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Venezia è sempre stata una città amante dei gatti. Sin dai tempi della Serenissima, si poteva incontrare un gran numero di questi felini sdraiati a sonnecchiare vicino alla vera di un pozzo o all’ombra di un campanile.

 

I veneziani, a seguito delle epidemie di colera che ciclicamente colpivano la città, sapendo che il gatto era un nemico naturale dei ratti portatori della peste, si recarono in Dalmazia e riempirono le navi di felini, che poi lasciarono liberi nelle calli della città.

 

Da secoli, quindi, i veneziani amano e rispettano i gatti: la loro presenza e il loro odore hanno da sempre tenuti lontani i topi.

 

Nel XIII secolo, i gatti venivano imbarcati sulle navi e registrati nel libro di bordo come valida difesa dall’assalto dei roditori. Addirittura c’era un marinaio incaricato alla loro assistenza!

 

Da sempre i veneziani si prodigano per curare e sfamare i gatti cittadini ridotti oggi purtroppo a uno sparuto gruppetto. Pochi sì, ma sempre amati e rispettati.

Scodinzolamenti, euforia e salti. Questi gli ingredienti principali dell’inaugurazione della nuova area cani di Sacca Fisola, non distante dall’imbarcadero Actv. Il taglio del nastro ieri pomeriggio alla presenza del sindaco Luigi Brugnaro, che ha sottolineato come questa sia la seconda apertura di cinque strutture simili che a breve faranno capolino tra laguna e terraferma, dopo la prima inaugurazione del 7 dicembre scorso al Parco Chiarin di Villaggio Laguna.

 

Brugnaro: “Alla Giudecca si vive bene e si dovrà vivere sempre meglio”

“L’idea è di supportare i padroni e di permettere ai cani di fare una sgambata – ha dichiarato il primo cittadino. – Con questo intervento non solo omaggiamo i nostri amici a quattro zampe, ma ricordiamo ai padroni, magari proprio a quelli abituati a fare finta di niente e lasciare le deiezioni dei propri animali in giro, che ci vuole rispetto delle strutture pubbliche. È un aiuto in più ma non ci fermiamo qui. Poco distante posizioneremo un castello per i bambini nell’area giochi, per dimostrare con i fatti che noi vogliamo soprattutto che alla Giudecca tornino a divertirsi i più piccoli. Inoltre nel cantiere di Sacca San Biagio, che sarà gestito da Veritas, sorgeranno altre aree giochi, oltre che un campo da tennis”.

 

 

 D’ora in poi i residenti di Sacca Fisola potranno contare su uno spazio sicuro e accessoriato per far scorrazzare i propri cani. La struttura recintata, dalla superficie di 750 metri quadri, si divide in un’area di 450 metri quadri rivolta agli esemplari di stazza media o grande e un’altra di 300 metri quadrati dedicata a quelli più piccoli. In ciascuna si trovano una fontanella e una panchina, ma non manca nemmeno un punto di raccolta delle deiezioni. Per l’area cani di Sacca Fisola l’Amministrazione comunale ha investito 18.600 euro totali, di cui 6.100 derivanti da fondi Pon Metro.

 

 

 

 

Dopo Campalto, dunque, anche Sacca Fisola ora ha la sua area cani. Le altre saranno realizzate al Parco Groggia, al Parco Catene e ad Asseggiano, cui si aggiunge il ripristino, già ultimato, di una zona verde ad hoc al parco di Villa Querini.

Continuano gli eventi delle “Città in Festa”, il ricco programma che coinvolge, con svariate iniziative, Venezia, le isole e la terraferma.

 

 

Questi gli eventi di oggi, domenica 31 marzo:

 

VENEZIA MURANO BURANO
– Festa del donatore a cura di AVIS da campo San Bartolomeo a Piazza San Marco + altri
– Rassegna Teatrale-Teatro del Go Teatro ai Frari
– Concerto di Musica Barocca – Furia in Paradiso – Vivaldi e il Mottetto Sacro Chiesa Anglicana di San Giorgio, campo San Vio

 

MESTRE CARPENEDO
– Essere cani e persone di città. Passeggiata sociale al parco San Giuliano
– Marzo Donna Parco Piraghetto
– X X X V I VIVICITTÀ – manifestazione podistica il percorso si snoderà tra Forte Marghera (partenza e arrivo), Parco di San Giuliano e Piazza Ferretto
– Via Verdi – Via delle arti: animazione a cura dell’Associazione via Verdi Viva
– Vivicittà. Corsa podistica Forte Marghera il percorso si snoderà tra Forte Marghera (partenza e arrivo), Parco di San Giuliano e Piazza Ferretto.

