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Invitare i giovani a riflettere sulle conseguenze del bullismo silente e dell’anoressia. Fenomeni che impongono di conformarci ad uno stereotipo di bellezza che non lascia spazio all’ originalità e soffoca le nostre sicurezze”. Commenta così Emanuele Conte, giovane cantautore di Povegliano (TV) conosciuto per aver cantato davanti al Papa, l’uscita oggi in anteprima mondiale del suo ultimo lavoro “Ridono” (il video qui), un brano che nasce in occasione di un progetto di approfondimento sul cyber-bullismo organizzato nel 2019 dal Comitato Genitori del Liceo Duca degli Abruzzi di Treviso e dalla volontà di sensibilizzazione, in particolar modo gli adolescenti, alle patologie legate ai disturbi alimentari, come l’anoressia.

 

È una canzone che invita a riflettere, a superare le insicurezze personali e a circondarci delle persone giuste, che ci vogliono bene per quello che siamo – continua Emanuele Conte.  È un inno alla rinascita interiore, un viaggio alla scoperta di sé stessi, che, una volta compiuto, libera dalla paura di voltarsi indietro, rinunciando ai falsi rapporti e al peso dei giudizi altrui”.

 

“Ridono”, disponibile su tutti i digital stores, racconta la storia di Massimo e Jessica, due giovani qualunque che si sentono soffocati da uno stereotipo di bellezza che non lascia spazio all’originalità.

Due giovani trevigiani che hanno accettato di raccontarsi attraverso la musica di Emanuele Conte.

 

“Jessica” nel video è interpretata da Anna Berti, una ragazza di Mogliano Veneto che sta combattendo proprio contro questa problematica e che ha deciso di uscire allo scoperto per lanciare un messaggio di sensibilizzazione dimostrando, attraverso la sua testimonianza, una forte positività verso il futuro.

 

Anna Berti di Mogliano in JESSICA

Ancora oggi esiste una sorta di tabù attorno a tutto ciò che riguarda i disturbi alimentari; sinceramente non so il perché ma questo ‘non dire’ c’è, ed è pure ben radicato. Forse è proprio qui il motivo che mi ha spinta ad accettare di prendere parte al video di Emanuele – racconta Anna Berti di Mogliano Veneto – Volevo avere la possibilità di raccontare la mia storia, di provare a me stessa e agli altri che non c’è motivo di vergognarsi a parlare di questa malattia. “Malattia”, sì, ancora adesso, dopo tanti anni, mi fa un po’ strano chiamarla così ma darle il giusto nome è il primo passo per superare la vergogna che spesso accompagna coloro che ne soffrono. E per dare il buon esempio comincio subito: …‘cara’ anoressia, oggi ti voglio chiamare per la prima volta con ciò che sei veramente stata: la mia peggiore MALATTIA”.

 

Francesco Califano di Treviso nel video di “Ridono” interpreta “Massimo”, vittima inerme di una violenza non solo fisica, ma anche verbale, dei compagni di scuola che lo deridono per il suo aspetto fisico.

 

Francesco Califano di Treviso in MASSIMO con Emanuele Misuraca

Un tema, quello del cyber bullismo che è stato al centro di due giornate di approfondimento promosse dal liceo “Duca degli Abruzzi” di Treviso e alle quali Emanuele, come ex studente, è stato inviato come cantautore.

Dovevo parlare ai giovani delle “prigioni” in cui i ragazzi si trovano a loro insaputa quando navigano nel web. Ho voluto farlo nel modo più normale per me: attraverso la musica. Ed è nata “Ridono” commenta Emanuele.

 

Il Liceo trevigiano, per dibattere su tematiche sociali, da parecchi anni organizza iniziative che vedono coinvolti studenti e genitori.

 

Il 7 e 8 febbraio dello scorso anno abbiamo invitato Emanuele perché la sua sensibilità e il suo modo di parlare ai coetanei è più diretto ed incisivo. Il suo intervento sul palco dell’aula magna della scuola ha riscosso un successo che non immaginavamo e soprattutto ha provocato una attenta riflessione sia nei giovani che negli adulti”, commenta la professoressa Maria Antonia Piva, dirigente del “Duca degli Abruzzi”. “Oggi il Liceo sposa con entusiasmo l’eco che continua a sostenere la canzone di Emanuele e il suo progetto che fonde musica e valori e il protagonismo positivo dei ragazzi”, conclude la preside.

