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Il Bando Sport e Periferie porterà circa 5,8 milioni di euro al Veneto per realizzare le strutture delle zone svantaggiate e periferiche.

“Con i fondi messi a disposizione per le periferie e per le aree sportive vogliamo dare una risposta chiara ed efficiente che dimostra la nostra attenzione nei confronti dei territori in maggiore difficoltà”.

 

Esprime soddisfazione Federico D’Incà, deputato del Movimento 5 Stelle, in seguito alla pubblicazione della graduatoria degli interventi ammessi al finanziamento a valere sui fondi del Bando Sport e Periferie della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Si tratta di uno strumento ideato per finanziare la realizzazione e rigenerazione di impianti sportivi nelle aree svantaggiate e nelle periferie urbane del Paese.

 

“Al Veneto – spiega il deputato del M5S – andranno in totale circa 5,8 milioni di euro, di cui oltre 2,5 milioni per la provincia di Treviso”.

Gli importi finanziati nella provincia di Treviso

Cimadolmo 458 mila; Codogné 497 mila; Oderzo 500 mila; San Vendemiano 194 mila; San Vendemiano 414 mila; San Vendemiano 500 mila; Treviso 104 mila.

“È una buona notizia per il territorio, in particolare per tutti quei comuni che potranno realizzare interventi sulle strutture e sugli impianti esistenti, oltre a costruirne di nuovi. Non vogliamo lasciare indietro nessuno e, grazie allo sport, l’inclusione sociale del territorio si può rafforzare.”,  conclude D’Incà.

«Preoccupati e frustrati per la pesante condizione di sofferenza dei nostri Comuni»

 

Forte iniziativa politica questa mattina da parte dell’Associazione Comuni della Marca Trevigiana in occasione della visita a Vittorio Veneto del presidente della Repubblica Sergio Mattarella per la commemorazione del 25 aprile.

 

La presidente Mariarosa Barazza, a nome di tutti i Comuni trevigiani, ha fatto recapitare al Capo dello Stato una lettera accorata in cui denuncia «la crescente preoccupazione e il senso di frustrazione degli Amministratori di questo territorio».

 

Si legge nella missiva:

 

“Da anni le nostre Amministrazioni stanno conducendo una incessante battaglia per tutelare le legittime aspettative delle comunità locali di questo territorio, per far capire al Parlamento e al Governo la pesante condizione di sofferenza in cui versano gli Enti locali, i quali nonostante la drammatica carenza di personale, i tagli delle risorse, il progressivo svuotamento dell’autonomia loro garantita dalla nostra Carta costituzionale, grazie alla dedizione e allo spirito di sacrificio di Amministratori e dipendenti riescono comunque ad essere virtuosi, nonché punto di riferimento essenziale per i cittadini.

 

Ci siamo battuti negli ultimi dieci anni per una più equa e responsabile distribuzione delle risorse finanziarie e l’attuazione del federalismo, per una più equa e autonoma gestione del personale che tenga conto delle specificità territoriali e per una reale semplificazione amministrativa.

 

Purtroppo, tuttavia, continuiamo a registrare da parte del Legislatore nazionale  una deriva centralista, la scarsa conoscenza dell’apparato organizzativo dei Comuni e soprattutto la mancanza di consapevolezza della potenzialità delle Istituzioni locali nel contribuire alla crescita complessiva del nostro Paese”.

(…)

Le ho portato queste istanze perché amo l’Italia e credo che se tutti facciamo la nostra parte potremo ridare speranza a questo nostro grande e meraviglioso Paese. Da Presidente di questa Associazione, da Sindaco per 10 anni del Comune di Cappella Maggiore e ora da Vice Sindaco che ha tentato di servire al meglio la propria comunità, da cittadina che avverte urgente la necessità di una nuova resistenza di fronte alla cultura della discriminazione, della violenza, dell’illegalità, Le chiedo di aiutarci secondo le Sue prerogative di rappresentante dell’unità nazionale”.

 

Nella lettera viene anche ricordata la battaglia vinta davanti alla giustizia amministrativa dai 44 Comuni della provincia di Treviso sulla ripartizione del Fondo di Solidarietà 2015 e lamenta il fatto che i Ministeri competenti (Mef, Ministero degli interni e Presidenza del Consiglio) non abbiano dato ancora volontaria esecuzione alla sentenza bloccando il ritorno sul territorio dei 24 milioni di euro.

