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“Cancelliamo il bullismo con il colore” è un progetto nato dalla collaborazione tra NetlifeLAB, il laboratorio di ricerca e sperimentazione di Netlife s.r.l. Comunicazione e Formazione, e l’Istituto Comprensivo “Colombo” di Chirignago – Mestre.

 

Gli allievi delle classi quinte della scuola primaria hanno realizzato un murales su una parete interna della scuola, che sarà inaugurato questo pomeriggio alle 15, nella sede della scuola (in via Bosso 28).

 

Il soggetto nasce dal racconto “Dipingiamoci di blu. Cancelliamo il bullismo con il colore”, scritto da Francesca Anzalone. Una storia contro il bullismo raccontata attraverso la forma diaristica.

 

I bambini hanno analizzato il testo, lo hanno commentato in un incontro di lettura guidata insieme all’autrice, e di riflessione con gli insegnanti inerente la tematica.

 

Guidati dalla dalla docente della scuola media Giorgia Franzoi, sono stati poi invitati a elaborare dei disegni, creativi e personali che hanno identificato la decorazione murale.

 

In un percorso di alternanza scuola-lavoro sono stati coinvolti anche Maurizio Favaretto, docente di discipline pittoriche del Liceo Artistico Guggenheim di Venezia, e alcuni suoi studenti che hanno aiutato i più piccoli nella fase realizzativa dell’elaborato pittorico.

 

Ha collaborato fornendo colori e materiali anche l’associazione “I Celestini” di Chirignago, impegnata da tempo nell’animazione e riqualificazione del quartiere.

Nella mattinata di ieri, mercoledì 29 maggio, la squadra mobile della Polizia di Stato ha dato seguito a sette provvedimenti cautelari nei confronti di altrettanti giovani che negli ultimi mesi, con pestaggi e furti, hanno creato il panico tra i residenti del Centro Storico e della Terraferma. Dei sette ragazzi, tutti maschi, tre sono maggiorenni e quatto non hanno ancora compiuto i diciotto anni. Le squadre della questura hanno effettuato dodici perquisizioni domiciliari, trovando nell’abitazione di un minore (ora ai domiciliari) un paio di etti di marijuana, bustine per il confezionamento delle dosi, bilancino di precisione, un coltello a farfalla e un passamontagna.

 

I componenti della prima delle tre bande di delinquenti individuate, tra giugno e agosto dello scorso anno, si sono resi responsabili di diversi reati a Mestre, tra piazzale Cialdini, Madonna Pellegrina e Piazza Barche. Secondo quanto riferito dagli inquirenti, il gruppetto agiva quasi ogni sera, con furti e danneggiamenti nei garage di abitazioni private. Si sono introdotti nel liceo artistico Guggenheim rubando computer, proiettori e devastando alcune aule. Hanno colpito la sede di Veritas e quella di Anas, dove hanno sottratto tre veicoli. Gli inquirenti sono riusciti a ricostruire una quindicina di episodi. Della banda è stato arrestato il “capo carismatico”, un maggiorenne portato in carcere.

 

I componenti della seconda banda, si sono resi responsabili di almeno due aggressioni per strada in centro storico a Venezia. I due episodi risalgono al 13 gennaio a Sant’Aponal e il 19 gennaio a San Basilio. In entrambe le occasioni i giovani avevano aggredito dei gruppetti di ragazzini utilizzando anche un tirapugni. Nell’episodio di San Basilio uno dei ragazzi aggrediti, cadendo, è stato picchiato a terra. Una volta portato al pronto soccorso è stato dimesso con una prognosi di 30 giorni. Un maggiorenne e un minorenne, individuati come i responsabili, sono stati portati in carcere. Il maggiorenne è ritenuto colpevole di una terza rapina avvenuta al Lido. Avrebbe minacciato una persona sottraendole venti euro.

 

Una terza banda infine, composta da un maggiorenne veneziano e da tre minorenni, si è resa responsabile di una tentata rapina ai danni di un uomo di origine bengalese. L’aggressione è avvenuta a febbraio in centro a Mestre, la vittima è stata pesantemente pestata utilizzando anche un ombrello. L’uomo ha riportato un taglio alla testa e la disossazione della mandibola. Il maggiorenne del gruppo è stato posto agli arresti domiciliari, mentre gli altri tre minorenni sono stati condotti in una comunità.

