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L’Amministrazione Comunale trevigiana introduce il progetto “Treviso pulita” per educare al decoro e all’igiene urbana, distribuendo gratuitamente ai cittadini borracce atte a rimuovere la pipì dei propri cani da portici e piazze

 

È iniziata ieri la distribuzione di una prima tranche di borracce (realizzate e donate dall’azienda trevigiana Alivit) destinate all’abbeveramento e al lavaggio dei bisogni dei cani che fanno la pipì e sporcano edifici, strade, portici e piazze della città di Treviso.

 

La distribuzione proseguirà anche nella giornata di oggi, domenica 27 settembre, dalle 9 alle 18.30, presso il banchetto allestito in collaborazione con ENPA in Piazza Indipendenza.

 

I proprietari di cani residenti nel territorio comunale potranno quindi recarsi al gazebo muniti di un documento d’identità e del proprio amico a quattro zampe, a ritirare gratuitamente il dispenser.

 

“Quotidianamente – commenta il sindaco Mario Conte – ci sono segnalazioni sul mancato raccoglimento delle deiezioni o sull’imbrattamento di colonne e pavimentazioni. La colpa non è degli animali che sporcano, ma dei padroni che non puliscono. Grazie a queste borracce sarà ora possibile avere sempre con sé un oggetto per tenere pulita la nostra città.”

 

Il progetto “Treviso Pulita” si colloca all’interno di una vera e propria campagna di sensibilizzazione e di educazione dei possessori di animali domestici.

Con l’entrata in vigore da domani, lunedì 28 settembre, della modifica del regolamento di Polizia urbana, i proprietari di cani colti mentre il proprio animale fa i bisogni su muri e colonne, senza adottare le successive necessarie misure per la pulizia delle stesse (una bottiglietta d’acqua o una borraccia), potranno ricevere una multa fino a 50 euro.

Riapre la stagione della caccia, e con essa il telefono “Anticaccia” promosso dall’associazione italiana difesa animali ed ambiente che anche quest’anno ha iniziato la sua attività con una serie di chiamate già dalla giornata di ieri, in occasione dell’apertura della caccia.

 

Diversi i cittadini dall’Emilia Romagna fino a alla Sicilia che hanno chiamato il 347.9269949 lamentando principalmente spari nelle vicinanze della case da parte dei soliti cacciatori irresponsabili, che non hanno rispetto per nulla e per nessuno e che con un fucile in spalla si credono i padroni del mondo.

 

Come e quando è attivo il telefono anticaccia?

Tutti i giorni tra le 8 e le 12 chiamando il 347.9269949 non è un numero verde, e la telefonata si paga in base al proprio piano tariffario.

 

 

Chi può rivolgersi al telefono e quali servizi offre?

Il telefono “Anticaccia” è promosso dall’Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente ed è giunto al suo ottavo anno di attività a questo telefono possono rivolgersi tutti i cittadini che si sentono in qualche modo infastiditi dalla presenza dei cacciatori, per chiedere consigli utili e fare segnalazioni su violazioni della legge dei cacciatori, sulla presenza dei cacciatori in azione vicino alle case o nelle proprietà private non consentite. Il contatto telefonico può successivamente essere seguito da una segnalazione scritta che l’associazione provvederà ad inoltrare alle autorità competenti. In caso di richiesta di semplici consigli non serve la successiva segnalazione scritta.

 

 

Quando rivolgersi al telefono “Anticaccia” e quando direttamente alle Forze dell’Ordine?

In caso di pericolo immediato o di situazione grave occorre chiamare direttamente le forze dell’ordine o i carabinieri forestali al 1515 e in tutti gli altri casi invece si può chiamare il telefono “Anticaccia” al  numero 347.9269949.