 

Emanuele, ancora una volta ha voluto dare lustro alla sua terra, ai luoghi che hanno caratterizzato la sua infanzia. Per questo, “Ridono” è stato girato integralmente nei nostri territori veneti. Un brano che è frutto di un lavoro d’equipe capitanato da Marco Da Re, giovane ma già conosciuto regista trevigiano. Tra gli altri protagonisti del video anche Emanuele Misuraca, volto noto per aver partecipato alla serie tv Rai “La compagnia del Cigno”.

 

La tematica sociale è inoltre stata apprezzata nel concorso “Premio Musica contro le mafie” promosso dall’omonima associazione, facente parte della rete di Libera (associazioni, nomi e numeri contro le mafie). La canzone è stata scelta tra più di 700 in Italia come uno dei dieci pezzi finalisti dell’undicesima edizione.

 

 

Emanuele Conte

Emanuele Conte è un cantautore di Treviso. Già dall’adolescenza fa esperienze artistiche legate alla musica e al teatro che lo portano ad esibirsi in tutta Italia, con oltre 50 date l’anno.

Tutto questo lo incoraggia a scrivere musica propria. Da qui, l’avvicinamento al C.E.T. di Mogol e all’Art Voice Academy del maestro Diego Basso.

Nel 2018 esce il suo primo EP “È l’ora” che annovera tra i musicisti Luca Colombo e che vede la sua presentazione ufficiale con un concerto al teatro di Castelbrando sold out. Emanuele viene invitato in Vaticano a cantare davanti a Papa Francesco.

Il 2019 è l’anno del primo tour fra i palchi del Nord Italia da solista.

Le condizioni sfavorevoli al mondo dell’arte non hanno fermato la sua produzione musicale nel 2020, culminata con il suo ultimo singolo “Ridono”.

Dopo la pausa natalizia riprendono gli incontri del progetto RispettiAMOci 2019/2020.
Domani, lunedì 13 gennaio 2020, alle ore 22 si terrà il secondo incontro a tema “Cyberbullismo e altri gironi digitali”, con il relatore Massimiliano Martines. Un incontro per ragionare sulle grandi opportunità di conoscenza ed espressione che offre la rete, ma anche sulle molte insidie in cui il bullismo può trovare terreno fertile.

 

Solitamente alla parola bullismo associamo l’immagine di una persona forte, arrogante e prepotente, la rete scardina questo modello e stereotipo, perché ogni internauta può rivelarsi un potenziale aggressore. Un fenomeno particolarmente odioso che può colpire duramente i cosiddetti Millennials, perché la distanza virtuale tra i soggetti azzera ogni forma di empatia che può scaturire dal contatto umano.

 

Nel corso dell’incontro previsto al Centro Sociale Piazza Donatori di Sangue di Mogliano Veneto verranno analizzate le azioni che contraddistinguono il cyberbullismo, ma anche le tipologie umane ad esse associate e le conseguenze che ne derivano.

 

Massimiliano Martines
È docente in corsi di formazione sull’organizzazione culturale e la comunicazione sociale. È tra i fondatori delle associazioni Dry-Art e Piantiamolamemoria. Ha curato rubriche culturali per il quotidiano l’Informazione (allegato de la Stampa) e per Buongiorno Mattina del TG3 Regione Emilia-Romagna.

“Cancelliamo il bullismo con il colore” è un progetto nato dalla collaborazione tra NetlifeLAB, il laboratorio di ricerca e sperimentazione di Netlife s.r.l. Comunicazione e Formazione, e l’Istituto Comprensivo “Colombo” di Chirignago – Mestre.

 

Gli allievi delle classi quinte della scuola primaria hanno realizzato un murales su una parete interna della scuola, che sarà inaugurato questo pomeriggio alle 15, nella sede della scuola (in via Bosso 28).

 

Il soggetto nasce dal racconto “Dipingiamoci di blu. Cancelliamo il bullismo con il colore”, scritto da Francesca Anzalone. Una storia contro il bullismo raccontata attraverso la forma diaristica.

 

I bambini hanno analizzato il testo, lo hanno commentato in un incontro di lettura guidata insieme all’autrice, e di riflessione con gli insegnanti inerente la tematica.

 

Guidati dalla dalla docente della scuola media Giorgia Franzoi, sono stati poi invitati a elaborare dei disegni, creativi e personali che hanno identificato la decorazione murale.