 

Fonte: Venezia Today

A Mogliano succede anche questo: i controlli di Carabinieri con cani antidroga al seguito vengono effettuati addirittura nelle scuole medie.

 

L’operazione ha interessato infatti la scuola Montalcini di via Gagliardi, ma ha dato esito completamente negativo.

 

Il Comandante dei Carabinieri sarà oggi al liceo Berto a parlare di bullismo.

 

Fonte: Oggi Treviso

La paura ormai serpeggia tra i residenti di Venezia e di Mestre. Bande di ragazzini, non più che quindicenni, imperversano per le calli e i campitelli veneziani e per le vie di Mestre, picchiando i giovani che incontrano. Non solo, questi teppisti se la prendono anche con gli adulti.

 

Sembra siano in tutto 27, alcuni dei quali particolarmente pericolosi, che con qualsiasi scusa attaccano e pestano.

 

L’ultimo fatto è avvenuto in Campo San Giacometto a Venezia, dove un gruppo di ventenni è stato assalito e picchiato senza motivo.
Altro episodio alcuni giorni fa in via Fapanni, dove un gruppetto di cinque giovanissimi ha picchiato il titolare di un minimarket e rubato l’incasso.

 

Questi episodi sono ormai quasi all’ordine del giorno. Le autorità intendono correre ai ripari e lo stesso sindaco Brugnaro ne è preoccupato, e ha allertato i servizi sociali.
Ora dovranno essere contattate le famiglie di questi giovani, alcuni per altro già noti.

 

Fonte: Venezia Today

Per due giorni Paolo Picchio, il papà di Carolina (la ragazza suicida a 14 anni per un video lanciato in rete), sarà nelle scuole del capoluogo trevigiano

 

Domani, martedì 9 aprile alle ore 20.30 al Centro della Famiglia il padre di una ragazza lombarda morta suicida per bullismo sui Social incontrerà a Treviso educatori, genitori e tutte le persone che non intendono più far passare sotto silenzio il problema.

 

 

Lei si chiamava Carolina: in suo nome è stata scritta la prima legge europea sul cyberbullismo e il padre Paolo Picchio ha creato una Fondazione che ha come mission difendere i ragazzi da loro stessi e dai coetanei. Impegno che Paolo Picchio ha tanto seriamente assunto da spostarsi di continuo lungo la penisola per incontrare giovani, adulti, ogni soggetto che possa influenzare ed educare al meglio. “I giovani rappresentano il futuro”, ha detto papà Paolo, “non possiamo né farli soffrire, né farceli portar via così”.

 

 

 

Paolo Picchio nelle scuole del capoluogo trevigiano

Invitato a Treviso dal Centro della Famiglia in collaborazione con Volontarinsieme CSV Treviso sul tema “Le parole fanno più male delle botte: prevenire e gestire casi di cyberbullismo”, domani e mercoledì Paolo Picchio parteciperà agli incontri con gli studenti degli Istituti comprensivi di Casier e Felissent di Treviso, dell’Istituto Tecnico Palladio e del Liceo Da Vinci. In programma è anche un incontro con i ragazzi dell’Istituto Penale Minorile di Treviso, ai quali ci si rivolge troppo poco spesso.

 

“Le attività digitali possono trovare la giusta dimensione di supporto nelle relazioni tra persone e tra giovani se il contesto in cui i ragazzi vivono è coerente”, ha detto don Francesco Pesce, direttore del Centro della Famiglia, “e per questo rivolgo ai genitori, a tutti i giovani e adulti un particolare invito all’incontro di martedì sera nella nostra Sala convegni di via San Nicolò. Picchio suggerisce una maggiore armonia di visione e di azione tra scuola e famiglia per offrire un contesto educativo condiviso, con ruoli e sensibilità diversi, ma coerenti”.

 

Le vittime non sanno salvarsi da sole

Carolina a sua insaputa è stata filmata e lanciata in rete. Aveva 14 anni. Prima di suicidarsi, lasciandosi andare nel vuoto, ha lasciato scritto: “Le parole fanno più male delle botte”. La legge che porta il suo nome mette al centro la scuola per il suo ruolo determinante. La prima difesa dal bullismo viene infatti dai ragazzi che devono isolare i bulli e denunciarli. La vittima diventa impotente, attanagliata dalla solitudine e dalla vergogna, senza il coraggio di parlarne. “Le vittime non sanno salvarsi da sole”, ha detto don Francesco, “per questa ragione dobbiamo offrire loro un contesto coerente e aperto, nel quale scuola, coetanei e genitori siano in dialogo tra loro”.

