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Ultimo giorno, oggi, per la presentazione dell’autocertificazione, compilata e firmata, che permette, qualora se ne abbiamo i requisiti, di accedere a Zampaiuto, il servizio di cure veterinarie dedicato ai proprietari in difficoltà economica che debbano curare i propri animali da compagnia. Il modulo si trova all’interno del sito del Comune di Mogliano Veneto, sotto la voce “Dichiarazionesostitutivadidichiarazione_zampaiuto” e va compilato in tutte le sue parti, firmato e inviato all’indirizzo mail: [email protected]mogliano-veneto.tv.it insieme a una copia del documento di identità del richiedente.

 

Le prestazioni previste da questo progetto pilota, tutto Made in Mogliano, sono:
• prima visita e microchip
• vaccini per il cane e per il gatto o altra specie
• prevenzione filariosi, ectoparassiti, endoparassiti
• sterilizzazione di cani e gatti sia maschi che femmine
• asportazione tumori e ricovero per tali interventi
• analisi di laboratorio
• tutte le prestazioni in urgenza di “piccola chirurgia”, quali ad esempio estrazione di un corpo estraneo da occhio, naso, orecchio.
È compresa anche l’eutanasia pietosa e l’incenerimento quando la sofferenza dell’animale, purtroppo, la richieda.

 

Il requisito è avere un reddito inferiore a 7.000 euro annuo oppure aver perso il lavoro a causa del Covid-19. Si pagherà invece il 50% dell’importo qualora si rientri nella categoria con reddito inferiore a euro 15.000 annuo.

 

 

Silvia Moscati

Venerdì 3 luglio alle ore 20 presso l’Hotel Crystal in via Baratta Nuova a Preganziol (TV) ci sarà la presentazione del Gruppo “Fare Verde” di Mogliano Veneto. Introdurrà Andra Milan, referente di del gruppo moglianese.

 

“La nostra Associazione si occupa di temi ambientali, di controllo e vigilanza zoofila con l’intento di sensibilizzare e fare azioni di prevenzione sui temi ambientali nel nostro territorio – spiega Andrea Milan – con noi ci saranno Manolo Pitton, referente “Fare Verde Veneto”, e Luca De Carlo, Sindaco di Calalzo, volontario di “Fare Verde”. Concluderà la presentazione Francesco Greco, Presidente Nazionale di “Fare Verde”.

 

“Invito quanti siano interessati, a visitare la nostra pagina Facebook e a partecipare alla presentazione, per avere maggiori informazioni”, conclude Andrea Milan.

 

Silvia Moscati

 

  

Nel 2019 sono stati macellati in Italia quasi 2 milioni e mezzo tra agnelli e capretti, moltissimi dei quali per celebrare la Pasqua. Ne è prova il numero che si impenna ogni anno a seconda della data in cui cade la festa della Resurrezione.

377.266 i soli agnelli uccisi nell’aprile 2019, contro i 181.515 del mese precedente e i 134.686 di quello successivo (dati Istat).

 

In tempi di emergenza sanitaria, che confermano quanto possa essere rischiosa l’abitudine di cibarsi ostinatamente di animali e con quali gravi conseguenze – ne è testimonianza il diffondersi del Coronavirus a partire da un mercato di animali vivi – per il Pianeta e i suoi abitanti, è doveroso osservare un comportamento governato anche dall’empatia per gli altri esseri viventi. Per risolvere la pericolosa pandemia che stiamo vivendo occorre una obiettiva consapevolezza delle sue origini, non condizionata da interessi di settore, e l’immediata adozione di misure di precauzione perché è ora il momento di fare scelte importanti e determinanti in tema di alimentazione, per il bene di tutti. Consideriamo inconcepibile che le misure restrittive adottate in molti settori, trovino inammissibili deroghe europee e nazionali per il trasporto di animali e, in questi giorni, per la macellazione degli agnelli.

 

 

Per la Pasqua 2020, la situazione oggettiva porterà probabilmente a un minore consumo, ma non a una minore “produzione”, come comunicano le associazioni di settore.

Salvare gli agnelli, non costringendoli a lunghi o brevi viaggi del terrore, non acquistandoli e non mangiandoli, è interrompere anche simbolicamente l’infausta catena che lega la carne alle epidemie e alle pandemie. Non mangiare agnello a Pasqua è un vero segno di pace, di empatia e di ripartenza verso il futuro. Una scelta – questa sì – benaugurante e rispettosa della vita”, dichiara Paola Segurini, Area Veg LAV.