 

“Mi chiedo – scrive Barazza – come possiamo chiedere ai nostri cittadini di osservare le leggi se poi è proprio lo Stato a non dar seguito a quanto deciso in una sentenza pronunciata in nome del popolo italiano?”

 

«I valori della lotta di Liberazione che abbiamo ricordato oggi – afferma ancora Mariarosa Barazza, presidente dell’Associazione Comuni della Marca Trevigiana – richiamano i cittadini e le istituzioni alla responsabilità. Chi ieri perse la vita per costruire un’Italia libera e giusta ci ha lasciato un’eredità grandiosa che passa attraverso il rispetto delle regole, la solidarietà, la giustizia. Le condizioni in cui versano i Comuni trevigiani richiedono alle massime istituzioni del Paese di porre attenzione alla questione della giustizia territoriale, dell’equa distribuzione della ricchezza nella solidarietà, della premialità verso chi amministra con coscienza e responsabilità e porre finalmente rimedio alla grave sperequazione tra diverse aree del Paese. Sono fiduciosa che il Capo dello Stato, da sempre attento ai problemi dei Comuni, soprattutto quelli più piccoli, possa far proprie queste istanze che come Associazione Comuni abbiamo voluto rappresentargli in una giornata significativa per il nostro territorio come quella di oggi».

Sul territorio italiano è recentemente nata una nuova e importante collaborazione tra Energia Italia e ANTA (Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente): due realtà dello stivale da sempre attente all’ambiente, che hanno deciso di sposare un’iniziativa a favore del decoro urbano, nell’ottica di un Paese sempre più green.

 

“Crediamo molto in questa collaborazione e ci auguriamo di superare i risultati che ci siamo prefissati”, ha sottolineato l’Amministratore Delegato di Energia ItaliaParide Massarenti. “Chiaramente siamo solo all’inizio e ci vorrà del tempo prima di vedere concretizzarsi il progetto, ma trattandosi di due realtà che si battono molto per la salvaguardia dell’ambiente, sono fiducioso che il risultato finale sarà addirittura migliore di quanto riesco a immaginare ora”.

 

Il progetto in questione si svilupperà in diversi comuni italiani, che vedranno la realizzazione di numerose oasi verdi, adiacenti ad aree urbane, liberamente frequentabili da tutti i cittadini. Questi spazi, oltre a dare colore ai luoghi della quotidianità, diventeranno il punto di riferimento per chi è alla ricerca di un momento di relax all’aria aperta.

 

Qualche tempo fa una richiesta analoga era stata presentata anche al Comune di Roma, a cui ANTA chiedeva di adottarne diverse aree comunali per riempirle di ancora più verde.

 

Durante una recente intervista, anche il Professor Ennio Maccari, Presidente di ANTA, ha voluto spendere due parole in merito alla recente collaborazione avvenuta, dichiarando: “Abbiamo fatto un accordo con un giovane gruppo industriale molto interessato al risparmio energetico, che quindi condivide i nostri stessi interessi. Energia Italia sta proponendo diverse iniziative ambientali, e siccome anche noi lo facciamo ormai da molti anni, siamo davvero contenti di aver sposato un progetto che si allinea perfettamente con la nostra missione”.

 

Il progetto, infatti, ha già mosso molti pareri favorevoli tra i cittadini che ne sono venuti a conoscenza, i quali si sono detti entusiasti e impazienti di vederlo realizzato nei prossimi mesi.

 

 

 

Chi è ANTA

Costituita nel 1987 a Roma, ANTA è l’”Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente”, senza fini di lucro, riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente con DPR 23/3/94 e iscritta dal 1988 all’anagrafe degli Enti di Ricerca del MIUR.

L’Associazione abbraccia tutto il territorio nazionale, da Nord a Sud, attraverso un coordinamento centrale a Roma e numerose sedi dislocate in ogni regione.

ANTA conta anche di un proprio corpo di Guardie ambientali e marittime volontarie, con riconoscimento prefettizio e provinciale. (Per maggiori informazioni consultare il sito: www.antaitalia.it).

 

 

 

Chi è Energia Italia

Nata da un gruppo di persone giovani, preparate e decise a migliorare la qualità della vita delle famiglie e dell’ambiente, Energia Italia è una società produttrice di energia elettrica e fornitrice di gas naturale con sede nel trevigiano, ma attiva su tutto il territorio italiano. Il risparmio energetico e l’energia pulita sono i punti cardini dell’azienda, i cui prodotti di efficienza energetica spaziano dalle caldaie ai climatizzatori, all’illuminazione a led, agli impianti solari, fotovoltaici ed eolici, ai depuratori d’acqua, fino ad arrivare ai pannelli radianti e ai sistemi di antifurto. (Per maggiori informazioni consultare il sito: www.energiaitalia.srl).