Domenica 31 marzo e 7 aprile, LAV ci aspetta in piazzetta Indipendenza a Treviso per firmare la petizione contro le violenze sugli animali e per portare a casa l’uovo di Pasqua

 

Nei fine settimana del 30-31 marzo e del 6-7 aprile, LAV sarà presente in tante piazze italiane per aiutare a mettere K.O. le violenze verso gli animali. I cittadini potranno acquistare l’uovo di Pasqua LAV e/o firmare la petizione con la quale LAV chiederà al Governo e al Parlamento di rafforzare la Legge 189/04, che punisce il maltrattamento degli animali.

 

Grazie a questa norma, LAV è riuscita a salvare tanti animali ottenendo il loro sequestro. Migliorare questa legge è ancora possibile, ad esempio introducendo:

• pene più severe per chi maltratta animali (con aggravante se in presenza di minori), perché possano essere un più efficace deterrente
• una nuova disciplina della confisca obbligatoria al fine di impedire che l’animale resti in custodia e nella disponibilità del suo aguzzino, come purtroppo accade spesso
• che la norma sia posta a protezione non solo del sentimento per gli animali, come è oggi, ma anche dell’animale stesso in quanto soggetto di diritto
• che venga introdotto il reato di strage di animali (art. 544-bis c.p.), per contrastare le uccisioni di massa di animali, come ad esempio nei casi di avvelenamento, fattispecie estremamente frequente.

 

 

LAV chiede un quadro normativo che riconosca e valorizzi i centri di accoglienza degli animali sequestrati e confiscati.

 

 

Aiutare LAV in questa nuova battaglia dalla parte degli animali è possibile! E lo si può fare con:

• una firma, per contrastare in modo più efficace i maltrattamenti agli animali
• l’uovo di Pasqua LAV, in cioccolato extrafondente e biologico (Altromercato): quest’anno completamente rinnovato e più buono che mai.

 

 

E per tutti un regalo! Dal 30 marzo al 28 aprile, nelle Botteghe Altromercato o su altromercato.it, sarà possibile ottenere uno sconto del 10% su tutti i prodotti animal free, per un acquisto minimo di 20 euro. Basterà mostrare la cartolina LAV in Bottega o inserire il codice LAV2019 sul sito.

Non passa giorno che non appaia sui Social e sui giornali qualche atto di crudeltà nei confronti degli animali. L’ultimo della lunga serie è il caso di Salgareda, che ha visto vittima una povera gattina, uccisa con tre proiettili e gettata in strada. Questo però è solo la punta dell’iceberg, quello cioè che si viene a sapere: quanti altri animali fanno una brutta fine rimanendo nell’oblio?

 

È un atteggiamento ancora molto diffuso, soprattutto nelle periferie dei paesi e nelle frazioni distanti dai centri urbani. Cani e gatti i principali obiettivi ma anche molti selvatici. Sparati, avvelenati, picchiati o intrappolati… succede di tutto.

 

Per contrastare e reprimere i maltrattamenti, l’Enpa trevigiana si è dotata dal 2017 di sette Guardie Zoofile che svolgono servizio in tutta la provincia, operando in stretta collaborazione con il Rifugio di Ponzano. Le Guardie, decretate direttamente dal Prefetto, verificano la corretta applicazione della normativa comunale, regionale e nazionale in materia di benessere degli animali d’affezione.

 

Tuttavia va chiarito che non sono solo volontari, ma anche veri e propri agenti di Polizia giudiziaria. Ricevono segnalazioni dai privati cittadini e dalle istituzioni, accertano la situazione e, se ne ricorrono gli estremi, verbalizzano il reo e/o sequestrano l’animale maltrattato per garantirgli il diritto a una vita migliore.