 

“Chi occupa posti di rilievo politico dovrebbe essere il primo a dare l’esempio di revisione dei principi che muovono questo sacrificio ‘rituale’, causato da una tradizione meramente gastronomica che si ripete tutte le primavere, proprio allo sbocciare della nuova vita naturale – afferma Gianluca Felicetti, Presidente LAV – Chiediamo al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte di essere il primo a dimostrare che non è necessario mangiare agnello (o altra carne) a Pasqua, per celebrare la vita”.

 

Ma non solo agnelli e non solo a Pasqua: il consumo di alimenti di origine animale non è mai giustificabile, perché implica sempre sofferenza e morte. E si può celebrare lo stesso, con le tante pietanze a base 100% vegetale, gustose e per tutti!

 

Il menù di Pasqua LAV

Sono ormai 16 anni che LAV propone un menù privo di ingredienti di origine animale per celebrare la Pasqua, festa di Rinascita per eccellenza. Per la terza volta, Funny Veg Academy ha ideato il nostro menu pasquale 100% veg: “Insalatina di spinacini e cialde di semi”, una creazione di Simone Salvini per iniziare, seguita dalle “Mezzelune ai semi di papavero e noci” a cura di Veggie Situation, e da una stuzzicante e ricca “Spadellata veg con carciofi e piselli” preparata da Giulia Giunta.

Chiudono in bellezza le vivaci “Mimosine pasquali” di Stefano Broccoli.

 

Qui le ricette e il menù di Pasqua.

Anche per questa ricorrente “epidemia”, così come per il COVID-19, serve un salto di cultura e di civiltà.
Fermiamo il “virus” degli abbandoni, INSIEME SI PUÒ

 

Anche quest’anno purtroppo è iniziata la tragica stagione degli abbandoni dei gattini appena nati.
L’ultimo caso è di lunedì mattina, quando due cuccioli – un maschio e una femmina di appena quindici giorni di vita – sono stati strappati alla loro madre, rinchiusi in un sacchetto di plastica e abbandonati al loro destino lungo il corso di un torrentello di Via Campana a Santa Maria del Piave.

Fortunatamente per loro una straordinaria persona che lavorava nel giardino ha notato il sacchetto galleggiare e, sentito i gemiti, non ha esitato un istante e si è precipitato a salvarli. Asciugati ben bene e avvolti in un caldo pile sono stati successivamente consegnati a un volontario Enpa per l’allattamento.

 

È prassi quotidiana, da metà marzo fino a settembre inoltrato, di ogni anno, che i telefoni dell’Enpa ricevano segnalazioni di abbandoni, tutti cuccioli, singoli o intere cucciolate, a volte mamma e piccoli al seguito. Ci si sbarazza di loro per vigliaccheria, ignoranza e crudeltà. Sono almeno duemila i gattini abbandonati ogni anno in provincia (si veda grafico affianco), i fortunati vengono casualmente trovati da passanti ma, i più, fanno un bruttissima fine, o vengono uccisi subito nei più svariati modi, o vengono abbandonati a loro stessi dove moriranno di stenti per fame e sete, divorati vivi dalle larve di mosca, predati da volpi e tassi. Una morte tra atroci sofferenze alla quale nessuno ci fa caso ma che comunque ci vede tutti complici e in parte carnefici.

 

“Sono gesti criminali come questi che continuano a ripetersi ogni anno che ci lasciano senza parole, per porvi rimedio sottolineiamo senza sosta l’importanza della sterilizzazione”.

 

Lo scorso anno sono stati oltre un migliaio, gli abbandoni di gattini gestiti da Enpa, un trend in costante crescita purtroppo ma, quest’anno a causa della quarantena e del conseguente limite nei movimenti delle persone, moltissimi di loro non avranno la fortuna di essere ritrovati e salvati da morte certa. Infatti, dalle statistiche dei ritrovamenti che Enpa tiene da ormai cinque anni, alla data odierna, per lo stesso periodo, mancano all’appello oltre un centinaio di gattini ed è facile immaginare quale atroce fine abbiano subito.

 

“Poiché in questo periodo di quarantena la mobilità è limitata al massimo sarà molto difficile riuscire a trovarli per salvarli da morte certa. Come già pubblicato sui nostri social, pubblichiamo l’appello anche dalle pagine dei media per chiedere la vostra indispensabile collaborazione: il consiglio è di lasciare i piccoli con le mamme e farli crescere naturalmente fino ai due mesi, in seguito possiamo aiutarvi a trovare loro una famiglia e a sterilizzare la mamma. Se avete questa necessità o se conoscete qualcuno che vive questa situazione, contattateci ai seguenti numeri: 346.62899515 375.5700606 oppure via mail a [email protected], ci prenderemo carico di trovare loro adozione per un futuro migliore”.