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È stata inaugurata questa mattina, alla presenza del sindaco di Treviso Mario Conte, la nuova area sgambatura cani di San Bartolomeo: uno spazio sicuro e attrezzato per gli amici a quattro zampe.
Fra un mese è in programma anche la piantumazione di alcuni alberi, al fine di rendere lo spazio un vero e proprio polmone verde.

 

Photo Credits: FB @MarioConteSindaco

 

Il nuovo – massiccio – caso di contagio tra operatori dell’industria zootecnica, il grande focolaio di Covid-19 (182 casi di positività su 700 addetti, con 560 test effettuati) scoppiato fra dipendenti e addetti dello stabilimento agroalimentare Aia di Vazzola (TV) non può mancare di farci di nuovo riflettere, come già lo scorso giugno sul rischio enorme rappresentato dagli allevamenti.

 

In questo caso si tratta di polli, tantissimi – l’impianto trevigiano ha al suo interno un macello e, come comunicato dalla prefettura di Treviso, non può essere chiuso perché ciò comporterebbe l’abbattimento – senza passare dalla catena di ‘smontaggio’ degli animali che li rende ‘adatti’ alla tavola dei consumatori – di circa 1,5 milioni polli.

 

Le misure adottate non sono adeguate a prevenire la diffusione del virus e rappresentano ancora una volta una tutela a una filiera produttiva ad alto impatto ambientale e ad alto rischio sanitario per la diffusione di malattie animali. – dichiara LAV Treviso – Facciamo appello alle autorità affinché la struttura venga chiusa e si adottino misure di prevenzione lungo tutta la filiera come misura straordinaria di sanità pubblica con una situazione di contagio che ha pochi  precedenti per luogo e numeri.”

 

Sono questi i numeri su cui dobbiamo soffermarci e rilevare, ancora una volta, – continua LAV – come il sistema di produzione alimentare attuale presenti delle vere e proprie ‘bombe a orologeria’, che possono scoppiare non solo nel propagarsi dei contagi tra dipendenti, ma anche fare il pericolosissimo salto tra animali e uomo.”

 

I macelli durante questa emergenza si stanno dimostrando delle vere e proprie bombe ad orologeria per la diffusione di malattie come gli allevamenti intensivi. Lo denuncia da anni LAV, che lo scorso giugno ha illustrato le proprie ragioni con questi contributi: https://www.lav.it/news/covid-19-e-mattatoi
#NONCOMEPRIMA bit.ly/ManifestoLAV.

Saranno fra i primi a partecipare a un progetto scientifico di ricerca sulla bio-tecnica della “de-estinzione” gli esemplari di specie a rischio estinzione o già estinte in natura, tra cui la rarissima salamandra messicana Axolotl (Ambystoma mexicanum), ospitati al Tropicarium Park del Lido di Jesolo.

La direzione del parco zoologico riconosciuto dal Ministero dell’Ambiente ha infatti deciso di diventare partner attivo del progetto “InGen” avviato circa un anno fa nei laboratori dell’istituto Alberto Parolini di Bassano del Grappa, con l’obiettivo di reintrodurre le specie a rischio nel loro habitat naturale per ottenere una maggiore biodiversità e quindi un equilibrio ecologico molto più saldo. A condurlo dieci giovani ricercatori mediante l’impiego di biotecnologie innovative, tra cui appunto la tecnica della “de-estinzione”, che ripristina la vita delle specie non più presenti in natura recuperandone il DNA da banche genetiche come Tropicarium Park, dove vengono custoditi alcuni esemplari riproducendone l’habitat ideale, per impiantarlo nella cellula uovo di una specie filogeneticamente simile a quella da recuperare e infondergli così nuove possibilità di riproduzione nell’ambiente naturale.

