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È stata inaugurata ieri pomeriggio nel Municipio di Mestre la mostra “L’inferno e il silenzio, immagini dai campi di sterminio nazisti”. L’esposizione è curata da Paolo Croci, presidente del circolo fotografico l’Immagine di Mestre, e promossa dal Comune di Venezia in occasione del ricco calendario di appuntamenti per il Giorno della Memoria 2019. All’appuntamento è intervenuta la presidente del Consiglio comunale Ermelinda Damiano, insieme all’autore e al responsabile del Servizio Produzioni culturali e rapporti con le Università Tiziano Bolpin.

 

 

Centoventinove immagini in bianco e nero e a colori fotografano senza filtri edifici e interni di nove campi di sterminio nazisti: Auschwitz, Birkenau, Dachau, Flossenburg, Majdanek, Mauthausen, Sobibor, Theresienstandt, Treblinka. Nel susseguirsi delle immagini, raccolte in periodi diversi, tra il 2009 e il 2012, ci sono anche le fotografie più crude come i forni crematori, le camere a gas, le sezioni delle baracche destinate ai deportati, o ancora paesaggi freddi e piatti, coperti di neve e caratterizzati da costruzioni di mattoni rossi, torrette di guardia, binari abbandonati. “Il tutto rispettando assolutamente la realtà dei luoghi”, ha tenuto a precisare l’autore.

 

“Devo doverosamente ringraziare Paolo Croci. È stato lui che ci ha proposto questa mostra che poi noi abbiamo accolto con favore – ha commentato la presidente del Consiglio comunale Ermelinda Damiano – Questo evento si inserisce in un nutrito programma di iniziative che ha caratterizzato tutto il territorio comunale in occasione del giorno della memoria. Sono stati più di 60 gli avvenimenti, per cui si può davvero parlare di un ‘mese della memoria’ che rende tangibile quanto Venezia sia una città sensibile al tema. Questo è un bagaglio culturale che soprattutto le istituzioni non devono stancarsi mai di trasmettere specie alle giovani generazioni, affinché ciò che è accaduto non abbia mai modo di ripetersi”.

 

 

“Nell’agghiacciante silenzio del presente – spiega Paolo Croci nella brochure dell’esposizione – questa mostra testimonia non soltanto una tragedia che non deve essere dimenticata, ma anche il fatto che l’aberrazione nata in quel momento non era il frutto del caso isolato, ma che, da allora in poi, in molte altre parti del mondo, simili crimini ci sono stati e continuano a essere perpetrati”.

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