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Zanoni (PD): “Legge sulle cave insufficiente”

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“Dopo 36 anni dall’approvazione della legge 44 del 1982, invece dei 150 giorni previsti, il Veneto avrà un Piano cave. Ma la legge quadro propedeutica al Piano, non è quello che serviva. È un provvedimento migliorativo dal punto di vista dei principi generali, si parla anche di riduzione del consumo del suolo per arrivare a zero nel 2050 come chiesto da un mio emendamento, ma i buoni principi si dissolvono poi nell’articolato”. Così Andrea Zanoni, consigliere del Partito Democratico e relatore di minoranza del progetto di legge regionale unificato, commenta la legge approvata ieri a Palazzo Ferro Fini.
 
“La parte più negativa riguarda probabilmente gli enti amministrativi subordinati, Province e Comuni, che perdono ogni potere. Le prime non avranno più potere di veto, i secondi che saranno inseriti all’interno di un ambito di cava, non avranno la facoltà di decidere dove mettere le cave o meno. Ai Comuni resta l’attività di controllo, con la sola collaborazione dell’Arpav: una scelta che non ci lascia tranquilli visto che neanche le Province faticavano a farla. Siamo sicuri che le amministrazioni locali, con organici di personale sempre più ridotti all’osso, possano far fronte ad un adempimento del genere?”
 
“La maggioranza ha bocciato i miei emendamenti sulla distanza di sicurezza da allargare rispetto alle ville venete, monumenti, siti archeologici, discariche e pozzi di approvvigionamento delle acque.  Stessa sorte per l’ampliamento di cave esistenti a meno di 500 metri dai siti di Rete Natura 2000, le poche aree protette della nostra regione. Serviva poi un testo più incisivo per quanto riguarda il riutilizzo dei materiali di recupero, utile per imboccare la strada della tanto auspicata economia circolare e per la tutela delle falde acquifere. Inoltre con questa legge saranno ancora consentite le cave sottofalda già all’opera”.
 
Ma le criticità, insiste Zanoni, sono davvero molte: “Non è affatto vero, come sostenuto dalla maggioranza che non si potranno aprire nuove cave, mentre sulle sanzioni proprio non ci siamo. Dovevano essere ristabiliti gli importi minimi previsti dalla legge 44. Con questa proposta c’è invece una sforbiciata inaccettabile per quantità estratte abusivamente fino a 25 mila metri cubi. Più precisamente, vengono diminuite di ben 6 volte le sanzioni per gli scavi abusivi fino 5.000 metri cubi e del 50% da 5.000 a 25mila. È un bel regalo ai cavatori che non rispettano la legge e uno schiaffo a chi si comporta onestamente”.
Infine, aggiunge il correlatore, “è grave aver tolto il potere di pianificazione all’Ente Parco Colli, mettendo una deroga al suo Piano ambientale e consentendo così l’estrazione di trachite”.

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