“Abbiamo voluto supportare fattivamente il progetto InGen anche con una donazione” conferma Monica Montellato, titolare di Tropicarium Park che offre ricovero e cure a 400 esemplari nati in cattività di circa 100 specie esotiche “finalizzata alla creazione in Italia di un laboratorio di microbiologia e biologia molecolare attrezzato con tutto il necessario per intraprendere ricerche che riguardano metodologie e sviluppo nel campo della de-estinzione”. “Siamo molto felici della partnership con Tropicarium Park” conferma il presidente dell’associazione scientifica “InGen”, Filippo Giordano “oltre al supporto economico alla raccolta fondi crowdfunding che ci aiuterà ad acquistare materiali da laboratorio, il parco zoologico di Jesolo ci fornirà anche campioni, come uova direttamente dagli esemplari di specie esotiche, altrimenti di difficile reperimento a livello nazionale, per mettere in campo biotecnologie innovative che permetteranno in futuro di salvaguardare le specie a rischio”.

“Da più di due anni Tropicarium Park ha la qualifica ministeriale di parco zoologico e il progetto InGen è in linea con i suoi obiettivi” spiega il direttore scientifico di Tropicarium Park, Diego Cattarossi, “che comprendono anche il favorire la riproduzione delle specie in pericolo d’estinzione o dichiarate estinte con l’aiuto di partner come InGen, oltre alla collaborazione a progetti di ricerca che vadano in questa direzione, e ALla divulgazione didattica per le scuole sulla fauna marina nazionale ed estera”. La sperimentazione messa in campo dai ricercatori di InGen impiegherà inizialmente campioni di specie che godono ancora di ampia diffusione nell’habitat naturale per poi concentrarsi di più su quelli di specie rare. “All’interno delle nostre vasche, grazie alle nostre cure, tutti gli esemplari vivono in media il 20% in più che in natura” aggiunge l’esperto di ictiofauna, del Tropicarium Park, Alessandro Mannina “siamo orgogliosi di poter offrire una nuova possibilità di sopravvivenza nel loro habitat a specie a forte rischio come l’Axolotl (Ambystoma mexicanum), salamandra messicana completamente estinta in natura ma ancora visibile nel nostro parco zoologico”.

Altri animali rari importanti presenti a Tropicarium Park di Jesolo sono: Pinguini (Spheniscus magellanicus), Boa arboricolo del Madagascar (Sanzinia madagascariensis), Scinco gigante delle Isola Salomon (Corucia zebrata), Varano senza orecchie (Lanthanotus borneensis), Pesce pietra (Synanceia verrucosa), Squalo limone (Negaprion brevirostris) e Squalo martello (gen. Sphyrnidae).

A Nelson, una città balneare della Nuova Zelanda, una donna del posto stava facendo la sua nuotata mattiniera quotidiana, quando dal nulla una mostruosa massa nera e bianca le è apparsa a fianco. L’orca ha nuotato al fianco della nuotatrice fino a quando questa è arrivata a un fondale basso. Passato il momento di panico, la donna si è accorta che la creatura non aveva intenzione di ferirla, quantomai mangiarla: l’animale acquatico in cima alla catena alimentare voleva semplicemente farle compagnia per una nuotata. Cambio di scena: siamo a Sea World in una giornata di febbraio quando Tilikum, un’orca tenuta in cattività, quando questa decide di trascinare la propria allenatrice, Dawn Brancheau, nella piscina e ucciderla. Quando la notizia fece il giro del mondo, si realizzò che la stessa orca fu coinvolta nell’omicidio di altre due persone, tra cui un altro allenatore e un trasgressore troppo curioso. Se si pensa di attribuire un istinto omicida più marcato nella seconda orca, ci si sta sbagliando: non si è mai registrato un incidente a danno di un essere umano da parte di un’orca nel loro habitat naturale, l’oceano.

