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Torna “Mezzogiorno Biancoceleste” con ospiti Bertorelle, Dossi e Geretto

 

Torna domani Mezzogiorno Biancoceleste con tante novità. L’appuntamento in diretta è sulle pagine Facebook di Treviso Ac. e Treviso siamo noi, oltre che sul canale youtube Treviso Fbc 1993.

 

Il conduttore Luca Pinzi intervisterà come di consueto tre ospiti in una puntata intitolata “Tra strategie, notizie e tattica” e nello specifico presenterà una novità della stagione in corso per i colori biancocelesti: la nuova collaborazione con un match analist.

 

A Mezzogiorno Biancoceleste sarà ospite infatti Pietro Bertorelle, entrato a inizio campionato nello staff di mister Cunico. Sarà poi collegato il consorziato di “Treviso Siamo Noi” Matteo Geretto in rappresentanza della Casa di cura Giovanni XXIII di Monastier.

 

 

 

Pietro Bertorelle, Match Analyst del Treviso Calcio

Il “Match Analyst” si occupa di fare un’analisi il più possibile oggettiva (integrata con i moderni strumenti tecnologici) delle prestazioni di una squadra o di un giocatore. Questa si divide in due categorie:
• Analisi video che può consistere nello studio video delle prestazioni della propria squadra (MATCH-STUDIO), oppure nello studio della squadra avversaria (TEAM-STUDIO);
• Analisi statistica, che può a sua volta suddividersi in un’analisi tecnico tattica (numero di passaggi, tiri in porta, lunghezza dei reparti) o un’analisi fisico-atletica (numeri di km percorsi, numero di accelerazioni, potenza metabolica).

I primi approcci di Bertorelle con la Match Analysis risalgono a giugno 2018, quando vide un’intervista di Simone Beccaccioli (attuale Match Analyst del Cagliari, all’epoca Match Analyst della Roma), il quale certificava la presenza di una figura che lavorasse a stretto contatto con lo staff tecnico, fornendo aiuti video e statistici alla figura dell’allenatore. Nel gennaio 2020 ha sostenuto un test di ingresso al Centro Tecnico di Coverciano e dopo una settimana, grazie all’esito positivo della prova, ha cominciato a frequentare le lezioni, che hanno avuto una durata di 3 settimane. Ha sostenuto l’esame il 25 agosto 2020 che consisteva in una analisi video del Borussia Dortmund e la relazione scritta inerente al video; inoltre l’esame constava anche di una tesina con argomento principale lo studio del dato statistico.
Bertorelle ha cominciato a giocare a calcio all’età di 5 anni a Romano d’Ezzelino, per poi passare a Pavia, Settore giovanile del Treviso, CasierDosson, Ciprianocatron, Ponzano.

Nella quindicesima giornata del campionato di Serie BKT, il Venezia ospita al Pier Luigi Penzo la Salernitana, nell’ultima partita casalinga del 2020.

 

Gli arancioneroverdi, reduci da un doppio pareggio con Spal e Cosenza, cercano i tre punti per consolidare la zona alta della classifica. I granata arrivano da un pareggio esterno con il Frosinone e la vittoria casalinga con la Virtus Entella, attualmente in testa alla classifica, sono alla ricerca della vittoria per confermare il primato.
Mister Zanetti, squalificato per la partita odierna, è sostituito da Bertolini che schiera il classico 4-3-1-2: nella mediana di sinistra, dentro Bjarkason dal primo minuto con Taugourdeau in cabina di regia. In avanti Bocalon in tandem con Forte, Aramu a supporto.

 

Mister Castori schiera il 3-5-2: difesa a tre con Gyomber al centro, Mantovani sull’out di sinistra e Aya sull’out di destra. In mediana rientra Capezzi, Casasola e Lopez sulle fasce. In avanti la coppia Djuric – Tutino.

 

In campo, gioco molto fisico fra le due formazioni, la prima ammonizione arriva dopo nemmeno un minuto a Di Tacchio per un fallo su Fiordilino.

 

Sono gli arancioneroverdi a crederci di più e la prima azione pericolosa è proprio dei padroni di casa al 18’: Aramu prova un tiro-cross ma viene deviato da Gyomber in corner, dopo aver sfiorato il palo. Dagli sviluppi del calcio d’angolo, Taugordeau trova Forte in area che in tuffo va di testa ma spedisce di poco a lato.