Una lezione-spettacolo di 50 minuti con un testo teatrale – tratto dal romanzo della scrittrice danese Janne Teller – accompagnato dal commento dello strumento musicale; è il progetto “La catena del branco”, pensato per ‘leggere’ la violenza del branco e comprendere anche emotivamente che cos’è il bullismo.

 

 

Portato in scena dal Theama Teatro di Vicenza e finanziato dall’assessorato all’istruzione e formazione della Regione Veneto, che si concluderà il 9 aprile; il tutto con un totale di 43 performance in una trentina di istituti scolastici coinvolgendo 4000 studenti e 2000 docenti. Alla lezione-spettacolo, in programma presso l’istituto alberghiero Leon Battista Alberti di Abano Terme,  ha partecipato anche l’assessore regionale alla scuola.

 

 

“L’aggettivo più usato dai ragazzi nel commentare lo spettacolo è ‘verosimile’. Il che ci fa rendere conto della diffusione della problematica del bullismo in una dinamica di branco. Ho voluto sostenere questa trasposizione teatrale di un testo che ha fatto molto discutere l’Europa intera, perché il linguaggio dello spettacolo dal vivo non solo coinvolge i ragazzi, ma li rende anche protagonisti diretti”.

 

 

Queste le parole dell’assessore. “Serve infatti che  i nostri giovani si rendano conto di essere dentro una catena di violenza che può essere interrotta. E per interromperla c’è bisogno di dialogo, soprattutto con gli adulti”.

 

 

Commentando la presenza delle classi prime dell’istituto Alberti di Abano, dove si è verificato l’episodio dell’insegnante coinvolta nei tafferugli a Padova, l’assessore ha sottolineato la sensibilità del corpo docenti della scuola nel preparare i ragazzi ad affrontare la problematica del bullismo e l’autodisciplina degli studenti; questi prima dello spettacolo hanno consegnato i cellulari per ritirarli solo al termine.

 

 

“Avevo previsto di partecipare a questo presentazione venti giorni fa e mi è parso più che opportuno venire e ribadire che la Regione è a fianco della scuola, innovativa nella didattica e pronta ad aderire a percorsi formativi sostenuti dalla Regione come le recenti Giornate dello sport, nonché della stragrande maggioranza dei docenti che, con grande rispetto per il propri ruolo educativo, non devono essere messi in discussione rispetto ad un episodio isolato”. Commenta l’assessore tornando sull’episodio che ha portato l’Alberti al centro delle cronache cittadine e nazionali.

Al via il 15 novembre la seconda edizione di “Rispettiamoci” con ciclo di conferenze e incontri per insegnanti genitori e studenti

 

Regola numero uno: il rispetto è la base della convivenza civile, tra fratelli, in famiglia, a scuola, nella comunità e nel mondo. Il rispetto elude l’arroganza, depotenzia il bullismo, insegna ad accettare qualsiasi diversità.

 

A questi principi si ispira il Progetto “Rispettiamoci”, sostenuto dall’Amministrazione comunale moglianese, al Coordinamento Genitori Democratici, SOMS, Associazione Il Castello, con la collaborazione dei due Istituti Comprensivi cittadini, Mandela e Minerbi.

 

Il progetto prevede un mix di iniziative dedicate a target differenti, conferenze per docenti, conferenze per genitori e percorsi formativi nelle scuole.

 

“Riprendiamo da dove abbiamo concluso l’edizione dello scorso anno, un interessante spettacolo dal titolo A Ivan piaceva cantare, sul bullismo, che aveva chiuso le molte iniziative. La creazione di una società senza barriere passa dalla formazione dei giovani, ma anche da una genitorialità consapevole. Spesso un gesto o una parola mal detta o male interpretati possono avere conseguenze non volute nella crescita dei nostri figli e gli esperti chiamati quest’anno a parlarci di queste tematiche potranno darci gli spunti di riflessione necessari per evitare trabocchetti”, commenta il sindaco Carola Arena.

