelli a diversi livelli di gravità, a qualsiasi età, e in persone di qualsiasi gruppo etnico.

 

Al contributo possono accedere anche donne non in possesso dei requisiti a suo tempo individuati per il rilascio delle esenzioni per reddito. Questo, in considerazione del fatto che il tumore colpisce purtroppo anche donne in età sempre più giovane e ancora integrate nel contesto lavorativo.

 

Una serie di incendi sta colpendo Venezia. Ricordiamo quanto successo a Murano alcuni giorni fa, quando a causa di un rogo in una abitazione sono deceduti due anziani coniugi.

 

Ieri pomeriggio a Cannaregio, al civico 4803, l’appartamento di una palazzina a tre piani ha preso fuoco, provocando il ferimento di una anziana signora e di ben cinque poliziotti intossicati dal fumo.

 

I primi a soccorrere l’anziana rimasta imprigionata nell’appartamento in fiamme sono stati alcuni vicini e i poliziotti. Sfidando il denso fumo, gli agenti sono entrati nell’abitazione e hanno tratto in salvo la donna, trasportata poi d’urgenza all’ospedale dell’Angelo.

 

I poliziotti sono stati curati al Civile per aver inalato fumi tossici.

Sono intervenuti anche i Vigili del fuoco, che hanno circoscritto e spento l’incendio.

Continuano gli eventi delleCittà in Festa, il ricco programma che coinvolge, con svariate iniziative, Venezia, le isole e la terraferma.

 

Questi gli eventi di oggi, domenica 10 marzo:


VENEZIA MURANO BURANO

Street Workout art, percorso di storia e fitness dedicato alle donne. Stazione Santa Lucia
– Rassegna Teatrale: la Barca dei comici di Carlo Goldoni Teatro ai Frari, ore 16
– Il cuore di Murano – 5^ edizione ” Capodanno Veneziano” Murano, palazzo Da Mula
– Musica barocca stravagante – Donne in Musica Chiesa Anglicana di San Giorgio, campo San Vio

MESTRE CARPENEDO
– Marzo Donna, Corsa Rosa con partenza e arrivo in Piazza Ferretto

FAVARO
– Marzo Donna, Concerto del coro Voci d’Argento “Festa della Donna” Favaro Veneto, Auditorium L. Sbrogiò, via Gobbi 19/A ore 17.

 

 

Fonte foto: Facebook @streetworkout23

Torna anche per l’edizione 2019 Marzo Donna, manifestazione promossa dal Centro Donna del Comune di Venezia, che propone un mese di musica, arte, poesia, letteratura, teatro, storia, sport, attualità delle donne, con le donne, per le donne. Il Teatro Momo partecipa all’iniziativa ospitando tre spettacoli teatrali, anch’essi fortemente incentrati su temi “al femminile”.

 

Dopo il primo appuntamento di ieri, venerdì 8 marzo, in occasione della Festa della Donna, con Io, Gabriella – La donna che voleva volare, seguiranno gli spettacoli del 19 e 29 marzo.

 

Quello di martedì 19 marzo (alle 19.30) sarà ancora una volta uno spettacolo biografico: con Mia Martini. Ultima notte Mia. Mia Martini, una vita, l’attrice veneziana Erika Urban, attraverso il testo di Aldo Nove, indagherà la vita di un’artista straordinaria che ha lasciato un grosso vuoto nel cuore della canzone italiana.

 

Ultimo evento in cartellone, venerdì 29 marzo (alle 19.30), quando la compagnia Manimotò con Tomato Soap porterà in scena il tema della violenza di genere raccontando la storia di un uomo e una donna che pensano di darsi amore e si danno morte.

 

Tutti gli spettacoli sono a ingresso libero.

 

Per informazioni: www.culturavenezia.it/momo

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