 

In un percorso di alternanza scuola-lavoro sono stati coinvolti anche Maurizio Favaretto, docente di discipline pittoriche del Liceo Artistico Guggenheim di Venezia, e alcuni suoi studenti che hanno aiutato i più piccoli nella fase realizzativa dell’elaborato pittorico.

 

Ha collaborato fornendo colori e materiali anche l’associazione “I Celestini” di Chirignago, impegnata da tempo nell’animazione e riqualificazione del quartiere.

Nella mattinata di ieri, mercoledì 29 maggio, la squadra mobile della Polizia di Stato ha dato seguito a sette provvedimenti cautelari nei confronti di altrettanti giovani che negli ultimi mesi, con pestaggi e furti, hanno creato il panico tra i residenti del Centro Storico e della Terraferma. Dei sette ragazzi, tutti maschi, tre sono maggiorenni e quatto non hanno ancora compiuto i diciotto anni. Le squadre della questura hanno effettuato dodici perquisizioni domiciliari, trovando nell’abitazione di un minore (ora ai domiciliari) un paio di etti di marijuana, bustine per il confezionamento delle dosi, bilancino di precisione, un coltello a farfalla e un passamontagna.

 

I componenti della prima delle tre bande di delinquenti individuate, tra giugno e agosto dello scorso anno, si sono resi responsabili di diversi reati a Mestre, tra piazzale Cialdini, Madonna Pellegrina e Piazza Barche. Secondo quanto riferito dagli inquirenti, il gruppetto agiva quasi ogni sera, con furti e danneggiamenti nei garage di abitazioni private. Si sono introdotti nel liceo artistico Guggenheim rubando computer, proiettori e devastando alcune aule. Hanno colpito la sede di Veritas e quella di Anas, dove hanno sottratto tre veicoli. Gli inquirenti sono riusciti a ricostruire una quindicina di episodi. Della banda è stato arrestato il “capo carismatico”, un maggiorenne portato in carcere.

 

I componenti della seconda banda, si sono resi responsabili di almeno due aggressioni per strada in centro storico a Venezia. I due episodi risalgono al 13 gennaio a Sant’Aponal e il 19 gennaio a San Basilio. In entrambe le occasioni i giovani avevano aggredito dei gruppetti di ragazzini utilizzando anche un tirapugni. Nell’episodio di San Basilio uno dei ragazzi aggrediti, cadendo, è stato picchiato a terra. Una volta portato al pronto soccorso è stato dimesso con una prognosi di 30 giorni. Un maggiorenne e un minorenne, individuati come i responsabili, sono stati portati in carcere. Il maggiorenne è ritenuto colpevole di una terza rapina avvenuta al Lido. Avrebbe minacciato una persona sottraendole venti euro.

 

Una terza banda infine, composta da un maggiorenne veneziano e da tre minorenni, si è resa responsabile di una tentata rapina ai danni di un uomo di origine bengalese. L’aggressione è avvenuta a febbraio in centro a Mestre, la vittima è stata pesantemente pestata utilizzando anche un ombrello. L’uomo ha riportato un taglio alla testa e la disossazione della mandibola. Il maggiorenne del gruppo è stato posto agli arresti domiciliari, mentre gli altri tre minorenni sono stati condotti in una comunità.

 

Fonte: Venezia Today

A Mogliano succede anche questo: i controlli di Carabinieri con cani antidroga al seguito vengono effettuati addirittura nelle scuole medie.

 

L’operazione ha interessato infatti la scuola Montalcini di via Gagliardi, ma ha dato esito completamente negativo.

 

Il Comandante dei Carabinieri sarà oggi al liceo Berto a parlare di bullismo.

 

Fonte: Oggi Treviso

La paura ormai serpeggia tra i residenti di Venezia e di Mestre. Bande di ragazzini, non più che quindicenni, imperversano per le calli e i campitelli veneziani e per le vie di Mestre, picchiando i giovani che incontrano. Non solo, questi teppisti se la prendono anche con gli adulti.

 

Sembra siano in tutto 27, alcuni dei quali particolarmente pericolosi, che con qualsiasi scusa attaccano e pestano.

 

L’ultimo fatto è avvenuto in Campo San Giacometto a Venezia, dove un gruppo di ventenni è stato assalito e picchiato senza motivo.
Altro episodio alcuni giorni fa in via Fapanni, dove un gruppetto di cinque giovanissimi ha picchiato il titolare di un minimarket e rubato l’incasso.