 

L’orca non è certo l’unico animale a soffrire in cattività. Perché allora manteniamo animali selvatici negli zoo? Gli zoo seguono la logica della conservazione: i singoli animali devono sacrificare la loro libertà per far sì che la specie possa essere protetta. La logica conservazionista s’incarna in tutta la sua persuasività in un acquario come quello di Monterey, che vanta un centro di ricerca, un ufficio di politica ambientale e delle attività didattiche pubbliche d’avanguardia. Molte delle sue creature sembrano felicissime di essere lì, per quanto sia possibile giudicarlo, e altre sembrano perfettamente ignare di dove si trovano. È certo che molti di questi animali vivrebbero meno a lungo e sarebbero meno sani se fossero nel loro habitat originale. Eppure rimangono dei dubbi etici, sollevati da creature come i polpi, che anelano così chiaramente alla libertà. Se si è mai stati testimoni dello sguardo depresso di uno scimpanzé imprigionato, si capisce di che cosa si sta parlando. Se ci ricordassimo che sono molto più simili a noi di quanto vogliamo ammettere, forse li lasceremmo in pace. Chi sostiene che tutti gli zoo dovrebbero chiudere basa il proprio manifesto su ragioni come la capacità limitata dello spazio, che fa soprattutto soffrire gli animali di grandi dimensioni come gli orsi polari e le tigri, o come la prossimità agli umani e altre specie sia innaturale alla loro esistenza.

 

Se sappiamo quanto gli zoo siano dannosi agli animali, per lo più sulla loro saluta mentale che su quella fisica, perché li accettiamo come un intrattenimento accettabile nella società?

 

A parte il fattore intrattenimento, che da solo non potrebbe giustificare la sofferenza di tanti animali in un habitat alieno, chi si oppone alla chiusura degli stessi solleva altrettante buone ragioni per mantenerli aperti: possono educare il pubblico alla fauna selvatica e a come si può agire per proteggerla. In più, alcuni zoo fanno un enorme sforzo in termini di risorse e tempo per proteggere animali che non sarebbero al sicuro nel loro habitat naturale. Alcuni tengono sotto la loro protezione animali a rischio, o che sono stati cacciati e feriti, con l’intenzione di reintegrarli nel loro habitat.

 

Gli zoo possono essere considerati in una luce più positiva, ma non dovrebbero intralciare una realtà più grande: se l’ambiente non fosse minacciato dall’urbanizzazione e dall’inquinamento ambientale, non ci sarebbe bisogno degli zoo e della conseguente infelicità di tanti animali. Lasciare spazio alle altre specie e conservare il loro habitat naturale sarebbe un atteggiamento molto più sensibile e maturo che urbanizzare il mondo come se non avessimo gli animali come vicini di casa.

Ultimo giorno, oggi, per la presentazione dell’autocertificazione, compilata e firmata, che permette, qualora se ne abbiamo i requisiti, di accedere a Zampaiuto, il servizio di cure veterinarie dedicato ai proprietari in difficoltà economica che debbano curare i propri animali da compagnia. Il modulo si trova all’interno del sito del Comune di Mogliano Veneto, sotto la voce “Dichiarazionesostitutivadidichiarazione_zampaiuto” e va compilato in tutte le sue parti, firmato e inviato all’indirizzo mail: [email protected]mogliano-veneto.tv.it insieme a una copia del documento di identità del richiedente.

 

Le prestazioni previste da questo progetto pilota, tutto Made in Mogliano, sono:
• prima visita e microchip
• vaccini per il cane e per il gatto o altra specie
• prevenzione filariosi, ectoparassiti, endoparassiti
• sterilizzazione di cani e gatti sia maschi che femmine
• asportazione tumori e ricovero per tali interventi
• analisi di laboratorio
• tutte le prestazioni in urgenza di “piccola chirurgia”, quali ad esempio estrazione di un corpo estraneo da occhio, naso, orecchio.
È compresa anche l’eutanasia pietosa e l’incenerimento quando la sofferenza dell’animale, purtroppo, la richieda.

 

Il requisito è avere un reddito inferiore a 7.000 euro annuo oppure aver perso il lavoro a causa del Covid-19. Si pagherà invece il 50% dell’importo qualora si rientri nella categoria con reddito inferiore a euro 15.000 annuo.

