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Un gatto vagava da giorni con l’addome lacerato da un cappio di metallo. Il gatto è vivo e si trova alla clinica veterinaria San Martino a Crocetta del Montello 

 

Ennesimo criminale atto di bracconaggio che vede coinvolto un povero gatto stretto all’addome da un laccio metallico che rischiava di tagliarlo letteralmente in due.

 

Il 24 marzo attorno alle 11.00 la signora F. Z., di Sant’Alberto di Zero Branco, ha telefonato all’ENPA dicendo che la figlia aveva notato nel campo di fronte casa un gatto bianco e rosso con una rete o simile avvolta al corpo, che si muoveva ma molto lentamente. Una volontaria si è recata immediatamente sul posto per capire se si riusciva a liberare il gatto, che si è rivelato essere selvatico e non si faceva avvicinare, benché avesse un fil di ferro stretto attorno al bacino. A quel punto è intervenuta un’ altra volontaria con una gabbia-trappola e assieme sono riuscite a recuperarlo.

 

Viste le condizioni disperate, è stato immediatamente portato alla clinica veterinaria San Martino a Crocetta del Montello dove, da una visita sommaria, il veterinario ha constatato che il gatto fosse rimasto vittima di un cappio utilizzato dai bracconieri per catturare lepri, volpi ecc….

 

Viste le profonde lacerazioni subite, la fortuna ha voluto che il laccio si sia staccato, altrimenti il povero micio sarebbe morto di stenti sul posto.

Il referto medico non lascia dubbi sulla gravità della condizione del felino.

 

“Il gatto, poco visitabile da sveglio perché non collaborativo, presentava uno stato di nutrizione scadente e dolorabilità evidente, causata da un laccio di fil di ferro che lo costringeva a livello lombare. Dopo sedazione dell’animale è stato possibile rimuovere il laccio, che ne stringeva notevolmente l’addome, e che presentava un’estremità ripiegata a formare un cappio entro cui scorreva l’estremità libera fino a potersi stringere completamente. Il laccio ha causato un’estesa lesione cutanea e sottocutanea a livello lombare nella porzione laterale e ventrale dell’addome, che richiederà terapie prolungate e probabilmente interventi di ricostruzione cutanea.

Viste le condizioni generali del gatto e le caratteristiche del danno tissutale è probabile che il gatto sia rimasto intrappolato nel laccio per diversi giorni”.

 

L’animale – “battezzato” Salvo – è stato sottoposto alle terapie del caso ed è ora ricoverato presso la Clinica con la speranza che la fortuna lo aiuti ulteriormente e possa cavarsela.

Il ritrovamento fortuito del micio conferma purtroppo come il bracconaggio sia ancora un fenomeno ben radicato in provincia e contro il quale non si fa ancora abbastanza per debellarlo.

 

Del fatto è stata fatta denuncia alla Magistrature e data notizia al Sindaco e ai Carabinieri Forestali per le indagini del caso. Oltre alle sanzioni previste dalla Legge 157/92 (caccia) il colpevole rischia la reclusione da 3 a 18 mesi o la multa da 5.000 a 30.000 euro e, qualora ne derivasse la morte dell’animale, la pena è ulteriormente maggiorata della metà.

Zanoni (PD) e Guarda (AMP): “Lupo ucciso in Lessinia, gravissimo che la Regione giustifichi i bracconieri. Non riescono a gestire la presenza di 43 esemplari e vogliono l’autonomia su 23 materie?”

 

“Sono gravissime le affermazioni dell’assessore all’Agricoltura e Caccia Giuseppe Pan, così come quelle del presidente del Consiglio Roberto Ciambetti e di altri esponenti della maggioranza sul lupo ucciso in Lessinia dai bracconieri. Anziché straparlare, la Regione affronti in maniera scientifica e tecnicamente il problema delle predazioni, dando risposte all’esasperazione dei malgari, dovuta proprio alla totale assenza di interventi da parte della Giunta. Sono state fatte molte promesse e vendute false soluzioni…”. Andrea Zanoni, consigliere regionale del Partito Democratico e la collega della Lista AMP Cristina Guarda, entrambi dell’Intergruppo per il benessere e la conservazione degli animali e della natura, tornano sul caso di bracconaggio denunciato ieri e in particolare sulle reazioni che ha suscitato. 