 

 

Trascriviamo di seguito il testo integrale di un articolo scritto dal medico veterinario Aldo Giovannella, nostro concittadino, sul tema controverso della possibilità o meno degli animali domestici di trasmettere il Coronavirus all’uomo:

“I NOSTRI ANIMALI DOMESTICI NON TRASMETTONO IL VIRUS ALL’UOMO. QUI LO SPIEGO SUL MIO CANALE YOUTUBE”.

 

 

La virologa Ilaria Capua, laureata in medicina veterinaria, durante un collegamento telefonico con Radio Rai per la trasmissione “Caterpillar”, ha detto anche queste parole allarmando non poco i proprietari di animali!

 

“Uno dei temi toccati è anche quello della diffusione tra gli animali. Un paio di giorni fa è arrivata la notizia del contagio di un gatto domestico”. Ilaria Capua dunque fa capire che anche gli animali, da ora in poi, vanno monitorati in maniera costante. “Essendo un virus di origine animale, ora torna a infettarli. Bisogna così gestire anche l’infezione degli animali, sia domestici come l’esemplare felino, che quelli da reddito, negli allevamenti. E questo sarà un enorme problema di gestione sanitaria pubblica”. Poi si sofferma su altri argomenti.

Queste affermazioni andrebbero contenute e non espresse, fino a quando la comunità scientifica non porti dei risultati inconfutabili e rilevanti.

“Gli animali da compagnia risultano semplicemente vittime del contagio da parte di esseri umani infetti, oltretutto, nel caso di infezione naturale, con forme asintomatiche o paucisintomatiche e con possibilità estremamente scarse di rappresentare un rischio effettivo per la salute umana”.

 

Per approfondire:

• Emergenza Covid-19 animali da compagnia. Corretta informazione per una sana convivenza

Infezione da SARS-CoV-2 tra gli animali domestici

 

L’Istituto Superiore della Sanità e l’Organizzazione Mondiale della Salute continuano a ribadire: non ci sono prove che gli animali domestici, cani e gatti in particolar modo, possano essere un veicolo attivo di diffusione del virus.

“Vivendo in ambienti a forte circolazione virale a causa della malattia dei loro proprietari, non è inatteso che anche gli animali possano, occasionalmente, contrarre l’infezione. Ma, nei casi osservati, gli animali sono stati incolpevoli vittime. Non esiste infatti alcuna evidenza che cani o gatti giochino un ruolo nella diffusione epidemica”, aggiunge l’Iss.
E allora che cosa fare? La raccomandazione generale «è quella di adottare comportamenti utili a ridurre quanto più possibile l’esposizione degli animali al contagio, evitando, ad esempio, i contatti ravvicinati con il paziente».

 

Le stesse raccomandazioni che il prof. Rosati ci ha fatto nei giorni scorsi:“Se c’è in famiglia una persona COVID-19 positiva, così come con i familiari deve assumere dei comportamenti prudenti – dall’evitare il contatto ravvicinato all’usare le mascherine e guanti – la stessa cosa dovrebbe essere riservata ai nostri animali domestici: cane e gatto è meglio che possano essere accuditi da persone non COVID-19 positive, cercando di mantenerli a una distanza di sicurezza rispetto alla persona positiva”.

 

Per approfondire:

Coronavirus, l’Istituto superiore della Sanità: “Meglio isolare cani e gatti dai proprietari infetti”. L’Enpa: “È una prudenza”. Lav: “Bene, gli animali vanno tutelati”

 

Quello che la dott.ssa Capua ha espresso in collegamento telefonico non è stato validato dalla comunità scientifica, pessimo modo a mio parere di fare comunicazione e divulgazione. Forse si ha bisogno di palcoscenico? Forse è troppo sotto pressione in questo momento?

Attualmente a livello veterinario italiano, nelle università di Bari e di Torino sono stati improntati con la collaborazione dei liberi professionisti due studi per valutare la reale possibilità di presenza del virus o degli anticorpi negli animali che vivono con noi in casa e che hanno avuto contatti con persone positive e in quarantena per COVID-19.