La CNA si unisce all’Associazione dei Comuni della Marca Trevigiana nell’appello ai parlamentari trevigiani a farsi carico delle istanze degli enti locali trevigiani

 

«La battaglia dei sindaci è sacrosanta: bloccando la capacità di spesa dei Comuni si blocca lo sviluppo locale. E chi getta sul lastrico i Comuni, getta sul lastrico le imprese. Le ripercussioni della stretta finanziaria agli enti locali trevigiani, hanno colpito pesantemente le imprese, e non da oggi».

 

Giuliano Rosolen, direttore di CNA territoriale di Treviso, si unisce ai primi cittadini della Marca nell’appello ai parlamentari eletti sul territorio a farsi carico delle 10 richieste per una migliore finanzia pubblica elaborate dall’Associazione Comuni della Marca Trevigiana.

 

«O riusciamo ad avere un ambiente competitivo, infrastrutturato e con servizi adeguati, oppure l’economia locale è destinata a correre seri rischi – continua il direttore della CNA -. I nostri Comuni devono poter tornare a investire in sicurezza idrogeologica del territorio, nella manutenzione del proprio patrimonio edilizio e dei beni collettivi, nella realizzazione di strade e altre opere pubbliche, nella riqualificazione delle periferie urbane. Bene fanno i sindaci a chiedere con forza allo Stato di rivedere tutti i meccanismi che negli ultimi anni hanno svuotato gli enti locali della loro autonomia decisionale e finanziaria e compresso all’inverosimile la loro capacità di spesa».

 

«La competitività delle nostre imprese è fortemente legata alla competitività del nostro sistema territoriale – conclude Giuliano Rosolen -. Non possiamo chiedere al privato lo sforzo grande di rimanere competitivo nel mercato globale a beneficio della nostra economia e del benessere generale, se chi deve fare la propria parte per concorrere a costruire un ambiente amico dell’impresa viene privato delle risorse per farlo».

Questa mattina a Treviso c’è stato l’incontro promosso dall’associazione Comuni della Marca Trevigiana

 

Un cahier de doléance articolato in 10 corposi punti: è quanto hanno presentato stamattina i sindaci della Marca Trevigiana ai parlamentari eletti sul territorio. L’appello è perentorio: gli enti locali trevigiani sono al collasso, bisogna intervenire subito, già con l’imminente Legge di Bilancio.

 

L’iniziativa – ci tengono a precisare i primi cittadini di Marca – ha carattere “sindacale”, non è da leggersi come provocazione politica, tanto che è trasversalissimo il fronte dei sindaci che denunciano i reiterati abusi dello Stato sugli enti locali.

 

All’incontro si sono presentati gli onorevoli Raffaele Baratto, Sonia Fregolent e Angela Colmellere.

«Il confronto con i parlamentari del territorio è indispensabile perché si facciano carico delle criticità e delle problematiche dei Comuni e dei nostri cittadini – afferma Mariarosa Barazza, presidente dell’associazione Comuni della Marca Trevigiana -. Se vengono liberate le risorse dei nostri enti, riusciremo a migliore i servizi alle persone, fare più investimenti e creare più sviluppo locale. È una battaglia trasversale per restituire quell’autonomia ai Comuni che negli anni è stata fortemente limitata, per difendere il rispetto delle regole e richiamare lo Stato alla necessità di tale rispetto. Dispiace che di 9 parlamentari del nostro territorio, solo 3 fossero presenti all’incontro. Ci auguriamo che anche gli altri si facciano carico delle istanze presentate».

 

Si legge nel documento consegnato ai parlamentari: “L’opinione pubblica deve essere informata del fatto grave che la capacità di azione dei Comuni è ormai gravemente compromessa sia nella spesa di investimento per strutture e infrastrutture, sia nella spesa corrente per servizi (cultura, sociale, scuola, ecc.) a causa del taglio dei trasferimenti dallo Stato agli enti locali (eppure si trattava di modestissime restituzioni) e del patto di stabilità – oggi definito, in modo fuorviate, come “pareggio di bilancio”, poiché quando non si riesce a cambiare le cose, si mutano i nomi”.