 

 

Silvia Moscati

Venerdì 3 luglio alle ore 20 presso l’Hotel Crystal in via Baratta Nuova a Preganziol (TV) ci sarà la presentazione del Gruppo “Fare Verde” di Mogliano Veneto. Introdurrà Andra Milan, referente di del gruppo moglianese.

 

“La nostra Associazione si occupa di temi ambientali, di controllo e vigilanza zoofila con l’intento di sensibilizzare e fare azioni di prevenzione sui temi ambientali nel nostro territorio – spiega Andrea Milan – con noi ci saranno Manolo Pitton, referente “Fare Verde Veneto”, e Luca De Carlo, Sindaco di Calalzo, volontario di “Fare Verde”. Concluderà la presentazione Francesco Greco, Presidente Nazionale di “Fare Verde”.

 

“Invito quanti siano interessati, a visitare la nostra pagina Facebook e a partecipare alla presentazione, per avere maggiori informazioni”, conclude Andrea Milan.

 

Silvia Moscati

 

  

Nel 2019 sono stati macellati in Italia quasi 2 milioni e mezzo tra agnelli e capretti, moltissimi dei quali per celebrare la Pasqua. Ne è prova il numero che si impenna ogni anno a seconda della data in cui cade la festa della Resurrezione.

377.266 i soli agnelli uccisi nell’aprile 2019, contro i 181.515 del mese precedente e i 134.686 di quello successivo (dati Istat).

 

In tempi di emergenza sanitaria, che confermano quanto possa essere rischiosa l’abitudine di cibarsi ostinatamente di animali e con quali gravi conseguenze – ne è testimonianza il diffondersi del Coronavirus a partire da un mercato di animali vivi – per il Pianeta e i suoi abitanti, è doveroso osservare un comportamento governato anche dall’empatia per gli altri esseri viventi. Per risolvere la pericolosa pandemia che stiamo vivendo occorre una obiettiva consapevolezza delle sue origini, non condizionata da interessi di settore, e l’immediata adozione di misure di precauzione perché è ora il momento di fare scelte importanti e determinanti in tema di alimentazione, per il bene di tutti. Consideriamo inconcepibile che le misure restrittive adottate in molti settori, trovino inammissibili deroghe europee e nazionali per il trasporto di animali e, in questi giorni, per la macellazione degli agnelli.

 

 

Per la Pasqua 2020, la situazione oggettiva porterà probabilmente a un minore consumo, ma non a una minore “produzione”, come comunicano le associazioni di settore.

Salvare gli agnelli, non costringendoli a lunghi o brevi viaggi del terrore, non acquistandoli e non mangiandoli, è interrompere anche simbolicamente l’infausta catena che lega la carne alle epidemie e alle pandemie. Non mangiare agnello a Pasqua è un vero segno di pace, di empatia e di ripartenza verso il futuro. Una scelta – questa sì – benaugurante e rispettosa della vita”, dichiara Paola Segurini, Area Veg LAV.

 

“Chi occupa posti di rilievo politico dovrebbe essere il primo a dare l’esempio di revisione dei principi che muovono questo sacrificio ‘rituale’, causato da una tradizione meramente gastronomica che si ripete tutte le primavere, proprio allo sbocciare della nuova vita naturale – afferma Gianluca Felicetti, Presidente LAV – Chiediamo al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte di essere il primo a dimostrare che non è necessario mangiare agnello (o altra carne) a Pasqua, per celebrare la vita”.

 

Ma non solo agnelli e non solo a Pasqua: il consumo di alimenti di origine animale non è mai giustificabile, perché implica sempre sofferenza e morte. E si può celebrare lo stesso, con le tante pietanze a base 100% vegetale, gustose e per tutti!