 

“Dal 2017 abbiamo ricevuto oltre 800 segnalazioni”, dichiara il Caponucleo Enrico Tomasella. “Operiamo prevalentemente nel weekend e nel nostro tempo libero, gratuitamente, al servizio della comunità per garantire i diritti degli animali. Abbiamo notificato decine di notizie di reato e attuato diversi sequestri. Molte le azioni combinate con Carabinieri e veterinari dell’ULSS”.

 

La gran parte delle segnalazioni

La gran parte delle segnalazioni riguarda:

• detenzione di cani a catena (nonostante sia vietata e sanzionata in Veneto dal 2016)

• detenzione in recinti sottodimensionati, isolati e sporchi

• utilizzo di collari elettrici, considerato maltrattamento (ex art. 544 ter del C.P)

• noncuranza verso cani e gatti malati.

 

 

Molti gli animali salvati dalle Guardie Zoofile dell’ENPA

 

“Melly, per esempio” – continua il Caponucleo – “è stata ritrovata in fin di vita nel giardino di un’abitazione che pareva più una discarica a cielo aperto. La sua cuccia non aveva il tetto, il cibo era ammuffito e aveva una enorme ernia ombelicale che le impediva di muoversi. I veterinari le avevano dato pochi giorni di vita. Grazie all’intervento del Nucleo di Guardie Zoofile, Melly è stata portata via, operata e malgrado l’età avanzata, adottata da una signora che si è presa cura di lei”.

 

 

 

Vecchietto era anche il cagnolino che le Guardie hanno soprannominato Nonno Pisu. Dopo la morte del proprietario nessuno si era più preso cura di lui ed era stato lasciato in balia di se stesso, in una casa abbandonata legato a catena. Ritirato e curato, è stato affidato a una bellissima famiglia che racconta: “All’inizio Nonno Pisu era distaccato, non amava molto le coccole. Poi, passeggiata dopo passeggiata, è diventato dolce e affettuoso. Comincia anche a fare qualche percorso in macchina senza abbaiare! Ci era stato detto che avrebbe vissuto ancora qualche mese: sono trascorsi tre anni ed è pimpante e birichino ogni giorno di più! Per noi è a tutti gli effetti un membro della famiglia.”

 

 

 

E poi la dolcissima cocker Brigitte, che viveva in un recinto isolato, con diversi tumori, era obesa e a rischio infarto, decine di cd “forasacchi” le si erano conficcati nella pelle. La sua nuova “mamma” racconta: “Nonostante la brutta esperienza con l’essere umano, Brigitte ha un carattere meraviglioso. Fedele compagna, affettuosa, dolce e premurosa. Arrivi a casa e ti si precipita contro scodinzolando. Il suo ti voglio bene è un ululo! È una presenza costante e rassicurante, è la nostra vita.”

 

 

 

E poi ci sono stati Teddy, Bobby e Casper, che vivevano tutti con una pesante catena al collo; Carlo e Jack, che stavano morendo di fame; Stella, con un’enorme ernia non curata. Tutti ritirati e affidati a delle nuove stupende famiglie.

 

    

    

 

 

“Le Guardie Zoofile si limitano ad applicare la normativa vigente”, dichiara il Presidente dell’ENPA della sezione di Treviso Adriano De Stefano. “Non è questione di sensibilità, si tratta di mettere in pratica ciò che la giurisprudenza di Cassazione afferma da anni, ovvero che gli animali sono esseri senzienti, in grado di provare gioia e dolore.”

 

Appello ai cittadini

Ogni cittadino della Provincia può fare la propria segnalazione scrivendo a [email protected] o contattando il numero di cellulare 392.4085515.

Brugnaro: “Una struttura moderna, all’avanguardia, che cura il benessere animale”

La Giunta comunale, riunitasi ieri in via Palazzo a Mestre, ha approvato il progetto definitivo per la realizzazione del canile rifugio comunale all’interno del Parco di San Giuliano a Mestre.