Il prof Rosati e i collaboratori ipotizzano che il ruolo epidemiologico di cani e gatti sia marginale se non nullo. E sono d’accordo sul fatto che un po’ di discrezione in più sarebbe stata auspicabile perché in questi casi sono sempre i più deboli a rimetterci e in tempo di pandemia la specie umana dà il peggio di sé!

Vi esorto infine a condividere il presente articolo e a rassicurare le persone invitandole a leggere quest’altro articolo pubblicato dall’organo ufficiale dei medici veterinari, a proposito della dott.ssa Ilaria Capua.

La storia umana è piena di epidemie e pandemie ma quelle degli ultimi anni hanno avuto in comune un rapporto diretto con lo sfruttamento degli animali.

La diffusione e la crescita degli allevamenti intensivi di animali nel pianeta è oggi una delle principali cause di diffusione di malattie animali (zoonosi) e di passaggi di virus da animali a uomini con la conseguente diffusione di epidemie o peggio pandemie.

 

Esempi ne sono l’epidemia di influenza aviaria, proveniente dalle concentrazioni di volatili in est asiatico, o dei suini in Messico, da uno dei maggiori allevamenti di suini del Pianeta. Dal 2018 in Cina si sta diffondendo la peste suina, che ha costretto le autorità di diversi Paesi dell’Asia ad uccidere circa 450 milioni di suini nel corso del 2019, costringendo la Cina ad approvvigionamenti di carne congelata, anche dal nostro Paese. Ciò nonostante in Cina si costruiscono allevamenti di maiali alti come grattaceli, dentro i quali milioni di vite vengono recluse per tutta la loro breve esistenza. Da noi le fabbriche degli animali sono a un piano, ma non hanno nulla da invidiare come prigione, per un suino che deve vivere al buio, nel letame e stressato dalla concentrazione di confratelli.

 

Il nuovo Coronavirus si è diffuso nel mercato degli animali Huanan, nella città di Wuhan. I mercati dove si vende carne cruda, sono presenti in tutto il mondo, e in Cina la loro situazione è tra le peggiori: vi si trovano volpi, cammelli, conigli, struzzi, capre, cani e una lista infinita di altri animali, tra cui il pangolino. Ogni animale porta con sé il suo virus e, all’interno del mercato, lo trasmette ad altre specie. Questi mercati sono un esempio di crudeltà verso gli animali, di comportamenti alimentari capaci di consumare qualsiasi essere, e dell’adozione di comportamenti sanitari pericolosi per tutti, come ormai ampiamente provato.

 

Sul Coronavirus

È successo con il Coronavirus, con l’influenza aviaria, che ancora oggi costringe al massacro centinaia di milioni di volatili in tutto il mondo nel tentativo di fermare la diffusione di questa epidemia. Succederà di nuovo, se non impariamo dagli errori che questo modello di sviluppo e di alimentazione sta determinando.

 

La più grande estinzione di specie animali è in corso e i suoi effetti sono paragonabili a uno dei 5 eventi dell’era fossile. Le specie diminuiscono ad un tasso percentuale di oltre il 30 % negli ultimi 5 anni e l’accelerazione è incontrollabile, con effetti negativi anche sui cambiamenti climatici.

 

L’emergenza Coronavirus impone a tutti noi, alla politica, alle istituzioni nazionali e internazionali, cambiamenti radicali e profondi sul mondo interconnesso, casa sempre più piccola e angusta per più di 7 miliardi di persone ed oltre 70 miliardi di animali allevati e consumati ogni anno.

 

“Dobbiamo scegliere se vogliamo usare il nostro suolo per alimentare gli animali o le persone – afferma Roberto Bennati, Vicepresidente LAV. – La nostra agenda è semplice: vogliamo impiegare un ettaro di terra per dare nutrimento a 30 persone con proteine vegetali, o trasformare le proteine vegetali in proteine animali e far mangiare solo 5 persone?”

 

L’80% della soia, infatti, oggi viene impiegata come mangime negli allevamenti intensivi e l’80% degli antibiotici prodotti negli Stati Uniti è destinato agli animali. “Ogni anno 2 milioni di persone contraggono un’infezione resistente agli antibiotici e 90 mila di esse muoiono: questo a causa della resistenza generata dalla somministrazione agli animali” (Centri per il controllo delle malattie umane – USA).