 

Sono i lagunari a dettare il ritmo di gioco, i granata, ben arroccati in difesa, cercano di sfruttare le ripartenze.
La Salernitana la sblocca al 34’: male Bjarkason che si fa bruciare sul tempo da Casasola, palla per Anderson che in girata dal limite buca la porta di un Lezzerini impietrito.

 

Gli arancioneroverdi non riescono a riorganizzare le idee e quattro minuti dopo, al 38’, arriva il raddoppio dei campani: Tutino, in dubbia posizione di offside non rilevata dall’ arbitro Pairetto, spara in porta, Lezzerini con un colpo di reni riesce a deviare quanto basta perché la palla colpisca il palo, la carambola favorisce Anderson che senza problemi non fallisce il tap-in. Doppietta per Lui.

 

L’arbitro Pairetto non concede recupero e le squadre vanno negli spogliatoi con gli ospiti in avanti per due reti a zero.
I lagunari hanno dominato il campo, senza riuscire però a superare il castello difensino organizzato da Mister Castori. La Salernitana, con un gioco prettamente improntato sulla fisicità, ha sfruttato cinicamente gli unici due tiri in porta concessi da una difesa arancioneroverde che paga l’assenza di capitan Modolo.

 

Nella ripresa, sembra ripresentarsi il “leitmotiv” del primo tempo, al 54’ Mister Bertolini prova a cambiare il volto della squadra con un triplice cambio: fuori Aramu, Bocalon e Di Mariano, dentro Jhonsen, Taugurdeau, e Karlsson. Cambia anche il modulo passando al 4-2-3-1.

 

Il Venezia continua a spingere, ma le mura difensive granata resistono.
Al 73’ gli arancioneroverdi si fanno pericolosi con Forte che dopo aver ricevuto un passaggio in area da Fiordilino, si gira e scaglia una sassata che passa a fianco del primo palo.
Al 77’ Mister Bertolini prova ad inserire Crnigoj al posto di Felicioli.
All’80’ gli arancioneroverdi si fanno nuovamente pericolosi: traversone di Crnigoj, Svoboda di testa, Balec la alza sopra la traversa.
All’84’ Mister Castori decide di chiudere il fortino inserendo l’ex Schiavone al posto di Tutino.
Al 90’ il Venezia accorcia le distanze: Di Mariano passa sulla sinistra, sassata violenta al volo di Crnigoj, Aya sulla riga non riesce a deviare e la palla entra in rete.
Al 90’ Mister Bertolini inserisce un altro attaccante, dentro Capello per Fiordilino.

 

È l’assalto finale al quarto minuto di recupero: corner, sale anche Lezzerini, di Mariano di testa, non va.
Terminata quest’ultima azione, con il triplice fischio di Pairetto, si conclude l’incontro fra Venezia e Salernitana che vede i campani imporsi sui veneti per due reti a una.

 

I granata tornano a Salerno con i tre punti, ottenuti con un gioco basato sulla fisicità, sfruttando con cinismo le poche azioni costruite sulle ripartenze, in una partita giocata per gran parte sulla metà campo salentina.
Gli arancioneroverdi hanno costruito tanto, le azioni non sono quasi mai riuscite a superare il muro difensivo di Castori, riuscendo ad accorciare solo a tempo scaduto.
Nella prossima giornata di campionato, mercoledì 30 dicembre, il Venezia giocherà a Verona il derby veneto con il Chievo, mentre la capolista Salernitana affronterà in trasferta il Monza di mister Brocchi.

 

Nella tredicesima giornata del campionato di Serie BKT il Venezia ospita al Pier Luigi Penzo la Spal.

Sfida di alta classifica che vede le due formazioni divise da un solo punto.

Gli arancioneroverdi tornano al Penzo dopo la vittoria in rimonta al Granillo con la Reggina. Gli ospiti arrivano in laguna dopo il pareggio casalingo con il Chievo.

 

Mister Zanetti parte con il consueto 4-3-1-2: Svoboda fra i primi undici al centro della difesa, in mediana Capello viene scalato sulla sinistra, Vacca in cabina di regia. In avanti il tandem Bocalon-Forte con Aramu a supporto.

 

Mister Marino si affida al 3-4-3: in mediana sulla destra occasione per Dickmann al posto dello squalificato Strefezza, in avanti Floccari dal primo minuto, al centro del tridente d’attacco fra Di Francesco e D’Alessandro.