 

L’intervento sarà realizzato in un’area di quasi 4.500 metri quadri all’estremità nord-est del Parco di San Giuliano per un valore complessivo di 1,4 milioni di euro. Si prevede la costruzione di una struttura edilizia di 800 metri quadri destinata al ricovero degli animali abbandonati (300 metri quadri di superficie coperta e 500 metri quadri di superficie scoperta) dove potranno essere ospitati fino a 100 cani dei quali il 45% di taglia piccola, il 32% di taglia media e il 23% di taglia grande. A questo sarà connesso un locale operativo di 200 metri quadri e un’ area di sgambatura per un totale di oltre 1.200 metri quadri. La struttura, alla quale si accederà da via Orlanda attraverso una viabilità interna che collega anche l’adiacente canile sanitario, vedrà anche la realizzazione di un’area destinata a parcheggio. L’edificio operativo, di forma rettangolare, ospiterà i locali di servizio funzionali per assicurare la gestione, la pulizia e la somministrazione del cibo agli animali. Il ricovero dei cani sarà costituito da un fabbricato con copertura in legno lamellare all’interno del quale sono posizionati, distribuiti su due file parallele i 18 box modulari che avranno misure variabili a seconda della tipologia del cane da ospitare.

 

Il progetto prevede il completo rifacimento di tutti gli impianti, l’utilizzo di tutte le più aggiornate tecnologie necessarie per la sorveglianza della struttura negli orari in cui non è presente il personale di gestione. Per quanto riguarda invece le aree esterne, oltre alle già annunciate aree parcheggio e sgambatura cani, si realizzeranno aree verdi e percorsi pedonali e carrabili, mentre per la parte strutturale, si è stabilito di prevedere un isolamento termico e acustico dei box in modo da tutelare, con ancor maggior efficacia, il benessere dei cani. Proprio su quest’ultimo aspetto è stato condotto uno studio particolarmente attento da parte di tecnici specializzati ed è emerso che, a tutela dei residenti della zona, il rumore provocato dai cani sia all’esterno che all’interno dei box sarà inferiore a quello dell’ambiente domestico di giorno, mentre, per quanto riguarda il livello sonoro prodotto dai concerti, calcolato all’incirca sui 60 dB, questo verrà dimezzato a 30 dB, attraverso la protezione degli animali all’interno della struttura. Un risultato reso possibile grazie all’importante lavoro di insonorizzazione dell’intera struttura dedicata ai cani.

 

“Con questa delibera – commenta il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro – si conclude la parte progettuale per la realizzazione del nuovo canile di San Giuliano. Era da trent’anni che la Città aspettava una risposta concreta ed efficace per dare agli animali randagi un luogo sicuro ed accogliente dove poter contare su un servizio all’altezza delle strutture più innovative e ambientalmente meno impattanti che esistano in Italia. Qui, grazie all’ampia zona destinata allo sgambamento, i volontari, le tante associazioni animaliste e gli amanti dei cani potranno stare con i loro amici a 4 zampe, farli passeggiare nella cornice di Parco San Giuliano e, soprattutto, creare valide opportunità per incentivare l’adozione degli animali. I lavori inizieranno entro la prossima estate e contiamo di consegnare la struttura alla Città già nei primi mesi del 2020. Non promesse, ma fatti concreti – conclude il sindaco – che dimostrano la nostra attenzione verso i cani e tra qualche mese anche verso tutti gli animali che si trovano in una situazione di necessità con il progetto “Arca di Noé”.

 

Il nuovo canile a San Giuliano, si inserisce in un percorso progettuale, per un importo complessivo di decine di milioni, avviato dall’ Amministrazione comunale e che prevede numerosi interventi di riqualificazione dell’area di San Giuliano, tra cui la realizzazione della passerella ciclo pedonale (1 milione e 500mila euro), che collegherà il polo universitario di via Torino con Forte Marghera, le opere di riqualificazione ambientale e delle rive di San Giuliano, o la sistemazione dei capannoni dei trasportatori finanziata dai trasportatori stessi. Non solo, per le strutture al servizio delle grandi manifestazioni saranno stanziati 1.237.857 euro, e, oltre 7 milioni e 700mila euro, saranno impiegati per il progetto di riordino del polo nautico e opere complementari, con la realizzazione di 360 posti per il rimessaggio delle barche e la demolizione e ricostruzione delle strutture che le associazioni remiere utilizzano attualmente come ricovero per le imbarcazioni. Le nuove strutture saranno realizzate su due livelli, una a piano terra, che mantiene le metrature attuali, e uno soppalcato, che ospiterà 2 palestre per attività legate alla voga, una club house, nuovi spogliatoi e un bar con terrazza.