 

Il menù di Pasqua LAV

Sono ormai 16 anni che LAV propone un menù privo di ingredienti di origine animale per celebrare la Pasqua, festa di Rinascita per eccellenza. Per la terza volta, Funny Veg Academy ha ideato il nostro menu pasquale 100% veg: “Insalatina di spinacini e cialde di semi”, una creazione di Simone Salvini per iniziare, seguita dalle “Mezzelune ai semi di papavero e noci” a cura di Veggie Situation, e da una stuzzicante e ricca “Spadellata veg con carciofi e piselli” preparata da Giulia Giunta.

Chiudono in bellezza le vivaci “Mimosine pasquali” di Stefano Broccoli.

 

Qui le ricette e il menù di Pasqua.

Anche per questa ricorrente “epidemia”, così come per il COVID-19, serve un salto di cultura e di civiltà.
Fermiamo il “virus” degli abbandoni, INSIEME SI PUÒ

 

Anche quest’anno purtroppo è iniziata la tragica stagione degli abbandoni dei gattini appena nati.
L’ultimo caso è di lunedì mattina, quando due cuccioli – un maschio e una femmina di appena quindici giorni di vita – sono stati strappati alla loro madre, rinchiusi in un sacchetto di plastica e abbandonati al loro destino lungo il corso di un torrentello di Via Campana a Santa Maria del Piave.

Fortunatamente per loro una straordinaria persona che lavorava nel giardino ha notato il sacchetto galleggiare e, sentito i gemiti, non ha esitato un istante e si è precipitato a salvarli. Asciugati ben bene e avvolti in un caldo pile sono stati successivamente consegnati a un volontario Enpa per l’allattamento.

 

È prassi quotidiana, da metà marzo fino a settembre inoltrato, di ogni anno, che i telefoni dell’Enpa ricevano segnalazioni di abbandoni, tutti cuccioli, singoli o intere cucciolate, a volte mamma e piccoli al seguito. Ci si sbarazza di loro per vigliaccheria, ignoranza e crudeltà. Sono almeno duemila i gattini abbandonati ogni anno in provincia (si veda grafico affianco), i fortunati vengono casualmente trovati da passanti ma, i più, fanno un bruttissima fine, o vengono uccisi subito nei più svariati modi, o vengono abbandonati a loro stessi dove moriranno di stenti per fame e sete, divorati vivi dalle larve di mosca, predati da volpi e tassi. Una morte tra atroci sofferenze alla quale nessuno ci fa caso ma che comunque ci vede tutti complici e in parte carnefici.

 

“Sono gesti criminali come questi che continuano a ripetersi ogni anno che ci lasciano senza parole, per porvi rimedio sottolineiamo senza sosta l’importanza della sterilizzazione”.

 

Lo scorso anno sono stati oltre un migliaio, gli abbandoni di gattini gestiti da Enpa, un trend in costante crescita purtroppo ma, quest’anno a causa della quarantena e del conseguente limite nei movimenti delle persone, moltissimi di loro non avranno la fortuna di essere ritrovati e salvati da morte certa. Infatti, dalle statistiche dei ritrovamenti che Enpa tiene da ormai cinque anni, alla data odierna, per lo stesso periodo, mancano all’appello oltre un centinaio di gattini ed è facile immaginare quale atroce fine abbiano subito.

 

“Poiché in questo periodo di quarantena la mobilità è limitata al massimo sarà molto difficile riuscire a trovarli per salvarli da morte certa. Come già pubblicato sui nostri social, pubblichiamo l’appello anche dalle pagine dei media per chiedere la vostra indispensabile collaborazione: il consiglio è di lasciare i piccoli con le mamme e farli crescere naturalmente fino ai due mesi, in seguito possiamo aiutarvi a trovare loro una famiglia e a sterilizzare la mamma. Se avete questa necessità o se conoscete qualcuno che vive questa situazione, contattateci ai seguenti numeri: 346.62899515 375.5700606 oppure via mail a [email protected], ci prenderemo carico di trovare loro adozione per un futuro migliore”.

 

 

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