In campo sono i padroni di casa ad imporre subito il proprio gioco.

Gli arancioneroverdi si fanno pericolosi all’11’ con Aramu che direttamente da calcio d’angolo sfiora il vantaggio colpendo il primo palo con una pennellata che per poco non beffa un sorpreso Thiam.

Al quarto d’ora sono gli spallini a farsi vedere dalle parti di Lezzerini: capitan Floccari prova il sinistro che non impensierisce l’estremo difensore arancioneroverde.

I biancazzurri faticano nelle ripartenze.

Al 40’ i leoni si fanno ancora pericolosi: sventagliata di Capello, si accentra Mazzocchi che di sinistro fa partire un missile che Thiam con un miracoloso intervento riesce a deviare in corner.

Dal calcio d’angolo, girata di testa di Ceccaroni, Thiam ancora protagonista di una gran deviazione su Capello che debolmente di destro non riesce a concretizzare.

Il primo tempo termina a reti inviolate. La squadra di casa ha nettamente dominato la prima frazione, schiacciando gli spallini nella propria metà campo. Grandissima prestazione del portiere biancazzurro Thiam.

 

Nella ripresa sono gli uomini di mister Marino a trovare maggiore convinzione.

I minuti scorrono ma non arrivano le occasioni da goal. La partita diventa nervosa e fioccano le ammonizioni da entrambe le parti.

Girandola di sostituzioni. A dieci minuti dal termine Marino toglie Floccari e Di Francesco per Paloschi e Brignola.

Occasione per gli ospiti all’81’: Svoboda sbaglia il rinvio, Dickmann ne approfitta ma il suo sinistro non centra la porta.

L’ultima occasione è ancora per i biancazzurri a due minuti dal termine: Castro chiude uno spettacolare triangolo con Paloschi che fa partire un rasoterra insidiosissimo che con un gran gesto atletico Lezzerini riesce a neutralizzare sul primo palo.

Al 90’+5 il triplice fischio dell’arbitro Serra termina l’incontro fra Venezia e Spal con il punteggio di 0-0.

 

Le due squadre si dividono la posta in gioco che non cambia la classifica. Decisivi i portieri, Nel primo tempo, nettamente a favore dei leoni, Thiam ha salvato in almeno due occasioni la Spal. Nel secondo tempo i ruoli si sono invertiti con gli spallini a costruire di più che sfiorano il goal allo scadere con Paloschi.

Nella prossima giornata di campionato, martedì 22 dicembre alle 19, i leoni sfideranno in trasferta il Cosenza, mentre i biancazzurri ospiteranno in casa il Lecce.

 

 

Photocredits: Facebook @veneziafc

Riportiamo in versione integrale l’intervista che Supernews ha avuto il piacere di realizzare a Paolo Poggi, ex attaccante, tra le altre, di Udinese, Roma e Mantova e attuale Direttore Tecnico del Venezia10 stagioni di Serie Aoltre 250 presenze e 50 goal, con 1 Coppa Italia vinta con il Torino

 

• Partiamo da un record personale: è tuo il goal più veloce della Serie A, 8 secondi, siglato quando giocavi al Piacenza nella gara al Franchi contro la Fiorentina. Una grande soddisfazione.
Un record che dura dal 2001, da 19 anni, tantissimo tempo. Anche se nel calcio di oggi sono cambiate un po’ le regole e potrebbe essere più semplice batterlo. Ricordo che qualche anno fa Icardi, calciando direttamente da metà campo, prese la traversa contro il Napoli. Che sudata! Come tutti i record è fatto per essere battuto, ma questa longevità fa piacere.

 

• Tu hai iniziato la carriera nella tua città, al Venezia in C1: cosa significa difendere i colori “di casa”?
È una grande responsabilità, ma soprattutto un grande onore. È forte il senso di orgoglio. In una città come Venezia, poi, dove non si gira con l’auto, i tifosi ti circondano ad ogni fine partita, la loro vicinanza si sente ancora più forte.

 

• In Serie B, l’anno successivo, sei stato il miglior cannoniere del Venezia di Zaccheroni. Una grande impresa per un ragazzo appena ventenne che già godeva della piena fiducia del tecnico.
L’anno della Serie B ha rappresentato per il Venezia il ritorno allo Stadio Sant’Elena, dopo anni passati a Mestre, e anche per questa ragione è stata una stagione molto significativa per me, essendo nato proprio a Sant’Elena. Questo mi ha spinto a dare ancora di più in campo. In quell’anno ho conosciuto Zaccheroni: era un tecnico giovane che, dopo due campionati vinti al Baracca Lugo, arrivava con un’idea di gioco ben chiara. Il suo modo di essere è stato fondamentale per coinvolgere un gruppo che aveva tanti giocatori di spicco con forti personalità.