Domani andrà in votazione, nell’Aula del Consiglio Regionale, la Proposta di Legge Regionale “MISURE DI PREVENZIONE E DI INTERVENTO CONCERNENTI I GRANDI CARNIVORI”, fortemente voluta dalla maggioranza nonostante configuri gravi profili di illegittimità costituzionale, così come dimostrato dalle identiche leggi che la scorsa estate sono state approvate dalle province Autonome di Bolzano e Trento. Leggi che hanno subìto l’immediata censura del Ministro Costa che ne ha annunciato l’impugnazione avanti la Corte Costituzionale.

 

Ma evidentemente la lezione subita dalle due Province Autonome non è stata compresa dai Consiglieri veneti, che si accingono ad approvare una legge che è già risaputo che non potrà mai produrre effetti, configurandosi esclusivamente come un’operazione di propaganda politica voluta da alcuni Consiglieri già noti per le loro posizioni antilupo.

 

“Appena la legge sarà approvata presenteremo immediatamente istanza alla Presidenza del Consiglio dei Ministri perché sia subito impugnata avanti la Corte Costituzionale – dichiara Mara Garbuio, responsabile della sede LAV di Treviso – non possiamo tollerare un atto di tale arroganza politica che non ha nulla a che vedere con la prevenzione dei conflitti con le attività umane”.

 

È infatti risaputo che l’uccisione dei lupi non contribuisce affatto alla prevenzione delle predazioni, che possono addirittura aumentare a causa della destrutturazione dei branchi. Solo l’adozione di serie misure di prevenzione può garantire la presenza delle attività umane nei territori occupati dai lupi.

 

“Se anche un solo lupo dovesse essere ucciso a causa dell’approvazione di questa legge-farsa, faremo immediatamente ricorso alla Corte dei Conti per il danno erariale prodotto dai Consiglieri Regionali che l’hanno approvata – conclude la LAV”.

 

Bisogna infatti ricordare che solo pochi mesi fa l’ex Presidente della Provincia di Bolzano e un suo funzionario sono stati condannati al pagamento di un milione di euro per il danno prodotto al patrimonio dello Stato, proprio per aver consentito l’uccisione di animali protetti.

Con alcune uscite congiunte tra agenti della Polizia locale e guardie zoologiche, ha preso il via in questi giorni a Mogliano il servizio di sorveglianza del territorio da parte dell’associazione guardie Eco- Zoofile.

La convenzione tra il Comune e l’Aasociazione, che norma la loro presenza e la loro attività nel territorio comunale, dopo alcuni incontri di coordinamento con il comando della Polizia locale per stabilire le modalità operative e organizzative della sorveglianza è diventata pienamente operativa.

Le attività sul territorio saranno svolte dalle Guardie Particolari Giurate dell’Associazione Guardie per l’Ambiente, in possesso del corrispondente decreto di nomina prefettizia, in virtù del quale esse sono, a tutti gli effetti, Pubblici Ufficiali e Agenti di Polizia Giudiziaria, e quindi possono prendere notizia di eventuali reati e impedire che vengano portati a conseguenze ulteriori.

Le guardie eco-zoofile opereranno in divisa e con tesserino di riconoscimento e interverranno su segnalazione di privati, degli uffici comunali o per iniziativa autonoma. È prevista la loro presenza nei parchi comunali a rotazione in giorni e orari differenti.

Si occuperanno anche di controlli sull’anagrafe canina e sugli abbandoni, del monitoraggio del randagismo, del controllo di eventuali trasporti di animali e del rispetto delle normative che riguardano il commercio di animali esotici. Potranno elevare sanzioni amministrative previste dal regolamento comunale.

“Dopo l’iter amministrativo ora siamo giunti finalmente all’avvio di questo servizio cui teniamo molto, perché anche la cura degli animali è una parte del vivere civile di una comunità. Siamo convinti che la presenza delle guardie eco-zoofile servirà principalmente a prevenire le infrazioni relative ai regolamenti locali e generali relativi alla difesa ed alla protezione degli animali.