 

Tra le richieste avanzate:

– la concreta attuazione del “federalismo dei costi standard”; la restituzione ai Comuni della “piena autonomia nel governo della leva fiscale”;

– l’aggiornamento del catasto in tutto il territorio nazionale (per avere basi imponibili realistiche);

– l’effettiva liberalizzazione degli avanzi di bilancio e la revisione di tutti quei “meccanismi bizantini” che impediscono l’utilizzo degli spazi finanziari pur in assenza di debito;

– la soppressione del sistema della Tesoreria Unica;

– la possibilità per i Comuni del ricorso all’indebitamento per investimenti di messa in sicurezza del proprio territorio;

– lo sblocco del turnover e la possibilità di nuove assunzioni su base concorsuale;

– una reale semplificazione legislativa per abbattere la “giungla normativa” vigente che ingessa l’azione amministrativa dei Comuni.

 

A coordinare l’iniziativa, è stato il sindaco di Montebelluna Marzio Favero: «Bene fa Zaia a rivendicare alla Regione Veneto l’esercizio di tutte le competenze possibili e con la stessa forza si deve porre il problema dell’autonomia dei Comuni. L’art. 114 della Costituzione, così come modificato nel 2001, rende i Comuni enti equi-ordinati e non subordinati allo Stato».

 

L’autonomia degli enti locali, ormai, è ridotta al lumicino.

«In cinque anni – elenca il sindaco di Montebelluna – i Comuni si sono visti azzerare i finanziamento statali, sottrarre gli introiti dell’Imu, bloccare  le assunzioni di personale, e hanno subito tutti meccanismi che conosciamo relativi all’avanzo di amministrazione che li hanno messi definitivamente in ginocchio. I Comuni sono enti di base che danno risposte ai cittadini: è drammatico che oggi non abbiamo le risorse per fare manutenzioni ordinarie alle infrastrutture, per mettere a norma antisismica gli istituti scolastici, per riqualificare gli impianti sportivi, per i servizi di base».

 

Favero incalza: «C’è un diritto all’autonomia sancito dalla Costituzione anche per gli enti locali, un tema eluso finora, che oggi va rimesso al centro del dibattito politico. Anche perché ormai i Comuni, dopo anni di sacrifici, sono arrivati al punto di rottura».

 

«La nostra piattaforma di rivendicazioni – ribadisce il primo cittadino di Montebelluna – non è da intendersi come una provocazione politica ma come un appello alla responsabilità perché i cittadini che pagano le imposte hanno il diritto di vedersi garantiti i servizi di base. È oggi inaccettabile che si chiedano sacrifici ancora agli enti locali: la loro parte l’hanno già fatta e hanno diritto a vedersi riconosciuta l’autonomia finanziaria indispensabile per garantire i servizi base ai cittadini».

 

Per Favero «il riconoscimento dell’autonomia locale è più importante del reddito di cittadinanza e di altri temi che occupano l’agenda del governo in questo momento, altrimenti vale il vecchio detto latino: “Nemo ad impossibilia tenetur”, nessuno è tenuto a fare cose impossibili, che vale come principio giuridico: se lo Stato non è in grado di riconoscere ai Comuni le risorse minime abbia almeno la decenza di sollevarci da responsabilità civili e penali.»

 

L’associazione Comuni ha colto l’occasione per chiedere ai parlamentari di assicurarsi che il procedimento di restituzione dei 24 milioni di euro ai 44 Comuni trevigiani, frutto del ricorso vinto al Consiglio di Stato,  si concluda in tempi rapidi.

La Conferenza Regione-Autonomie Locali, riunitasi martedì scorso a Venezia, con voto unanime dei rappresentanti di ANCI, UPI e UNCEM ha dato parere favorevole a 7 progetti di legge regionale relativi all’istituzione di nuovi Comuni a seguito di procedimenti di fusione. Nel darne comunicazione il vicepresidente Gianluca Forcolin specifica che i 7 progetti di fusione interessano complessivamente 20 comuni, riguardano una popolazione di circa 65.000 abitanti e sono distribuiti all’interno delle province di Belluno, Padova, Treviso e Vicenza.
“Questi comuni – aggiunge – già condividono l’esercizio in forma associata di funzioni e servizi fondamentali e intendono così rafforzare il processo di integrazione territoriale, in linea con i valori che l’Amministrazione regionale sta perseguendo nel riassetto del territorio e della governance locale, anche con un significativo sforzo economico di incentivazione proprio ai processi di fusione dei Comuni”.