 

• Nella stagione successiva arriva la chiamata del Torino e il 22 novembre 1992, a 21 anni, fai il tuo esordio in serie A contro la Juventus. Il tuo ricordo?
È stata una chiamata un po’ a sorpresa quella del Torino. Mi ero appena affacciato ad un calcio “da grandi” con il Venezia, i granata arrivavano da una finale di Coppa Uefa persa male con l’Ajax e Luciano Moggi, direttore sportivo granata dell’epoca, aveva scelto me per sostituire Lentini appena venduto al Milan. In quel novembre tremavano le gambe, esordire al Delle Alpi nel derby di Torino, particolarmente sentito dai tifosi granata, è stato qualcosa di molto bello.

 

• Tra l’altro, la Juventus, nella tua esperienza al Torino e non solo, ha rappresentato una squadra a cui hai segnato goal pesanti.
È vero. Nelle due semifinali della Coppa Italia 1992-93 vinta con il Torino ho segnato sia all’andata che al ritorno. E poi nello spareggio UEFA, qualche anno dopo con l’Udinese, ho messo a segno il goal dell’1-1 che ci ha permesso di qualificarci alla “vecchia” Europa League, mandando la Juventus all’Intertoto.

 

• In serie A hai scritto alcune delle pagine più belle dell’Udinese, conquistando 2 qualificazioni europee e arrivando a lottare, nella stagione 1997-98, anche per lo Scudetto.
Fino alla 27^ giornata di quel campionato, in una partita in casa con la Lazio (ndr persa 0-2), eravamo in lotta per il primo posto. È stato un sogno durato a lungo: la Juventus e l’Inter erano tecnicamente superiori, ma noi avevamo un gruppo molto difficile da affrontare. Alla fine abbiamo conquistato un grande 3° posto: l’unico rammarico è che la qualificazione alla Champions League è stata estesa alle prime 4 classificate soltanto nella stagione seguente.

 

• Tu, insieme ad Amoroso e Bierhoff, componevate un tridente pazzesco in quell’Udinese.
Aggiungo anche Locatelli e Jorgensen. Era ormai una squadra forte non solo nell’undici iniziale, ma avevamo una rosa molto competitiva anche in panchina. Il gruppo era diventato forte mentalmente e chiunque giocasse faceva poca differenza. Avevamo l’abitudine di fare le cose ad altissima intensità: ormai era stata acquisita una mentalità di gioco che faceva la differenza. Un po’ come accade oggi con l’Atalanta. Con Amoroso e Bierhoff mi trovavo benissimo non solo in campo, ma anche a livello caratteriale.

 

• Sempre nella stagione 1997-98 c’è stata la curiosa vicenda della tua figurina introvabile nelle chewing-gum, insieme a quella di Volpi del Bari. Come ti ricordi quell’episodio?
Erano state stampate pochissime figurine. Non sbaglio a dire che più del 99% dei ragazzi che ha fatto quella raccolta non l’ha completata. C’è stata anche un’interrogazione parlamentare e un’inchiesta sulla vicenda che ha portato a capire che fosse una truffa.

 

• Tra i tanti goal che hai fatto con la maglia dell’Udinese, ce n’è uno a cui sei particolarmente legato?
Ce ne sono diversi: quelli all’Ajax e al Widzew Lodz in Coppa UEFA, ad esempio. Ma la rete che ricordo con più soddisfazione è nella stagione 1996-97 ed è il goal che ha sbloccato la partita contro la Roma all’Olimpico, nell’incontro poi terminato 0-3 che ci ha permesso, per la prima volta nella storia dell’Udinese, di qualificarci in Europa.