 

 

“Si tratta di parole che giustificano una condotta sanzionata penalmente dalle leggi italiane, ovvero l’uccisione di una specie considerata particolarmente protetta, addirittura messa al primo posto in uno speciale elenco previsto all’articolo 2 della legge nazionale sulla tutela della fauna selvatica, la 157 del 1992.  Certe dichiarazioni suonano come un via libera agli abbattimenti del lupo. Ci aspettavamo una condanna, invece abbiamo scoperto che i bracconieri hanno trovato una spalla nelle massime istituzioni del Veneto. Una Regione amministrata da individui che giustificano una condotta penale è destinata al fallimento”, rincarano Zanoni e Guarda.

 

 

“L’Unione Europea con il progetto UE WolfAlps sulla tutela del lupo ha destinato al Veneto nel 2012 la bellezza di 430.000 euro che dovevano servire a mettere in atto ben 22 diverse azioni per tutelare questa specie e in particolare le attività di alpeggio dei malgari con i loro animali al pascolo, con reti elettrificate, cani addestrati appositamente, innumerevoli misure preventive – ricordano i due consiglieri – Ma si è perso tempo e i risultati li vediamo. Un’altra soluzione, questa a costo zero,  è quella di vietare nelle zone del lupo la caccia alle sue prede naturali, in particolare gli ungulati. Giustificare invece il bracconaggio è mascherare l’incapacità in sei anni di gestire i fondi dell’Unione Europea messi a disposizione proprio per evitare l’attuale situazione da Far West. La Giunta Zaia ha perciò sprecato o usato inefficacemente i fondi, dimostrando la totale incapacità di gestire la presenza del lupo: ci chiediamo come faccia una Regione che non sa gestire la presenza di 43 lupi a pretendere di gestire 23 diverse materie che sta chiedendo a Roma per l’Autonomia”.

 

“Tutti parlano, mentre Zaia tace. Perché il governatore non condanna questo vile atto e le vergognose posizioni dell’assessore Pan e del Presidente del Consiglio regionale Ciambetti? Perché non chiede il ritiro della legge sulla caccia al lupo che vede come primi firmatari i capigruppo di Lega Nord e Lista Zaia, i colleghi Finco e Rizzotto? O forse anche lui sta dalla parte dei bracconieri? Il lupo si può gestire, ci sono leggi europee e nazionali in proposito. Bisogna però pensare a tutelare gli allevatori con un approccio tecnico e scientifico e non con progetti di legge regionali incostituzionali o con assemblee pubbliche a senso unico fatte solo per uso e consumo elettorale di qualcuno”.

La Pengo Life Project è un’organizzazione senza scopo di lucro fondata dal medico veterinario moglianese Aldo Giovannella, con lo scopo di far conoscere e combattere il bracconaggio contro gli elefanti e il rinoceronte nero, uccisi selvaggiamente per depredare questi nobili animali delle loro zanne d’avorio.

 

Aldo Giovannella organizza ogni anno uno o più Pengo Safari con destinazione Nairobi, all’interno della Nursery dove gli orfani di elefante vengono accolti, protetti, aiutati a crescere e poi, una volta adulti, liberati.

 

Anche quest’anno, tra poche settimane, a luglio, partirà un Pengo Safari – il decimo in ordine di tempo – composto da 12 persone che, guidate da Giovannella, avranno la possibilità di interagire con i cuccioli di elefante.

 

“Avere la possibilità – afferma Giovannella – di avvicinare, incontrare e di osservare gli animali in natura, e in particolare sua maestà l’elefante, può aiutarci a ritrovare l’ordine interiore e ad allentare quella sconosciuta pressione con la quale abbiamo imparato a convivere. Vivere un periodo a contatto con la natura a volte può essere curativo in modo definitivo. Una  vera Pet Terapy.”

 

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