 

Questi episodi sono ormai quasi all’ordine del giorno. Le autorità intendono correre ai ripari e lo stesso sindaco Brugnaro ne è preoccupato, e ha allertato i servizi sociali.
Ora dovranno essere contattate le famiglie di questi giovani, alcuni per altro già noti.

 

Fonte: Venezia Today

Per due giorni Paolo Picchio, il papà di Carolina (la ragazza suicida a 14 anni per un video lanciato in rete), sarà nelle scuole del capoluogo trevigiano

 

Domani, martedì 9 aprile alle ore 20.30 al Centro della Famiglia il padre di una ragazza lombarda morta suicida per bullismo sui Social incontrerà a Treviso educatori, genitori e tutte le persone che non intendono più far passare sotto silenzio il problema.

 

 

Lei si chiamava Carolina: in suo nome è stata scritta la prima legge europea sul cyberbullismo e il padre Paolo Picchio ha creato una Fondazione che ha come mission difendere i ragazzi da loro stessi e dai coetanei. Impegno che Paolo Picchio ha tanto seriamente assunto da spostarsi di continuo lungo la penisola per incontrare giovani, adulti, ogni soggetto che possa influenzare ed educare al meglio. “I giovani rappresentano il futuro”, ha detto papà Paolo, “non possiamo né farli soffrire, né farceli portar via così”.

 

 

 

Paolo Picchio nelle scuole del capoluogo trevigiano

Invitato a Treviso dal Centro della Famiglia in collaborazione con Volontarinsieme CSV Treviso sul tema “Le parole fanno più male delle botte: prevenire e gestire casi di cyberbullismo”, domani e mercoledì Paolo Picchio parteciperà agli incontri con gli studenti degli Istituti comprensivi di Casier e Felissent di Treviso, dell’Istituto Tecnico Palladio e del Liceo Da Vinci. In programma è anche un incontro con i ragazzi dell’Istituto Penale Minorile di Treviso, ai quali ci si rivolge troppo poco spesso.

 

“Le attività digitali possono trovare la giusta dimensione di supporto nelle relazioni tra persone e tra giovani se il contesto in cui i ragazzi vivono è coerente”, ha detto don Francesco Pesce, direttore del Centro della Famiglia, “e per questo rivolgo ai genitori, a tutti i giovani e adulti un particolare invito all’incontro di martedì sera nella nostra Sala convegni di via San Nicolò. Picchio suggerisce una maggiore armonia di visione e di azione tra scuola e famiglia per offrire un contesto educativo condiviso, con ruoli e sensibilità diversi, ma coerenti”.

 

Le vittime non sanno salvarsi da sole

Carolina a sua insaputa è stata filmata e lanciata in rete. Aveva 14 anni. Prima di suicidarsi, lasciandosi andare nel vuoto, ha lasciato scritto: “Le parole fanno più male delle botte”. La legge che porta il suo nome mette al centro la scuola per il suo ruolo determinante. La prima difesa dal bullismo viene infatti dai ragazzi che devono isolare i bulli e denunciarli. La vittima diventa impotente, attanagliata dalla solitudine e dalla vergogna, senza il coraggio di parlarne. “Le vittime non sanno salvarsi da sole”, ha detto don Francesco, “per questa ragione dobbiamo offrire loro un contesto coerente e aperto, nel quale scuola, coetanei e genitori siano in dialogo tra loro”.

Una lezione-spettacolo di 50 minuti con un testo teatrale – tratto dal romanzo della scrittrice danese Janne Teller – accompagnato dal commento dello strumento musicale; è il progetto “La catena del branco”, pensato per ‘leggere’ la violenza del branco e comprendere anche emotivamente che cos’è il bullismo.

 

 

Portato in scena dal Theama Teatro di Vicenza e finanziato dall’assessorato all’istruzione e formazione della Regione Veneto, che si concluderà il 9 aprile; il tutto con un totale di 43 performance in una trentina di istituti scolastici coinvolgendo 4000 studenti e 2000 docenti. Alla lezione-spettacolo, in programma presso l’istituto alberghiero Leon Battista Alberti di Abano Terme,  ha partecipato anche l’assessore regionale alla scuola.

 

 

“L’aggettivo più usato dai ragazzi nel commentare lo spettacolo è ‘verosimile’. Il che ci fa rendere conto della diffusione della problematica del bullismo in una dinamica di branco. Ho voluto sostenere questa trasposizione teatrale di un testo che ha fatto molto discutere l’Europa intera, perché il linguaggio dello spettacolo dal vivo non solo coinvolge i ragazzi, ma li rende anche protagonisti diretti”.