 

I testi dei progetti di legge passeranno all’esame del Consiglio regionale, dopo il passaggio preliminare in giunta, con l’intendimento di indire nel mese di dicembre 2018 un referendum day per la consultazione delle popolazioni interessate.

 

In provincia di Vicenza sono 10 i comuni e 23.000 gli abitanti interessati in 3 processi di fusione:
– Nuovo comune denominato “Valbrenta” mediante fusione dei Comuni di Cismon del Grappa, Valstagna, San Nazario, Campolongo sul Brenta e Solagna
– Nuovo comune denominato “Pieve dei Berici” mediante fusione dei Comuni di Longare, Castegnero e Nanto
– Nuovo comune denominato “Lusiana Conco” mediante fusione dei Comuni di Lusiana e Conco

 

In provincia di Padova: 5 comuni e 21.000 abitanti interessati, 2 processi di fusione:
– Nuovo comune denominato “Terre Conselvane” mediante fusione dei Comuni di Cartura, Conselve e Terrassa Padovana
– Nuovo comune denominato “Riva D’Adige” mediante fusione dei Comuni di Castelbaldo e Masi

 

In provincia di Belluno: 3 comuni e 14.000 abitanti interessati, 1 processo di fusione:
– Nuovo comune denominato “Borgo Valbelluna” mediante fusione dei Comuni di Mel, Lentiai e Trichiana

 

In provincia di Treviso: 2 comuni e 7.000 abitanti interessati, 1 processo di fusione:
– Nuovo comune denominato “Montegrappa” mediante fusione dei Comuni di Crespano del Grappa e Paderno del Grappa

Un vincolo permanente di fraternità e cooperazione solidale nasce tra le città di Vittorio Veneto e di Mogliano Veneto, in occasione dell’adunata nazionale dei Fanti che è culminato nella sfilata di ieri, domenica 27 maggio

 

I due sindaci, Roberto Tonon, vittoriese, e Carola Arena, moglianese, hanno sottoscritto ieri un “Patto di amicizia” tra i due comuni, proprio prendendo spunto dalle celebrazioni per il centenario della fine della grande guerra.

Con ruoli diversi le due città hanno visto il loro destino legato alla prima guerra mondiale.

 

Mogliano Veneto, vicina al fronte ma abbastanza sicura, era il luogo ideale per i primi soccorsi ai feriti. Per questo alcune ville furono scelte per ospitare ospedali e comandi.

 

Vittorio Veneto è indissolubilmente legata alla battaglia finale, la terza battaglia del Piave, duramente combattuta, che vide frantumarsi l’ultima resistenza dell’esercito austro-ungarico sia sul Piave sia nel settore del Monte Grappa, fino al suo crollo e alla vittoria finale.

 

All’adunata nazionale dei Fanti è stato nutrito il drappello degli associati alla sezione moglianese dell’Associazione Fanti, e da Mogliano è arrivato il monumento che verrà donato alla città di Vittorio Veneto a perenne ricordo dell’evento e che è stato progettato da un architetto e realizzato da un maestro d’arte moglianesi.

 

“Questa è un’ottima occasione per suggellare un’amicizia vera tra le nostre due comunità, ed è questo, infatti, il senso del patto sottoscritto oggi. Nuovi legami che vogliamo sviluppare sul piano sociale, culturale, economico, mettendo a confronto soprattutto i nostri giovani. Siamo sicuri che da questo confronto potranno nascere vere occasioni di sviluppo sociale delle nostre comunità”, hanno affermato i due sindaci, Roberto Tonon e Carola Arena.

 

Il patto di amicizia si esprimerà con occasioni di scambio tra le due collettività, di informazioni sociali, culturali, sportive ed economiche. Saranno incentivate tutte le iniziative tese all’educazione, alla formazione, alla cooperazione scientifica, tecnica e tecnologica, all’ambiente, alla cultura, all’agricoltura e al turismo.

 

I giovani saranno stimolati al confronto reciproco per ampliare i propri orizzonti culturali, rapportandosi con una differente realtà sociale.

 

Il patto si allarga anche alle problematiche economiche e turistiche per le quali le due città cercheranno forme di interazione, scambio e sviluppo, come per la gestione amministrativa cittadina, con momenti di confronto delle modalità di governo locale.