 

• Qualche anno dopo approdi al Mantova, sfiorando, con una cavalcata incredibile dalla C1, la promozione in Serie A.
La scelta che mi ha permesso di andare a Mantova mi inorgoglisce ancora, un’esperienza bellissima. Nonostante il doppio passaggio indietro, dalla A alla C1, c’erano un paio di cose che mi trasmettevano fiducia: la presenza di Dario Hubner, con cui siamo stati compagni al Piacenza, il presidente Lori e la piazza che, dopo aver vinto la C2, mi raccontavano avere una fame di calcio incredibile. Sono stati due anni stupendi. Abbiamo anche sfiorato la serie A nel play-off contro il Torino: Gasparetto ha avuto una grande occasione a pochi minuti dalla fine dei supplementari. Meritavamo noi di vincere quello spareggio: quella finale persa ha tolto tanto anche al romanticismo del calcio.

 

• Gli ultimi 3 anni di carriera li hai trascorsi a “casa”, tornando a Venezia. Una scelta di cuore?
C’è un momento da calciatore, dopo un’intera carriera, in cui ti accorgi che per continuare a giocare ti servono emozioni quotidiane per svolgere al meglio il tuo lavoro. E il Venezia, a casa mia, era la squadra ideale perché mi dava stimoli importanti e questo mi ha consentito di giocare fino a 38 anni.

 

• Ripensando a tutta la tua carriera, qual è la partita che vorresti rigiocare per le grandi emozioni che ti ha regalato?
Senza dubbio, Udinese-Ajax. Gli olandesi sono stati molto fortunati in quell’occasione, erano una squadra fortissima con Van Der Sar, i fratelli De Boer, Witsel, ma noi avevamo giocato nettamente meglio sia il match d’andata (ndr perso 1-0) che quello di ritorno (ndr vinto 2-1). Vorrei rigiocarla per eliminarli, meritavamo noi di passare.

 

• Il difensore più ostico che ti ha marcato?
Cleto Polonia. Giocava al Piacenza ed è stato uno di quei difensori che ti davano preoccupazioni già prima di giocare la partita: forse un po’ sottovalutato durante la sua carriera, ma era un difensore davvero molto forte, il più fastidioso che ho incontrato.

 

• E il giocatore più forte in assoluto che hai ammirato in campo?
Troppo facile, Ronaldo. Il fenomeno. Era una sintesi delle qualità attuali di CR7 e Messi, era impressionante. Un giocatore senza difetti, se non legati a fragilità e sfortune fisiche, ma in un’ipotetica pagella sulle qualità da calciatore avrebbe preso tutti 10. Non aveva punti deboli: forte, veloce, faceva goal, aiutava la squadra, umile. Un giocatore che non ha paragoni nella storia del calcio.

 

Fonte e Photo Credits: news.superscommesse.it

Dalla collaborazione con Nike, nasce la maglia Home del Venezia FC 2020/21

 

Un Kit interamente personalizzato in produzione su cui spiccano in maniera forte e decisa i colori sociali arancio nero verdi. Le fasce orizzontali occupano infatti in proporzioni uguali, l’intera maglia che risulta così fortemente riconoscibile e di grande impatto. Ogni maglia presenta sul fronte un label con un numero seriale che indica l’unicità della jersey.

Confermato nel kit 2020-2021, il restyling della scritta Venezia FC presente al centro del petto.

 

 

Un lettering moderno, creato appositamente dai designer Nike per rendere ancora più accattivante e al passo coi tempi la nuova jersey.

 

Il retro maglia, infine, è caratterizzato da un inserto in mesh arancio-nero-verde che la impreziosisce e ancora una volta richiama il tema della collezione. All’altezza del collo viene richiamato l’acronimo VFC.

Anche il calzino sarà coordinato al kit, con i colori sociali arancio-nero-verdi che corrono attorno al polpaccio e che richiamano le righe orizzontali presenti sulla maglia.

 

Caratteristiche tecniche:
La maglia Home è realizzata in poliestere con tecnologia Nike Dri-FIT. A differenza della maglia della passata stagione, al posto del collo a “V”, la nuova jersey avrà il girocollo.
Il pantaloncino è anch’esso in tessuto Nike Dri-FIT che consente il massimo comfort dal primo all’ultimo minuto di gioco. Anche i calzettoni sono realizzati con tecnologia Nike Dri-FIT.

La maglia gara Home sarà in vendita già da oggi sullo store online della Società:
https://shop.veneziafc.it, al Venezia FC Store di Mestre (M9, Via Pascoli, 11) e negli Official Store di Venezia (campo S. Aponal, 1067).

 

Il Venezia FC ha annunciato che domenica 13 settembre alle ore 19.00, gli arancioneroverdi di mister Paolo Zanetti affronteranno in amichevole l’Udinese di mister Luca Gotti. La partita, che si giocherà a porte chiuse ed in luogo da destinarsi, sarà un test di livello per proseguire la preparazione in vista dell’inizio del campionato 2020/21.