 

 

Queste le parole dell’assessore. “Serve infatti che  i nostri giovani si rendano conto di essere dentro una catena di violenza che può essere interrotta. E per interromperla c’è bisogno di dialogo, soprattutto con gli adulti”.

 

 

Commentando la presenza delle classi prime dell’istituto Alberti di Abano, dove si è verificato l’episodio dell’insegnante coinvolta nei tafferugli a Padova, l’assessore ha sottolineato la sensibilità del corpo docenti della scuola nel preparare i ragazzi ad affrontare la problematica del bullismo e l’autodisciplina degli studenti; questi prima dello spettacolo hanno consegnato i cellulari per ritirarli solo al termine.

 

 

“Avevo previsto di partecipare a questo presentazione venti giorni fa e mi è parso più che opportuno venire e ribadire che la Regione è a fianco della scuola, innovativa nella didattica e pronta ad aderire a percorsi formativi sostenuti dalla Regione come le recenti Giornate dello sport, nonché della stragrande maggioranza dei docenti che, con grande rispetto per il propri ruolo educativo, non devono essere messi in discussione rispetto ad un episodio isolato”. Commenta l’assessore tornando sull’episodio che ha portato l’Alberti al centro delle cronache cittadine e nazionali.

Al via il 15 novembre la seconda edizione di “Rispettiamoci” con ciclo di conferenze e incontri per insegnanti genitori e studenti

 

Regola numero uno: il rispetto è la base della convivenza civile, tra fratelli, in famiglia, a scuola, nella comunità e nel mondo. Il rispetto elude l’arroganza, depotenzia il bullismo, insegna ad accettare qualsiasi diversità.

 

A questi principi si ispira il Progetto “Rispettiamoci”, sostenuto dall’Amministrazione comunale moglianese, al Coordinamento Genitori Democratici, SOMS, Associazione Il Castello, con la collaborazione dei due Istituti Comprensivi cittadini, Mandela e Minerbi.

 

Il progetto prevede un mix di iniziative dedicate a target differenti, conferenze per docenti, conferenze per genitori e percorsi formativi nelle scuole.

 

“Riprendiamo da dove abbiamo concluso l’edizione dello scorso anno, un interessante spettacolo dal titolo A Ivan piaceva cantare, sul bullismo, che aveva chiuso le molte iniziative. La creazione di una società senza barriere passa dalla formazione dei giovani, ma anche da una genitorialità consapevole. Spesso un gesto o una parola mal detta o male interpretati possono avere conseguenze non volute nella crescita dei nostri figli e gli esperti chiamati quest’anno a parlarci di queste tematiche potranno darci gli spunti di riflessione necessari per evitare trabocchetti”, commenta il sindaco Carola Arena.

 

Il 15 novembre avrà inizio la serie di incontri per genitori e insegnanti, con una serata (alle 20.45 al centro sociale) dedicata agli ingredienti fondamentali nella relazione, empatia, emozioni, sintonizzazione. Nei successivi incontri, che si susseguiranno fino ad aprile, gli argomenti varieranno dal giusto equilibrio tra bisogno di regole e voglia di libertà, al ciclo interpersonale dell’ansia (preoccupazioni di genitori e figli), di emozioni e benessere, della famiglia figliocentrica, del rispetto delle differenze, di maschile e femminile nell’educazione, di ragazze e ragazzi, delle loro amicizie, dell’amore e di come si può accompagnare un percorso di crescita prevenendo disagi e bullismo. Alcuni incontri si svolgeranno anche a Casier e Preganziol, in collaborazione con le rispettive amministrazioni comunali.

 

“È proprio su questo particolare aspetto che abbiamo deciso di sostenere, con uno stanziamento di 10mila euro, un nuovo percorso formativo che impegnerà anche quest’anno, tutti gli studenti delle scuole primarie e secondarie di primo grado, oltre che i docenti e le famiglie. Grazie alla collaborazione con i due Comprensivi, gli studenti moglianesi parteciperanno ai momenti formativi. Quelli dello scorso anno hanno avuto oltre 100 incontri nelle 72 classi terze, quarte e quinte delle primarie e nelle prime, seconde e terze delle secondarie di primo grado, coinvolgendo oltre 1800 studenti, oltre agli incontri di formazione per i docenti e per i genitori”, afferma Daniele Ceschin, assessore alle Politiche educative.

 

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