“Le nuove disposizioni ministeriali sulle manifestazioni all’aperto stanno creando grandissimi problemi ai comuni, alle pro loco e alle associazioni di volontariato. Il rischio concreto è quello di perdere il patrimonio di manifestazioni storico culturali di cui il Veneto è ricco. Un patrimonio che rappresenta la nostra storia, le nostre tradizioni, le nostre radici, i nostri prodotti”. Lo ha messo in evidenza l’assessore regionale alla Protezione civile Gianpaolo Bottacin, intervenendo al seminario sulla gestione dell’esodo nelle manifestazioni all’aperto, organizzato dall’Ordine degli Ingegneri della provincia di Padova presso l’università.

 

“Mi rendo ben conto che le esigenze in termini di sicurezza sono aumentate – ha detto Bottacin – e non vi è alcun dubbio che la sicurezza vada sempre garantita, sia in termini di safety che in termini di security, anche alla luce degli eventi terroristici che hanno colpito l’Europa negli ultimi anni. Ma è altrettanto vero che non si può usare un cannone per sparare a una mosca. Le circolari ministeriali e le linee guida associate,
oltre a essere, in alcuni punti, palesemente errate dal punto di vista tecnico, molto spesso impongono misure spropositate a cui le nostre associazioni e i nostri comuni non sono in grado di adempiere”.

 

“Occupandomi di sicurezza anche dal punto di vista professionale – ha concluso l’assessore – ritengo che debba esserci sempre proporzione tra il margine di rischio e le misure di contrasto. Altrimenti significa che stiamo sbagliando qualcosa. Sembra quasi che queste linee guida siano state predisposte all’interno dei ministeri in fretta e furia, magari su spinta emotiva conseguente a qualche evento, senza considerare effettivamente la ricaduta concreta. Mi auguro che siano presto riviste, mettendo in equilibrio l’esigenza di sicurezza con gli adempimenti”.

“Dopo 36 anni dall’approvazione della legge 44 del 1982, invece dei 150 giorni previsti, il Veneto avrà un Piano cave. Ma la legge quadro propedeutica al Piano, non è quello che serviva. È un provvedimento migliorativo dal punto di vista dei principi generali, si parla anche di riduzione del consumo del suolo per arrivare a zero nel 2050 come chiesto da un mio emendamento, ma i buoni principi si dissolvono poi nell’articolato”. Così Andrea Zanoni, consigliere del Partito Democratico e relatore di minoranza del progetto di legge regionale unificato, commenta la legge approvata ieri a Palazzo Ferro Fini.

 

“La parte più negativa riguarda probabilmente gli enti amministrativi subordinati, Province e Comuni, che perdono ogni potere. Le prime non avranno più potere di veto, i secondi che saranno inseriti all’interno di un ambito di cava, non avranno la facoltà di decidere dove mettere le cave o meno. Ai Comuni resta l’attività di controllo, con la sola collaborazione dell’Arpav: una scelta che non ci lascia tranquilli visto che neanche le Province faticavano a farla. Siamo sicuri che le amministrazioni locali, con organici di personale sempre più ridotti all’osso, possano far fronte ad un adempimento del genere?”

 

“La maggioranza ha bocciato i miei emendamenti sulla distanza di sicurezza da allargare rispetto alle ville venete, monumenti, siti archeologici, discariche e pozzi di approvvigionamento delle acque.  Stessa sorte per l’ampliamento di cave esistenti a meno di 500 metri dai siti di Rete Natura 2000, le poche aree protette della nostra regione. Serviva poi un testo più incisivo per quanto riguarda il riutilizzo dei materiali di recupero, utile per imboccare la strada della tanto auspicata economia circolare e per la tutela delle falde acquifere. Inoltre con questa legge saranno ancora consentite le cave sottofalda già all’opera”.

 

Ma le criticità, insiste Zanoni, sono davvero molte: “Non è affatto vero, come sostenuto dalla maggioranza che non si potranno aprire nuove cave, mentre sulle sanzioni proprio non ci siamo. Dovevano essere ristabiliti gli importi minimi previsti dalla legge 44. Con questa proposta c’è invece una sforbiciata inaccettabile per quantità estratte abusivamente fino a 25 mila metri cubi. Più precisamente, vengono diminuite di ben 6 volte le sanzioni per gli scavi abusivi fino 5.000 metri cubi e del 50% da 5.000 a 25mila. È un bel regalo ai cavatori che non rispettano la legge e uno schiaffo a chi si comporta onestamente”.

Infine, aggiunge il correlatore, “è grave aver tolto il potere di pianificazione all’Ente Parco Colli, mettendo una deroga al suo Piano ambientale e consentendo così l’estrazione di trachite”.

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