 

Photo Credits: Facebook @Veneziafc

Scenario inedito che i Righeira ci avrebbero fatto numeri e vinili. Perché dal 7 agosto, a Ronaldo e celeberrimi marcantoni di militanza che girovagano tra Manchester, Barcellona, Napoli e Chelsea tocca mettere zaino in spalla, tendina canadese e partire per vacanze prenotate su rettangoli di erba e spogliatoi blindati.

 

Si riparte da dove si era rimasti, senza pubblico e curve intrise di tifo e passione per lambire il Ferragosto e insinuarsi tra Sup, pedalò e ombrelloni in prima fila. Spiagge che attendono calcio e punizioni dal limite.

 

Un agosto così non si era mai visto.

 

Mauro Lama
Instacult

L’Europa League sta per ricominciare con un’edizione che sarà indubbiamente ricordata per la sua originalità. Lo svolgimento delle competizioni internazionali è stato infatti modificato e il torneo si giocherà tutto ad agosto nella cosiddetta “Final Eight”, con chiare differenze rispetto al calendario originale. Non ci saranno gare di andata e ritorno, ma solo partite secche dai quarti in poi e per chi non ha ancora giocato il primo incontro degli ottavi di finale. Roma e Inter, nello specifico, saranno le uniche squadre a giocare in campo neutro agli ottavi, insieme alle rispettive avversarie. Le gare rimanenti degli ottavi di finale si disputeranno il 5 e il 6 agosto. Le partite saranno di meno rispetto a quelle programmate all’inizio, inoltre nessuna formazione avrà il vantaggio di giocare in casa, perché sono state scelte alcune città della Germania come sedi di tutti gli incontri.

 

Le squadre partecipanti hanno potuto indicare fino a 3 nuovi giocatori nella loro Lista A, rispetto alle scelte maturate in inverno. Anche le formazioni che sembravano meno preparate a marzo, di conseguenza, potrebbero trovare soluzioni efficaci per arrivare fino in fondo. Passare ogni volta il turno a pochi giorni di distanza tra un incontro e l’altro non sarà semplicissimo: i ritmi saranno molto concitati e anche le date del calendario hanno conosciuto alcuni stravolgimenti in questi mesi, tuttavia saranno possibili come di consueto anche le scommesse live sull’Europa League. I quarti di finale dovrebbero cominciare il 10 agosto, mentre le semifinali il 16. La finale di Colonia, invece, è in programma il 21.

 

C’è una squadra che ha vinto l’Europa League per 3 volte di fila di recente. Si tratta del Siviglia, che ha sollevato la coppa nel 2014, nel 2015 e nel 2016. Stiamo parlando del club che conta il maggior numero di successi tra Coppa UEFA ed Europa League. Gli spagnoli hanno ottenuto negli anni anche diversi titoli in patria, nonostante il predominio di Barcellona e Real Madrid. Da oltre un anno il Siviglia è guidato da Julen Lopetegui, ex allenatore della Nazionale spagnola e del Real Madrid, e vanta in rosa parecchi ex della Serie A, che quindi conoscono bene anche la Roma.

 

Le squadre italiane rimaste in gioco sono solo la Roma e l’Inter. Per i giallorossi questa Europa League rappresenta l’ultima chance per andare in Champions, avendo ottenuto solo un quinto posto in campionato. L’Inter, invece, ha fallito nella corsa allo scudetto, senza riuscire ad approfittare dei passi falsi della Juventus. I nerazzurri affronteranno il Getafe, formazione di certo non irresistibile, ma che si è comportata dignitosamente in questa stagione. Antonio Conte cercherà la riconferma in panchina anche attraverso l’Europa League, quindi non ci saranno ragioni per sottovalutare l’impegno.

 

Tralasciando compagini minori come il Basilea, il Copenaghen o il LASK, appare evidente che insieme al Siviglia l’ostacolo più complicato da superare nel tabellone è rappresentato dal Manchester United, già vincitore nel 2017. Non saranno poche le difficoltà per le squadre italiane, ma per contro l’occasione di riportare nello Stivale la vecchia Coppa UEFA è delle più propizie, considerando il calendario ristretto e il diverso grado di preparazione delle varie squadre. Insomma, anche se durerà pochi giorni, questa Europa League promette già un grande spettacolo.