 

Ma le guardie potranno anche, se necessario, reprimere comportamenti contro le norme, potendo sanzionare direttamente i contravventori. Abbiamo previsto anche compiti relativi alla formazione e informazione in materia di tutela del patrimonio faunistico ed a favore di un corretto rapporto uomo-natura-animali, oltre al monitoraggio della presenza di animali sul territorio comunale”, commenta il sindaco Carola Arena.

“È un gesto barbaro e mi auguro che i responsabili siano presto individuati. Un tempo le esche avvelenate erano previste dalla legge sulla caccia per uccidere i cosiddetti animali nocivi come volpi e tassi, ora queste condotte sono sanzionate penalmente, ma qualcuno continua ad avere il vizietto. È curioso però come certi episodi accadano sempre a stagione venatoria chiusa quando non circolano più i cani dei cacciatori. Chi sa parli, le mele marce vanno individuate e punite severamente”. L’appello è di Andrea Zanoni, consigliere del Partito Democratico, ricordando la morte di un meticcio di quattro anni ucciso da un boccone avvelenato lungo il Piave, a Lovadina nel Comune di Spresiano. “Una storia sfortunata quella della cagnolina Petra, salvata dall’Enpa dopo tre anni di maltrattamenti e poi adottata da una famiglia di Spresiano, che però se l’è goduta soltanto pochi mesi”.

 

“Le esche avvelenate rappresentano una vera e propria piaga, i casi si contano a centinaia ogni anno, ci vorrebbe un Daspo che vietasse la caccia per 10 anni negli Atc (Ambiti territoriali di caccia) e Aziende faunistico-venatorie interessate, così come accade per le aree incendiate. Potrebbe essere un buon deterrente per stanare chi compie certi atti criminali”. Comportamenti, sottolinea, che sono puniti dal codice penale: “L’articolo 544-bis sanziona infatti l’uccisione di animali ‘per crudeltà o senza necessità’ e spargere polpette avvelenate rientra perfettamente tra le fattispecie penalmente rilevanti. Anche se l’animale si salva, a causa delle forti sofferenze inflitte dal veleno si configura comunque il reato di maltrattamento (articolo 544-ter), punibile con reclusione sino a 18 mesi. Se invece l’animale non solo soffre ma, come accaduto a Petra, muore dopo una lunga agonia, si avrà maltrattamento aggravato dalla morte, per il quale è previsto un aumento di pena”.

 

Lo scorso 13 luglio è stata rinnovata per l’ennesima volta l’ordinanza ‘Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati’, che ha portato, come si legge sulla Gazzetta ufficiale, ‘a un maggior controllo del fenomeno con significativa riduzione dell’incidenza degli episodi di avvelenamento e con individuazione dei responsabili che sono stati perseguiti ai sensi delle norme penali vigenti, rappresentando quindi un deterrente per il perpetrarsi di ulteriori atti criminosi’.

 

Il divieto di detenzione e utilizzazione di esche avvelenate è ampiamente trattato anche nel Pdl 348 sugli animali di affezione del Partito Democratico, di cui lo stesso Zanoni è primo firmatario: “C’è un intero articolo sul tema, costituito da ben dieci commi, con le procedure da seguire e sanzioni pesanti per i trasgressori; dalla segnalazione alle Ulss delle aree sottoposte a trattamenti di derattizzazione, con l’impiego appositi contenitori che impediscano l’accesso alle esche ad altre specie animali, all’obbligo per i veterinari una volta accertato l’avvelenamento, di dare immediata comunicazione alla polizia locale, all’Ulss e al sindaco del Comune dove è stato rinvenuto l’animale con una scheda specifica, fino alla bonifica dell’area interessata dalle esche”.

Un 19enne di Villanova è caduto dallo scooter per evitare l’animale, non “microchippato”, ma per l’Azienda sanitaria doveva avere un padrone e i danni vanno richiesti a lui

 

“Nella provincia di Padova, diversamente da altre realtà italiane, non esistono cani randagi”: manco uno. E quello che ha provocato l’incidente, e che era privo di microchip? Deve per forza avere un (qualche) padrone. E i circa 500 “quattro zampe” all’anno che vengono recuperati e affidati a terzi perché nessuno ne rivendica la proprietà?