 

Il 15 novembre avrà inizio la serie di incontri per genitori e insegnanti, con una serata (alle 20.45 al centro sociale) dedicata agli ingredienti fondamentali nella relazione, empatia, emozioni, sintonizzazione. Nei successivi incontri, che si susseguiranno fino ad aprile, gli argomenti varieranno dal giusto equilibrio tra bisogno di regole e voglia di libertà, al ciclo interpersonale dell’ansia (preoccupazioni di genitori e figli), di emozioni e benessere, della famiglia figliocentrica, del rispetto delle differenze, di maschile e femminile nell’educazione, di ragazze e ragazzi, delle loro amicizie, dell’amore e di come si può accompagnare un percorso di crescita prevenendo disagi e bullismo. Alcuni incontri si svolgeranno anche a Casier e Preganziol, in collaborazione con le rispettive amministrazioni comunali.

 

“È proprio su questo particolare aspetto che abbiamo deciso di sostenere, con uno stanziamento di 10mila euro, un nuovo percorso formativo che impegnerà anche quest’anno, tutti gli studenti delle scuole primarie e secondarie di primo grado, oltre che i docenti e le famiglie. Grazie alla collaborazione con i due Comprensivi, gli studenti moglianesi parteciperanno ai momenti formativi. Quelli dello scorso anno hanno avuto oltre 100 incontri nelle 72 classi terze, quarte e quinte delle primarie e nelle prime, seconde e terze delle secondarie di primo grado, coinvolgendo oltre 1800 studenti, oltre agli incontri di formazione per i docenti e per i genitori”, afferma Daniele Ceschin, assessore alle Politiche educative.

 

Il Coordinamento Nazionale Docenti della Disciplina dei Diritti Umani vuole porre l’attenzione sulla Giornata internazionale in favore delle Vittime della tortura, che proprio oggi, 26 giugno 2018, compie 20 anni da quando fu istituita dell’Assemblea Generale dell’ONU.

 

“Tale ricorrenza è ancor più importante in quanto il 10 dicembre 2018 si celebrerà il 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che all’articolo 5 sancisce nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura, a trattamenti o a punizioni crudeli, inumani o degradanti.
Purtroppo ancora oggi in molti paesi si assiste a persecuzioni, genocidi e crimini di guerra, abusi e torture. Le persecuzioni inflitte spesso sono perpetrate verso gruppi o persone contro in genere non allineate con il potere anche solo ideologicamente. I regimi sia politici, etnici, che religiosi per sopravvivere avranno sempre bisogno del consenso anche se ottenuto con la paura e con pratiche disumane e aberranti come la tortura.

 

Fra pochi giorni ricorrerà un’altra importante data: il 5 luglio prossimo, l’Italia, nazione di Cesare Beccaria, che già nel 1764 scriveva e combatteva contro la pena di morte e tortura nel libro Dei delitti e delle pene, potrà vantare di aver introdotto nel suo codice penale il reato di tortura.

 

In questa nostra riflessione si vuole far focalizzare l’attenzione del mondo della scuola su alcune forme di tortura dei nostri tempi: le psico torture. Si è passati infatti dalle torture rosse, dove il rosso evoca il colore del sangue, alle torture bianche dei giorni nostri, che non sono da meno a quelle perpetrate in passato. Assistiamo quotidianamente a episodi di mobbing, di minacce verbali, sessuali, bullismo e altri fenomeni che creano, in chi li subisce degli stati depressivi e ansiosi, assimilabili a delle vere e proprie torture.

 

All’interno di questo vasto campo delle torture bianche, noi, come docenti volevamo evidenziare la questione del bullismo all’interno delle scuole. È infatti l’ISTAT a lanciare un grido d’allarme, dove in un recente studio, segnala che un ragazzino su due in età tra gli 11 e i 17 anni è vittima di bullismo. Per questo motivo è necessario che scuole, famiglie e forze dell’ordine lavorino in sinergia per educare e controllare i comportamenti dei ragazzi sia reali che virtuali per far si che non si creino spazi liberi senza controllo dove si possa scatenare l’ira di un individuo o di un branco.
Questo nostro auspicio passa anche dalla riaffermazione sociale del ruolo dell’educatore, docente, maestro, che è sempre più lasciato da solo, in balia anch’esso dei bulli.
Nel corso di quest’anno purtroppo c’è stato un’esplosione di fenomeni di bullismo e violenza con docenti coinvolti, di seguito riportiamo alcuni recenti episodi.