 

Photo Credits: FB @EuropaLeaugue

Continuiamo con la pubblicazione a puntate del libro scritto dal nostro concittadino, Nuccio Sapuppo. In questa raccolta l’autore ha voluto raccontare – in forma di monografie – luoghi, avvenimenti e personaggi figli di Mogliano che si sono distinti per le opere che hanno compiuto nella loro vita

 

Si sono svolti a Mogliano a 7 giocatori negli anni Sessanta, Settanta e Ottanta del secolo scorso in due edizioni distinte fra loro con in mezzo un intervallo di alcuni anni. Una stagione lunga tre decenni, diventata epocale per il gioco del calcio a Mogliano.
La prima edizione del torneo era dedicata alla memoria di Giorgio Vian, fondatore dei prestigiosi magazzini di abbigliamento “Vian”. Si svolgeva nel campo dell’Oratorio Don Bosco con il pubblico ai margini del campo da gioco, a stretto contatto con i giocatori che disputavano le partite. Più che una competizione sportiva sembrava fosse una festa collettiva dei cittadini moglianesi che andavano numerosi allo stadio portandosi con se le sedie per sedersi mentre guardavano la partita. C’era però un grosso rischio. In caso di invasione di campo succedeva un vero finimondo.

 

In quel periodo anche la squadra della Pro Mogliano che disputava il Campionato di Promozione godeva di notevole apprezzamento e tifo da parte dei moglianesi. Il torneo notturno che si svolgeva tutte le sere in estate costituiva la degna conclusione dell’intera stagione calcistica e assumeva tutte le caratteristiche di una vera e propria epopea del calcio giocato e l’esaltazione del giuoco del pallone! Era tutto casalingo, compresa la designazione degli arbitri, ma l’entusiasmo e la carica di tifo erano tali da rivelare la forte passione per il calcio dimostrata sia dagli uomini che dalle donne.

 

Le squadre venivano allestite e sponsorizzate dagli esercenti di Mogliano, che tra di loro riuscivano a creare delle rivalità divenute col tempo epiche: bar contro pizzerie, industriali contro fruttivendoli, abbigliamento contro bibite etc.
Era diventata ormai tanto grande la passione che pur di ben figurare durante il torneo, gli esercenti e chi decideva di allestire una squadra che fosse competitiva il più possibile, era sottoposto a veri e propri sacrifici economici. Prevaleva la preoccupazione di accaparrarsi dei giocatori forti e validi per aspirare a vincere il torneo, tutte le sere bisognava offrire loro la cena, c’era da pagare la quota di iscrizione, i tifosi pretendevano la sponsorizzazione di materiali propagandistici del tipo bandiere striscioni magliette etc. In compenso gli spettatori assistevano a delle vere lotte in campo senza esclusione di colpi con una qualità di giuoco molto elevata perché si ingaggiavano in ambedue le edizioni anche giocatori disponibili di squadre dei campionati nazionali maggiori.

 

La seconda edizione, dopo alcuni anni di fermo, si svolgeva invece nel campo dove giocava le partite di campionato la Pro Mogliano dietro la sede dell’attuale ULSS, esattamente dove prima della ristrutturazione del Nuovo Centro Storico di Mogliano c’era il parcheggio. Veniva organizzato dai dirigenti dell’AC Mogliano presieduta dal sig. Enrico Baldan in collaborazione con il CSI Centro Sportivo di Mestre che forniva gli arbitri.
Era tutta un’altra cosa rispetto alla prima edizione. In quel campo c’erano le tribune per gli spettatori e quindi erano improbabili le invasioni. Infatti tutto si svolgeva nel migliore dei modi e in maniera più professionale e tranquilla rispetto alla prima edizione.

Un vero peccato che tornei notturni non se ne facciano più ormai da tanto tempo.

In una calda serata di fine luglio, in occasione della trentasettesima giornata del campionato di Serie BKT, il Venezia è ospite del Cittadella al Pier Cesare Tombolato, per l’ultimo match in trasferta della stagione.

 

Gli arancioneroverdi arrivano da due successi consecutivi ottenuti con lo Spezia e con la Juve Stabia ed hanno bisogno di un solo punto per poter chiudere la pratica salvezza con un turno d’anticipo ed evitare la sfida diretta in casa con il Perugia. I granata hanno perso le ultime cinque partite e cercano il riscatto in casa per non farsi sfuggire la zona playoff.