 

Questa moderna pandemia insegna a tutti noi che dobbiamo cambiare il rapporto con la Natura, con l’alimentazione e con gli animali. Fermiamo il traffico di specie per riempire le nostre case di animali esotici provenienti da tutto il mondo, cambiamo la nostra alimentazione verso le proteine vegetali, adottiamo comportamenti che siano più rispettosi e leggeri sull’ambiente, miliardi di animali, noi e la nostra casa-Pianeta potremo sopravvivere ed evitare nuove pandemie e una vita più sicura per tutti gli esseri viventi”, conclude Bennati.

Questa è una di quelle poche volte in cui le Amministrazioni comunali, molto sensibili alle problematiche locali, vanno oltre le normative nazionali e dettano le nuove regole di comportamento.

 

Dopo attente valutazioni, iniziate ad ottobre 2019 con l’Ufficio Affari Animali d’affezione del Comune di Treviso, si è conclusa ieri, con il passaggio e approvazione in Giunta, la prima farse dell’accordo della convenzione che vedrà l’Amministrazione, come già avviene da anni per i cani, farsi carico anche dei gatti abbandonati, concedendo all’Enpa un contributo all’accoglienza per il loro mantenimento e cura fino all’adozione.

 

Si tratta quindi del riconoscimento ufficiale dello status di “gatto abbandonato” finora mai considerato da alcuna normativa. Per tale motivo l’onere è sempre stato a totale carico delle associazioni.

 

“Un’assunzione di responsabilità della quale va dato grande merito al Sindaco Mario Conte, all’Assessore Alessandro Manera e allo staff dell’Ufficio Affari Animali d’Affezione” dichiara Adriano De Stefano dell’Enpa. “Una sensibilità e una disponibilità che colloca il comune di Treviso al Top nel nostro Paese e che di certo farà da guida a moltissime altre amministrazioni attente alla corretta gestione sia pratica e sia economica, degli abbandoni di animali sul territorio”.

 

In sintesi

La convenzione riguarda la gestione dei gatti abbandonati in termini di ospitalità, riconoscendo all’associazione un contributo economico di € 100,00 (più IVA) a gatto, per un massimo di 35 gatti, a sostegno dei costi di base relativi all’assistenza sanitaria quali, visita veterinaria, somministrazioni di antiparassitari e vermifugo, vaccinazione, eventuale sterilizzazione se d’età oltre i sei mesi.

 

Per l’accoglimento l’Ente si avvarrà del proprio “Gattile” di Via Zamboni a Conegliano, dove potranno essere ospitati, compatibilmente con la capacità ricettiva della struttura, i gatti abbandonati nel territorio del comune di Treviso con accertate abitudini domestiche di cui si profili l’abbandono mentre, i gattini non autosufficienti, cioè i lattanti, potranno essere ospitati e gestiti in altra realtà, ovvero presso le abitazioni dei volontari e/o di privati cittadini, che si rendono disponibili ad accudirli, per il tempo necessario per portare a termine la delicata fase dello svezzamento. Restano esclusi dalla convenzione i gatti randagi appartenenti alle colonie feline.

 

I dati

Poiché l’Enpa documenta a tutti i comuni la situazione abbandoni da luglio 2015 (scarica il report), ha quantificato che per il periodo fino a dicembre 2019 ha accolto e affidato 3116 gatti nell’intera provincia, su tale base, l’Amministrazione è anche andata oltre, riconoscendo per i loro 81 gatti un contributo forfettario a copertura dello storico regresso, di 1500€ già deliberato.

 

“Siamo felicissimi che l’Amministrazione di Treviso abbia preso atto di questo grave problema e se ne sia fatta carico poiché con questi numeri è impossibile che le associazioni possano far fronte con le proprie forze ai relativi costi esorbitanti. Ogni percorso inizia sempre con il primo passo… ed è stato compiuto. Ora c’è da sperare che sulle stesse orme seguano anche tutti gli altri comuni della provincia”.

 

Visto il periodo di limitazione dei movimenti, la sottoscrizione dell’accordo avverrà presso la sede Municipale alla presenza di tutte le parti in gioco, volontari compresi, non appena la situazione rientrerà nella norma.

Accudisco una colonia felina in un Comune vicino al mio, posso muovermi?
Devo far operare il mio cane da un veterinario in un’altra provincia.
Un mia amica anziana sta finendo il cibo per i suoi cani e gatti e lei non esce da casa.
Sono volontario in un canile situato in un altro Comune.

Sono solo alcuni dei quesiti che sono stati posti a noi, ai nostri volontari delle Sedi locali, così come ne arriveranno nei prossimi giorni in conseguenza dell’emergenza Coronavirus e ai relativi Decreti e Ordinanze emanati in questi giorni.