Te faccio scioglie’ in mezzo all’acido, te mando all’ospedale, queste parole venivano pronunciate, un anno fa, da uno studente di un istituto tecnico di Velletri alla sua professoressa. Il video è stato diffuso pochi mesi fa.

A Modena, due studenti, lo scorso ottobre, hanno lanciato due cestini dei rifiuti: uno contro un compagno di classe e un altro contro la professoressa che stava spiegando.

A Piacenza, il 30 gennaio uno studente ha picchiato una professoressa.

Sempre a gennaio, ad Avola, nelle scuole superiori si sono verificati due casi in cui i genitori hanno picchiato i docenti.

Il 1 febbraio, a Caserta, in una scuola superiore un alunno ha accoltellato la sua insegnante di italiano sfregiandole il volto.

Il 10 febbraio, a Foggia, in una scuola media un genitore ha picchiato un insegnante.

Ad Alessandria, lo scorso marzo, una supplente disabile è stata derisa e umiliata dagli studenti; anche in questo caso l’episodio è stato filmato con gli smartphone ed è stato diffuso in rete.

Il 5 aprile, a Palermo, un genitore ha picchiato e ferito un professore.

Il 6 aprile, in un istituto tecnico di Torino, dei genitori hanno aggredito un professore.

Sempre ad aprile, a Lucca, iniziava a girare sul web un video in cui un alunno umiliava davanti alla classe un docente e altri compagni filmavano i fatti con lo smartphone.

Infine, il 9 maggio ad Avellino, un alunno ha sferrato un pugno a un insegnante.

 

Il CNDDU vuole ribadire in questo giorno l’importanza dell’istruzione scolastica, affinché attraverso lo studio e la cultura si riesca a spezzare questa opprimente maglia che abbraccia vari aspetti della vita umana: torture religiose, torture a sfondo sessista, razziale, d’opinione e tutte quelle forme di torture psicologiche che colpiscono soprattutto i giovani più deboli e indifesi. Auspichiamo a tal proposito adeguate misure ministeriali e dirigenziali, che riescano a regolamentare l’utilizzo dei dispositivi elettronici (smartphone e tablet), in modo da garantire lo sviluppo di una didattica innovativa e laboratoriale e al contempo preservino i minori e il personale educativo e di sorveglianza dalla gogna del web e delle chat private.

 

Vogliamo a tal proposito dare massima visibilità a un famoso discorso tenuto da una giovane ragazza pakistana di 16 anni di nome Malala, presso il Palazzo di vetro delle Nazioni Unite a New York, dove con una forza dirompente che ha tenuto tutti i grandi capi di Stato e esponenti dei governi di tutto il mondo con il fiato sospeso fino alla fine, ha posto l’attenzione su molti punti fra i quali i giovani, la scuola, la religione e la libertà. Con questa e con altre testimonianze di pari valore noi vogliamo celebrare questo giorno, affinché le nuove generazioni siano impegnate attivamente per combattere l’indifferenza e il nichilismo che ci circonda”.

 

Dal discorso di Malala 2013: “Ci sono centinaia di attivisti per i diritti umani e operatori sociali che non solo parlano per i loro diritti, ma che lottano per raggiungere un obiettivo di pace, educazione e uguaglianza. Migliaia di persone sono state uccise dai terroristi e milioni sono stati feriti. Io sono solo uno di loro. Così eccomi qui, una ragazza come tante. Io non parlo per me stessa, ma per dare una voce a coloro che meritano di essere ascoltati. Coloro che hanno lottato per i loro diritti. Per il loro diritto a vivere in pace. Per il loro diritto a essere trattati con dignità. Per il loro diritto alle pari opportunità. Per il loro diritto all’istruzione.”

Un grimaldello in grado di scardinare le serrature di prigioni del silenzio, perché il non detto uccide e corrode le persone da dentro: è questo il senso del docufilm presentato ieri al cinema teatro Busan a duecento studenti delle classi seconde delle scuole medie Montalcini e Hack.

 

Il docufilm è opera di Luca Pagliari, giornalista, autore, regista e storyteller, che da alcuni anni è impegnato nella divulgazione anche di campagne sociali contro il bullismo, con spettacoli che porta in giro per le scuole italiane. Pagliari ha accolto l’invito rivoltogli da insegnanti moglianesi, che hanno voluto realizzare un evento a corredo dei temi già affrontati nel progetto Rispettiamoci, che ha trovato il sostegno dell’Amministrazione comunale.