 

Per l’occasione il Presidente Onorario “Big” Joe Tacopina ed il Presidente Duncan Niederauer hanno seguito i leoni in questa delicata trasferta.
Mister Dionisi conferma i nove undicesimi della formazione che ha vinto con la Juve Stabia. Aramu e Fiordilino in campo dal primo minuto, in avanti confermato il tandem Longo-Montalto.
Mister Venturato cambia tutto rispetto al match precedente ed inserisce D’Urso a supporto di Rosafio e Diaw.

 

Il match inizia con il Citta che va subito forte, schiacciando gli ospiti nella propria metà campo.
Passano nove minuti e i padroni di casa si procurano la prima occasione goal: Colpo di testa di Proia, Lezzerini smanaccia, Vita a colpo sicuro ma Ceccaroni salva sulla linea.
Passano altri sei minuti e sono ancora i granata a rendersi pericolosi: Cross al centro di Mora, Proia prova l’incornata in area ma la palla sfiora il palo più distante. Il Cittadella ha in mano il pallino della partita, gli arancioneroverdi difendono con ordine e riescono a neutralizzare i colpi di mortaio degli avversari. Al 44’ occasione d’oro per i lagunari grazie a Lollo che si guadagna una punizione da posizione favorevole su fallo di Branca: Fiordilino tocca per Montalto che clamorosamente non calcia e spreca la punizione. Il primo tempo termina dopo due minuti di recupero.
Una prima frazione caratterizzata dal totale predominio del Cittadella, i leoni non sono riusciti a fare altro che difendersi. Mister Dionisi dovrà necessariamente intervenire per far alzare il baricentro del gioco.

 

Nessun cambio nella ripresa. Il Citta continua a dettare il gioco ma a tratti gli arancioneroverdi si fanno maggiormente pericolosi. Al 62’ occasione per i granata: D’Urso si allunga sulla destra, cross a centro e tiro al volo di Rosafio, Lakicevic difende con il corpo e neutralizza.
I leoni hanno la prima occasione al 71’ in ripartenza: lancio in profondità di Maleh per Longo che controlla male, a tu per tu con Paleari, il portiere fa il miracolo.
Girandola di sostituzioni per entrambe le squadre.

 

Il risultato cambia al 90’+3: cross al centro di Benedetti, Proia incorna di testa e batte Lezzerini.
Al 90’+5 l’arbitro Marinelli dice che può bastare così e mette fine alle ostilità con il risultato finale di Cittadella-Venezia 1-0.

 

Mister Dionisi commenta così la sconfitta al Tombolato: “È un vero peccato, è quasi inutile pensarci ora. Dobbiamo guardare alla prossima partita e basta. Sapevamo che sarebbe stato difficile venire a Cittadella e che la salvezza non era ancora raggiunga. Abbiamo avuto però tutte le condizioni per conquistarla in anticipo ma ora ci giocheremo tutto al Penzo contro il Perugia. Nel primo tempo bisogna dar loro merito, noi non riuscivamo a giocare come volevamo e continuavano ad aggredire, però nel primo tempo abbiamo concesso davvero poco. Nel secondo tempo abbiamo fatto un po’ meglio e siamo stati in partita anche perché il Cittadella è un po’ calato. Poi è successo quello che è successo, un vero peccato. Non ho voluto cambiare fondamentalmente per non cambiare gli equilibri: di solito lo faccio ma oggi ho cercato solo di fare i cambi per stanchezza: anche i ragazzi che non erano in campo volevano tutti giocare. Quando loro poi hanno fatti i cambi e hanno messo le torri ho pensato di coprirci avendo più uomini in area. Ora manca una partita, il Perugia per scavalcarci dovrà solo vincere. Eravamo coscienti che l’ultima partita potrebbe essere stata quella decisiva e così è stato. Non sarà facile però per tutte le squadre. Di arbitri non parlo di solito ma c’è da dire che mi è sembrato che ci fosse un rigore su Longo, ma l’arbitro invece di fischiare per noi ci ha dato fallo contro.”

 

 

In pieno recupero Proia regala il derby ai granata che interrompono la striscia di risultati negativi. Gli arancioneroverdi si complicano la vita rimandando la salvezza al risultato del campo di venerdì prossimo nella sfida diretta al Penzo con il Perugia, nella giornata conclusiva del campionato.

 

 

Photocredit: Facebook @veneziafc

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