 

Con questa sorprendente e (un po’ troppo) tassativa risposta circa la totale inesistenza del fenomeno del randagismol’Ulss n. 6 Euganea ha risposto picche alla richiesta danni presentata da Studio 3A-Valore S.p.A. per conto di un proprio giovane assistito rimasto coinvolto in un sinistro stradale accaduto lo scorso 23 agosto, poco dopo mezzanotte, lungo via Cornara, nel territorio comunale di Villanova di Camposampiero, poco distante da casa.

 

Il ragazzo, che ha 19 anni, stava procedendo tranquillamente con il suo scooter quando all’improvviso è sbucato un cane che gli ha tagliato la strada: ha fatto di tutto per evitarlo, ma non c’è riuscito, investendolo, perdendo l’equilibrio e rovinando malamente sull’asfalto. Per la famiglia del giovane, peraltro, si tratta di un’autentica persecuzione: lo zio è rimasto tetraplegico dopo un violentissimo schianto frontale proprio per evitare un quattro zampe.

 

Per fortuna il diciannovenne se l’è cavata, ma ha comunque riportato svariate lesioni, tra cui un trauma cranico semplice, abrasioni multiple agli arti e contusioni varie, soprattutto a un fianco, per una prognosi di sette giorni secondo i sanitari del Pronto Soccorso dell’ospedale di Dolo, dove il ferito è stato trasportato. E lo scooter ha subito ingenti danni materiali.

 

Nessun dubbio che a causare la caduta sia stato un cane: l’animale investito, purtroppo, è rimasto a terra senza vita, come hanno constatato e verbalizzato i carabinieri della stazione di Pionca, intervenuti per i rilievi, e gli stessi addetti del servizio Veterinario di Igiene Urbana dell’Ulss 6, subito contattati dai militari e intervenuti in sopralluogo. La verifica sul corpo dell’animale ha altresì consentito di appurare come non fosse “microchippato” e non sussistesse quindi alcun elemento tale da poterlo ricondurre a un eventuale proprietario.

 

Per questa ragione Studio 3A-Valore S.p.A, società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, a cui il ragazzo si è affidato tramite il consulente personale Nicola Mezzetti, ha presentato una richiesta danni all’Azienda Sanitaria in quanto responsabile dei cani randagi presenti nel territorio di competenza.

 

Ma l’ufficio Affari Generali dell’Ulss ha denegato ogni responsabilità, adducendo una nota del Direttore del Servizio Veterinario di Igiene Urbana. Nel documento si chiarisce che “l’Ulss 6 garantisce il recupero dei cani vaganti sul territorio mediante un servizio h24, festività incluse”, ma si asserisce con orgoglio che “diversamente da altre realtà italiane, nella provincia di Padova non esistono cani randagi”, ricordando che “il randagismo canino prevede la presenza stabile di cani a vita libera”, mentre “nel nostro territorio ciò non costituisce carattere di permanenza”.

 

E quello che ha causato l’incidente, cos’era, allora? L’Azienda riconosce che “il servizio è intervento su richiesta dei carabinieri di Pionca per recuperare la carcassa dell’animale, che è risultato sprovvisto di identificativo”, ma secondo l’Ulss “la presenza di questo e altri cani vaganti” va sempre e comunque ricondotta alla “temporanea, mancata custodia dei proprietari piuttosto che ad una condizione di randagismo”. Ergo, per il Servizio Veterinario “la responsabilità di questo e di altri sinistri sul genere va attribuita al proprietario del cane, presumibilmente abitante in prossimità del luogo del sinistro, ma non certo al servizio, di fatto attento e puntuale nel recupero dei cani segnalati vaganti”.

 

Affermazioni che destano non poche perplessità e che non tratterranno certo Studio 3A dall’andare fino in fondo per tutelare i diritti del proprio assistito, anche perché i dati parrebbero smentire questa eccessiva sicurezza: presentando la nuova sezione “4 Zampe” dell’App SaniTap, il Servizio Veterinario spiegava che nel 2016 “sono stati ricoverati presso i canili sanitari dell’ULSS 6 Euganea un totale di 1.441 cani, dei quali 931 sono stati restituiti ai rispettivi proprietari, 368 affidati presso rifugi, 106 affidati a privati e 36 sono deceduti”. Più di un terzo non aveva proprietari.

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