 

LAV ha quindi attivato un front desk coordinato da Flavia Nigri, Responsabile dell’Unità di emergenza LAV ([email protected] | 06.4461325), che opera in sinergia con la Presidenza dell’associazione e le Aree tematiche di intervento, quella animali familiari in particolare, per:

• fornire informazioni riguardo alle misure restrittive emanate e alla gestione e accudimento di animali (siano essi di privati o sul territorio);
• offrire aiuto di coordinamento logistico per situazioni di crisi;
• raccogliere segnalazioni dalle Sedi locali LAV e garantire loro supporto e coordinamento, se necessario;
• attivarci nei confronti delle Istituzioni, sulla base di specifiche indicazioni, per garantire che la situazione non abbia impatti su colonie feline e popolazioni di randagi.

 

Come prima azione diffondiamo un fac simile della autodichiarazione – modulo aggiornato oggi per tutta Italia dal Ministero dell’Interno – necessaria a giustificare uno spostamento per “situazioni di necessità”, che abbiamo compilato con l’aiuto del nostro Ufficio Legale.

 

Questo modello (scaricabile qui) aiuterà chi ha effettivamente bisogno di spostarsi per indifferibili attività di tutela degli animali che, se non svolte, causerebbero maltrattamento agli animali stessi pregiudicandone lo stato di salute o la vita.
Si tratta di una dichiarazione personale, compilata sotto la propria responsabilità, consci che dichiarazioni mendaci al pubblico ufficiale sono sanzionate in base all’articolo 495 del Codice penale.

L’associazione Genitori di Casale sul Sile, in collaborazione con l’Istituto Comprensivo e l’Amministrazione comunale di Casale sul Sile, vuole favorire la nidificazione delle rondini, dei balestrucci, dei rondoni e salvaguardare la loro presenza nel territorio in quanto sono alleati preziosi per il controllo di vettori di malattie quali zanzare (West Nile Virus) e mosche.

 

Il progetto coinvolgerà la popolazione, i Laboratori di Cittadinanza, la Fondazione “Il Nostro Domani” Onlus, il Comune di Casale sul Sile e, tramite un percorso di educazione ambientale, gli studenti della scuola primaria di Casale sul Sile.
Saranno infatti coinvolti 100 bambini di 5 classi di quarta elementare dei plessi dell’intero territorio comunale, e verranno posizionati 70 nidi (9 nelle scuole e 61 in abitazioni private) per un potenziale di 350 uova per stagione.

Sono circa 3000 zanzare vengono mangiate da una rondine in un giorno!

 

Inoltre, la mano speciale dell’artista Francesco Tullio Altan, il papà della Pimpa, darà vita a delle illustrazioni per promuovere il progetto.

La Lipu Pedemontana Trevigiana, con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale di Pederobba, da anni organizza spettacoli in diaporama (foto e musica combinate assieme da veri artisti), conferenze e corsi di birdwatching per imparare a riconoscere gli uccelli nel loro ambiente naturale.

Lo scopo è far conoscere le ricchezze che la natura – anche a casa nostra – ci sa offrire, mediante visite guidate aperte alle scolaresche.

 

Periodicamente la Lipu Pedemontana Trevigiana organizza escursioni presso altre oasi o zone di importante valore naturalistico. Tra gli eventi della LIPU Pedemontana Trevigiana da gennaio 2020 sono organizzate numerose uscite nelle più belle oasi ed aree naturalistiche del nord est, proiezioni di viaggi e giornate naturalistiche.

 

Corso di birdwatching a Quinto di Treviso

Venerdì 28 febbraio 2020 e 6 marzo 2020 (ore 20.30) si terranno due incontri formativi di birdwatching sugli uccelli del fiume Sile, a cura dell’associazione Open Canoe Open Mind e della LIPU Trevigiana.

Programma

• introduzione al birdwatching, metodologie e strumenti

• etica del birdwatcher

• gli uccelli del fiume Sile. Specie e comportamento. Come riconoscerli

Relatori: Elena Zamprogno ed Enrico Vettorazzo

 

Informazioni e iscrizioni

e-mail: [email protected]

cell. 348.7951359 (Sergio Cavalli)

Iscrizioni obbligatoria

Ingresso libero

 


La LIPU Pedemontana ha sede nei pressi della garzaia, nota come Città degli Aironi a Pederobba, sita in una ZPS, Zona a Protezione Speciale.

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