 

#dodicidue è il titolo del docufilm e format giornalistico teatrale che racconta la storia di Alice. 3 anni di vessazioni e di attacchi da parte dei bulli. 3 anni di silenzio. 3 anni di rabbia tenuta dentro. 3 anni di musica ascoltata ininterrottamente per restare lontana dal mondo.

Poi è arrivato il dodici due duemilasedici. La data in cui Alice, 16 anni e vittima di bullismo, dopo aver assistito a uno spettacolo di Pagliari gli scrive. Alice nei cinque anni di vessazioni continue non aveva mai condiviso con nessuno il suo carico di dolore. Lo aveva nascosto al mondo intero trincerandosi dietro le sue cuffiette, creando un muro di musica sparata nelle orecchie per evitare di ascoltare, sublimando la sofferenza attraverso atti di autolesionismo e di rabbia incontrollata. Neppure lo psichiatra era riuscito a comprendere.

 

“Alice mi lasciò tra le mani le chiavi della sua personalissima cella, affidandomi una responsabilità enorme: condurla fuori di lì, restituirle la bellezza dei suoi 16 anni e connetterla nuovamente con il mondo esterno”, raccontato oggi Pagliari.

 

I ragazzi moglianesi hanno visto il film che ha per protagoniste Alice e la mamma. In 30 minuti viene ripercorsa questa storia che ha il sapore di un ritorno alla vita. Oggi, infatti, Alice è serena e soprattutto libera.

 

“Quella raccontata oggi, pur con la sua durezza, è una storia a lieto fine. Ma non sempre va così e riteniamo che non si faccia mai abbastanza per far capire ai ragazzi che il bullismo, il cyberbullismo, possono essere letali per un loro coetaneo e che, se capita di esserne vittima, non ci si deve rinchiudere in se stessi, ma al contrario aprirsi, ai genitori, ai professori, agli stessi compagni. La lezione da dare è anche rivolta a chi assiste impaurito senza riuscire a opporsi a questi comportamenti. I bulli vanno dissuasi, i cyberbulli vanno isolati. Questo è il senso del nostro impegno a sostegno della scuola su questo fronte”, hanno commentato Carola Arena, Sindaco, e Daniele Ceschin, assessore alle Politiche educative di Mogliano.

Insulti, umiliazioni, violenze: il bullismo e la sua versione cibernetica, tramite chat, web e social, è sempre più presente in Veneto, nell’esperienza di vita di bambini, ragazzi, adolescenti e giovani. La Giunta regionale del Veneto, su proposta dell’assessore al Sociale, istituisce un tavolo istituzionale per studiare il problema e soprattutto per coordinare le diverse istituzioni coinvolte: scuola, enti locali, Ulss e servizi, ordine pubblico e sicurezza, associazioni.

 

“I casi di cronaca si intensificano – dichiara l’assessore al Sociale – e il più delle volte colgono impreparati educatori, famiglie, istituzioni. La Regione Veneto si è data una norma ad hoc, con il collegato alla legge di stabilità 2018, per prevenire e contrastare il fenomeno del bullismo e del cyberbullismo. La nomina del tavolo istituzionale rappresenta il primo passo per individuare strategie e interventi, come prevede appunto la legge veneta, che aiutino a prevenire, a educare al rispetto dell’altro e assicurino a tutti i bambini e ragazzi il diritto di crescere e di essere se stessi, senza il rischio di subire condizionamenti e vessazioni da parte compagni violenti”.

 

Il tavolo regionale, che sarà coordinato dall’assessore al sociale o da un suo delegato, vedrà la partecipazione del garante regionale peri diritti alla persona e dei rappresentanti di Corecom, Ufficio scolastico regionale, Direzioni regionali al sociale, alla scuola e alla prevenzione, Ulss, Prefetture, Questure Anci, Tribunali per i minorenni, Carabinieri, Polizia postale, terzo settore, cooperative sociali e volontariato, nonché del Centro per i diritti umani dell’Università di Padova.

 

I componenti nominati opereranno a titolo gratuito e sono chiamati a suggerire alle Ulss le iniziative sperimentali da mettere in campo a protezione dei minori e a sostegno delle famiglie.

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